Cibi Biologici, cosa vi è di superiore?

12 Mag 2015
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Di Alberto Guidorzi

La diatriba su biologico si e biologico no o circa le qualità superiori del cibo biologico, tanto da farlo costare da un 50 ad un 80% in più non avrà mai fine fino a quando la questione è impostata solo ideologicamente, o perché si crede di praticare una filosofia di vita ritenuta eticamente superiore. Eppure vi sarebbe la possibilità di fare più chiarezza sulla questione.

  • Da un punto di vista del coltivare bisognerebbe che si togliessero finalmente i palesi conflitti di interesse che vi sono alla base.

a) Non è che non ve ne siano anche nel produrre convenzionale, ma perlomeno sono alla luce del sole: io imprenditore agricolo gestisco un’impresa per fare reddito e questo lo ottengo combinando due fattori, uno è dato dalle quantità prodotte (e dai costi per produrle) e l’altro deriva dal prezzo di mercato che riesco a spuntare; dato però che quest’ultimo non lo controllo devo obbligatoriamente ingegnarmi ad agire sul primo fattore e sui miei costi. Ora c’è da chiedersi, in base a questo “diktat” che mi impone il mercato, mi è concesso diventare un agricoltore poco responsabile ed abbandonare, ad esempio, ciò che è ancora valido delle tradizionali regole agronomiche? La risposta è no! In primo luogo perchè vi sono appunto le regole agronomiche che se dimenticate prima o dopo ce la fanno pagare cara, in secondo luogo, trattandosi di cibo, vi sono i controlli che le autorità pubbliche ed anche i miei acquirenti mi impongono. Non ultimo vi sono gli incentivi al reddito che, essendo denaro pubblico, sono modulati in modo da non permettermi di andare oltre nella mia libertà di produrre.

b) Nel produrre biologico, di conflitti ve ne sono molti di più, solo che sono negati, anzi l’autorità pubblica demanda e accetta acriticamente quanto in questo business avviene. Un esempio? Vi sono più prati pascoli biologici in Sardegna che in nessuna altra regione, possibile che in Sardegna non vi siano un numero di formaggi biologici paragonabili a cotanta superficie così classificata? Ho già, comunque, mostrato come il Ministero abbia pontificato su dei dati statistici forniti dalle associazioni del biologico senza vedere le palesi contraddizioni che vi sono contenute. http://www.salmone.org/le-stranezze-dei-dati-della-produzione-biologica-italiana/ L’agricoltore biologico parte subito con handicap dovuti: - all’impossibilità di aumentare la produzione mediante le acquisite conoscenze di pratiche agronomiche recenti, - anche lui il prezzo non lo controlla, anzi non esiste un mercato strutturato e quindi ben poco gli viene riconosciuto dai suoi acquirenti dell’importante sovrapprezzo che viene praticato, anzi fanno credere al consumatore che la merce prodotta biologicamente la pagano molto di più ai produttori per compensarli della minor produzione. E’ un tipico esempio di sfruttamento di un comportamento fideistico del consumatore. Non per nulla in Inghilterra, che forse gli enti certificatori e i Ministeri competenti sono più seri dei nostri, capita questo: http://www.theguardian.com/environment/2015/mar/14/why-are-organic-farmers-across-britain-giving-up?CMP=share_btn_tw

Ormai poi sono più le derrate biologiche importate da luoghi dove l’ente certificatore nostrano accetta di ricertificare sulla base solo di un agreement preventivo e di documenti (la cui veridicità è tutta da stabilire) che accompagnano la merce. Tuttavia il conflitto di interesse più palese sta appunto in questi enti certificatori, in quanto sopravvivono solo se certificano le aziende produttrici e più certificano più soldi incassano. Si dice che vi sia il controllo dello Stato su questi enti a cui è stato concesso il mandato, ma se accettano, anzi si fanno un vanto di dati come quelli che ho discusso nel link sopraccitato, non penso che i controlli possano ritenersi efficaci. La politica è schiava del consenso ed il consenso è più facile da ottenere seguendo l’onda (ma non sempre è l’onda che dice il vero) che non remando contro.

· Da un punto di vista delle obiettive superiorità del biologico invece basterebbe affidarsi agli studi o meglio a delle meta-analisi di studi; uno studio vale nella misura in cui esso è confermato da altri. La superiorità presunta del biologico verte sulle seguenti peculiarità

A) – E’ vero che i cibi biologici non usano pesticidi?

E’ invalsa l’idea che nelle coltivazioni biologiche non si usino pesticidi, invece se ne usano e quindi anche i cibi biologici sono soggetti a contenere residui, inoltre sono molto frequenti le deroghe dal protocollo di coltivazione. http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2014/09/biologico-e-deroghe.pdf

Dicono che sono naturali e quindi per definizione sani, ma anche l’arsenico è naturale, ma è

e resta un veleno, per giunta per accumulo.

a) Subito non si può sottacere che si è usato per anni il rotenone e solo nel 2008 è stato tolto dalla lista per evidente tossicità per pesci e api. Inoltre ad alte dosi è stato trovato avere neurotossicità con sintomi simili al Parkinson, senza poi contare che lo smaltimento dei prodotti in uso è durato fino al 2009 e che quattro prodotti insostituibili in certe colture frutticole sono stati prorogati per l’uso fino al 2011. Tuttavia è bene che si sappia che in realtà il rotenone si usa ancora in quanto si sono create miscele (Show) di rotenone (2%), piretro (0,5%) e piperonilbutossido o PBO (2%) in modo da sfruttare il sinergismo che si crea tra le sostanze per aumentare la tossicità per gli insetti. Solo che anche il PBO è in discussione, è ammesso nell’UE, in Giappone, ma non in USA, Canada e Svizzera. Insomma sono a conoscenza i consumatori bio che il rotenone è uscito dalla porta, ma è entrato dalla finestra? Quando li si interroga su queste contraddizioni sia i produttori che gli enti certificatori rispondono che non si può lasciar andare in malora la produzione; come se, invece, i produttori convenzionali lo dovessero fare.

b) Vogliamo fare un confronto tra i pesticidi ammessi e più usati in agricoltura biologica e quelli usati nel coltivare convenzionale? Partiamo dagli anticrittogamici.

Il più usato in biologico è il solfato di rame e per valutarlo ne diamo il valore del DL50 (Dose Letale per il 50% degli intossicati) che è di 30 mg per kg di peso corporeo, una dose abbastanza elevata 1 seppure già a dosi più basse abbia dimostrato avere effetti cronici come anemia, crescita stentata, e le malattie degenerative. 1 , 2 , 3 Inoltre, il solfato di rame ha dimostrato di interrompere la riproduzione e lo sviluppo, compresa l’inibizione dello sviluppo dello sperma, perdita di fertilità, ed effetti duraturi da esposizione in-utero 3 , 4 . Il solfato di rame è mutageno e cancerogeno 4 . Il rame è un oligoelemento ed è fortemente bioaccumulato, cioè basse dosi continuative possono portare a livelli tossici 3 , 5 . Nelle persone a una maggiore esposizione esso è stato collegato a malattie del fegato e anemia 3 , 6 . Qualcuno potrebbe pensare che sulla nocività del rame, al pari di altri prodotti che l’agricoltura biologica si rifiuta di usare per dare una patente di maggiore sanità delle loro produzioni, abbia esagerato, ma chi pensa ciò deve sapere che dal regolamento 1107/2009 che fissava i criteri per stabilire la futura cancellazione di prodotti di trattamento dalla lista dei prodotti autorizzati, si evince che i prodotti rameici rientrano in questa categoria perché aventi due caratteristiche della categoria PBT (Persistenti, Bioaccumulabili e Tossici). Quindi l’agricoltura biologica è destinata a rimanere senza la possibilità di usare il rame. Per inciso esce il glufosinate ma non il glifosate.

Il fungicida più usato in convenzionale è invece il clorotalonil che ha LD50 superiore a 10.000 mg / kg. Questa è stata la dose massima testata, ma i ratti non avevano ancora raggiunto il 50% di tasso di mortalità 1 . Ratti alimentati con una serie di dosi di clorotalonil dall’EPA nel tempo non ha mostrato effetti sul fisico, sul comportamento, o la sopravvivenza 1, 3 . Per contro in alcuni studi di alimentazione ad alto dosaggio il clorotalonil ha dimostrato un potenziale mutageno o cancerogeno 1,4 Il Clorotalonil non è tossico per gli insetti pronubi, lo è, invece, per i pesci, Mentre è innocuo per gli uccelli. 1,7

Vogliamo passare agli insetticidi? Il più usato in biologico è il piretro. L’LD50 del piretro nei ratti varia da 200 mg / kg a circa 2000 mg / kg. Gli animali che ricevono una dose letale soffrono di tremori, convulsioni, paralisi e insufficienza respiratoria per poi morire. 1 Ecologicamente, il piretro è estremamente tossico per la vita acquatica e un po’ tossico per gli uccelli. 16 L’esposizione al piretro, comporta aumenti dei tumori del polmone, della pelle, del fegato, della tiroide in topi e ratti 15 .Il piretro ha dimostrato di essere altamente tossico per api e vespe, cioè agli insetti pronubi. 18

Il piretro in biologico lo possiamo far corrispondere al clorpirifos del produrre convenzionale, che ha LD50 pari a 95-270 mg / kg – cioè da 2,5 a 10 volte meno tossico del solfato di rame, pur essendo l’uno un insetticida e l’altro un fungicida, ma comunque se paragonato con il piretro certamente non sfigura, anzi… 1 . Per quanto riguarda i suoi effetti cronici, dei cani nutriti con clorpirifos a dosi giornaliere elevate hanno mostrato un aumento del peso del fegato e l’inibizione della colinesterasi e ciò significa potenziale di tossicità neurologica. Ma gli effetti sono spariti quasi subito, allorché non è stato più somministrato. Effetti sulla salute a lungo termine non sono stati osservati sia sul cane e anche da uno studio simile sui ratti 7,8 . Inoltre, nessuna prova di mutagenicità è stata trovata in nessuna delle quattro prove recensite dall’EPA 9 .Non è neppure considerato cancerogeno - ratti e topi alimentati ad alte dosi, per due anni non hanno mostrato aumenti di crescita tumorale 9

In conclusione: se c’è da preoccuparsi dei residui lo si deve fare sia quando si mangia cibo biologico che quando si mangia cibo convenzionale, o meglio non vi è da preoccuparsi di nessuno dei due, visto che le verifiche ci dicono e che siamo in presenza di un perfetto controllo di rientro nei termini prefissati per quanto riguarda i residui di pesticidi. Non ultimo vi è da considerare che una recente indagine mostra come gli agricoltori che dovrebbero essere i più esposti ai pesticidi sono più sani della gente inurbata, anzi i dati stanno migliorando nel tempo appunto perché è stato fatto uno sforzo per migliorare distribuzione dei pesticidi e soprattutto i tassi di tossicità dei prodotti più usati in convenzionale. http://www.la-croix.com/Ethique/Medecine/Pourquoi-la-maladie-d-Alzheimer-baisse-t-elle-chez-les-agriculteurs-2015-02-10-1279039

B) E vero che nel cibo biologico vi è una obiettiva superiorità salutistica ed alimentare?

E’ un confronto che dura da ben 50 anni ed ancora si rifiuta di usare come strumento di

confronto le sole metanalisi (analisi di tutti i lavori scientifici vertenti sullo stesso argomento)

e non il singolo lavoro che non è mai probante se non supportato da altri studi con risultati

analoghi). Per sincerarsene basta analizzare i due documenti riportati in bibliografia

come il 19 e il 20. Oppure leggere questo bel lavoro: http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/2011/08/11/nutritional-differences-in-organic-vs-conventional-foods-and-the-winner-is/

Vogliamo poi fare una breve deviazione nel vino biologico, ed in particolare nelle pratiche enologiche ammesse. L’uso dei solfiti nel vino convenzionale è da sempre un bersaglio degli ideologici del biologico, ma sanno che l’aggiunta di solfiti è ammessa in enologia biologica e che le quantità ammesse sono prossime a quelle dei vini convenzionali? (100 mg/l per i rossi bio e 150mg/l e per i bianchi/rosé; contro i 150 mg/l e 200 mg/l rispettivamente per i convenzionali). Credete voi che se i solfiti fossero veramente un veleno come molti insistono nel dire, l’usarne solo i ⅔ o i ¾ in luogo dell’unità sarebbe salutare?

C) E’ assodato che l’agricoltura biologica certificata produce meno dell’agricoltura convenzionale

D’altronde è lapalissiano che se il sistema biologico producesse per lo meno uguale al sistema di agricoltura convenzionale nessun agricoltore continuerebbe a concimare e a proteggere con prodotti più costosi. Non solo, ma non si sarebbe ipotizzato nessun contributo pubblico aggiuntivo verso i coltivatori biologici. Tuttavia atteniamoci sempre alla letteratura, infatti, qui si trova che l’agricoltura biologica certificata secondo un’indagine di 21 anni pubblicata su Science nel 2002, produce almeno l’80% della convenzionale. 21 Una ulteriore revisione fatta nel 2008 ci dice che addirittura le rese sono state inferiori del 50-75% 22 Per contro una recente meta-analisi riporta la percentuale di minor produzione all’82%. 23 si è trovato un solo studio che dicesse che il sistema biologico produce di più del convenzionale. Certo Badgley et al. 24 riportano studi in cui si afferma il contrario, sono studi e non indagini. Altri link interessanti sono questi:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0308521X1100182X

http://www.nature.com/articles/nature11069.epdf?referrer_access_token=OUI6fFl8T6ziGSROfUqcF9RgN0jAjWel9jnR3ZoTv0OOiOFJwg8AGydfsSIsPdDn7zNlaZeoGs2l_OGI5sxL2L-9TWAdE0zk7zTAym3jxvrSmYrn_izy9C4WIA06knlBfO2jKBt2nGP__8nR9hKTekQ-HrsmdAu8D-7Z92XHN1ll7A4WdOJ30CA4T2g2ePB-XCqzFR5fpQ5it7XnJZk2v5GLmAMfO6TCu_3TxNRRJIc%3D&tracking_referrer=www.theguardian.com

In questo assunto certe volte si bara in quanto si confonde “agricoltura sostenibile” con agricoltura biologica, mentre quest’ultima è solo una categoria dell’agricoltura sostenibile, vale a dire quella che produce meno, in quanto nelle altre forme si usano i fattori di produzione (tutti!) in modo da limitare il più possibile l’impatto con l’ambiente, ma senza incidere più di tanto sulla produttività. Infatti nei 293 studi esaminati e che danno come risultato un 91% di resa del biologico rispetto ai sistemi convenzionali, dunque un divario non eccessivo, ben 100 sono studi di agricoltura sostenibile, il che innalza la media produttiva 25, 26. Non dimentichiamo poi che stanno venendo avanti anche sistemi migliori per compendiare le esigenze ambientali e che non incidono sulla produttività 27.

Qualcuno potrebbe contestare il fatto che il parametro produzione non è poi così importante se buttiamo il cibo o le statistiche dicono che si produce già oggi abbastanza cibo per tutti. Ciò è vero oggi, però, non sarà vero nel 2050 quando saremo in 9/10 miliardi di persone, in gran parte inurbate e abitanti in paesi solo ora in via di sviluppo. Nel frattempo la produttività deve obbligatoriamente accompagnare la crescita demografica e ciò è esiziale se non si vogliono fomentare disordini e guerre. Certo nel mondo già sviluppato si potrà anche pensare alla “decrescita produttiva” scambiandola con una presunta maggiore sostenibilità ambientale, ma nel conto dobbiamo anche mettere, però, che l’accesso a questo cibo comporterà esborsi di denaro maggiore e di conseguenza escluderà i meno abbienti, cosa che qualsiasi società annovera, trovandoci di fronte ad un concetto relativo. Oggi il cibo sulla spesa famigliare incide in media il 12%, ma non più tardi di mezzo secolo fa era del 24%,

D) L’agricoltura Biologica non può usare gli OGM perché le loro associazioni hanno deciso così.

In USA, inizialmente il governo aveva detto che nulla ostava perché l’agricoltura biologica potesse usare sementi di PGM in quanto non ledeva i fondamenti agronomici del coltivare biologico, l’ideologia, però, ha preso il sopravvento e la possibilità è stata rifiutata, anzi hanno inscenato dimostrazioni affinché il governo, nello stendere la legge, lasciasse cadere la possibilità. Dopo questo rifiuto gli agricoltori biologici hanno cominciato a denunciare l’agricoltura convenzionale, che usava le PGM, come colpevole di inquinare le loro coltivazioni. Dunque il paradosso è evidente: era stato concesso di usare le PGM anche a loro ma si sono rifiutati di farlo ed ora si lamentano del possibile mescolamento e flusso genico sulle loro coltivazioni. L’atteggiamento è veramente kafkiano, in quanto sono assimilabili all’anedottico matricida/parricida che durante il processo invoca clemenza alla corte perché è un “orfano”. Per giustificare la contraddizione palese allora ricorrono alla cattiva propaganda dicendo che le PGM non danno nessun beneficio agli agricoltori, ma in questo sono smentiti dall’indagine tra i coltivatori di PGM che invece su 168 intervistati, ben 132 dicano di ricavarne benefici, 32 ne vantaggi, ne svantaggi e solo 13 denunciano risultati negativi, ma ciò che più conta è che i risultati positivi sono vantati nei paesi in via di sviluppo 28.

Che si tratti di cattiva e falsa propaganda lo dice il fatto che i benefici maggiori sono dichiarati nelle piante GM Bt, vale a dire quelle che producono la stessa tossina che i biologici distribuiscono “ad abundantiam” sotto forma di irrorazioni in piena aria, pratica che come è dimostrato ha molte più probabilità di incidere sulla biodiversità che non la tossina presente nei tessuti di piante appositamente modificate 29. Non si può neppure non far notare che sulle coltivazioni di PGM Bt si sono ridotte del 30% e più le irrorazioni insetticide 30 ed inoltre della drastica riduzione dell’inoculo parassitario ne hanno molto goduto tutte le coltivazioni non-OGM, ivi comprese le coltivazioni biologiche 31. Ben tre metanalisi hanno confermato che le PGM Bt hanno beneficiato di più gli insetti non bersaglio, tra cui le api ed altri insetti 29, 32,33. A niente sono valse 49 pubblicazioni peer-reviewed che mettono a confronto i risultati di utilizzatori di PGM. I risultati di 12 paesi dicono che le PGM Bt o HT aumentano le rese, avvantaggiando appunto di più i piccoli coltivatori nei paesi in via di sviluppo, perché appunto, in mancanza di semi OGM, sono impossibilitati ad usare tecniche alternative che invece nei paesi sviluppati usano.

http://www.nature.com/nbt/journal/v28/n4/abs/nbt0410-319.html

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.4161/gmcr.2.1.15086#.VRSR0vyG-HM

Il secondo link invece ci dice che 155 articoli, sempre peer-reviewed, dimostrano aumento delle rese, diminuzione dei pesticidi, aumento nell’uso di diserbanti a minor impatto ambientale e di avere permesso un’agricoltura più sostenibile.

Sarebbe bene che si guardasse con più obiettività alla tecnica del DNA-ricombinante tralasciando di discutere più di tanto sulle PGM fino ad ora sul mercato. Solo così potremo sperare che vengano accordati finanziamenti alla ricerca pubblica per fare ricerche meno legate al beneficio economico che possono dare all’inventore e più al beneficio della collettività. Una bella lettura potrebbe essere questa:

http://homepages.see.leeds.ac.uk/~lecajd/papers/WA%20vol%202%20No%201%20Benton%20Land%20sparing_FINAL.pdf , e il caso del Golden Rice dovrebbe insegnare 34.

Se poi vogliamo ridare un letta ad un documento degli organismi incaricati dall’UE di valutare la pericolosità per la salute e l’ambiente delle OGM durato 10 anni basterebbe leggere: http://ec.europa.eu/research/biosociety/pdf/a_decade_of_eu-funded_gmo_research.pdf

Ma è proprio vero che in biologico non si usano OGM a tutti gli effetti, anche se spudoratamente esclusi in quanto sarebbero andati a scalfire la “verginità del produrre biologico? Nel frumento in coltivazione biologica si consigliano varietà particolarmente rustiche e resistenti alle comuni patologie e una, particolarmente usata in questo tipo di agricoltura, è proprio il Renan. Allora leggetevi di quali “manipolazioni” è frutto:

http://www.salmone.org/grano-bio-renan-ogm/

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Riferimenti:

1 EXTOXNET: Extension Toxicology Network. Un pesticida Informazioni sul progetto degli Uffici di estensione cooperativa di Cornell University, Michigan State University, Oregon State University e University of California a Davis.http://pmep.cce.cornell.edu/profiles/extoxnet/index.html

2 Clayton, GD e FE Clayton, eds. 1981. Patty di igiene industriale e tossicologia. Terza edizione. Vol. 2: Tossicologia. NY: John Wiley and Sons.

3 TOXNET. 1975-1986. Biblioteca Nazionale della rete dati di tossicologia della medicina. Sostanze pericolose Data Bank (HSDB).Public Health Service. Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento di Salute e Servizi Umani. Bethesda, MD: NLM.

4 Istituto Nazionale per la sicurezza e la salute (NIOSH). 1981- 1986. Registro degli effetti tossici delle sostanze chimiche (RTECS).Cincinati, OH: NIOSH.

5 Gangstad, EO. 1986. Freshwater gestione della vegetazione. Fresno, CA: Thomson Publications.

6 New York State Department of Health. 1984. Chemical Scheda: Solfato di rame. Bureau di sostanze Gestione Toxic. Albany, NY.

7 Conferenza Americana degli Igienisti Industriali, Inc. 1986. Documentazione dei valori limite di soglia e indici biologici di esposizione. Quinta edizione. Cincinnati, OH: Ufficio delle pubblicazioni, ACGIH.

8 Hayes, WJ e ER Laws (ed.). 1990. Manuale di pesticidi Tossicologia, Vol. 3, Classi di pesticidi. Academic Press, Inc., NY.

9 US Environmental Protection Agency. Giugno 1989. Registrazione standard (secondo turno Review) per la nuova registrazione del antiparassitari prodotti contenenti Clorpirifos. Ufficio di programmi di pesticidi, US EPA, Washington, DC.

10 Eaton, DL et al. 2008. Revisione della Tossicologia di Chlorpyrifos con l’accento sull’esposizione umana e neurosviluppo.Recensioni critiche in Toxicology 2008 38: s2, 1-125

11 New York State Department di conservazione ambientale. 1986. Progetto di dichiarazione di impatto ambientale sulle modifiche alla 6 NYCRR Part 326 relative al restrizione pesticidi aldrin, clordano, clorpirifos, dieldrin e eptacloro. Divisione delle terre e foreste. Ufficio dei pesticidi. Albany, NY.

12 Nolan, RJ et al. 1984. Clorpirifos: farmacocinetica in volontari umani. Toxicol. Appl. Pharmacol. 73: 8-15.

13 US Environmental Protection Agency. 1984. Chlorothalonil: Fact Sheet Number 36. 30 settembre 1984. Washington, DC.

14 Dolce, DV, ed. 1987. Registro degli effetti tossici delle sostanze chimiche Microfiche gennaio 1987. NIOSH, Washington, DC.

15 United States Environmental Protection Agency (EPA). Ufficio di Prevenzione, pesticidi e sostanze tossiche. Cancerogenicità Peer Review di piretrine. 22 febbraio 1995. Washington, DC.

16 Casida, JE, ed. 1973. Piretro, l’insetticida naturale. Academic Press, New York

17 Shelley LK, Balfry SK, Ross PS, Kennedy CJ. 2009. Effetti immunotossicologico di un’esposizione sub-cronica a selezionati pesticidi corrente uso in trota iridea (Oncorhynchus mykiss). Aquat Toxicol 92: 95-103

18 Cox, C. 2002 piretrine / Piretro Insetticida Factsheet. Journal of pesticidi Reform 22 (1) 14-20.

19 Dangour, A., Lock, K., Hayter, A., Aikenhead, A., Allen, E., & Uauy, R. (2010). Effetti sulla salute legate alla nutrizione di alimenti biologici: una revisione sistematica American Journal of Clinical Nutrition, 92 (1), 203-210 DOI: 10,3945 / ajcn.2010.29269

20 Rosen, J. (2010). Una rassegna della Nutrition affermazioni fatte da fautori di alimenti biologici Comprehensive recensioni in Scienza e la sicurezza alimentare, 9 (3), 270-277 DOI: 10.1111 / j.1541-4337.2010.00108.x

21 Mader, P. (2002). Fertilità del suolo e la biodiversità in agricoltura biologica Science, 296 (5573), 1694-1697 DOI: 10.1126 / science.1071148 Kirchmann, H et al. 2008. Può Crop Organic Production nutrirà il mondo? ORGANIC PRODUZIONE CROP - AMBIZIONI E LIMITAZIONI. 39-72, DOI: 10.1007 / 978-1-4020-9316-6_3

22 Kirchmann, H et al. 2008. Può Crop Organic Production nutrirà il mondo? ORGANIC PRODUZIONE CROP - AMBIZIONI E LIMITAZIONI. 39-72, DOI: 10.1007 / 978-1-4020-9316-6_3

23 Mondelaers, K et al. 2009. Una meta-analisi delle differenze di impatto ambientale tra agricoltura biologica e convenzionale.British Food Journal, 111 (10); 1098-1119. DOI: 10,1108 / 00070700910992925

24 Badgley, C et al. L’agricoltura biologica e l’approvvigionamento alimentare globale. Rinnova. Agric. Il cibo Syst. 22, 86-108

25 Avery, A. 2007. report ‘abbondanza Biologico’: fatalmente incrinata. Rinnovabili Agricoltura e Sistemi alimentari, 22: 321-323

26

27 Gelfand, I., SS Snapp, et al. Efficienza 2010. Energia di convenzionale, biologica, e alternative colturali Sistemi per cibo e carburante in un sito nel Midwest degli Stati Uniti. Environmental Science & Technology 44 (10): 4006-4011.

28 Carpenter JE. Indagini Peer-reviewed indicano effetti positivi delle colture GM commercializzate. Nat Biotech 2010; 28: 319-21

29 Wolfenbarger LL, Naranjo SE, Lundgren JG, Bitzer RJ, Watrud LS 2008 Effetti Bt Crop su Gilde funzionali gli artropodi non bersaglio: A Meta-Analysis. PLoS ONE 3 (5): E2118. doi: 10.1371 / journal.pone.000211

30 Naranjo, SE 2009. Impatto di colture Bt di invertebrati non bersaglio e utilizzare insetticidi modelli. CAB Recensioni: Perspectives in Agricoltura, Scienze Veterinarie, nutrizione e delle risorse naturali 4: No 11 ( PDF )

31 Hutchison, WD et al. 2010. areawide soppressione della piralide del mais Bt raccoglie risparmio ai coltivatori di mais non-Bt.Science. 330: 222-225.

32 Duan, JJ et al. 2008. Una meta-analisi degli effetti delle colture Bt sulle api mellifere (Imenotteri: Apidae). PLoS ONE 3, e1415.

33 Marvier, M. et al. 2007. Una meta-analisi degli effetti di cotone Bt e mais di invertebrati non bersaglio. Science 316, 1475-1477

34 Ye X et al. 2000. Engineering provitamina A (beta-carotene) via biosintetica in (senza carotenoide) endosperma riso. Science 287: 303-305

43 commenti al post: “Cibi Biologici, cosa vi è di superiore?”

  1. GianfrancoNo Gravatar scrive:

    Grazie dott.Guidorzi per tutte le informazioni correttamente documentate.
    Vorrei, se le e possibile, qualche chiarimento in piu sulle concimazioni. I coltivatori biologici mi pare affermino che i concimi chimici che, se non erro, loro rifiutano impoveriscano il terreno di tutta una serie di elementi organici rendendolo alla lunga praticamente morto. Come viene risolta la faccenda in convenzionale?
    Grazie ancora e complimenti

  2. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Gianfranco

    Per arrivare alla tua domanda ho bisogno di un ragionamento preliminare.

    L’apporto concimante in elementi minerali della sostanza organica del terreno è minima ed incapace di rifare al terreno ciò che asportiamo con le attuali produzioni, anche quelle biologiche.
    L’effetto della sostanza organica ben umificata (ai miei tempi si chiamava Humus saturo) è un’altra e deriva dalla sua natura colloidale vale a dire una stato che facilita l’assorbimento di molti ioni di elementi nutritivi presenti nella soluzione circolante (acqua che circola nel terreno). Dato che il legame chimico di questi elementi minerali legati ai colloidi umici e non è molto blando le radici delle piante vanno di preferenza qui a prendere il nutrimento e non laddove gli elementi nutritivi sono legati in modo molto più stabile e di più difficile assorbimento.
    La sostanza organica umificata ha anche altre funzioni, ad esempio fa da colla nei terreni sciolti, mentre nei terreni pesanti (argillosi) fa da suddividente e mantiene una buona struttura, sinonimo, questo, di maggiore fertilità (gli elementi sono facilmente assorbibili), oppure aumenta il potere assorbente del terreno nel senso che limita il dilavamento degli elementi nutritivi sciolti nella soluzione circolante, infine tiene più umido il terreno. Nel terreno non ci sono solo le radici delle piante che vogliono nutrirsi, ma vi è anche tutta quella immensa floro-fauna microscopica e non che vive nel terreno e che concorre a solubilizzare elementi nutritivi prima insolubili e non disponibili.

    Vi sono anche altri tipi di colloidi nel terreno? Certamente e sono più numerosi di quelli della sostanza organica e sono dati dalle particelle argillose. Dunque nei terreni agrari coltivati i colloidi della sostanza organica sono sempre una parte limitata rispetto all’argilla; ecco perché i terreni sciolti, che hanno più sabbia e che non è mai sotto forma colloidale, che argilla sono meno fertili di quelli argillosi.

    E’ interessante anche mostrare come l’uomo si è comportato di fronte alla conservazione e aumento della fertilità dei terreni. Inizialmente ha usato la tecnica del “taglia e brucia”, andava su un terreno tagliava il soprassuolo cespuglioso arboreo, bruciava le ramaglie e sfruttava per un anno la poca fertilità che aveva generato, L’anno dopo, però, doveva cambiare posto e fare la stessa cosa altrove. Solo che per permettere al suolo di ritornare alle condizioni originarie doveva attendere 50 anni prima di ritornare a coltivarlo. Quando con l’aumento della popolazione lo ha fatto più di frequente è iniziata la desertificazione. Ah com’è sbagliato additare i nostri avi come dei rispettosi dell’ambiente!!! Gli egizi invece sfruttavano le piene del Nilo, il limo era un concentrato di elementi nutritivi derivanti dalla lisciviazione delle terre di tutto il corso del fiume. Non mi direte che questi non concimavano con elementi nutritivi presi altrove? E non avrete il coraggio di dire che producevano secondo le regole biologiche che ora ci si è dati? Concimavano esattamente come noi! I Romani invece usavano più il riposo delle terre per rifare la fertilità e su queste terre lasciate a riposo confinavano il bestiame durante la notte perché defecasse, era il cosiddetto “saltus”, che aveva anche il compito di permettere alla vegetazione che si instaurava durante il riposo di andare a prendere gli elementi nutritivi discesi troppo in basso e riportarli alla superficie. L’alternanza riposo e coltivazione previa aratura dei terreni fu una tecnica che durò quasi due millenni, ma il progresso produttivo stagnò e non si contano le carestie e le conseguenti epidemie. Bisognò attendere il XVIII per capire che occorreva agire su sovescio e aumentare a dismisura l’allevamento di bestiame per avere letame per apportare più fertilità. Il balzo fu notevole, ma la tecnica non è certo trasferibile ad oggi in quanto siamo nel mentre arrivati a 7 miliardi di persone e fra meno di mezzo secolo saremo 10 miliardi.

    Ecco è quanto detto sopra che vorrebbero si attuasse attualmente gli ambientalisti ideologici moderni , ma dimenticano di dire che la prima fetta di pane che si produce è riservata a loro e gli altri che rimangono senza devono guardare. Ancora una volta la storia non ha insegnato nulla!!!

    La concimazione dei terreni è iniziata con il guano (apporto di azoto) ricavato da miniere di escrementi secolari di uccelli, ma che presto si esaurirono, solo che con il solo azoto la nutrizione era sbilanciata occorreva apportare anche fosforo e potassio se si volevano mantenere certi livelli produttivi. I Gli ambientalisti moderni supportati da pseuagrononomi dicono che questi due elementi sono contenuti nel terreno a sufficienza, ma dimenticano di dire che la maggior parte sono forme non assimilabili prontamente, ma solo in un lunghissimo tempo, mentre noi vogliamo pane ogni anno. La sostanza organica del terreno non può catturare il fosforo ed il potassio se è intimamente legato al terreno, trattiene solo quello che circola, perché ormai slegato, e che andrebbe perso.

    Poniamoci ora la domanda, ma da dove vengono l’azoto, il fosforo ed il potassio che vi è nel terreno? Vengono dalla roccia madre che ha formato il terreno agrario e dall’aria (il solo azoto) perché captato da certe piante (leguminose). Ma le fabbriche di concime dove prendo gli elementi nutritivi per fare i concimi? Guarda caso dalla stessa fonte, cioè dalle rocce che mostrano una concentrazione conveniente all’estrazione e dall’aria come fanno le leguminose. Quindi perché gli elementi nutritivi contenuti in un concime fabbricato devono essere considerati diversi da quello che naturalmente è contenuto nel terreno e che non è sufficiente. Attenzione, non perché manchi, ma solo perché le piante nella brevità del loro ciclo produttivo non sono capaci di assimilarne abbastanza dal solo terreno naturale per sostenere le produzioni che oggi siamo capaci di raggiungere. Ultima considerazione, ma se asportiamo la tanta massa vegetale che si produce asportiamo anche tutti gli elementi nutritivi che vi sono contenuti e ormai non più ritornabili nelle stesso posto con gli escrementi, In definitiva e lapalissiano che a lungo andare certe produzioni non sono più ripetibili. Lo sanno anche i “biologici” mi pare, infatti, se vogliono apportare sostanza organica, ma come ho detto prima non è sufficiente e le scarse produzioni, ci confermano che vi è bisogno di reintegro.

    Mi sono accorto di averla tirata troppo in lungo. Chiudo. La buona agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente è solo una e non ha nessun aggettivo. E’ un’agricoltura che salvaguarda la sostanza organica del terreno come una condizione “sine qua non” (interra i residui, semina coltivazioni di copertura che interra, fa arature il meno profonde possibili o addirittura non le fa se il terreno sopporta le semine su sodo, ma in questo caso deve diserbare, ed infine fa le rotazioni pluriennali delle coltivazioni più lunghe possibili), salvaguardia la struttura fisico chimica dei propri terreni con adeguate lavorazioni meccaniche e concima a bilancio, cioè calcolando con metodica scientifica gli asporti della coltivazione precedente e reintegra gli asporti calcolati, inoltre aggiunge, se del caso, quel di più che la coltivazione seguente può aver bisogno (le coltivazioni da un punto di vista nutrizionale non sono tutte uguali). La regola aurea è sempre quella: il concimare con concimi preparati su un terreno ben strutturato fisicamente e con buona dotazione di sostanza organica è il non plus ultra del ben coltivare per produrre continuativamente e rispettare l’ambiente agricolo. Attenzione per ambiente agricolo non si intende ormai ciò che hanno in mente gli inurbati quando erano giovani (ma sono emigrati perché non mangiavano) e che nelle loro uscite domenicali pretendono di poter sognare il tempo che fu o di fare le “vispe terese” o pretendere i campi di grano pieni di papaveri.

    Di percorribile esiste solo la “BUONA AGRICOLTURA” che ho descritto E CHE è CONVENZIONALE, BIOLOGICA E BIODINAMICA NELLO STESSO TEMPO e che non rifiuta le innovazioni se sono tali.

  3. TC1507No Gravatar scrive:

    Molto interessante il suo post n2, oltre all’articolo, Dott. Guidorzi.
    Tempo fa leggevo (non ricordo la fonte, comunque un sito statunitense di agricoltura) che la granella di mais al 15% umidità asporta dal suolo lo 0,77% in peso di P2O e lo 0,48% in peso di K2O. Il dato dell’azoto non era disponibile perché soggetto a troppe variabili.
    Quindi con una discreta produzione di 130 q.li/ha al 15% di granella bisogna reintegrare il terreno con (almeno) 100Kg per ettaro di fosforo e 63 Kg di potassio. Sono cifre plausibili a suo parere o un po’ troppo ottimistiche?
    Cordiali saluti.

  4. VitangeloNo Gravatar scrive:

    TC1507 - Per un buon programma di concimazione, fare riferimento all’asportazione di elementi nutritivi del “frutto” (in senso lato; quindi, granella nel mais e bacche nel pomodoro, per esempio) non è molto corretto, pur essendo le due piante citate ottimi modelli, perché l’assorbimento massimo di una pianta si ha al momento della fioritura; subito dopo le radici perdono gran parte dell’efficienza nell’assorbire elementi ed entra in gioco la ridistribuzione degli elementi all’interno della pianta che vanno in direzione del “frutto” con velocità e quantità diverse. Ovviamente questo modello non vale per le lattughe ce si raccolgono molto prima della “fioritura” e dell’inizio della ridistribuzione, quando le foglie più vecchie cominciano ad ingiallire come sintomo della perdita di elementi (e anche per mancanza di luce per la copertura operata dalle foglie superiori). Ovviamente parlo da orticoltore. Malgrado ciò, i dati riferiti alla granella del mais mi lasciano perplesso, anche perché nelle piante i valori dell’azoto in genere sono più stabili degli altri due che possono variare anche di molto perché le piante hanno la grande capacità di assorbire buone quantità i fosforo da soluzioni povere e il potassio è capace di assorbirne più del necessario se il terreno ne è ricco (fenomeno del consumo lussurioso). Ovviamente, la produzione può variare in funzione della disponibilità di elementi a parità di cv e di ambiente. Restituire al terreno ciò che la coltura ha sottratto è anche una semplificazione. Quindi, per un buon programma di concimazione è bene effettuare una diagnostica fogliare negli stadi giovanili e alla fioritura e correlarla con le analisi del terreno e la produzione, quindi realizzando la taratura agronomica che ti da informazioni utilissime anche sulla capacità del terreno di fornire elementi dalla sua dotazione “naturale” (che può essere arricchita o impoverita in funzione delle concimazioni pregresse e altre tecniche colturali, come l’irrigazione, che dilava). Altro fattore importantissimo è la competizione fra gli elementi: la più importante è quella fra MG e K (e l’impoverimento di magnesio con le concimazioni potassiche è un vecchio problema che si ripercuote sulla salute dei consumatori oltre che sulle rese e la qualità dei prodotti). Più potassio facilita l’assorbimento dello ione nitrato; ecc. Per non impoverire il terreno la taratura agronomica -che tiene conto dell’intero sistema colturale sullo stesso terreno o ambiente- è importante anche per risparmiare sull’uso dei fertilizzanti di qualsiasi natura. Penso che in Italia ci siano ottimi riferimenti per una corretta concimazione del mais senza scomodare i dati americani ottenuti con altre filosofie.
    Comunque, ancora complimenti ad Alberto per la bella lezione.

  5. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    TC1507

    Altro aspetto riguardante l’azoto nei cereali a paglia e la nitrificazione che avviene durante l’inverno, si tratta della trasformazione dell’azoto organico del terreno per opera dei batteri nitrificatori. Essa dipende da molti fattori, m uno è particolarmente importante ed è la temperatura invernale, che se è elevata rispetto alla norma favorisce un tasso di nitrificazione maggiore. Ecco la buona agricoltura deve sempre valutare la disponibilità di azoto sotto forma nitrica del terreno all’uscita dell’inverno. Questa valutazione fa si che si tara la successiva nitratazione in funzione del punto di partenza. Posso in altri termini o risparmiare azoto o somministrarne in più per non incidere sulla produzione e soprattutto sul contenuto proteico dei frumenti che oggi è condizione sine qua non per valorizzare la produzione dell’agricoltore.

  6. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Molto meglio usare e mangiare i prodotti dell’agricoltura industrializzata che oltre ai concimi chimici utilizzano:

    - insetticidi, per eliminare o limitare i danni prodotti dagli insetti. Nel tempo si è passati da insetticidi a largo spettro, che controllavano un certo numero di insetti, ad insetticidi sempre più specifici e mirati al controllo di un determinato insetto;

    - fungicidi, destinati fondamentalmente al controllo delle malattie fungine (muffe);

    - battericidi, per il controllo delle malattie batteriche;

    - acaricidi, destinati al controllo della diffusione nel campo coltivato degli acari;

    - nematocidi, utilizzati per la disinfestazione del terreno. Soprattutto per determinate coltivazioni e soprattutto nel caso in cui la stessa pianta venga coltivata per parecchi anni nello stesso campo, si rende necessario un trattamento con nematocidi, al fine di eliminare specifici patogeni;

    - limacidi, per combattere le lumache, che, soprattutto nelle coltivazioni orticole, sono responsabili di gravi danni;

    - diserbanti, allo scopo di liberare il campo coltivato dalle erbe infestanti;

    - fitoregolatori, sostanze ormonali utilizzate allo scopo di regolare l’altezza e la crescita delle piante;

    - coloranti;

    - diradanti, sostanze chimiche utilizzate per favorire un diradamento dei frutti, nel caso in cui l’allegagione dei fiori sia stata abbondante.

  7. VitangeloNo Gravatar scrive:

    A veder bene tutti prodotti meno tossici dei farmaci salvavita!

  8. GianfrancoNo Gravatar scrive:

    Grazie Alberto per l’esauriente spiegazione sulla concimazione. Avrei alcune altre domande ma preferisco ripensarci per vedere di aver capito bene la lezione precedente e per non sfigurare da ignorante della materia quale sono con tutti gli altri esperti che intervengono nel blog. Complimenti ancora per la paziente e appassionata opera di chiarimento che svolgi in quest’epoca di oscurantismo antiscienifico.

  9. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Grazie Alberto,

    la Tua è sempre una informazione obiettiva e senza “conflitti di interesse”.

    Mi potresti, per cortesia, fare un elenco dei fitofarmaci vietati negli ultimi anni perchè cancerogeni.

    Ti ringrazio

  10. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Lucia Miligi
    Unità Operativa di Epidemiologia ambientale e occupazionale, ISPO Istituto per lo studio e la Prevenzione Oncologica, Firenze

    Chi lavora in ambito agricolo può essere esposto ad una serie di agenti di diversa natura, agenti fisici, chimici e biologici. Tra gli agenti chimici sicuramente l’esposizione a prodotti fitosanitari riveste un ruolo importante. Con il termine di prodotti fitosanitari viene compreso un gruppo eterogeneo di sostanze (principi attivi) che svolgono numerose funzioni (insetticidi/acaricidi, fungicidi ed erbicidi), l’esposizione ai prodotti fitosanitari è stata associata non solo ad effetti di tipo acuto, ma anche a quelli di tipo cronico, e in particolari effetti cancerogeni, riproduttivi ed anche neurologici.
    Tale associazione assume un particolare rilievo dal punto di vista sanitario e sociale, data la grande diffusione di queste sostanze e il conseguente elevato numero di persone esposte, primi tra tutti gli addetti alla produzione e formulazione di pesticidi nell’industria e gli addetti all’agricoltura.
    Pure se a dosi più basse rispetto alle due categorie precedenti, anche la popolazione generale può essere esposta, o perché vive in aree agricole ove i pesticidi sono usati intensamente, o per uso domestico, o per il consumo di acqua e alimenti contaminati.
    Effetti acuti. Tra gli effetti acuti ricordiamo le intossicazioni. Come è stato rilevato nell’ambito del Sistema di Sorveglianza sulle Intossicazioni Acute da Antiparassitari ( in riferimento all’Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome stipulato in data 8 maggio 2003 - G.U. n. 121 del 27.5.2003 - per l’adozione dei piani nazionali triennali di sorveglianza sanitaria ed ambientale su eventuali effetti derivanti dall’utilizzazione dei prodotti fitosanitari, Art. 17 D.L.vo 194/95) nel 2005 sono state identificate in Italia 520 casi di intossicazione accidentale da fitosanitari (Settimi et al. 2007). Da tale sistema emerge come in Italia, e soprattutto in alcune zone, siano ancora presenti intossicazioni acute a dimostrazione di un non corretto utilizzo di tali sostanze.
    Effetti a lungo termine. I prodotti sanitari o meglio i principi attivi in essi contenuti possono avere proprietà genotossiche, teratogene, immunotossiche, ormonalmente attive e cancerogene.
    Varie organizzazioni, a livello nazionale ed internazionale, deputate a valutare i rischi per l’uomo, derivanti dall’esposizione a sostanze chimiche, hanno valutato alcuni principi attivi o classi chimiche in base alla loro cancerogenicità (IARC 1983, 1986, 1991; EPA, NTP). Numerosi principi attivi sono stati classificati dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ed altre agenzie nazionali ed internazionali come certi, probabili o possibili cancerogeni, sulla base soprattutto dell’evidenza derivante dagli studi sperimentali su animali da laboratorio. A seguito di queste valutazioni alcune sostanze sono state bandite, o ne è stato limitato l’ uso, sia in Europa che negli USA.
    Oltre agli studi sperimentali su animale anche le indagini epidemiologiche hanno contribuito ad aumentare le conoscenze sulla cancerogenicità di queste sostanze. Gli studi di coorte sugli agricoltori, come mostrano due meta-analisi e recenti studi anche Italiani (Blair 1985, Acquavella 1998, Alavanja et al, 2007, Sperati et al, 1999, Bucchi et al. 2004, Nanni et al. 2005 ), hanno evidenziato che questi lavoratori presentano un quadro di mortalità per tutte le cause, per quelle tumorali e per alcuni specifici tumori (polmone, vescica, fegato, colon, esofago, rene) in difetto rispetto alla popolazione generale. Accanto a questo quadro favorevole bisogna segnalare però che altre specifiche cause risultano essere in eccesso; in particolare la mortalità per infortuni e per quanto riguarda i tumori soprattutto i tumori del sistema emolinfopoietico (Linfoma non Hodgkin (LNH), leucemie, Mieloma Multiplo) ma anche il tumore della prostata, della cute, i tumori del tessuto connettivo, del labbro, del rene, dello stomaco e del cervello. Oltre ai prodotti fitosanitari, altri fattori di rischio (radiazione solare, virus etc.) sono stati messi in relazioni con questi incrementi.
    È stato comunque soprattutto attraverso gli studi epidemiologici di tipo caso controllo che sono stati messi in evidenza incrementi di patologie tumorali in gruppi di lavoratori esposti professionalmente ad alcune specifiche classi chimiche di pesticidi. In particolare gli studi epidemiologici hanno messo in evidenza incrementi di rischio per sarcomi dei tessuti molli (STM) e per LNH ed esposizione ad erbicidi clorofenossiacetici; l’esposizione ad insetticidi organo-clorurati è stata associata ad incrementi di rischio per STM, LNH, leucemie e, anche se l’associazione è meno consistente, con il tumore del polmone e della mammella; i composti organofosforici sono stati messi in relazione con l’insorgenza di LNH e leucemie, tra gli erbicidi la classe delle triazine è stata messa in relazione con il tumore dell’ovaio; aumenti di rischio per il tumore della prostata sono stati associati all’uso di pesticidi appartenenti alle classi degli organofosfati e organoclorurati (Dich, 1997; Alavanja et al., 2005; Miligi et al., 2006). Non tutti gli studi però sono concordi nel dimostrare queste associazioni.
    Uno dei punti cruciali degli studi epidemiologici su tumori e pesticidi rimane la definizione dell’esposizione, data la difficoltà a studiare situazioni in cui l’esposizione è molto complessa e conseguentemente a individuare associazioni con specifiche sostanze. I recenti studi condotti, anche in Italia, sull’argomento hanno cercato di affrontare con nuovi approcci metodologici tali difficoltà. Tra gli studi italiani lo “Studio caso-controllo multicentrico sulle neoplasie maligne del sistema emolinfopoietico (HLMP)” condotto in 11 aree (tra cui Firenze e Siena per quanto riguarda la Toscana), con l’obiettivo principale di studiare l’associazione tra HLMP e l’esposizioni a pesticidi e solventi, e lo “Studio multicentrico caso controllo sul rischio cancerogeno associato all’esposizione a pesticidi” condotto in 5 aree italiane tra cui Pistoia e Pescia in Toscana hanno condiviso la stessa metodologia innovativa nella definizione dell’esposizione (Miligi et al., 2003, 2006; Settimi et al., 2001, 2003). Lo studio multicentrico sulle neoplasie maligne del sistema emolinfopoietico ha messo in evidenza aumenti di rischio di HLPM tra i soggetti esposti a fungicidi appartenenti alle classi chimiche dei nitroderivati e fenilimmidi; a insetticidi delle famiglie chimiche degli idrocarburi derivati, fosforoamidi, oli insetticidi; tra gli erbicidi la categoria che sembrano rappresentare un rischio per tali patologie sono le amine e triazine (Miligi et al., 2003). Lo studio ha messo inoltre in evidenza l’importanza dell’uso dei dispositivi di protezione personale (DPI) dato che aumenti di rischio per NHL sono stati osservati tra coloro che hanno dichiarato di non aver mai indossato DPI nell’utilizzare erbicidi fenossiacetici (Miligi et al., 2006).
    Lo studio multicentrico coordinato dall’ISS ha messo soprattutto in luce aumenti di rischio per tumore della prostata tra gli agricoltori esposti ad insetticidi ed acaricidi organoclorurati, e più specificatamente per l’uso contemporaneo di DDT e Dicofol (Settimi et al., 2003). Il rischio di tumore della prostata in esposti a pesticidi è stato sottolineato anche da recenti meta-analisi di studi riguardanti questo rischio (Van Maele-Fabry 2004). Un recente studio ha messo in luce quali principi attivi possono essere associati con questo tumore e come il rischio aumenti in soggetti con familiarità di tumori in famiglia (Alavanja et al., 2003).
    Appare quindi che le esposizioni a prodotti fitosanitari è associata a diversi tipi di tumori ed in primo luogo quelli del sistema emolinfipoietico. E’ stato inoltre recentemente suggerito il possibile ruolo di alcuni pesticidi classificati come xero-ormoni (endocrine disrupting chemicals) e alcuni tumori ormoni-dipendenti quali il tumore della mammella e il tumore della prostata.
    Crescente preoccupazione suscita l’associazione tra tumori infantili ed esposizioni a prodotti fitosanitari derivanti da esposizione residenziale, dall’uso domestico di insetticidi ma anche, come dimostrato in alcuni studi, da esposizione dei genitori nel periodo gestionale o del pre-concepimento. Le cause e le modalità dell’esposizione dei bambini a prodotti fitosanitari infatti possono essere diverse: perché vivono in fattoria o vicino ad una fattoria, l’esposizione si può verificare durante i trattamenti, ma anche dopo; può essere provocata in ambiente domestico dagli stessi parenti attraverso i vestiti e i dispositivi utilizzati in agricoltura. I bambini possono essere esposti a pesticidi usati in ambiente domestico (uso di prodotti per piante ornamentali con contaminazione del pavimento, dove, specie da piccolo, il bambino può soggiornare spesso, o per contaminazione dei giocattoli), o in orti o giardini; oppure per uso non corretto di presidi medico-chirurgici (es. prodotti per la pediculosi) ed infine per contaminazione dell’ acqua e degli alimenti. Sono stati osservati aumenti di rischio di tumori infantili (in particolar modo leucemie, tumori del SNC, ma anche neuroblastoma, LNH e tumore di Wilms) per uso di pesticidi da parte dei genitori in casa o nel giardino, occupazione della madre in agricoltura o uso di pesticidi durante la gravidanza, occupazione del padre, esposizione diretta del bambino. Molti dei tumori infantili associati a pesticidi, sono proprio quei tipi di tumore che sono stati ripetutamente associati anche all’adulto. I numerosi studi condotti (per lo più di tipo caso - controllo) hanno il limite dalla mancanza di informazioni specifiche sui pesticidi e del basso numero di soggetti esposti e dei problemi di “recall bias”, comunque l’entità dei rischi osservati è maggiore rispetto all’adulto, facendo presupporre una maggiore suscettibilità (Zahm & Ward, 1998).
    Per quanto riguarda gli effetti tossico-riproduttivi, è riconosciuto che alcuni pesticidi possono causare difetti alla nascita in animali di laboratorio, ma l’evidenza sull’uomo non è ancora stata chiarita anche se l’esposizione a pesticidi della madre, di tipo ambientale o lavorativo, è stata messa in relazione con la nascita di bambini con difetti agli arti, o difetti orofaciali. L’occupazione materna a pesticidi è stata inoltre associata ad un elevato rischio di aborto spontaneo (Nurminen, 1994). Recentemente è stato condotto uno studio tra le lavoratrici in serre, che ha coinvolto anche la provincia di Pistoia, in cui è stato osservato un rischio elevato di aborto spontaneo per le attività di rientro in campo entro le 24 ore e per applicazioni di pesticidi (Settimi et al. 2008).
    L’esposizione a pesticidi è stata altresì associata ad un possibile rischio per la fertilità, soprattutto quella maschile. Tale osservazione deriva soprattutto da studi condotti su animali (Traina, 1994).
    È stato inoltre osservato: ritardo al concepimento, menopausa precoce, morte fetale e ritardo nella crescita intrauterina.
    Per quanto riguarda gli effetti neurologici è conosciuto che alcune classi di pesticidi possono produrre neuropatie. Inoltre anche se a tutt’oggi non è stata chiarito se esiste una relazione causale tra esposizione a pesticidi e patologie neurologiche di tipo cronico è stato comunque suggerito che le esposizioni occupazionali a pesticidi possano aumentare il rischio di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattia di Alzheimer e malattia di Parkinson (PD), (MC Guire, 1997).
    In una recente review la malattia di Parkinson ed esposizione a pesticidi, si conclude che al momento il peso dell’evidenza è sufficiente per concludere che un associazione generica tra uso di pesticidi e PD esiste, ma è insufficiente a concludere che esista una relazione causale per singoli principi attivi o per classi di sostanze (Brown TP et al , 2006).
    I risultati di uno studio italiano svolto nel territorio ferrarese mostra che risiedere in comuni rurali non influenza il rischio di SLA, ma lavorare in attività agricole potrebbe invece avere influenza e l’esposizione a pesticidi potrebbe rivestire un possibile ruolo (Govoni et al, 2005 ).
    In conclusione gli agricoltori possono essere esposti a una varietà di agenti che potrebbero avere effetti negativi sulla loro salute, tra i vari agenti i prodotti fitosanitari rivestono un ruolo importante oltre a poter rappresentare un’esposizioni anche per al popolazione generale. I prodotti fitosaniatri comprendono numerose famiglie chimiche con diverse proprietà sia chimiche che tossicologiche, la presenza inoltre di altre sostanze oltre i principi attivi può rappresentare un ulteriore complicazione. Alcuni principi attivi sono stati valutati come cancerogeni e sono stati banditi in Europa e USA. L’evidenza epidemiologica suggerisce una associazione tra tumori ed esposizioni a prodotti fitosanitari anche se, data la complessità della materia, tale evidenza non può definirsi conclusiva. I tumori emolinfopietici sono quelli che sono stati più frequentemente associati a questa esposizione. I bambini sembrano essere più vulnerabile a quest’esposizione che può essere un fattore di rischio per i tumori infantili. Effetti riproduttivi e neurologici sono stati inoltre suggeriti. Il punto critico è rappresentato dalla difficoltà nel definire l’esposizione.
    La prevenzione si attua con il controllo e con l’uso corretto di queste sostanze, in primo luogo in ambito lavorativo - a cominciare ovviamente dalla produzione - e di conseguenza nei successivi passaggi - compreso il controllo sugli alimenti - che possono coinvolgere la popolazione generale. E’ fondamentale inoltre che vengano attuate politiche di controllo perché non succeda che i pesticidi più pericolosi, magari vietati nella UE e negli USA, vengano esportati nei paesi in via di sviluppo.

  11. Giancarlo CurzelNo Gravatar scrive:

    Ehilà Alberto! Grazie per questa summa summarum tra organico (che c. vuol dire bio?) e - chiamiamolo così - razionale.
    OGM, bb!
    Chi sei? Io mi chiamo Giancarlo Curzel e sono un Agronomo pre68. Non da tavolino/scrivania. Mettici la faccia, porca miseria e poi dimmi se da qualche parte (Marte?) hai visto tutte le robe che elenchi somministrate tutte assieme ad una coltura qualsiasi. O comunque anche una sola di esse, ove non ce ne fosse bisogno: nel qual caso non parliamo di agricoltore professionale, ma di devoto dilettante - e quindi di un soggetto che sarebbe l’ideale per il cosiddetto bio.

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ma dai! vuoi proprio dire che gli agronomi post ‘68 siano tutti degli incapaci? guarda che sono quelli che hanno fatto gli OGM!

    Mi dispiace ma alla tua veneranda età forse dovresti occuparti di altre cose……. non abbiamo più bisogno di quantità……. così come ti hanno insegnato allora……abbiamo bisogno di qualità……..e il prodotto biologico è sicuramente un prodotto di qualità…….. per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti …….. anche il buon Guidorzi per la sua famiglia ci ha raccontato tempo fa che coltiva un orto con frutta e ortaggi senza antiparassitari……….. è vero Alberto?

  13. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Giancarlo! Sono anni che chiediamo al nostro fantomatico OGM bb! di “metterci la faccia”.
    Tutti sappiamo chi é, ma lui non ha il coraggio di palesarsi.
    Spara sentenze a raffica come fosse una mitraglietta, interpreta a suo modo i discorsi di altri cogliendo nel contesto solo quello che gli interessa per infilare una sentenza, si offende se il sottoscritto si azzarda a scrivere che “scrive frasi sconnesse”, enuncia princìpi, a volte anche validi, facendoli cascare dall’alto come fosse un oracolo di Delfi e potrei proseguire.
    La mia personale opinione, ma posso sbagliare, é che la sua cultura agronomica sia vissuta ad una scrivania di molto lontana dai problemi polverosi che incontriamo tutti i giorni coltivando veramente i nostri campi.
    Ma lo ripeto, posso sbagliare.
    Forse “Lui” è fonte di saggezza e conoscenza a cui dovremmo ispirarci.
    Ai posteri l’ardua sentenza!

    Franco Nulli, Agricoltore pre ‘68 (tanto per ribadire nome e cognome…)

    Che coltiva per casa sua un magnifico orto “organico” come quello di Alberto, ma non deve trarne un reddito; solo pomodori, insalata fresca e prezzemolo basilico per il pesto casalingo.
    E che non disdegna di spruzzare qualche “porcheria chimica” se serve a salvare pomodori, insalata e basilico…

  14. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Quando mi chiedono come si fa ad avere frutta e verdura in campagna senza nessuna protezione chimica, la mia risposta è immancabilmente questa:

    Semini e pianti il doppio per arrivare a raccogliere almeno la metà…. ma solo se ti va bene, perchè in molti casi non ti rimane niente.

    Poi però mostro loro anche questo:

    https://twitter.com/AEGRW/status/570167161030893568/photo/1

  15. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Sempre sul BIO:

    http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2015/05/14/riforma-bio-in-europa-niente-da-fare/43091?utm_campaign=newsletter&utm_medium=mail&utm_source=kANSettimanale&utm_content=2386

  16. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Per chi volesse sentire altre campane:

    http://www.inma.fr/files/file/phytos/01_AGRICAN_Resultats_Juin2011.pdf

    http://cancerspreventions.fr/wp-content/uploads/2014/12/AGRICAN.pdf

    http://www.datapressepremium.com/rmdiff/2005364/diff_2007380120515121120.pdf

    Insomma gli agricoltori muoiono più di cancro solo in Toscana, o meglio dovrebbero morire secondo elucubrazioni teoriche, mentre in Francia dove l’indagine è stata fatta sul campo e per un numero di anni cospicuo si dice che la salute degli agricoltori è molto migliore di quella del resto della popolazione.

    In Italia si paga gente non per indagare e poi pubblicare i risultati, ma solo per pubblicare manifesti per incutere paure fuori luogo.

  17. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Franco…..grande…..è bello predicare bene e razzolare male!…….. se produco per gli altri può andar bene tutto…….se produco per me stesso è un’altra cosa ……… ovvero “W IL BIO!”

    allora è molto semplice, e non voglio sparare sentenze……. il cibo costa troppo poco…….. possibile che tutte le volte dobbiamo rincorrere i bassi costi di produzione e i conseguenti bassi prezzi di mercato? per produrre cibo di qualità discutibile ………. che fa guadagnare solo coloro che hanno il marchio di vendita, che ci strozzano tutte le volte che comprano qualcosa da noi …….. perchè se non abbassiamo i pantaloni e non ci mettiamo a 90° vanno a comprare da un’altro?

    Gli agricoltori dovrebbero avere il monopolio del cibo, solo così avremo un mercato degno di essere chiamato con questo nome.

  18. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Come al solito OGM bb! non capisci una pippa, o meglio capisci benissimo e come ho detto estrapoli 3 parole per avvalorare le tue tesi uscendo completamente dal contesto del discorso.
    Se leggessi attentamente quello che ho scritto raccoglieresti il seguente messaggio:
    1) Se da quello che coltivo devo trarre reddito ho bisogno di utilizzare la tecnologia, qualunque essa sia.
    2) se coltivo l’orto per diletto non mi interessa il reddito, ma solo il piacere di raccogliere l’insalata, lavarla e metterla nel piatto.
    3) Se l’orto che ho coltivato per diletto per una qualunque ragione si “ammala” non disdegno di spruzzarlo con le stesse cose che uso per le colture da reddito in quanto sono fermamente convinto che siano meno dannose di un’ASPIRINA.

    Quindi col cavolo W IL BIO!
    Viva l’orto come viene se non si ammala e se si ammala il BIO può tranquillamente stare a casa sua anche nel mio orto! (se vuoi ti faccio un elenco di quello che spruzzo sui miei pomodori da orto; non é differente da quello che usavo quando facevo pomodori industriali.

    P.S. Guarda che i bassi costi di produzione cerchiamo di ottenerli solo per permetterti di comprare la verdura i latticini e la carne al Supermercato di fiducia (sicuramente una COOP!) ed evitare che questi cibi, fino a qualche decennio addietro destinati solo ad alcune domeniche e alle feste comandate, siano solamente appannaggio dei “ricchi”.

    Il concetto di monopolio del cibo proprio non lo capisco…
    Fino a prova contraria il mercato é mercato dai tempi di Ashurbanipal!

  19. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    “Ashurbanipal”! Non era il fratello di “Rompibal” che ha una discendenza lunga, lunga, lunga, e arrivata fino a noi?

  20. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Assurbanipal (alias Ashurbanipal - 650 AC circa) é stato un re Assiro non fra i più graditi al popolo.
    Il regno degli Assiri - Babilonesi era molto florido e i commerci con il resto del mondo erano all’ordine del giorno.
    Abbiamo studi storici molto seri che attestano che Rompibal abbia fatto di tutto per screditare il fratello asceso al trono e che cercava in tutti i modi di sviluppare e far progredire la già florida agricoltura della Mesopotamia.
    Alcune pergamene ritrovate in una grotta fra il Tigli e l’Eufrate riportano testi di grande interesse per comprendere le conoscenze agronomiche del periodo storico che Rompibal cercava in tutti i modi di abiurare e fronteggiare sfruttando la sua posizione di potere in quanto fratello del Regnante Assurbanipal.
    Risulta anche che un fantomatico studioso dell’epoca, certo Ogmbb pare di origini egiziane, abbia trafugato alcuni preziosi scritti e abbia fondato una corrente di pensiero in contrasto con i principi scientifici enunciati nei trattati di Ashurbanipal cercando invano in questo modo di fiancheggiare il movimento di Rompibal.
    Quanto sopra riportato é una libera interpretazione storica dell’autore…

  21. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    franco ……. che bravo …….. cerchi i bassi costi per far abbassare i prezzi e fare in modo che la gente povera possa mangiare ……… ma tu ci credi a quello che hai scritto?

  22. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    franco se proprio vuoi dar da mangiare ai poveri inizia col rinunciare ai 50-60 mila euro di PAC che prendi tutti gli anni.

  23. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Certo che ci credo!
    Se cosi non fosse farei il farabutto che coltiva il falso BIO per prendere per i fondelli gli “altospendenti” dell’altro thread.

    Non ho detto che voglio dar da mangiare ai poveri.
    Ho detto che con l’ausilio della tecnologia sono in grado di produrre cibo (é il mio mestiere) che si possono permettere tutti e non solo Marchionne, Luca Cordero di Montezemolo e pochi altri.
    Non vedo poi per quale ragione dovrei rinunciare ad un contributo comunitario che serve semplicemente a perequare alcune grosse diseguaglianze sociali fra il primo e il terzo mondo.
    La cancellazione di questi contributi porterebbe a nutrire solo i soggetti di cui sopra lasciando alla fame gli altri.

  24. franco NulliNo Gravatar scrive:

    A proposito di farabutti…
    Prova ad andare in un supermercato nello scaffale dedicato ai cibi per celiaci.
    Troverai della splendida farina di mais “senza glutine” (ma guarda che strano!) che costa il 30% in più di quella esposta nel normale scaffale delle farine.
    Quanto vale quella scritta ingenua e fraudolenta!
    Qui dovresti incazzarti, non con noi che cerchiamo di lavorare seriamente…
    Ragiona OGM bb!, please.

  25. MbianchessiNo Gravatar scrive:

    Franco
    Ma perché ti ostini a discutere con i disturbati malthusiani! A costoro non gli frega niente di dar da mangiare a tutti. I disturbati malthusiani vorrebbero che metà della popolazione umana sparisca dalla faccia della terra. Il problema è che i disturbati malthusiani si considerano così indispensabili da pensare di far parte della metà che deve sopravvivere. La metà di eletti sopravvissuti potrà così mangiare roba bio illudendosi così di allungare di qualche settimana la loro aspettativa di vita. Sempre che non ingeriscano qualche escherichia coli con i germogli di erba medica concimati con il corno letame! Domanda: ma se lavo i suddetti germogli con l’amuchina, sono ancora da considerarsi bio?

  26. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Mbianchessi

    Il protocollo del biologico la proibisce e quindi il prodotto non è più bio. I germogli biologici non possono essere trattati con soluzioni clorate e con raggi ultravioletti, infatti questa imbecillità è stata la causa delle’epidemia del 2011 in Germania. Eccoti il bilancio:
    ha causato 50 vittime , il ricovero di 4.174 persone, 864 delle quali sono state colpite da un’insufficienza renale acuta, una patologia che spesso si può curare solo con la dialisi. L’epidemia ha così guadagnato il secondo posto nella classifica delle intossicazioni alimentari europee dopo la Mucca pazza.

    Solo che la mucca pazza te la lanciano nelle costole tutte le volte che si perora la causa degli OGM , mentre se tu la imputi al mondo del biologico con i suoi vari guru, ivi compreso Petrini, s’incazzano pure.

  27. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    dove sono gli “scienziati” che sostenevano l’uso delle farine animali per l’allevamento dei bovini e tacciavano di oscurantisti quelli che erano contro…….. spariti, sono spariti, ……. vergogna!

  28. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Mbianchessi sei sempre quello che usa gli indiani per smerdare le vacche?

    Mbianchessi, i congiuntivi, mi raccomando……..

  29. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Il clorpirifos, al contrario del piretro naturale, da anni ormai si conosce la sua pericolosità, tant’è che la U.S. Environmental Protection Agency ne ha bandito l’uso domestico. Eppure continua ad essere utilizzato ampiamente in agricoltura. La tossicologa Janette Sherman ribadisce come questa sostanza sia in grado di danneggiare seriamente il cervello dei bambini.

    http://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/20942-clorpirifos-etile-nell-olio-extra-vergine-d-oliva-le-brutte-abitudini-sono-dure-a-morire-e-partono-le-denunce.htm

  30. PieroNo Gravatar scrive:

    I tecnici che assistono gli allevatori nel gestire l’alimentazione dei propri animali, ancor meno gli scienziati, non hanno tempo da perdere ancora sulla questione delle farine animali.
    Solo per richiamare i fatti.
    Il caso BSE (mucca pazza) scoppiò in seguito a criminale disattesa delle più elementari norme d’igiene e sicurezza (le farine animali sono prodotte a partire dagli scarti dei macelli e delle macellerie e devono subire un adeguato trattamento di sterilizzazione). Pare che qualche… distrazione di verifichi anche nel biologico…
    Il popolo dei male informati (e degli informati in mala fede) si scatenò tirando in ballo i soliti pseudo - temi etici, lanciò fulmini e saette contro gli allevatori ingordi di guadagno che obbligavano i poveri animali ad alimentarsi “contro natura” e via dicendo. In effetti, gli allevatori utilizzavano quantità ben modeste di dette farine (non più di 500 grammi capo/giorno, parliamo di vacche che consumano ben oltre 20 kg. di sostanza secca al giorno) sfruttando la loro caratteristica di essere poco degradate nel rumine, quindi apportatrici direttamente nell’intestino di amminoacidi indispensabili. Questa pratica, utilizzata solo per le vacche grandi produttrici, consentiva di ridurre la quantità di farine proteiche, soia in particolare, nella razione evitando inconvenienti da sovradosaggio. La messa al bando delle farine animali (ora riammesse in parte per alcune categorie) provocò un consistente aumento dei consumi di soia. È interessante anche ricordare che alcuni “studiosi” predissero, per un periodo che arriva fino ai giorni nostri, alcune centinaia di migliaia di decessi dovuto alla variante della Malattia di Creutzfeldt-Jakob indotta dal consumo di carne proveniente da animali affetti da BSE. Questa previsione non si è avverata, ma nessuno lo fa notare; stupisce che qualche “guru” dei giorni nostri non abbia già avanzato il sospetto che le centinaia di migliaia di morti siano volutamente occultate dalla Spectre delle Multinazionali …

  31. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ehhhhhh…..piero, quando ci sono di mezzo SOLDI tutto può succedere! può anche succedere che qualcuno dia da mangiare ai maiali rifiuti industriali a base di diossina……..”QUESTA ECONOMIA UCCIDE”

    Per quanto mi compete auspicherei che nella produzione di cibo non ci fosse competizione tra i diversi produttori, ma vi fossero comportamenti cooperativi, al fine di evitare che per aumentare i guadagni si possa passare anche sopra alla pelle della gente.

  32. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Poi non parlo più…
    Giuro pero OGM bb! che ti voglio conoscere prima o poi di persona.
    Voglio vedere co i miei occhi l’ultimo esemplare di un “socialista reale”.
    Curiosità sociologica…

  33. MbianchessiNo Gravatar scrive:

    Disturbato malthusiano tuttologo che spera di diventare immortale mangiando bio! Ma si può essere più……. Wow non ho sbagliato nemmeno un congiuntivo!

  34. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    però, scusa, Franco, parliamo seriamente:

    - Tu e i Tuoi figli operate in un mercato artefatto, non reale, dove qualche politico ha deciso che occorre sostenere l’industria e, pertanto, c’è bisogno di lavoratori, che, per forza, devono provenire dall’agricoltura;

    - sostenere l’industria significa sostenere le esportazioni;

    - sostenere le esportazioni per un Paese significa avere dei prodotti competitivi, ma significa anche trovare delle merci di scambio, poichè molto spesso i Paesi importatori non hanno dollari o euro per pagare (Ti ricorderai quando la FIAT, poté esportare auto in Jugoslavia in cambio di acciaio);

    - le uniche merci che certi Paesi riescono a fornire in cambio di prodotti industriali sono costituite da prodotti agroalimentari;

    - questi Paesi, però non hanno le nostre regole produttive …….. fa niente basta abbassarle al loro livello;

    - in questa situazione per non far “incazzare” i nostri agricoltori, che non riescono certo ad essere competitivi con i costi di questi Paesi, i politici si inventano i contributi PAC (350-400 euro per ettaro che non fanno mai male);

    - contributi PAC che vanno agli agricoltori, ma che indirettamente servono all’industria, in quanto se non ci fossero le importazioni come contropartita di prodotti agricoli, col cavolo che le industrie esporterebbero.

    Allora, proposta di OGM, bb! “Eliminazione degli alimenti dagli accordi del WTO. Nessun Paese deve subire delle conseguenze, sulla base delle scelte agroalimentari di altri Paesi”……… se gli americani amano la carne agli ormoni …… potrò essere libero di non comprarla?

    Non è possibile che negli ultimi 30 anni nel nostro Paese siano scomparse il 60% delle aziende agricole di collina e il 70% di quelle di montagna, per il sol fatto che non riescono a competere con il basso prezzo del prodotto di importazione.

  35. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Adesso però Franco lo mandi a quel paese e lo ignori.

  36. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Fuck!

  37. franco NulliNo Gravatar scrive:

    E finisce qui…

  38. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    CI sono ormai agricoltori bio di prima classe e di seconda classe. Arriveremo a scimmiottare il bianco del famoso detersivo dicendo “più bio non si può” almeno a leggere questo:

    http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2015/05/19/01016-20150519ARTFIG00288-ouverture-du-proces-d-un-vigneron-bio-qui-refuse-de-traiter-ses-vignes.php

  39. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Caro Franco,

    rimane il fatto che questo sistema ha tolto la dignità agli agricoltori, trasformandoli in “Spruzzatori di pesticidi” e in “Smerdatori di vacche” …….. sempre per conto di coloro che detengono il mercato dei mezzi di produzione e i marchi di vendita al dettaglio ……….. e i tuoi figli con questo sistema non hanno tante altre vie di scampo ………

  40. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    mi trasferisco su un altro topic,

    http://www.salmone.org/liberta-di-ricerca-scientifica-in-campo-aperto-e-ogm/comment-page-1/#comment-13487

    perchè va poi a finire che c’è qualcuno che si vanta, “GUARDA COME SONO BRAVO, GUARDA COME SONO BELLO”, di avere 38 commenti sul suo topic ……. che è una merdata……. vedi clorpirifos.

  41. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Buon trasferimento di topic.

  42. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Questi sono gli ultimi dati sul biologico in Francia:

    Solo 193.000 di coltivazioni di pieno campo (Frumento, orzo Mais Soia, Pisello proteico ecc. ecc.)seguono i protocolli biologici (nel 2004 erano 101.000 ha…. ma che progresso non vi pare)

    In Totale in Francia vi sono 640.000 ha su superfici biologiche foraggere e 340.000 sono il resto. Vale a dire che sono imbroglioni pressapoco come gli italiani http://www.salmone.org/le-stranezze-dei-dati-della-produzione-biologica-italiana/
    in quanto anche loro mettono a biologico coltivazioni che sono già di per se stesse biologiche e lo fanno solo per lucrare contributi e rimpinguare i bilanci delle società di certificazione.

    Si verifica cioè quello che l’opinione pubblica non vuol capire: i consumatori vogliono mangiar biologico per una presunta superiorità salutistico-qualitativa mentre gli agricoltori si accorgono di anno in anno che il coltivare biologico non è redditizio e non fa sbarcare il lunario….. poi ci sono anche i profittatori in un contesto di divario da domanda e offerta.

  43. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Ecco il sunto graficizzzato relativo alla Francia:

    https://twitter.com/AEGRW/status/602012629859749889/photo/1

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