Parlare d’altro

04 Ott 2011
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vaso fiori di Van Gogh

Viene appena pubblicato su una importante rivista internazionale (GM Maize su Embo Reports ) una riflessione di uno scienziato che pensa di aver trovato la soluzione a tutti i problemi degli OGM ivi incluso il problema della coesistenza con i biologici.

L’idea è quella di parlare d’altro ossia di risolvere un paio di insormontabili problemi scientifici come apomissi ed epigenetica per poi presentarsi casti e puri illudendosi che il dibattito sia posato su ragioni tenciche o almeno razionali.

A sostegno delle sue tesi l’autore cita un articolo di Bitocchi et al. del 2009 (vedi di seguito) che invece recita che gli ibridi di mais non sono riusciti a sconvolgere le varietà tradizionali coltivate in Italia da prima che gli ibridi arrivassero sul mercato negli anni 50.

Un esempio di come un bravo scienziato può avere una visione approssimativa di cosa può avvenire quando dal laboratorio ci si trasferisce nel dibattito mediatico.

Introgression from modern hybrid varieties into landrace populations of maize (Zea mays ssp. mays L.) in central Italy

E. BITOCCHI,* L . NANNI ,* M. ROSSI ,* D. RAU,ý E. BELLUCCI,* A. GIARDINI ,* A. BUONAMICI ,Ý G. G. VENDRAMINÝ and R . PAPA*

*Dipartimento di Scienze Ambientali e delle Produzioni Vegetali, Università Politecnica delle Marche, Via Brecce Bianche, 60131
Ancona, Italy,
ÝConsiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Genetica Vegetale, Via Madonna del Piano 10, 50019 Sesto Fiorentino
(Firenze), Italy,
ýDipartimento di Scienze Agronomiche e Genetica Vegetale Agraria,Università degli Studi di Sassari, Sassari, Italy

Abstract

Landraces are domesticated local plant varieties that did not experience a deliberate and
intensive selection during a formal breeding programme. In Europe, maize landraces are
still cultivated, particularly in marginal areas where traditional farming is often practiced.
Here, we have studied the evolution of flint maize landraces from central Italy over 50 years
of on-farm cultivation, when dent hybrid varieties were introduced and their use was
widespread. We have compared an ‘old’ collection, obtained during the 1950s, before the
introduction of hybrids, and a recent collection of maize landraces. For comparison, a
sample of maize landraces from north Italy, and of improved germplasm, including hybrids
and inbred lines were also used. A total of 296 genotypes were analysed using 21 microsatellites.
Our results show that the maize landraces collected in the last 5-10 years
have evolved directly from the flint landrace gene pool cultivated in central Italy before
the introduction of modern hybrids. The population structure, diversity and linkage
disequilibrium analyses indicate a significant amount of introgression from hybrid
varieties into the recent landrace populations. No evidence of genetic erosion of the maize
landraces was seen, suggesting that in situ conservation of landraces is an efficient strategy
for preserving genetic diversity. Finally, the level of introgression detected was very
variable among recent landraces, with most of them showing a low level of introgression;
this suggests that coexistence between different types of agriculture is possible, with the
adoption of correct practices that are aimed at avoiding introgression from undesired
genetic sources.

12 commenti al post: “Parlare d’altro”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Possibile che per qualcuno la legge della gravità non funzioni? Possibile che esista ancora qualcuno che non è capace di tenere i piedi per terra?

    Questo esimio professore vorrebbe che le piante GM, e solo per applicazione pedissequa del principio di precauzione, oltre al costo di crearle e di controllarle (il costo maggiore forse è divenuto proprio questo) divenissero anche:

    - Apomittiche: cioè producessero i semi senza bisogno della fecondazione, cioè senza l’intervento del polline. Anzi, che il polline non si producesse proprio (mediante meccanismi epigenetici).

    Prima domanda: “Ma chi lo fa questo lavoro? Che a me, tra l’altro, come semplice pestaterra non pare molto semplice da realizzare; non so se tu in quanto ricercatore hai soluzioni semplici che io non conosco?

    Seconda domanda: “Non pretenderà che lo facciano i sementieri?” E’ come chiedere loro di autocastrarsi. Infatti, un agricoltore che viene in possesso di un seme apomittico, che quindi non incorre nel fenomeno della degenerazione insito nelle piante ibride di seconda generazione, l’anno dopo si autoprodurrà il seme, che darà esattamente piante uguali alla pianta madre d’origine, e tra agricoltore e sementiere chi s’è visto s’è visto! Domanda: “la ditta sementiera con che cosa campa se smette di vendere seme? Come fa a rifarsi dei soldi spesi se non può caricare sul prezzo della sua innovazione un quid ogni anno?

    Terza domanda: “ Ma se con meccanismi epigenetici impedisce la formazione del polline, com’è possibile creare progresso genetico, che si può ottenere solo sfruttando la variabilità genetica mediante gli incroci? Bisogna che il meccanismo epigenetico compaia e scompaia. Ma i genetisti allora potranno cambiare nome e divenire dei prestigiatori? Ma se sono così bravi allora è meglio che vadano ad esibirsi in teatro che guadagnano di più?
    Vero Roberto che si guadagna di più a fare il prestigiatore che il ricercatore del CRA?

    Adesso però Roberto devi rendere un servizio ai lettori, dire loro dove io con la mia fantasia più che scienza, di cui sono privo, ho elucubrato scenari fasulli.

    Grazie.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto,
    cerco di rispondere alle tue tre domande, ma prima fammi fare una considerazione generale da ricercatore del CNR, quindi non da Professore universitario, quindi non da persona che di mestiere fa sia ricerca che insegnamento: io non insegno a nessuno, faccio solo ricerca.

    La comunità scientifica nel suo complesso deve rispondere ad una moltitudine di critiche in parte strumentali in parte giuste che originano spesso dal grande potere teorico che la Scienza ha. Questo potere di fare affermazioni definitive (pensate alle prove del DNA nei processi penali, o anche solo per identificare il figlio di Maradona) inquieta molti, alcuni dei quali anche perche’ perderebbero tanto del loro potere d’influenza.

    Lo scienziato oggi deve rispondere ad un paio di domande secche:
    1. La ricerca che fai serve a fare avanzare le conoscenze del Sapere dell’Uomo o serve solo ad avere una pubblicazione in più che verrà letta da circa 20 persone in tutto il mondo tutte impegnate a curare una nicchia del sapere che interessa solo a loro?, Insomma quanto è generale la ricerca che conducete?

    2. La ricerca costa e costa spesso moltissimo (non confondetela con gli stipendi che sono mediamente la metà di quelli dei miei colleghi francesi che pagano il latte meno di quanto lo paghiamo noi….!). Quando chiedete soldi per la ricerca li chiedete per risolvere un problema della società nel suo complesso o li chiedete solo perchè tanti finanziamenti servono ad assumere altri collaboratori che produrranno altre pubblicazioni che porteranno ad una migliore e più splendente carriera del ricercatore che ha ottenuto quei fondi? Insomma il ricercatore che ottiene anche 1-2 milioni di euro per fare ricerca ha un imapatto sul Sapere o diventerà solo un alto dirigente, capo Dipartimento e poi ancora altro di maggior prestigio?

    Come capisci Alberto il mio dubbio è che l’illustre scienziato autore dell’articolo su EMBO reports sta illustrando un progetto molto interessante, di cui sembra molto competente, che ha grandi prospettive, ma che ha anche una dote straordinaria ossia non può fallire.
    Se dovesse ottenere il mais GM apomittico accettato dal mercato sarà osannato da alcuni, se non fosse accettato dal mercato (come io sostengo) gli ha comunque permesso di impegnarsi in un eccellente progetto che gli prenderà 10 anni almeno di lavoro e gli frutterà tanti eccellenti pubblicazioni. Ma mentre lui ricerca (e chissà se trova) crea anche la scusa a chi è ideologicamente anti-OGM di dire: ne riparliamo tra 15 anni dopo che avrete fatto 5 anni di prove di campo su una isola deserta del Pacifico dove nessuno andrebbe pèerchè sede di test nucleari.

    La mia domada diventa: ma questo ci fa o ci è?

    Rispondo solo ora alle tue domande:

    a) il lavoro è difficilissimo e costa una fortuna, lo può fare solo la ricerca pubblica perchè si tratta di fare avanzamenti complessi della conoscenza e potrebbe essere necessario trasferire o modificare decine di geni senza che questi sconvolgano altre centinaia di funzioni della pianta.

    b) forse i sementieri una volta capito il sistema potrebbero usarlo per fare semi a scadenza, ossia si congela con l’apomissi uno specifico ibrido che funziona per 2-3 anni e poi lo si butta per congelare nell’apomissi un nuovo ibrido che includa più resistenze e più vantaggi metabolici, ma il rischio che nessuno ti ricompri più i semi resta concreto e quindi se fossi un sementiero introdurrei in ogni seme apomittico un meccanismo di autodistruzione a tempo.

    c) No, le linee per fare gli incrcoi resterebbero normali e solo ottenuto un nuovo ibrido valido si introdurrebbero i geni per l’apomissi (e le alterazioni epigenetiche), ma ogni volta si dovrebbe controllare che le alterazioni epigenetiche indotte non alterino un passaggio impercettibile dello sviluppo della pianta (oltre che rifare daccapo tutti i test di sicurezza alimentare).

    Conclusione tanta ottima ricerca, ma scarsissime possibilità di applicarla nel prossimo decennio. Mi domando perchè non gli basta trasformare i cloroplasti come si fa da un decennio, il polline non è OGM e controllando la madre si ottiene la stessa cosa che si otterebe via apomissi.
    Aggiungo a puro titolo di collezionismo che anche io, insieme ad altri (vero Vitangelo?) ho depositato un brevetto (per parte mia a titolarità CNR, ossia indirettamente Ministero dell’Università e ricerca) sulla partenocarpia. Quindi frutti senza semi in un brevetto 100% italiano. Anche quello sarebbe un modo di contenere da diffusione di OGM. L’altro titolare del brevetto è il MIPAAF che ci scrisse 11 anni fa che era interessato a essere il propietario del brevetto “a patto che non venga concessa licenza di sfruttamento” a nessuno. Vale la pena fare ricerca in questo Paese?

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Grazie Roberto

    MI permetti di volgarizzare quanto tu mi dici con il segente concetto

    - se fino ad ora abbiamo creato “Ogiemmini” per fare ciò che è ipotizzato nello studio dovremmo creare degli “Ogiemmoni” -

    (inutile pensare di fare ciò con le metodologie di genetica classica e tanto meno con i MAS Capannicoli).

    Dato però che il prodotto andrà mangiato la diatriba ricomincerà da capo ed i NO-OGM diranno: “l’autorizzazione la otterrete quando ci assicurerete il rischio zero”. Capolinea!

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Questa sera sarò sintetico…

    Triste!

    Ciao Franco

    P.S. e se facessimo diventare il mais una pianta perenne, che non abbisogna di fertilizzazione, di acqua, che produce autonomamente una pacciamatura ovviamente biodegradabile 100% per il controllo delle malerbe, che si difende dalla Ostrinia con palette antimosche ricavate dalle sue stesse foglie etc. etc…
    Ovviamente con l’intervento dello Spirito Santo e senza l’aiuto dei nostri ricercatori?
    Che ne dite? Ideona??
    Questa sera provo a pregare :-)

  5. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Vero, verissimo! Caro Roberto.
    Per chi avesse mancato quell’importante passaggio sulla disputa fra Mipaf e Ricercatori italiani impegnati sul fronte delle biotecnologie a favore degli OGM,al quale fa riferimento Roberto, trascrivo la nota ministeriale n. 118 del 20 luglio 2000 inviata
    “All’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura (Che mi vedeva Direttore e Presidente f.f. per volere -tanto per risparmiare- del I° Governo Prodi; con Ciampi Ministro del Tesoro e Pinto Ministro dell’Agricoltura; tanto per ripassare un po’ di storia recente che ci ha visti protagonisti!!! La storia siamo noi!!!!)
    e per conoscenza alla Società non-profit G.IN.E.S.TRA, Forlì e all’Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli avente come Oggetto:
    Brevetto Pertenocarpia - Domanda di estensione internazionale del brevetto n. RM99A000451.

    “Si fa seguito alla nota n. 9297/42175 del 3/7/2000 per ribadire quanto comunicato per le vie brevi in merito alle sperimentazioni su OGM.
    Questa Amministrazione fa presente che coprirà la quota parte dei costi di brevettazione spettanti solo nell’ipotesi in cui vi sia l’impegno espresso a che tale brevetto non sarà, in alcun modo utilizzato. E ciò a meno che non intervenga esplicita autorizzazione da parte di questa Amministrazione.
    Ad ogni buon conto si tiene a precisare che nel campo delle biotecnologie si dovrà agire tenendo ben presente il principio della massima precauzione che rappresenta la linea politica del Governo.

    Firmato
    Giuseppe Ambrosio
    Direttore Genenrale”

    Inutile agiungere chi era il Ministro dell’Agricoltura, che qualche mese dopo sciolse l’ottimo Consiglio di Amministrazione dell’Isport e mandò -il 18 ottobre 2000 -un Commissario (che non nomino per decenza)e cominciarono i miei guai giudiziari tanto che martedì -11 ottobre 2011 - sarò al tribunale di Salerno per una udienza per un processo (l’ultimo!) nel quale sono accusato di peculato perchè come Presidente della Sezione di Orticoltura della Società Orticola Italiana, quando andavo a Firenze, sede della SOI, per partecipare alla vita della Società, quindi organizzare convegni, gestire la rivista Italus Hortus, partecipare a convegni ed incontrare i colleghi per la realizzazione di grandi progetti, mi facevo pagare le trasferte dall’Istituto. Il peculato scaturisce dal fatto che per il PM le società scientifiche sono società private!

    Aggiungo che ho rinunciato ad una prescrizione nel nome di tutti i ricercatori impegnati nelle società scientifiche italiane.

    Aggiungo che quella lettera e le vicende successive mi hanno offeso come cittadino oltre che come ricercatore e dirigente e che da da quel giorno non ho più votato: Non si possono avallare scelte politiche (lo dice la lettera) di una scelleratezza ed imbecillità unica, purtroppo bipartizan, come la storia ci ha dimostrato!!!

    Per chiudere: Come Roberto ed altri sanno, nel settore i Ricercatori italiani, esclusivamente con fondi pubblici (anche messi a disposizione dal ministero agricolo), avevano, all’epoca, raggiunto posizioni di prestigio e preminenza mondiale. In particolare, con il costrutto genico partenocarpia avevamo spiazzato le multinazionali che sull’argomento avevano speso milioni di dollari senza un risultato decente. Il Prof. Emerito di Orticoltura di Davis, dell’Università di California, la prima cosa che mi chiese fu “Quanto ti hanno dato?” Se quel brevetto fosse stato autorizzato l’Isport, con i preventi dello sfruttamento, avrebbe finanziato l’intera ricerca sull’orticoltura italiana e non solo in materia di genetica e miglioramento genetico; I ricercatori italiani avrebbero lavorato e collaborato con tutte le multinazionali del seme per la costituzione di nuove varietà di pomodoro, melanzane, meloni,uva,ecc. che non avevano semi. Furono subito costituiti modelli funzionanti in modo egregio e linee pronte per ottenere nuovi ibridi, mai visti prima! Ora il brevetto è in attesa di scadenza e….andremo a comprare, fra qualche anno, i semi dai cinesi o dagli indiani che utilizzeranno la nostra invenzione.

    E non sono balle. Purtroppo, come è noto, il guaio più grosso per un genio italiano è quello di essere compreso. Noi, evidentemente, fummo compresi e, nel nostro piccolo, ma non tanto, fummo distrutti.

    VIVA L’ITALIA, che ora piange per non aver creduto - e continua a non credere per il principio della precauzione- nell’innovazione.

  6. bacillusNo Gravatar scrive:

    Porca miseria. Questa storia del brevetto e gli ulteriori particolari sulla vicenda personale di Vitangelo mi fanno andare sempre più in bestia.
    Come si fa, dico, a non essere sempre più incazzati come agricoltori, lavoratori, cittadini italiani?

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Bacillus,
    ti faccio notare che c’erano già gli acquirenti e loro non hanno voluto incassare soldi per concedere una licenza. Inoltre nota che io ero solo un inventore, non il proprietario del brevetto (che per quota mia era il CNR). Quindi quello che scrive Ambrosio è puro delirio. Lui come propietario del beevetto non è tenuto a dire nulla a me che sono solo un inventore e non dovrebbe spiegare a nessuno se intende o meno consentire che si usi o meno il brevetto: è un esemplare episodio di ignoranza dell’istituto del brevetto.

  8. bacillusNo Gravatar scrive:

    Gentile Prof.
    No, ma dico, infatti… Nell’ambito della tua “mission” tu hai portato avanti il tuo dovere di cercare, pestare, ravanare, girare e rigirare le “cose” (leggasi conoscenza della Natura) al fine di raggiungere obiettivi di interesse comune. Basta.
    Quelli lì hanno insinuato che tu lo facessi per pura speculazione. Manifestazione vergognosa, offensiva, ignorante.

    Atteggiamento fideistico, il mio? No, mi baso semplicemente sui fatti e ne traggo le relative conclusioni. Anche da qui, nel mio piccolo mondo, è in fondo facile mettere le cose una dietro l’altra, basta avere le adeguate informazioni.

    Per quello che conta, avete la mia più sincera ed appassionata solidarietà.

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Bacillus

    Quando un medico, un ragioniere o quant’altro era nominato ministro dell’agricoltura si è sempre detto che il ministero era fatto dai Direttori generali e quelli non cambiavano.

    Ebbene la mia esperienza quarantennali di cose agricole mi ha fatto capire che è da molto tempo che non solo i ministri sono stati inadatti a coprire il ruolo, ma anche i vari Direttori genrali non sono stati da meno.

    Io ho cnosciuto bene due ministri dell’agricoltura: Il Prof Vito Saccomandi mio compagno d’università ed il Dr Lucchetti, due ministri non politici diventati tali senza sapere neppure loro il perchè.

    Da loro ne ho saputo delle belle.

  10. GiulioNo Gravatar scrive:

    Non sono uno scienziato, per qualche decennio ho fatto il coltivatore, e quel poco che so di agraria e genetica lo ho appreso in modo pratico: coltivando. Da quello che ho capito (se non sbaglio) dagli interventi dei ricercatori, la ricerca brevettata permette di produrre frutti senza semi a cui sia stato modificato il DNA. Ma l’Italia si stava schierando con il fronte anti-OGM e non poteva permettersi di vedere guastata la propria immagine “dura e pura” traendo profitti economici da un brevetto “diabolico”. L’ipocrisia a questo punto non è vietare la vendita dei diritti di un brevetto, ma finanziare la ricerca genetica. I “duri e puri” devono saper morire in piedi e guardando negli occhi il plotone d’esecuzione, perché è questa la fine che tutti i “duri e puri” hanno fatto e faranno.

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Giulio

    La biologia molecolare apre degli orizzonti impensabili. Si tratta di vedere come far saltar fuori un vero beneficio per la colletttività

    Tuttavia rimane il fatto che la ricerca deve essere sempre guidata dall’etica e deve essere valutata caso per caso nelle sue implicazioni.

    E’ auspicabile sempre però il mantenimento di un atteggiamento laico e non ideologico.

  12. GiulioNo Gravatar scrive:

    Alberto, concordo pienamente con quanto hai affermato nella replica. La mia è una critica a chi, al governo del Paese, ha sposato una ideologia anziché attenersi ad una attenta valutazione dei risultati ottenuti e, se possibile, ad un loro sfruttamento anche economico. L’Italia, non solo nel campo della ricerca biologica, sta oscurando la ricerca del sapere per adottare la paura dell’ignoranza. Moriremo in piedi, ma se continua questo andazzo, moriremo come Paese evoluto, economicamente e culturalmente.

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