Il cervello ha bisogno di zucchero… Lo zucchero ha cervello!

07 Set 2010
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di Fernando Antonio Di Chio

Prendo in prestito questa frase da una vecchia pubblicità che rappresentò, in un tempo ormai lontano, il modo migliore per incentivare il consumo dello zucchero prodotto dalla barbabietola. In realtà, considerando la fine che ha fatto la barbabietola da zucchero, non credo sia stata una pubblicità che ha avuto molto successo…

La chiusura di molti stabilimenti con promesse di riconversione e il ridimensionamento di altri ha fatto in modo che molti agricoltori si siano disinnamorati di una coltura che ( io ne sono un testimone privilegiato perché figlio di bieticoltore) negli anni andati rappresentava una fonte di reddito importante, oltre che un’ottima coltura da rinnovo da inserire in un piano colturale agronomicamente corretto.
Il comparto bieticolo conta attualmente circa 10.000 aziende agricole, 4 stabilimenti di produzione e 2.000 dipendenti, pertanto è importantissimo pensare ad un rilancio di una coltura che è in grado di occupare un così alto numero di addetti. Dall’ultimo annuario INEA vi indico qualche dato che ci aiuta a capire lo stato in cui il settore versa, si consideri che nel 2005 erano coltivati circa 250.000 ettari a fronte dei circa 61.000 ettari coltivati attualmente, in pratica nell’arco di un quinquennio si è avuta una flessione delle superfici di circa il 76%.

Delle superfici attuali poi circa il 70 % si localizzano nel Centro Nord dove, ovviamente, con la semina primaverile si ottiene un sicuro abbattimento dei costi. Guardando poi alle produzioni di zucchero si nota che nel solo 2008 queste si sono attestate intorno alle 500.000 tonnellate con una flessione di circa il 10% rispetto all’anno precedente, tutto questo come conseguenza sia di una riduzione delle superfici (-29%) che delle produzioni (-24%).

Cosa ha determinato questo netto ridimensionamento della coltivazione della bietola? Secondo l’opinione comune, il calo delle superfici è da imputarsi alla OCM zucchero, oltre ad un prezzo finale troppo basso perché si possa ritenere conveniente la sua coltivazione.

A quanto pare però, e questo può essere un respiro di sollievo per i bieticoltori del Sud, con il nuovo accordo sottoscritto per le semine 2010 dallo Zuccherificio di Termoli, si otterrà un prezzo vicino ai 5 euro, che dovrebbe consentire un rilancio della coltura. Perché dico questo? Perché i costi di produzione per un ettaro di barbabietola si aggirano intorno a 1.500-1.700 euro e con la coltivazione in asciutto solitamente si producono mediamente 300 ql che giungono a circa 600 ql di produzione se irrigate, perciò con 5 euro al quintale si ottiene una PLV che va dai 1.500 ai 3.000 euro.

Partendo da questa considerazione penso che, coloro i quali quest’anno hanno coltivato pomodoro, l’anno prossimo, forti delle quote acquisite con la nuova OCM ortofrutta, potrebbero coltivare barbabietola da zucchero, dato che il contributo AGEA stimato intorno a 1.500-1.700 euro è in grado da solo a coprire le spese di coltivazione della barbabietola da zucchero.

In tal modo si riuscirebbe ad ottenere un duplice risultato, da un lato si ridurrebbero le superfici a pomodoro, a tutto beneficio di coloro che intenderanno ancora “rischiare” con la coltivazione di questo ortaggio, ma dall’altro si rilancerebbe una coltura come è appunto la barbabietola da zucchero.

Ciò comporterebbe la salvezza per molti agricoltori, che a causa di recenti discutibili scelte politiche, potrebbero tornare a fare un’agricoltura da reddito, in cui coltivare non significa sopravvivere, ma guadagnare…

Un’ultima considerazione è d’obbligo, la barbabietola da zucchero è una di quelle colture su cui la tecnologia OGM ha permesso la creazione di varietà maggiormente resistenti al Gliphosate, con un abbattimento dei costi elevato, considerando che il diserbo nella bietola rappresenta almeno il 20% del costo di produzione. Allora ecco un ulteriore dubbio, ma perché non si deve pensare ad un uso di simili varietà per ottenere un rilancio della coltura, abbinato ad una riduzione dei costi?

6 commenti al post: “Il cervello ha bisogno di zucchero… Lo zucchero ha cervello!”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Ho curato una rappresentanza di sementi di barbabietole da zucchero francesi per più di quarant’anni e quindi ho potuto osservare l’evolversi dell’industria saccarifera e della bieticoltura francese e italiana.

    Tu dici:
    “ Secondo l’opinione comune, il calo delle superfici è da imputarsi alla OCM zucchero”

    Io invece ti dico che è stata una scelta tutta italiana in quanto la Commissione aveva detto: io devo diminuire la produzione di zucchero di 1/3, se ho dei volontari che dismettono bene, se invece non li trovo diminuisco linearmente le quote produttive assegnate ai paesi comunitari. I francesi che avevano paura di ciò e che ben sapevano del gap tecnologico che alcuni paesi mediterranei avevano accumulato, consigliarono la Commissione ad incentivare con dovizia di mezzi le dismissioni di quote. Questa scelta la conosceva tutta la filiera italiana, mentre ne erano all’oscuro coltivatori e consumatori che tra l’altro sono stati sempre quelli che hanno sostenuto la bietola accettando di pagare lo zucchero caro. Quando gli industriali italiani si videro offrire così tanti soldi dissero al Ministro (Alemanno, allora) , noi tanti soldi così non li vedremo mai più quindi accetta gli incentivi (tra l’altro tra i saccariferi c’erano in molti pronti a portare i libri in tribunale). Così fu fatto e l’OCM zucchero passò con quelle caratteristiche.
    Due terzi della filiera italiana sparì e ne rimase un terzo che evidentemente si sarebbe trovata di fronte ad un calo di prezzo non indifferente da subito e con ulteriori diminuzioni previste nel successivo quinquennio. Era tuttavia notorio che la redditività della bietola diminuiva da sempre andando da nord verso sud e quindi sarebbe stato logico far chiudere gli stabilimenti del sud e del Centro e vedere se quelli del nord riuscivano a sopravvivere, invece si lasciò in percentuale esattamente la stessa incidenza saccarifera nei tre areali (il Centro fu il primo a scomparire totalmente). Il sud rimase con uno zuccherificio solo, ma solo per una scelta politica, in quanto la Regione aveva dovuto sobbarcarsi la gestione dello zuccherificio del Molise e quindi non voleva fare la brutta figura di chiuderlo, ma ti dico sinceramente che era da chiudere in quanto la produttività bieticola era rimasta ed è a 70 q/ha di saccarosio, quando il nord Italia ne produceva quasi 100, mentre la Francia è a 150 e con punte di 170. Il Sud ha continuato a produrre bietole solo perché erano pagate il 25 % in più che non al Nord. e pur con questi incentivi non ha fatto progressi. Lo zuccherificio del Molise in questi ultimi quattro anni è vissuto con bietole che per l’80% provenivano da oltre 200 km di distanza e solo perché le spese di trasporto lo pagavano le rispettive regioni.

    Ora tu mi dici che hanno promesso di pagare quelle che si produrranno nel 2011 ben 5 €.

    Come faranno a tirar fuori questi soldi è inconcepibile. Tra l’altro ti faccio notare che le bietole del 2009 e del 2010 non saranno pagate come promesso perchè gli aiuti nazionali, benché promessi, non verranno più stanziati (il crederlo è pia illusione). L’anno venturo poi finisce il quinquennio transitorio e quindi spariranno anche gli aiuti di origine comunitaria e quindi il prezzo ufficiale si attesterà sui 3 €. Ora se i due euro di differenza sono elargiti dallo zuccherificio stesso, niente da eccepire (ognuno con i suoi soldi può fare quello che crede), ma è evidente che se lo facesse “venderebbe un € per 50 centesimi”. Io, invece, credo che saranno stati i vari enti pubblici a promettere soldi, ma ormai sappiamo che in fatto di disponibilità economiche pubbliche “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare” . Tra l’altro si contravverrebbero le regole comunitarie ed anche alle regole della convenienza economica.

    Quindi io credo che i coltivatori farebbero bene a pretendere molte più garanzie prima di seminare e non promesse, anche se firmate da sindacati e fabbrica. Guarda caso è interesse comune dei funzionari dei sindacati e delle maestranze dello zuccherificio che vengano seminate le bietole, quando poi sono seminate e consegnate qualche dimostrazione di piazza metterà a posto le cose. Scusami la franchezza e la crudezza, ma temo di non sbagliarmi.

  2. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Alberto
    Carissimo io, in ciò che ho scritto, ho riportato quello che le associazioni continuano a ripetere agli agricoltori, per invogliarli a coltivare Barbabietola, del resto la crisi del settore è tale che non esistono alternative.Per quanto mi riguarda ho invitato i Tecnici delle Associazioni a rispondere su quanto da te riportato, il confronto del resto è utilissimo ed auspico che al più presto si facciano sentire.

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Da quanto ne so lo zuccherificio di Termoli ha chiuso e non ha prodotto la quota assegnata di zucchero e quindi importerà zucchero grezzo dalla Germania e lo lavorerà per conto.

    P.S. Come vedi nessun commento è arrivato dai tecnici bieticoli, ma me lo immaginavo.

  4. survivorNo Gravatar scrive:

    Caro Fernando,
    con la nuova OCM zucchero il settore saccarifero italiano si è ridotto ai minimi termini.
    Tale situazione ha comportato che i più anziani del settore sono stati messi a casa dalle Società da cui dipendevano.
    Tutti costoro, senza esclusione di nessuno, hanno cominciato a sputare nel piatto dove fino ad allora avevano lautamente mangiato (forse il sig. Guidorzi è fra questi??).
    Ciò che accomuna i “defenestrati” è sparlare del settore a prescindere, nella speranza che il settore tiri le cuoia definitivamente in modo che “i defenestrati” (ma solo loro) si convincano ancora di più della loro indispensabilità.

    Nell’augurare lunga vita, ricordo a tutti loro che i cimiteri sono pieni di indispensabili!!!

    A proposito di tirare le cuoia…
    lo zuccherificio di Termoli è stato sempre oggetto di attenzioni in tal senso. Tutti hanno sempre sperato che Termoli chiudesse la sua attività.
    Lo stesso Guidorzi lo conferma.
    Oggi, nonostante lo zuccherificio abbia sottoscritto un Accordo interprofessionale con le stesse Associazioni che firmano gli Accordi per le bietole del Nord, un Accordo che fissa il prezzo delle bietole autunnali per tre anni, si continua ad insinuare dubbi, acredine.
    Perché questo??
    Perché al Nord hanno firmato forse un Accordo migliore? Perché le Società al nord hanno prodotto più zucchero di Termoli?
    A d oggi mi risulta che per il nord non c’è ancora un prezzo e la quota zucchero Italiana probabilmente non sarà prodotta in quanto le polarizzazioni e le produzioni al nord sono state inferiori alle attese.
    Su uno degli ultimi numeri dell’Informatore Agrario c’è un articolo che parla dei risultati della Campagna 2010 e che conferma quanto sopra evidenziato.

    Sicuramente lo zuccherificio di Termoli ha attraversato e sta tuttora attraversando un momento difficile, come peraltro tutto il settore saccarifero.

    Ma la sfida da vincere ora è la realizzazione del piano industriale che è stato redatto lo scorso giugno 2010 la cui base è dettata dall’Accordo triennale di cui sopra.
    Mi piacerebbe sapere da Guidorzi, qualora fosse realmente informato, se conosce i programmi delle altre Società saccarifere, se sa a che punto sono le riconversioni degli zuccherifici dismessi?? Ed in più, alla luce dei cattivi risultati economici della campagna 2010, i produttori padani a quale prezzo saranno pronti a far bietole il prossimo anno?

    I coltivatori dello zuccherificio di Termoli, caro Fernando, nonostante la campagna di acredine che attanaglia da sempre lo stabilimento di Termoli, stanno seminando e questa è la più concreta risposta alle persone come l’amico Guidorzi che, prima di parlare, dovrebbero debitamente informarsi.

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ survivor

    Io sono campato con i soldi con cui gli agricoltori pagavano il mio seme. Ai saccariferi ho solo versato tangenti e dazioni esentasse.

    Termoli è sempre stato un succhiasoldipubblici e lo è ancora.

    Chi vi paga i trasporti per le bietole che lavorate? non certo voi come società.

    Se foste produttori di guadagni il Dr. Tesi non avrebbe venduto le azioni.

    Mi dispiace immensamente per gli operai, ma devono rivolgere le loro giuste ire alla cattiva gestione della filiera saccarifera e a nessun altro.
    Come potete pretendere di produrre redditi se il vostro ettaro coltivato vi fa mettere in sacco non più di 50 q/ha di zucchero mentre i francesi ne mettono 130.

    E’ questo che vi farà chiudere non certo la Commissione di Bruxelles.

    I conti li faremo nel 2011.

  6. survivorNo Gravatar scrive:

    Cosa c’entra la sua risposta? perchè non ha risposto ai quesiti che Le sono stati posti? parla invece di tangenti e dazioni ai saccariferi!! Fantomatici contributi al trasporto ricevuti da Termoli e pagati da chi? Il confronto con i francesi…?!!
    Credo che con la Sua risposta abbia semplicemente confermato a tutti i lettori quanto da me citato nel precedente post: sparlare ad ogni costo!! morto io, deve morire tutto!!!
    Se accetta un consiglio si trasferisca in Francia, ma attenzione ai Maya perchè a sentire loro il mondo finirà per tutti, anche per i Francesi nel 2012 piuttosto che nel 2011. Ma allora i conti li faremo tutti col buon Dio e credo che chi ha pagato tangenti e dazioni avrà lo stesso trattamento di quello che le ha incassate!!! E sono certo che io non sarò giudicato per questo!!!

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Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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