Commento sulla sentenza del Riesame contro Fidenato

05 Ott 2014
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di Luca Simonetti

L’ordinanza del 22 settembre 2014 con cui il Tribunale penale di Pordenone ha rigettato la richiesta di riesame di Giorgio Fidenato contro il decreto di sequestro preventivo del suo terreno disposto in data 5 agosto 2014 è, credo, la prima pronuncia emessa seguito dell’emanazione del D.L. n. 91/2014, noto fra noialtri che ci occupiamo del diritto italiano degli Ogm (cioè il Vs. affezionatissimo, Gabriele Pirocchi e un manipolo di altri) come il decreto “manette a Fidenato”.

Cosa dice questo decreto legge? Dice (tra le altre cose: art. 4.8) che “chiunque viola i divieti di coltivazione introdotti, anche in via cautelare, ai sensi degli articoli 53 e 54 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28.1.2002 è punti con la multa da euro 25.000 a euro 50.000”, oltre a rimuovere le coltivazioni vietate e a realizzare le misure di riparazione. Se ricordate il famoso Decreto interministeriale (anzi, triministeriale) del 12 luglio 2013, non vi sfuggirà il fatto che detto provvedimento aveva vietato, per 18 mesi, ogni coltivazione di MON 810 proprio in forza degli artt. 53 e 54 del Regfolamento n. 178/2002. Il Governo, insomma, si era reso conto, con un certo ritardo, del fatto che chi violava i divieti temporanei assunti in via d’urgenza non rischiava nessuna sanzione, e quindi ha pensato bene di correre ai ripari.

Asteniamoci pure dal considerare se abbia senso, in uno Stato di diritto, disporre della sanzione penale in un caso come questo (la condotta di Fidenato, anche se fosse in contrasto con la lettera della norma – poi vedremo meglio in che limitato senso questo sia vero -, è chiaramente priva di qualsiasi lesività: non solo, come sappiamo, non esiste alcuna evidenza scientifica che il MON 810 sia dannoso per la salute o l’ambiente, ma anzi esiste abbondante evidenza scientifica, a cominciare dall’EFSA che aveva già bocciato il dossier allegato dall’Italia a sostegno della sua richiesta alla Commissione di adottare misure d’urgenza), come pure ci asterremo da ogni valutazione di merito: andiamo semplicemente a vedere cosa ha deciso il Tribunale penale di Pordenone, e perché.
Il Tribunale friulano comincia con l’esporre la disciplina comunitaria, per giungere poi a sostenere che il Decreto interministeriale del 2013 sarebbe del tutto valido e conforme alla disciplina comunitaria: esso è infatti, dicono i giudici, una misura d’urgenza, emanata ai sensi dell’art. 54 del Regolamento 178/2002 e in presenza dei relativi presupposti (manifesta presenza di gravi rischi alla salute o all’ambiente e inerzia della Commissione), addirittura “valorizzando il parere rilasciato dall’EFSA il 8.12.2011”. Quanto al periculum in mora, Fidenato ha sempre manifestato apertamente la sua volontà di coltivare il MON 810, sicché il sequestro risulta giustificato.

Da quest’ultimo punto di vista non c’è molto da dire: è chiaro che, se il Decreto del 2013 è una valida misura d’urgenza, allora Fidenato ha violato la norma e non c’è dubbio che debba essere assoggettato alla misura del sequestro. Ma è proprio questo il punto: è vero che il Decreto era valido?
Sappiamo già che il TAR si è pronunciato proprio in questo modo, il che in un certo senso scusa il fatto che il Tribunale di Pordenone si sia pedissequamente adeguato. Ma non lo scusa del tutto: il Giudice ordinario infatti può sempre disapplicare le misure amministrative italiane che siano in contrasto con la normativa comunitaria, anche in caso di inerzia della magistratura amministrativa. E stando così le cose, il giudice friulano non poteva esimersi dal valutare se davvero il Decreto interministeriale fosse fornito dei suoi necessari presupposti: si trattava, in fondo, di confermare o revocare un provvedimento penale di una certa gravità, nei confronti di un soggetto (Fidenato) che, diciamocelo, non ha fatto male a nessuno.

Qui ahimé si vede come i Tribunali italiani siano del tutto sprovvisti della capacità di entrare nel merito di questioni scientifiche anche solo minimamente complicate. Abbiamo già notato come il Tar del Lazio fosse andato completamente fuori strada nel momento in cui si è trattato di valutare l’esistenza dei presupposti del provvedimento d’urgenza (= presenza manifesta di un rischio grave alla salute o all’ambiente): ma il Tribunale di Pordenone riesce, se possibile, a fare ancor peggio. L’ordinanza ha la faccia tosta di sostenere che il decreto avrebbe “accertato l’esistenza di un grave rischio per l’agrobiodiversità” (dove? come? quando?) e di richiamare, a sostegno, il parere dell’EFSA dell’8.12.2011 che in realtà, come abbiamo visto, diceva tutt’altre cose1. Ovviamente il Tribunale si guarda bene dal menzionare il fatto, purtroppo decisivo, che l’EFSA aveva, col suo parere del 12.9.2013, dichiarato che il dossier scientifico allegato dall’Italia alla propria richiesta alla Commissione di adottare una misura d’urgenza non conteneva alcun elemento scientifico nuovo tale da invalidare le conclusioni già precedentemente raggiunte dalla stessa EFSA, e che pertanto esso non giustificava l’emanazione di una misura d’urgenza.

Non c’è, evidentemente, molto altro da dire sull’ordinanza di Pordenone: il Giudice ha completamente omesso di considerare gli unici elementi rilevanti, e si è limitato a prendere, diciamo così, per oro colato le affermazioni dei tre Ministri nel preambolo del Decreto. In sostanza, Fidenato viene condannato perché ha violato un ordine dell’autorità, anche se quest’ordine è esso stesso illegittimo e in patente violazione delle norme comunitarie. Ma in uno Stato di diritto, gli unici ordini che si debbono rispettare sono quelli legittimi.

Come abbiamo visto più volte, purtroppo la strada verso il ristabilimento della legalità, in materia di Ogm, è tuttora lunga e piena di ostacoli: né potrebbe essere altrimenti, quando sono proprio il Governo e il Parlamento a dichiarare di non volere in alcun modo rispettare le norme comunitarie. Ci vuole, diciamo, molta ma molta pazienza.

(1) Esso infatti conclude che, in certi casi e in certi luoghi, può essere opportuno che vengano adottate delle misure di mitigazione del rischio per la coltivazione del mais Bt11 (al quale è assimilato il MON 810). Qui va subito notato che l’EFSA non dice affatto che si debbano modificare i criteri di valutazione del rischio: dice che, in certi  limitatissimi casi (precisamente, quando si coltiva il mais Bt11/MON 810 in prossimità di popolazioni di lepidotteri non-target che siano “estremamente sensibili” alla tossina del mais Bt11/MON 810 e sempreché la coltivazione del mais Ogm superi il 7,5% dell’area agricola utilizzata, altrimenti non c’è nessun problema), bisogna adottare delle misure di mitigazione del rischio: ad es., basta stabilire che il mais Ogm in tal caso non sia coltivato a meno di 20 metri di distanza dalle aree che contengono le popolazioni di lepidotteri “estremamente sensibili”, oppure che vi sia in mezzo una fascia dove è coltivato mais non-Ogm. L’EFSA, in altri termini, non sta affatto dicendo “dobbiamo rivedere i criteri di valutazione generale del rischio del mais Ogm, perché potrebbe essere più pericoloso di quel che si credeva per le larve di alcuni lepidotteri non-target”, ma sta dicendo: “come sappiamo e diciamo da tempo, in certi casi bisogna stabilire delle misure di mitigazione del rischio per evitare che certe larve di lepidotteri non-target vengano danneggiate”. Ma si tratta, come spiega ad nauseam la stessa EFSA, di rischi molto limitati, e che non giustificano misure generali, perché anche nel caso in cui esistano specie di lepidotteri a rischio, molte misure di mitigazione del rischio potrebbero rivelarsi eccessivamente onerose.

5 commenti al post: “Commento sulla sentenza del Riesame contro Fidenato”

  1. bacillusNo Gravatar scrive:

    Molto chiaro, come sempre. Grazie.

  2. Fidenato GiorgioNo Gravatar scrive:

    Nel ricorso, avevamo messo molto in chiaro che esiste il parere dell’EFSA del 12/9/2013 che cassava gli studi italiani. Qui il problema è: in Italia esiste una vera e propria separazione dei poteri?? Possibile che in Italia i giudici decidano sempre contro il diritto europeo? Possibile che i giudici seguono il potere politico italiano, ignora sistematicamente le prove avverse, di origine europea, alle decisioni della politica italiana e mi condannino sempre???

    Qui, più che un problema scientifico siamo di fronte ad un problema di credibilità della magistratura italiana quale custode ed esecutore del diritto europeo!!!

  3. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Purtroppo Giorgio, la tua vicenda ha messo in risalto la totale inaffidabilità della Magistratura a partire dalla sentenza della Corte di Cassazzione che il 15/11/2011 è arrivata ad affermare che il DLgs 212/2001 andava considerato come l’integrale adozione della direttiva 18/2001(che diceva tutt’altre cose) e addirittura di una raccomandazione del 2010. Di fronte a ciò non ti si può che considerare un martire civile data la tua perseveranza.

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Visto che non pagano per le loro decisioni pilatesche preferiscono tenere questo atteggiamento: io magistrato non vado contro la politica e me la tengo buona e intanto seguo l’onda predominante che mi da meno grattacapi. Il ricorrente se vuole avere ragione deve accedere alle istanze comunitarie e ciò non è detto che lo faccia perchè costa e se lo fa intanto che arriva la sentenza io vivo tranquillo. Se poi mi arriverà un parere o una sentenza contro mi adeguerò.

    Questa è la magistratura italiana, vale a dire alla De Magistris e ve ne sono tantissimi che agiscono così, perchè tra l’altro il comportamento gli da speso visibilità per eventualmente fare il salto in politica.

  5. GiulioNo Gravatar scrive:

    C’è ben poco da stupirsi visti i precedenti: Galileo e la centralità della Terra nel Creato, Renzo (e chissà quanti come lui nella realtà) e l’untore della pestilenza, il doppio referendum sulle centrali nucleari ecc. ecc.
    Possiamo anche lottare contro l’ottusità popolare (politici e magistratura in fin dei conti provengono dal popolo e come questo ragionao, se si può parlare di ragionamento…), ma chi lo fa appare come il famoso Don Chisciotte.

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