Come Natura CREA

11 Gen 2016
Post2PDF Versione PDF

In finanziaria fondi per le nuove tecnologie, quindi in teoria per far entrare l’Italia nell’era di CRISPR/CAS9. In realtà è una elemosina, destinata sopratutto a tenere aperti gli istituti del CREA ed a finanziare i progetti che mirano a fare cisgenesi e Genome Editing “in laboratorio ed a normativa vigente” ossia non andare in campo.

Un Paese serio investirebbe centinaia di milioni di euro dopo che per un decennio non ha finanziato l’innovazione in agricoltura.

Intanto ora è non-Ogm il colza mutagenizzato con CRISPR

Leggi: “Piante e animali: la nuova frontiera” e “Fondi per l’agricoltura digitale e biotech (senza OGM)

17 commenti al post: “Come Natura CREA”

  1. PieroNo Gravatar scrive:

    Un aiuto dagli esperti. Siamo sicuri che queste nuove metodiche non rientrino nella normativa ogm?

    DIRETTIVA 2001/18/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
    del 12 marzo 2001 sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio

    Articolo 2
    Definizioni
    Ai fini della presente direttiva si intende per:
    1) «organismo», qualsiasi entità biologica capace di riprodursi
    o di trasferire materiale genetico;
    2) «organismo geneticamente modificato (OGM)», un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in
    natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale.

    Ai fini della presente definizione:
    a) una modificazione genetica è ottenuta almeno mediante l’impiego delle tecniche elencate nell’allegato I A, parte 1;
    b) le tecniche elencate nell’allegato I A, parte 2 non sono considerate tecniche che hanno per effetto una modificazione genetica

    Articolo 3
    Deroghe
    1. La presente direttiva non si applica agli organismi ottenuti con le tecniche di modificazione genetica di cui all’allegato I B.

    ALLEGATO I A
    TECNICHE DI CUI ALL’ARTICOLO 2, PARAGRAFO 2 PARTE 1
    Le tecniche di modificazione genetica di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), comprendono tra l’altro:
    1) tecniche di ricombinazione dell’acido nucleico che comportano la formazione di nuove combinazioni di materiale genetico mediante inserimento in un virus, un plasmide batterico o qualsiasi altro vettore, di molecole di acido nucleico prodotte con qualsiasi mezzo all’esterno di un organismo, nonché la loro incorporazione in un organismo ospite nel quale non compaiono per natura, ma nel quale possono replicarsi in maniera continua;
    2) tecniche che comportano l’introduzione diretta in un organismo di materiale ereditabile preparato al suo esterno,tra cui la microiniezione, la macroiniezione e il microincapsulamento;
    3) fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) o tecniche di ibridazione per la costruzione di cellule vive, che presentano nuove combinazioni di materiale genetico ereditabile, mediante la fusione di due o più cellule, utilizzando metodi non naturali.

    PARTE 2
    Tecniche di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera b), che non si ritiene producano modificazioni genetiche, a condizione che non comportino l’impiego di molecole di acido nucleico ricombinante o di organismi geneticamente modificati prodotti con tecniche o metodi diversi da quelli esclusi dall’allegato I B:
    1) fecondazione in vitro;
    2) processi naturali, quali la coniugazione, la trasduzione e la trasformazione;
    3) induzione della poliploidia.

    ALLEGATO I B
    TECNICHE DI CUI ALL’ARTICOLO 3
    Le tecniche o i metodi di modificazione genetica che implicano l’esclusione degli organismi dal campo di applicazione della presente direttiva, a condizione che non comportino l’impiego di molecole di acido nucleico ricombinante o di organismi geneticamente modificati diversi da quelli prodotti mediante una o più tecniche oppure uno o più metodi
    elencati qui di seguito sono:
    1. la mutagenesi;
    2. la fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) di cellule vegetali di organismi che possono scambiare materiale genetico anche con metodi di riproduzione tradizionali.

  2. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    “Il Ministero promuoverà solo le tecnologie di “genome
    editing e cisgenico”, che necessitano comunque — ed in questo aspettiamo
    l’Europa — d’esser qualificate giuridicamente come qualcosa di diverso dagli
    Ogm. Definire come giuridicamente diverso ciò che è scientificamente uguale
    (sempre di “taglia e cuci del Dna” si tratta) può essere una ennesima alchimia
    politica a cui la scienza non si dovrebbe prestare.”

    Firmato: Neuroagronoma Elena Cattaneo

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Piero

    Il problema non sta nelle definizioni, sta nella tracciabilità e le nuove tecniche biotecnologiche possono non essere tracciabili, nel senso che sono assimilabili alle mutazione spontanee e nessuno puà dimostrare il contrario. Pertanto basta dichiarare che abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in una mutazione naturale e tutto passa come accettabile e legale.

  4. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Ieri, leggendo i due articoli sul Corriere ho pensato quanto avesse ragione Anna Meldolesi ad intitolare il suo libro, già una quindicina di anni fa, “OGM: storia di un dibattito truccato”. Ed in particolare, leggendo l’articolo sul finanziamento alla ricerca (agricoltura digitale e biotech (senza OGM) ho potuto notare l’evoluzione dei ministri agricoli, i quali prima si facevano prendere in giro dagli anti-OGM ora si prendono in giro da soli! Grande applauso da sinistra e oltre (come si leggeva sulle cronache parlamentari di un tempo)!

  5. Beatrice MautinoNo Gravatar scrive:

    Domanda per voi che ne sapete più di me: quanti soldi erano destinati alla ricerca in genetica agraria prima di questa mossa del ministro? Cioè, a parte una quota del Prin (che sta sui 90 milioni, quindi robetta), c’erano altri fondi specifici? Sto cercando i dati, ma non li trovo. Grazie

  6. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Ciao Piero… Per quanto riguarda i prodotti cis-genici questi rientrano a tutti gli effetti nella definizione di OGM data nella direttiva 2001/18. Per quanto riguarda invece i prodotti ottenuti per genome-editing, la storia è molto diversa. In questo caso la tecnica utilizzata è totalmente diversa da quella del DNA ricombinante e faccio fatica a farla rientrare nei casi citati dalla normativa vigente. Inoltre, come già spiegato da Alberto, ci sarebbe un problema di etichettatura e tracciabilità ancor prima di un problema logico. Si avrebbero due prodotti indistinguibili indipendentemente dalla tecnica utilizzata (genome-editing o mutagenesi indotta). Per come la vedo io la normativa 2001/18, potrebbe essere modificata inserendo nell’allegato IB la tecnica del genome-editing qualora portasse alla produzione di un organismo ottenibile con una delle altre tecniche inserite in deroga.

  7. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Una domanda per Scienza_79:
    se non ho capito male col genome editing posso cambiare singole basi creando quindi delle mutazioni puntiformi simili a quelle che possono avvenire in natura o per mutagenesi, ma posso anche inserire/cavare sequenze di oligonucleotidi e posso agire su punti diversi del genoma, cosa che statisticamente in “natura” o per mutagenesi è alquanto improbabile. Dove mettiamo quindi il confine tra OGM e non OGM? C’è, è vero, un problema di tracciabilità che però infondo esiste già oggi sugli ingredienti raffinati come l’olio. C’è poi un problema di potenzialità della tecnica: il genome editing è uno strumento impressionante per le possibilità che offre ma sarà in grado di produrre un mais resistente alla piralide o una barbabietola resistente alla cercospora? Perchè cercare di creare delle categorie artificiose tra OGM e non OGM che rischiano di diventare nuove gabbie da cui non sarà facile uscire?

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Marco

    Certo che posso fare gli stessi OGM che ho fatto con l’agrobatterio. L’enzima CAS9 spacca il DNA in punto preciso e qui vi posso inserire una sequenza nucleotidica nuova, ma con il vantaggio che sara messa in un luogo preciso e diverrà una cosa routinaria cioè con la possibilità di sbizzarrirmi a farne e valutarli.

  9. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Alberto,
    certo che posso inserire un gene costruito come per l’agrobatterio o la gene gun con promotore e terminatore etc. etc. ma il punto che sollevano scienza_79 e molti altri è che mutazioni puntiformi non sono da considerare OGM mentre inserzioni di geni interi più o meno della stessa specie sarebbero da considerare OGM, ma dove mettiamo il confine tra OGM e non OGM? Ha senso questa categorizzazione da un punto di vista scientifico? Ha senso piegare la scienza ad esigenze normative o non sarebbe meglio costruire delle norme in base a ciò che ci dice la scienza? non è preferibile guardare al prodotto finale per i vantaggi e i rischi che pone?

  10. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Ciao Marco…hai riassunto benissimo la problematica. Il genome-editing permette cose che le tecniche più vecchie non permettono. Possiamo modificare singole o poche basi di una sequenza di DNA ma possiamo anche inserire intere nuove sequenze e/o geni sia essi esogeni che endogeni. A differenza del DNA-ricombinante però, in cui le sequenze inserite finivano a caso nel genoma della pianta ospite e si era costretti a risalirne a posteriori all’esatta posizione nel genoma, in questo caso si sceglie un punto preciso.

    Riguardo al confine tra OGM e non, riguardo le categorie artificiose di cui parli, sono assolutamente d’accordo con te.

    Se hai notato nel post n°5 ho scritto: Per come la vedo io la normativa 2001/18, potrebbe essere modificata inserendo nell’allegato IB la tecnica del genome-editing qualora portasse alla produzione di un organismo ottenibile con una delle altre tecniche inserite in deroga. Mi riferivo evidentemente alle tecniche di mutagenesi indotta. Tieni presente che quando un genoma di un organismo viene colpito da radiazione ionizzante (ad esempio) può subire alterazioni a livello di singole basi ma anche due, tre o più basi contemporaneamente. Possono avvenire ri-arrangiamenti del genoma con traslocazioni, inversioni o duplicazioni. In nessun caso però, può avvenire l’inserzione di uno o più geni esogeni proveniente da organismi della stessa o diversa specie. Penso che il confine possa essere questo dal momento che esiste già una normativa di riferimento (sebbene cervellotica e artificiosa).

    Sulla possibilità di produrre tramite genome-editing (senza importare geni esogeni), mais resistente alla piralide ecc… purtroppo non sono in grado di risponderti.

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    marco e Scienza 79

    Il quesito che si pone “dove sta il confine tra OGM e non OGM?” (almeno in vegetale) e che avete evidenziato giustamente, per la scienza non ha mai avuto senso (per alcuni scienziati si, ma è difficile vederli come uomini di scienza); lo ha avuto, invece per la politica, la quale però non ha mai capito che una definizione in ambito scientifco è destinata ad essere spazzata via da successive più approfondite ricerche e dai mezzi di analisi sempre più sofisticati.

    Ecco che allora insisto con la mia tesi, vale a dire che in questa indeterminatezza chi avrà interesse farà di tutto per contornare le definizioni legali per poter centrare obiettivi ritenuti vantaggiosi. Se poi questi includeranno le malattie umane il grado di accettazione dell’opinione pubblica sarà quasi acritico.

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Dimenticavo di aggiungere che una definizione di un confine in ambito scientifico è sempre destinata a creare esclusioni contradditorie. vedi mutazioni indotte, poliploidizzazioni ecc. ecc. in quanto arriva sempre dopo ed in questo modo diventa solo un atto burocratico

  13. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    In Italia abbiamo il grande vantaggio di avere situazioni pedoclimatiche quasi ottimali per talune produzioni. Quando attraverso Genome Editing sarà possibile creare piante resistenti al caldo, al freddo, al calcare, al ph acido o basico, alla siccità e all’unidità e, perchè no! anche alla zappa…….. voi credete che queste piante saranno coltivate in Italia? Pura illusione!

    Genome Editing ……… è lo strumento più importante per la delocalizzazione delle produzioni agricole, così la finiremo del tutto con questi “ladri”, così come li ritiene giorgio.

  14. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Scienza_79 e Alberto,
    sul confine tra OGM e non OGM e se uno che avesse molto tempo e risorse si dilettasse a ricostruire un gene tramite una lunga serie di mutazioni di poche basi usando il genome editing questo sarebbe da considerare un OGM oppure no? e a che punto della serie di mutazioni sarebbe da considerare un OGM?

  15. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Ciao Marco…la domanda che poni non solo è geniale ma anche divertente ed estremamente complessa nella risposta. Proverò a risponderti ma prendi la risposta con le pinze. Se ho capito bene, stai chiedendo se mutagenizzare un gene in una precisa direzione, cambiando base dopo base possa rientrare nella definizione di OGM oppure no. Per analizzare questa possibilità partiamo dal considerare cosa dovrebbe essere fatto utilizzando le normali tecniche di mutagenesi indotta. Si prendono dei semi e si sottopongono ad agente mutageno. Si fanno germinare e le piante che ne derivano si fanno crescere fino ad ottenere la seconda progenie (M2). Qui i genomi dovrebbero essere omogenei e non chimere come nella M1. I semi di questa generazione poi, si fanno crescere a loro volta e si iniziano ad analizzare i loro genomi alla ricerca della mutazione voluta. Attenzione; non siamo interessati che ci sia una mutazione x in un gene y, ma vogliamo che la base in posizione 1 del gene y abbia mutato ad esempio da A a T. Una volta trovata la nostra pianta dobbiamo eseguire almeno 6 re-incroci per pulirla da eventuali altre mutazioni avvenute in altri punti del genoma. Poi si ricomincia da capo per andare in cerca della seconda mutazione che deve verificarsi però in un altro nucleotide del gene y senza che ci sia una retro-mutazione sulla base precedentemente modificata. Così via per tutte le basi del mio gene. Ora tieni presente che un gene medio (se si prende in considerazione soltanto la CDS - la sequenza codificante- escludendo tutti gli introni) è di circa 2000 paia di basi. Ti rendi conto che sarebbe una cosa impossibile da realizzare. Altra storia sarebbe utilizzando il genome-editing.

    Ora da un punto di vista scientifico, come tante volte affermato anche qui su Salmone, non ha alcun senso parlare di cosa debba essere considerato OGM e cosa no. Da un punto di vista legislativo invece, stante la normativa 2001/18 penso che l’utilizzo del genome-editing si possa far rientrare in deroga, qualora produca effetti analoghi a quelli della mutagenesi indotta per singolo evento.

    Spero di essermi spiegato. Tieni presente che si tratta soltanto di una mia opinione.

  16. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Marco

    Da un punto di vista scientifico mai, perchè le piante coltivate che abbiamo sono il frutto di continue mutazioni e che certamente non termineranno nel 2016. Quindi se applichiamo il CRiSPR come tu indichi non facciamo altro che copiare dalla natura che, contrariamente a noi, non ha mai avuto sotto controllo nulla. Da un punto di vista legale invece ci sono gli azzeccagarbugli.

  17. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Sapevo che nel 2012 la Commissione UE aveva incaricato una commissione di esperti di dire quali delle nuove biotecnologie generavano un OGM e quali non lo creavano. E’ evidente che far lavorare degli scienziati su un quesito del genere è demenziale come Marco Pasti ha opportunamente fatto notare. Tuttavia questo comitato di esperti nell’ottobre 2015 ha emesso il suo parere, ma questo è ancora sconosciuto perchè non reso pubblico. So però che è stato mostrato al comitato giuridico che supporta la Commissione e questo giustamente ha detto che in base alla definizione data nella Direttiva 2001/18 non si poteva escludere nulla, vale a dire tutto ciò che scaturiva dalle tecniche biotecnologiche era OGM, non solo, ma lo erano anche quelle che nel 2001 la Direttiva aveva escluso pilatescamente (mutagenesi, poliploidia fusione di protoplasti ecc, ecc,).

    Vale a dire che la palla era arrivata nelle mani della Commissione e se prima era bollente ora era anche avvelenata.

    Adesso però vengo a sapere anche un’altra cosa (da far ridere i polli!!!!), La tecnica del CRISPR CAS9 non è stata valutata dal comitato di esperti di cui sopra e nominato per poter riscrivere una nuova Direttiva. IN conclusione il sistema di Modifica CRISPR CAS9 è una tecnica ancora burocraticamente sconosciuta, quindi a mio parere, viste che fino ad ora sono le tecniche che sono proibite, senza però valutare prioritariamente il prodotto ottenuto, il CRISPR CAS 9 è una tecnica perfettamente usabile e senza che nessuno ci metta il naso sulla base di una legislazione vigente. Luca Simonetti aiutami!!!!

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Politica

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…