Continua tensione etica e di responsabilità

09 Feb 2016
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Sembra non si parli di Ogm (ma si parla forse di cose ancora piu’ importanti degli Ogm), ma in realta’ e’ la stessa cosa. Anche in questo campo la ricercatrice Elena Cattaneo chiede l’etichettatura. In questo caso dei farmaci derivanti da sperimentazione animale, in altri casi di alimenti derivati da Ogm.
Chi non vuole usare farmaci testati su animali puo’ sempre evitarli, ad esempio potrebbe acquistare un buon tessuto spesso (non userebbe mai un laccio dii cuoio…..) e consegnarlo ai propri congiunti in modo che in caso di incidente possano rifiutare gli anestetici. Noi preferiamo usare la minima dose possibile, ma statisticamente significativa di animali per mettere alla prova l’efficacia dei farmaci, ma ognuno e’ libero di fare le sue scelte purche’ sia coerente ed agisca di conseguenza.

4 commenti al post: “Continua tensione etica e di responsabilità”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Come spesso accade ci si lamenta ora per il passato. In altri termini vi sono movimenti di opinione che pur essendo a conoscenza che con il tempo e con i progressi scientifici molto è cambiato nella valutazione etica, fanno credere, ad una opinione pubblica con scarse conoscenze specifiche e con limitate capacità di critica su certe informazioni, persistere di pratiche ormai abbandonate da tempo. E’ una forma di tirannia e di prevaricazione e la praticano i vari movimenti animalisti, ecologisti (Greenpeace, Slow food, Brambilla ecc. ecc.)

    Questo avviene nella campo specifico della sperimentaione su animali, nella produzione di medicamenti o cibi tramite organismi geneticamente modificati e nell’uso dei fitofarmaci in agricoltura (quella buona e professionale). In tutti questi tre ambiti si fa credere che le cose siano rimaste ai livelli 30 o 40 anni fa, cosa totalmente falsa.

    Ecco che allora anch’io sottoscrivo che sia resa obbligatoria la l’etichettatura a tutti i livelli, quindi stampigliare sui farmaci o “con uso di animali o meno” o “con impiego di OGM o meno” o con dichiarati i residui di fitofarmaci se presenti (unitamente però al rapporto con le quantità giudicate innocue dalla scienza).
    L’opinione pubblica ha il diritto di sapere, ma anche il diritto di valutare i costi sulla loro salute e sulle loro tasche di tali iniziative.

  2. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Ho letto con attenzione l’articolo della Prof. Elena Cattaneo.
    Premetto che in questo post non tollererò che OGM bb! la definisca come di consueto (non lo merita) ed esigo che porti rispetto per chi la ricerca la fa seriamente e non a Pollenzo.
    I Gabibbi lasciamoli altrove…
    Chiedo anche scusa per l’esordio polemico qui sopra, ma…
    Il testo dell’amica Elena Cattaneo é un esempio di serietà professionale sul quale in molti dovremmo meditare.
    Ci fossero più persone, anche nelle nostre Istituzioni, del suo livello credo che potremmo sentirci più sereni.

  3. franco NulliNo Gravatar scrive:

    P.S. Vi piace la mia nuova fotina?
    Sono in versione estiva molto meno istituzionale della precedente…

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Esplicito meglio la seguente frase del mio primo intervento: “Come spesso accade ci si lamenta ora per il passato”, tramite un esempio concreto.

    Da uno studio francese condotto dall’ITB (Institut Technique de la Bettrave) sui progressi tecnico-produttitvi nella coltivazione della bietola da zucchero, una delle piante su cui si sono concentrate più innovazioni e ricerca, si ricavano questi dati

    Nel 1980 si producevano 7 kg di zucchero per metro quadro, oggi se ne producono 14 di Kg. Questi aumenti produttivi sono stati ottenuti con molti meno concimi, ma distribuiti meglio. Gli apporti azotati sono stati dimezzzati mentre gli apporti fosfatici e potassici si sono ridotti del 70%. Se nel 1980 si apportavano 900 g di prodotti fitosanitari/ tonnelatta di zucchero prodotto, oggi se ne apportano 250 g.

    E da un punto di vista del bilancio carbonico? Per coltivare un ettaro di bietola da zucchero si producono 2,3 t di CO2, ma un ettaro così investito assorbe ben 21,6 t di CO2 per produrre appunto 14,55 t di saccarosio.

    POI VI è CHI FA CREDERE CHE UN’AGRICOLTURA INTENSIVA FRUTTO DI INNOVAZIONE E RICERCA (genetica, varietale, del diserbo, della difesa, agronomia e agroequipaggiamento) E’ UN ATTENTATO ALL’AMBIENTE!!!!!
    MINISTRO MARTINA FACCIA IN MODO CHE DIVENTI TALE ANCHE LA NOSTRA AGRICOLTURA, INVECE DI BLATERARE.

    P.S. Gli agricoltori francesi si lamentano dei loro redditi, immaginatevi cosa dovrebbero dire gli italiani. Perchè non lo fanno, semplice, in gran parte sono solo dei proprietari di terre e non degli agricoltori veri.

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Aspetti legali

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