Sul sito della FDG appare un commento di Capanna al comunicato di risposta inviatogli dal Consiglio superiore di Sanità. Tale commento è privo dei dati per consentire ad ognuno di valutare i fatti con rigoroso metodo scientifico. Il commento non è né nuovo né approfondito, ma sopratutto manca il testo della domanda rivolta al Consiglio superiore di Sanità, non si conoscono i dati che sono stati loro forniti, manca la risposta intergrale in pdf del Consiglio e manca il testo puntuale delle parole che vengono imputate a Umberto Veronesi ed a me.
Per cercare le mie parole suggerisco ai segugi di guardare la mia audizione al Senato della Repubblica del 2008, insomma niente di nuovo.
Con i miei migliori auguri di buone lettura e buon fine settimana.
Ecco il testo degli articoli del Corriere della sera del 9 ottobre. Giuseppe Sarcina si occupa di Capanna e Mario Pappagallo di Veronesi, come a sottolineare che non si parlano nemmeno per interposta persona.
Aggiungo un commento che andrà di sicuro perso nel vento. Io vengo tacciato di aver diffuso “bufale” e “millantato credito”. Ci si spinge a profetizzare anche che “….qualsiasi cittadino potrebbe denunciar(mi) per procurato allarme”.
Non sappiamo chi farà questo lavoro sporco, vediamo se qualcuno avrà i soldi per intentare una causa e vedremo sopratutto come andrà a finire, ora che il Consiglio superiore di sanità ha accettato integralmente le mie preoccupazioni tanto da chiudere il documento con un Auspicio (leggi parere ministero della sanità) che va esattamente nel solco che ho più volte indicato. Molto significativa è la citazione dell’articolo di Franceschi et al., del 1990. E la richiesta di adeguarsi al documento del luglio 2011 della FAO e dell’Organizzazione mondiale della Sanità (leggi JEFCA). Ma ci sono ancora altri dati che non sono ancora stati presi in considerazione, ma che confermano l’Auspicio del Consiglio di approfondire le indagini sopratutto per i “soggetti a rischio come bambini e celiaci”.
Ma c’è un aspetto più profondo ed anche piu’ morale. Uno scienziato PUBBLICO, finanziato dallo STATO ITALIANO ha secondo me il dovere di dire quello che capisce leggendo la complicatissima letteratura scientifica che spazia dall’agronomia alla salute, dalla tossicologia al diritto. Io posso aver lanciato allarmi eccessivi e mi si potrà ben denunciare per procurato (ingiustificato) allarme cercando di spingermi verso l’italico vizio di tacere e lasciare che che le cose vadano come sono sempre andate e che gli ignari paghino per procedure di cui sono oggi tutti all’oscuro. In fondo se qualcuno mi denuncia sono solo io che rischio, se taccio non rischio nulla.
Io non la penso così.
Preferisco prendermi il rischio del procurato allarme che quello (morale) della procurata omertà. Preferisco rischiare che qualcuno si senta “allarmato” piuttosto che ci sia anche una sola madre di un bambino affetto da una qualsiasi malformazione da carenza da acido folico che possa anche solo pensare “se qualcuno mi avesse avvertita!”. Ho visto solo da poco le immagini dei feti nati con questo tipo di malformazioni e non consiglio a nessuno di guradare quelle immagini che pure sono state proiettate al convegno della Pontificia Accademia derlle Scienze dello scorso anno.
23 commenti al post: “I comunicati di Capanna ed il metodo scientifico [Aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]”
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09 Ott 2011 alle 07:08
Pur non conoscendo il testo rivolto al consiglio superiore di sanità e quello della risposta traspare già nel comunicato di Capanna la forzatura che fa : da “non è un fattore di rischio prevalente” attribuito al consiglio superiore di sanità a “nessun rischio” sintesi di Capanna per me c’è una bella differenza.
Devo anche riconoscere però che alle volte si è forse un po’ esagerato nel ingrandire il problema delle fumonisine nel consumo umano in Italia: i quantitativi consumati anche dal 95mo percentile sono sufficientemente bassi da non costituire un rilevante fattore di rischio se si pone un po’ di attenzione nel selezionare le partite migliori da avviare al consumo umano.
Non c’è dubbio comunque che il mais bt permetterebbe una consistente riduzione del rischio sia per la salute umana che il benessere animale. Capanna, se fosse intellettualmente onesto, dovrebbe chiedere anche questo al ministro Fazio
09 Ott 2011 alle 09:57
Caro Marco,
non solo sono totalmente d’accordo con te, ma oggi domenica 9 che è uscito l’articolo del Corriere della sera su questo tema, mi posso dire anche al 100% d’accordo col parere del Consiglio superiore di sanità.
Nel pezzo di Sarcina sul Corriere di oggi appare un nuovo passaggio (omesso dalla FDG) del parere del Consiglio dove si dice che andrebbero condotte indagini più approfondite. Mi riservo di fare un pezzo più approfondito in materia appena ne avrò il tempo, ma la mia richiesta del 2008 fatta durante l’audizione in Senato sembra essere completamente accolta.
Ricapitoliamo. Il mais italiano non è pericoloso in se. Il mais OGM se contaminato da fumonisine è tanto pericoloso quanto un mais biologico contaminato con la stessa quantità di fumonisine. Il mais biologico con poche fumonisine è sicuro. Quello che diciamo e ripetiamo da anni è che arrivare ad avere un mais biologico sicuro e senza fumonisine è molto, molto, molto difficile. Quindi può capitare che un mais italiano biologico con un tenore di fumonisine troppo elevato debba essere “diluito” con un mais biologico (casomai non italiano) che possa portare il quantitativo totale ad un livello compatibile per il commercio. Lo stesso dicasi per il mais convenzionale anche destinato alla mangimistica.
Insomma se potessimo coltivare mais Bt forse potremmo ridurre le importazioni di mais non-italiano con pochissime fumonisine.
Ma non basta.
Io chiedevo e chiedo, e la mia richiesta sembra accolta dal coniglio superiore di sanità, di sapere cosa è successo nel recente passato ossia fino a quando è diventato un reato nel 2007 commercializzare mais con alto tenore di fumonisine. I dati del prof. Amedeo Pietri che stimano in un livello di 3000 il tenore medio di farine di polente biologiche commercializzate tra il 2002 ed il 2003, hanno prodotto danni nella popolazione? Si può cercare di capire se il Friuli ha una incidenza di tumori all’esofago e malformazioni da carenza da acido folico particolarmente elevati? se questi valori fossero statisticamente diversi, esiste una correlazione con il consumo di polenta?
Si tratta di domande e di ipotesi, io non ho sicurezze su nulla, ma continuo a fare domande ed avere dubbi.Io.
09 Ott 2011 alle 10:29
E’ la disonestà intellettuale di degli anti OGM che stride in queste discussioni.
Innanzitutto esiste una pubblicazione del Dr. Drew L.Kershen pubblicato sul Food Drug Law Journal che riporta indagini fatte sulla diretta dipendenza tra fumonisine e l’insorgenza di tumori e le interferenze con il metabolismo dell’acido folico nelle gestanti con il conseguente insorgere di malformazioni dei feti (es. spina bifida).
A questo riguardo quindi, come dice giustamente Marco Pasti, il consiglio superiore della sanità non smentisce l’esserci un legame tra fumonisine e tumore e malformazione, dice solo che in Italia non è un fattore di rischio prevalente, ci mancherebbe altro vista l’evoluzione del nostro modo di nutrirci.
Capanna tra l’altro dovrebbe essere l’ultimo a parlare ed ha imputare allarmismo agli altri suoi interlocutori.
Vogliamo ribaltare il motivo del contendere? Bene, allora riferiamo come è stato trattato Chernobyl da Greenpeace e inceve dal Chernobyl forum dell’ONU del 2005.
Gli atti di questo forum ufficiale dicono: “ il consesso composto da OMS¹, UNSCEAR², IAEA³ supportati da 100 esperti e voluto dall’ONU per fare il punto sulla situazione relazionano che: 3 sono stati i morti del personale della centrale (ma uno è morti di trombosi coronarica), 28 sono stati i morti nei mesi successivi tra i soccorritori, 19 quelli tra il 1987 e il 2004, ma molti per cause non imputabili all’incidente in modo certo, 15 giovani (0-18 anni nel 1986) sono morti per tumore alla tiroide. Il totale è 65, ma certe altre fonti lo danno come un dato in eccesso per assegnazioni improprie. Il controllo ventennale eseguito su una popolazione di circa 6.000.000 di persone, qual è quella interessata non ha rivelato aumento, rispetto al periodo precedente al disastro, né di leucemie, né di tumori solidi altri che il tumore alla tiroide, né infine di anomalie genetiche, malformazioni congenite alla nascita, aborti spontanei o riduzione della fertilità. In più il Chernobyl forum stima, cautelativamente, in 4000 (1000% in più di casi del normale) di decessi da qui al 2081, ma evidentemente difficilmente potranno essere verificati ed assegnati all’incidente con certezza.
Bene, sapete quali sono i dati di Greenpeace? Eccoli: Subito tra le 100.000 e le 270.000 vittime, ma a queste aggiunge 6.000.000 di morti nel mondo che potranno perire per tumore imputabile alle radiazioni di Chernobyl!
Ebbene se Grenpeace ammette che una particella radioattiva uscita da Chernobyl possa vagare nell’atmosfera e nel tempo andare a colpire una cellula umana provocando in questo organismo un tumore e questo per 6 milioni di volte, possiamo noi dire che nel mais che si mangia ci sono molecole di tossine che in altri posti della terra provocano tumori e malformazioni?
Altro esempio, Sapete qual è il bilancio finale dell’epidemia di E. coli in Germania del maggior scorso? 51 decessi e 852 individui colpiti da turbe renali e neurologiche permanenti. Una novella Chernobyl, ma essendo capitata con produzioni biologiche per la sola cocciutaggine di non voler trattare i semi con soluzioni clorate o mediante irraggiamento, non se ne deve più parlare!
09 Ott 2011 alle 16:22
Ciao a tutti
Prescindendo da tutti i dati scientifici riportati da Roberto e da Alberto faccio una considerazione semplice semplice, forse anche banale, ma che credo non possa essere confutata. Smentitemi se sbaglio.
Le fumonisine da cui si origina il problema di tossicità sono conseguenza delle muffe che si generano sulla spiga del mais a causa dell’attività di scavo della piralide.
Se la piralide non scava non ci sono muffe e fumonisine o quanto meno la loro quantità é drasticamente ridotta.
Se Aristotele non era un cretino, e non credo che la sua logica sia confutabile da alcuno, ci sarebbe da concludere che un mais che resiste alla piralide é privo di fumonisine o, quantomeno, ne contiene quantità decisamente inferiori ad un mais non resistente (che sia bio o no poco importa).
E allora mi spieghino per quale motivo devo accettare di mangiare un mais potenzialmente cancerogeno e non uno esente dal problema.
Certo, se “diluisco” un mais contaminato con uno sano posso anche dire che il problema non esiste abbassando la concentrazione sotto i limiti di legge, ma quando mi trovo nel mio silo un mais che per sfortuna é stato attaccato pesantemente dalla piralide non posso certo acquistare sul libero mercato mais “sano” per diluire il mio inquinato…
E questo, caro Marco, dovrebbe essere un problema che ben conosci…
Franco
P.S. per Roberto: leggi anche l’articolo su “il Giornale”…
09 Ott 2011 alle 18:04
Caro Alberto Cari tutti,
il documento di cui parlava Alberto (quello di Drew Kershen)l’ho caricato tempo fa su salmone: http://www.salmone.org/drew-kershen-redige-un-manuale-sui-vataggi-sanitari-del-mais-bt/
Segnalo questo a tutti i lettori di salmone perché ogni volta che posso, cerco di usare salmone come una memoria esterna dove cercare dati e documenti che penso prima o poi mi saranno utili.
09 Ott 2011 alle 18:05
rettifica al mio P.S.
Leggo troppi giornali, mi sveglio purtroppo troppo presto e ho fatto confusione…
Questa mattina avevo sonno
Non era “il Giornale”, ma lo stesso articolo citato da Roberto.
Scusatemi.
Franco
10 Ott 2011 alle 09:48
Grazie Roberto
di aver richiamato il testo pubblicato tradotto da Spazio Rurale e che io ho solo citato.
Tuttavia vorrei inviatre i lettori a soffermarsi a leggere l’introduzione del Prof. Francesco Salamini che è un’amara constatazione di come sono trattati in Italia gli scienziati favolrevoli all’uso oculato della transgenesi nel miglioramento vegetale.
10 Ott 2011 alle 14:08
A margine di tutte le cose giuste scritte fin qui.
Sul Corriere di ieri si legge: “Sullo sfondo ci sono le manovre di grandi multinazionali come le americane Monsanto e Pioneer Hi-Bred (gruppo Dupont), la tedesca Bayer, la svizzera Syngenta. Tutte pronte a esportare altri prodotti transgenici (i mangimi ci sono già) sul mercato italiano”.
Possiamo domandare da chi acquistano gli agricoltori i semi dei mais “tradizionali”, con cui, per esempio, producono anche per il biologico?
Poi, vogliamo anche dire che se il testo dell’articolo è “abbastanza” equilibrato, tutta l’impaginazione suggerisce simpatia verso una sola delle due parti in causa?
10 Ott 2011 alle 14:42
Piero
Probabilmente al giornalista Sarcina ha fatto bene la tirata d’orecchi che Il Prof. Veronesi gli ha fatto dare, infatti altre volte il giornalista non è stato “abbastanza equilibrato”.
A dimostrazione accludo uno scambio di messaggi tra me e il Prof. Veronesi.
Alberto Guidorzi Mercoledì, 01 Dicembre 2010
Cibo globale - eventi del 212/11/2010
Egregio Professore
Ho letto le due pagine (34 e 35) del Corriere della Sera di oggi che presentano il prossimo forum della Barilla dove il giornalista Giuseppe Sarcina parla di un “documento laico” (cosa significhi lo sa solo lui!) di Veronesi,Monti e Ricordi.
L’articolo non è altro che una serie di allarmi su futuribili effetti nefasti degli OGM. Per capire la tendenziosità del giornalista basta vedere la forografia del due pomodori a corredo dell’articolo del redattore per qualificarlo come mancante di deontologia professionale e la sua appartenenza alla numerosa categoria degli “untori” di manzoniana memoria. Infatti, quando uno si permette di avallare una didascalia con il segiente testo: Non solo Misure - La differenza tra un pomodoro normale (il piccolo)
e uno trattato con organismi genetiticamente modificati” lo squalifica a “imbonitore di piazza”. Infatti un lettore digiuno di tecniche di transgenesi è portato a pensare che gli OGM siano come degli “gnomi malefici inventati dalla scienza” per contaminare i cibi.
Vorrei chiederle pertanto se accetta di essere accomunato a tanta disinformazione?
Veronesi Mercoledì, 01 Dicembre 2010
Caro Alberto, lei ha pienamente ragione. Sono stato accomunato a questa disinformazione contro il mio volere e a mia insaputa. Le confermo che non ho mai sottoscritto un documento del genere e ribadisco la mia posizione ben nota a favore degli Ogm, che continuo a difendere dagli attacchi ideologici e mediatici perché li considero un grande progresso per l’umanità.
12 Ott 2011 alle 20:09
Mah!
Negli ultimi giorni abbiamo letto di tutto.
Manca solo, ma non sono certo, che si sia scritto che OGM = morte certa.
Non sono un talebano ( solo quasi…) pro OGM. Sono solo un agricoltore che ha avuto la fortuna di vederli in campo (prima degli anni del proibizionismo) e di averne valutato le potenzialità (parlo di molti anni fa…)
E sono profondamente convinto che la tecnologia OGM possa incidere molto positivamente sulla nostra produzione agricola (in termini di quantità) e sulla qualità delle nostre produzioni (checché ne dicano Capanna e i relatori dei Ministeri é innegabile che se non ci sono infestazioni di Piralide con conseguente muffe le tossine non ci sono…).
Apprezzo la smentita del Prof. Vernoesi, che stimo da molto prima che si schierasse a favore dell’OGM.
Lo stimo per la sua professionalità in cmpo medico a prescindere dalla questione OGM!
Ci manca solo di far capire al mondo civile che i “capannisti” non dicono la verità fino in fondo, ne dicono solo una parte (quella che a loro interessa per motivi a me ignoti) e che OGM per l’agricoltura italiana potrebbe dire sopravvivenza o no.
Pronto a qualunque confronto per dimostrarlo (5% + di mais fa una grossa differenza nei conti di un’azienda agricola; sono soldi contanti colorati di giallo mais * o -…)
Franco
13 Ott 2011 alle 04:25
Caro FRanco,
la tua definizione di “anni di proibizionismo” mi sembra una ottima invenzione e penso che che la ruberò per un prossimo dibattito mediatico, mi sembra una definizione sintetica ed efficace.
Vi invito a rileggere i parere del CSS che a mio avviso conferma tutte le mie preoccupazioni sia per tumori all’esofago che per il rischio di spina bifida. Non è facile fare i conti con i numeri proposti (800ppb della normativa 1126/2007 contro 2000 ng/kg di peso corporeo per giorno dal CSS), ma quel dato che i soggetti più a rischio sono gli adulti (12,5%) dimostra che c’è un problema gigantesco che è stato trascurato.
13 Ott 2011 alle 10:45
Roberto
Eccoti altri dati da contrapporre a Capanna o all’audizione della Migliorini.
Le PGM già coltivate che problemi hanno risolto?
Economici e ambientali
* La Soia RR ha diminuito di 13000 t/anno la quantità di erbicidi, ossia 1,1 miliardi
$ economizzati nei costi di produzione.
* Il Cotone Bt ha fatto risparmiare 862 t/anno di insetticidi, con un aumento di
produzione di 900.000 t/anno di prodotto (1).
* Il Mais Bt ha fatto risparmiare 7260 t/anno di insetticidi, con un recupero di
produzione di 1.587.600 t/anno.
* La Papaia GM resistente al virus “Ringspot” ha salvato la filiera di questo frutto
alle isole Hawai, vale a dire ben 17 milioni di $/anno
Esclusivamente ambientali
* 224.000 di p.a. di insetticidi + erbicidi risparmiati
* 2,2 miioni di m³ di gasolio
* 45,5 milioni di t di CO2 non emessa o sequestrata
(1) Nei soli USA prima del 1996 il 50% di tutti gli insetticidi era usato sul cotone (25% su scala mondiale), con l’adozione del cotone Bt il consumo si è ridotto del 40%
—–
Dati riferiti da Georges Pelletier in una conferenza del 2008.
http://www.international.inra.fr/join_us/working_for_inra/portraits/georges_pelletier
14 Ott 2011 alle 07:12
Vorrei riprendere un argomento del citato articolo de Il Corriere.
Luca Colombo, coordinatore della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica, richiama gli interessi economici in gioco. Cioè la “fame” delle multinazionali per nuove fette di mercato che arriverebbero dagli ogm.
Ebbene, dati ISTAT elaborati da Assosementi, dicono che nel 2007 l’import di sementi di mais è stato di 32.600 ton. contro le 3.400 di export (e da verificare se le aziende che hanno esportato sono proprio a capitale interamente italiano) Ma di cosa stiamo parlando?
14 Ott 2011 alle 10:22
Piero
Te lo dice uno che è stato nel mondo delle sementi, non esiste esportazione di materiale genetico di costituzione italiana. Esistono degli scambi tra casa madre americana e filiale italiana. Con una differenza che i 32.6oo t hanno un plus valore aggiunto notevole, mentre le 3400 sono prezziate al costo del mais zootecnico.
Ti cito un esempio emblematico, quanche anno fa risultavamo il maggiori esportatori di seme di bietola da foraggio (coltivazione ormai sconosciuta in Italia in). Si trattava in realtà di ditte estere che riproducevano il seme in italia (ora non più), lo importavano in natura e lo rivendevano dove si coltivava. Ebbene tra il seme esportato ed il seme commerciale ricavato c’era un rapporto di prezzo diu 1 a 8. Vale a dire siamo i somari tra dei cavalli di pura razza.
Noi in Italia non abbiamo nessuna industria sementiera che si possa chiamare tale, nemme nel frumento. Siamo e diventiamo sempre più dipendenti dall’estero. Ti pare che la nostra agricoltura si poissa permettere di dettare legge in fatto di sementi. Fino a quando gli USA saranno disponibili a darci seme convenzionale valido? Nessuno lo dice ma le produzioni unitarie sono praticamente ferme da 10-15 anni per quanto riguarda il contributo della genetica.
15 Ott 2011 alle 07:39
Grazie, contavo proprio su un tuo intervento in merito.
Si conferma il fatto che i crociati del no ogm sbagliano clamorosamente l’obiettivo.
Forse sarebbe il caso di incalzarli sulle loro contraddizioni, non tanto su ogm buono/cattivo, quanto sul fatto che bloccare la ricerca significa lasciare tutto un comparto nelle mani dei soliti noti. Che a parole loro sostengono di voler combattere.
15 Ott 2011 alle 10:58
Piero
A proposito dell’ultima tua asserzione, essa è tanto vera che potrebbe essere la contraddizione maggiore da sbattergli in faccia.
La creazione di una pianta OGM è diventata, oserei dire, di routine sono gli studi per dimostrarne l’innocuità che sono costosissimi e li hanno voluti, o meglio imposti, proprio gli Anti-OGM escludendo così dalla ricerca i laboratori pubblici. Nessuno, se non una multinazionale si può accollare e soprattutto anticipare delle spese così ingenti.
In Europa siamo ancora più fessi perché l’applicazione del principio di precauzione ci “castra” ancora prima. La formulazione del principio di precauzione potrebbe essere questa: “Affinché un danno non sia arrecato in maniera grave e irreversibile all’ambiente, le istituzioni s’incaricano di vigilare, applicando il principio di precauzione, per evitare il realizzarsi del danno, come anche la messa in opera di procedure di valutazione dei rischi che si corrono”
Ora ad una prima lettura sembrerebbe una formulazione condivisibile, ma quando tu pensi che in Italia non è possibile seminare anche sperimentalmente una pianta OGM (molte Regioni si sono dichiarate libere da OGM) come faccio a “mettere in opera delle procedure di valutazione del rischio che si corre”? In Francia si può seminare sperimentalmente, ma hanno trovato un’altra strada per impedire la valutazione che è quella dello sguinzagliamento dei devastatori.
In questo modo il “principio di precauzione” è un eufemismo, sarebbe meglio chiamarlo il”principio dell’impedire di fare”. E’ già in stampa su Spazio Rurale un mio articolo per svelare tutte le malefatte del principio di precauzione.
16 Ott 2011 alle 09:24
Sul principio di precauzione di potrebbe aprire un interessante dibattito. Per esempio sul come lo si stiracchi di qua o di là a seconda degli interessi contingenti o, più semplicemente, dell’aria che tira. Ci ricordiamo ancora le normative sugli impianti di trasformazione che avrebbero preteso di trasformare gli alpeggi in piccole galbani? All’epoca li salvò la fama del lardo di Colonnata, che sarebbe stato coinvolto (e fummo tutti contenti, almeno i conoscitori degli alpeggi), ma il principio di precauzione fu molto “interpretato”, a differenza di altri casi. E la proposta di indicare in etichetta i pericoli degli alimenti troppo energetici, poi ritirata per “lesa Nutella”?. (allora anche Petrini mostrò una tolleranza poco applicata ad altri casi). Che dire della recente proposta di revisione del sistema delle scadenze basata su argomenti che sarebbero stati validissimi già quando questo sistema fu proposto come toccasana?
PS: il sito di Spazio Rurale è fermo al 2005, ci puoi far avere il tuo articolo? Grazie
16 Ott 2011 alle 10:14
Piero, certamente che te lo faccio avere appena disponibile, O lo mando all’indirizzo di Sagri-salmone perchè te lo faccia pervenire o se li autorizzi a darmi la tua mail te lo invio direttamente.
16 Ott 2011 alle 10:18
Nessun problema a che ti diano la mia mail, credo comunque che interessi a molti, non solo a me.
17 Ott 2011 alle 08:26
Piero,
mandami la tua mail a sagri@salmone.org ed io la giro ad Alberto
17 Ott 2011 alle 15:12
aggiungerei, tanto per tornare al tema principale, che ci troviamo di fronte a un lampante esempio di utilizzo “di parte” del principio di precauzione.
applicato in maniera intransigente agli ogm, interpretato con molta benevola larghezza per le fumonisine
23 Ott 2011 alle 19:38
Io lo chiamerei principio di “preclusione” per come viene utilizzato…
Seguendolo alla lettera oggi andremmo tutti a piedi (nemmeno in carrozza…).
Sai che rischi si corrono a muoversi non dico in macchina, ma nemmeno con un tram
E guai ad accendere un fuoco per cuocere la verdura! Hai idea di che incendi devastanti puoi provocare?
Scherzi a parte il principio di precauzione é doveroso, ma la sua interpretazione e applicazione dovrebbe essere affidata a team di tecnici super partes e non ai talebani del Kilometrozero come di fatto avviene…
Ciao Franco
29 Nov 2011 alle 17:13
Riguardo al commento di Alberto Guidorzi su Chernobil segnalo questo documento dell’OMS da cui risulterebbe che i casi di tumori alla tiroide conseguenti al disastro nucleare sarebbero più di mille:
http://www.iarc.fr/en/media-centre/pr/2011/pdfs/pr206_E.pdf