Il Corriere da voce ai singoli, meglio se pensionati

05 Nov 2013
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L’intervento ospitato dal Corriere di oggi appare sorprendente. Tutto schierato contro il glifosate citando un sito dove viene scritto l’opposto di quanto riportato. Ad esempio  ci sono più erbe infestanti nell’Europa OGM-free che nell’Argentina che non ha quasi più una sola pianta di soia che non sia resistente a glifosate http://www.weedscience.org/Graphs/GeoChart.aspx
Ma non solo. Nella classifica delle piante resistenti ad erbicidi il glifosate così diffusamente usato, arriva solo decimo a pari merito con altri due erbicidi per numero di erbacce resistenti http://www.weedscience.org/Graphs/activebyspecies.aspx . Insomma citazioni distorte per piegarle alla tesi che si voleva sostenere.

Leggi l’articolo di Matteo Giannattasio e l’articolo di Chicco Testa

19 commenti al post: “Il Corriere da voce ai singoli, meglio se pensionati”

  1. DiegoNo Gravatar scrive:

    Chi non muore si rivede, il sempre tronfio e pienissimo di sè medico/agronomo/biodinamico Giannattasio, è proprio il caso di dire che l’erba cattiva non muore mai

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Diego
    per parte mia gli ho risposto nella rubrica EXPO ormai andata in archivio dicendogli che ha barato intellettualmente.

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.biodinamica.org/2010/03/perche-preferire-latte-e-formaggi-biologici-e-biodinamici-le-ragioni-desunte-dai-risultati-della-ricerca-scientifica-e-dalla-normativa-vigente/

    Rudolfsteiner.it - Shop - - Guida all’Agricoltura Biodinamica - Vol. 1 - Associazione Biodinamica svizzera e Fibl - Associazione per l’Agricoltura Biodinamica
    http://www.rudolfsteiner.it/shop/libri/999/guida-all-agricoltura-biodinamica-vol-1_1

  4. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Alberto scusami ma non riesco più a visualizzare il tuo indirizzo email…era nell’altro post.
    Puoi riscriverlo? GRAZIE…

  5. VitangeloNo Gravatar scrive:

    A proposito di fame nel mondo, penso ci sia un refuso nel titolo dell’articolo di Matteo Giannattasio sul Corriere della Sera di ieri.Invece di “La fame nel mondo si può ridurre senza l’uso di Ogm in agricoltuira” andrebbe letto “La fame nel mondoo può aumentare senza l’uso di Ogm in agricoltura”. E non è una battuta! Su Spazio rurale di qualche anno fa (luglio 2008) fu pubblicata questa mia riflessione, che ritengo ancora validissima. Era il momento in cui c’era una grande preoccupazione per la scarsità di cereali nel mondo e si verificavano aggiottaggi nei supermercati USA e blocco delle esportazioni in Argentina, ecc., come credo ben ricorderete.
    Chi mi conosce sa che ho grande rispetto anche per la pianta di basilico sul davnzale delle finestre e che accetto anche l’agricoltura di chi parla con le piante! Ma non accetto che su temi così drammatici si dicano cose prive di fondamento. Purtroppo, abbiamo la pancia piena e non riusciamo a comprendere chi non riesce neanche ad immaginare di poter mangiare ogni tanto! Bisogna ammetterlo, è colpa delle nostre politiche (si fa per dire!) estere ed agrarie anche in considerazione del fatto che alla fine del secondo conflitto mondiale eravamo affamamti pur essendo una nazione prevalentemente agricola! La stesa cosa vale per le pessime risposte della Sig.ra Crespi di qualche giorno fa sul medesimo quotidiano. La Signora ammette di non avere la Laurea in agraria e dà risposte alquanto datate (ad essere genenrosi).

    Infatti scrivevo:
    “Come era da aspettarsi, l’apertura agli OGM del nuovo Governo ha mandato in fibrillazione il mondo politico italiano. I due -ormai storici- blocchi hanno riproposto le loro opinioni anche stimolati dalle conclusioni della conferenza FAO sulla crisi alimentare. Ovviamente vengono riproposti i vecchi schemi secondo i quali con le piante geneticamente modificate si risolverebbero i problemi mentre chi è contrario pensa che queste addirittura li aggraverebbero. Le cose, però, non sono così semplici poiché molto differenziate sono le cause che portano alla scarsità o assenza di cibo per molte popolazioni. Già una netta differenza s’impone fra le popolazioni ricche che vedono la minaccia della scarsità e quindi dell’aumento del prezzo di cibo e quelle povere che ne producono poco o meno. In linea di massima, le prime hanno strumenti per ampliare le produzioni e i commerci mentre le seconde non hanno dalla loro parte, a volte, neanche le condizioni ambientali per produrre un po’ di più che si aggiungono alle maggiori difficoltà finanziarie per acquistarlo. Se le prime, come quelle italiana ed europea, possono disquisire sui danni ai prodotti tipici e sulla coesistenza con l’adozione degli OGM avendo la pancia piena, le seconde, con la pancia vuota, aspettano che gli avanzi dei ricchi possano raggiungerli in tempi brevi. Insomma, a nostro parere, la disputa sugli OGM è una ulteriore scusa per mascherare l’egoismo dei ricchi e l’incapacità di realizzare politiche ed interventi credibili. Ma queste sono aspetti politici; a noi preme, invece, che gli aspetti agronomici e sociali illuminino i decisori politici su basi tecnico-scientifiche e non su calcoli elettorali o meramente speculativi.
    Personalmente, non dimenticherò mai la grande lezione che mi venne dai pannelli stradali californiani negli anni settanta quando per la prima volta approdai all’Università di Davis con una borsa di studio. In particolare uno mi è rimasto impresso. Diceva: AGRICULTURE FOR FOOD NOT FOR BUSINESS. Pensavo di aver sbagliato nazione; invece ero negli States che con il cibo realizzava valide politiche estere. Che queste siano ancora sconosciute da noi si desume dalle dichiarazioni di alcuni opinionisti quando affermano che la fame nel mondo la possono risolvere solo i piccoli agricoltori con le loro piccole aziende possibilmente a regime biologico…….che non produrranno mai cereali o leguminose ma solo ortofrutta e fiori. Cioè il contorno con la decorazione dei tavoli ma non il pane e i primi piatti che, come è noto, sono la vera base dell’alimentazione umana. Questo stridente egoismo fa il pari con chi pensa di risolvere ogni problema anche nel Terzo Mondo con le piante geneticamente modificate. Questo è vero in parte solo se si pensa che l’innovazione può far produrre un po’ di più alle grandi agricolture mondiali tanto da permettere maggiori aiuti a chi ha meno o nulla. Invece, i problemi dei paesi poveri hanno bisogno del concorso di tutte le conoscenze per permettere coltivazioni altrimenti impossibili. In questi casi, il ricorso alla trasformazione genetica può consentire di risolvere problemi altrimenti non affrontabili con la genetica convenzionale. Si pensi alla resistenza alla siccità per meglio utilizzare la poca acqua disponibile e la costituzione di varietà resistenti all’eccesso di elementi tossici per le piante, tanto per citare due problemi ricorrenti in Africa. E’ indispensabile che ogni problema venga affrontato sul posto dai tecnici e dai ricercatori che non devono essere sotto minaccia di sequestro o della stessa vita. Quindi c’è bisogno innanzitutto di stabilità politica per permettere lo scambio di personale ed idee fra paesi poveri e paesi ricchi. In questa strategia l’Italia deve ritagliarsi un ruolo più deciso: se non riusciamo a portare cibo perché ne produciamo poco anche per noi stessi possiamo, però, trasferire conoscenze ed esperienze che ci vengono dalla particolare situazione geografica e dalla grande tradizione agronomica. Ma senza posizioni preconcette: la fame degli altri porta alla morte in tempi brevi senza aspettare i presunti danni alla salute fra decenni con gli OGM”.

    E’ stata una consolazione (magra, purtroppo) leggere che Bill Gates ritiene che nel Terzo Mondo sono prioritari i vaccini (e quindi lo stato di salute) e non i computer! E lui è diventato ricchissimo grazie ai computer; ma è americano e forse ha letto gli stessi pannelli stradali che avevo letto io sulle strade della California negli anni settanta.

  6. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Scusate, dimenticavo di precisare che anch’io sono un pensionato!

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Vitangelo,
    ma tu sei un pensionato che non viene ospitato sul Corriere, la differenza non e’ trascurabile, ma sopratutto tu invece sai di cosa parli

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Come al solito non si vuol capire di non conforndere il tutto con una parte, che tra l’altro porta un concorso limitato al contesto in cui si agisce. l trasferimento di geni risolve solo qualche problema particolare, ma non farà mai aumentare a dismisura i livelli produttivi di una specie agraria, magari fosse così! Però in certi casi non possiamo prescindervi in quanto l’inserimento per altra via di un gene modificherebbe talmente il genoma di quella pianta da farla regredire alla predomesticazione. Perchè non si vuol capire che il golden rice risolve il problema della mancanza di vitamina A, ma non il problema del riso quotidiano, quello bisogna risolverlo per altra via, cioè con miglioramento genetico e la selezione ricorrente cioè con le tecniche che perseguiamo da un secolo e che ora possono avvalersi delle biotecnologie per aumentare la velocità di realizzazione , da intendersi però come come genomica e non come transgenesi.

    Perchè non si vuol capire che il problema della disponibilità maggiore di granoturco in paesi come l’Africa lo si risolve con la creazione degli ibridi sintetici (tecnica alla portata di quel contesto e non certo con gli ibridi ottenuti per le nostre agricolture). Nessuno, se ha cervello, si pone il problema di mettere a disposizione dei contadini africani un mais Roundup Ready, loro le zappe e la forza lavoro l’hanno ancora ed inoltre la tecnica del diserbo per le loro condizioni di arretratezza è ancora di la da venire; al massimo avranno bisogno della transgenesi di fronte ad un parassita devastatore.

    Ma si può essere più ottusi.

    Il prof Giannotasio ci riporta una comparazione in valore per suffragare l’aumento di pesticidi, senza valutare se questi a causa del processo innovativo non hanno subito un aumento di prezzo unitario. Arriva ad incolpare gli OGM delle resistenze, senza capire che è un problema di tecnica agronomica vecchia come il cucco e che l’agricoltore ben conosce, ma spesso dimentica. Quindi la colpa è della dabbenaggine degli agricoltori e non degli dei transgeni messi a loro disposizione.

    Anch’io mi accoppo se invece di rivolgere la canna della pistola in avanti la rivolgo verso di me, ora non sarà colpa della pistola se mi sparo in testa!

    Ma possibile che un cattedratico che pubblica e si confronta non abbia acquisito la logica dell’autocritica del suo pensare?. Ma cos’ha insegnato ai suoi studenti se non possiede questo modo di porsi di fronte alla ricerca scientifica?

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    guiduilio@libero.it

  10. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Grazie Alberto. Ti ho inviato il paper… :-)

  11. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Giannattasio ci legge, ma le risposte sono molto carenti, ecco cosa scrive:

    ………….Così ho preso carta e penna e ho scritto al Corriere per dire quello che pensavo a riguardo.

    Dopo di che, apriti cielo! Dai loro siti i soliti noti pro-OGM hanno iniziato la consueta aggressione verso il sottoscritto. Ma, come è costume di chi ha poche argomentazioni da addurre, si sono limitati agli improperi o hanno addotto argomentazioni piuttosto bizzarre contro le mie affermazioni. Ve ne cito una sola che riprendo testualmente da una sorta di editoriale che ho trovato in uno dei siti più agguerriti: “L’intervento ospitato dal Corriere di oggi appare sorprendente. Tutto schierato contro il glifosate citando un sito dove viene scritto l’opposto di quanto riportato. Ad esempio, ci sono più erbe infestanti nell’Europa OGM-free che nell’Argentina che non ha quasi più una sola pianta di soia che non sia resistente al glifosate”.

    Mio commento: sfido io che in Argentina ci sono meno erbe infestanti, con tutti i diserbanti che si usano a piene mani e senza preoccuparsi dei gravi danni che questi possono causare all’ambiente e all’uomo. Ogni anno, in Argentina, soltanto di glifosato, se ne consumano tra 180 e 200 milioni di litri. E un recente lavoro svolto proprio in Argentina dal Laboratorio di Embriologia molecolare della Facoltà di Medicina di Buenos Aires pubblicato nel 2010 sulla rivista internazionale Chemica Research in Toxicology (impact factor 3,667, quindi rivista di alto credito), ha evidenziato che questo diserbante può avere effetti teratogeni sui vertebrati. Poi, è chiaro, c’è stata la contestazione della Monsanto, produttrice del glifosate sotto forma di Round-Up, cui i ricercatori argentini hanno risposto per le rime. Tutto quanto dico è documentato e si lo può ricercare in rete partendo da un articolo pubblicato dal Latin American Herald Tribune “Herbicide used in Argentina Could Cause Birth Defects”.

    Nello stesso commento si trova anche scritto che “Nella classifica delle piante resistenti ad erbicidi il glifosate così diffusamente usato, arriva solo decimo a pari merito con altri due erbicidi per numero di erbacce resistenti”. Ebbene, a parte il fatto che nell’articolo del Corriere ho scritto semplicemente che “…ci sono segnalazioni di infestanti diventate resistenti al glifosate”, inviterei il commentante ad andarsi a leggere il documento redatto da vari docenti universitari americani “Facts about glyphosate-resistant weed”, i quali, pur essendo favorevoli alle piante OGM, affermano che “sebbene il numero totale di specie infestanti resistenti al glifosate è basso, il numero di specie sta aumentando ad un tasso allarmante”; e riportano un grafico (la fig.2) illuminante.

    Commento: OK che la resistenza a glifosate sta aumentando rapidamente e che la cosa e’ molto, molto preoccupante, ma cosa si aspettava che succedeva se ci sono quasi 100 milioni di ettari dove l’unico diserbante e’ glifosate mentre noi oggi in Italia usiamo 6 diversi diserbanti per coltivare soia non OGM ed uno dei sei e’ appunto lo stesso glifosate? Tutto sarebbe risolto con le teorie biodinamiche, dove la purezza del seme e la purezza della razza nascevano negli stessi luoghi e negli stessi anni. Tira una brutta aria in troppi Stati Europei.

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Prof Giannottasio:

    In Argentina lei accetta che ci siano meno erbe infestanti, ebbene i casi sono due:

    1° Gli argentini ruotano diversi diserbanti e quindi è logico che ci siano meno infestanti nei coltivi, anzi dovremmo battere le mani agli argentini perchè fanno un’agricoltura compatibile in quanto ruotano i principi attivi e quindi non esercitano pressione selettiva solo in un senso.

    2° Gli argentini usano solo glifosate dato che seminano soia RR, allora lei ha peso un abbaglio nel dare per vero il fatto che in Argentina ci siano meno infestanti, infatti, ormai si dovrebbe essere verificata qualche resistenza, appunto per pressione selettiva forte.

    Professore, capirei che fosse Capanna a meravigliarsi che una pressione selettiva forte favorisca qualche mutazione insorgente, lui di agricoltura non ne capisce nulla, ma a lei non è permesso.

  13. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Mi spiegate chi è quel cretino in Italia (per questa volta maiuscola…) che si diverte ancora a trascurare un minimo di rotazione nei suoi campi?
    Forse negli anni ‘80 sulla scia della fantasia della monocoltura del mais qualcuno ci ha pensato, ma non siamo tutti scemi noi Agricoltori… Qualcuno un po’ furbo esiste e sopravvive…
    E chi non é furbo o ha ancora un Papà anziano in vita vede gli effetti e piano piano capisce.
    La rotazione almeno dei P.A. nei campi é fondamentale e ormai tutti lo sanno…
    OGM o non OGM questo é un dato di fatto.

  14. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Da pensionato pesco nel mio passato e ripropongo l’articolo da me scritto su Spazio rurale, n. 4 del 2008, da titolo Malerbe con transgeni resistenti. Oltre ad interessarmi di infestanti ho avuto la fortuna di frequentare una grande Scuola di Agronomia, quella italiana in toto! Quello che proponevo era e resta la base imprescindibile della filosofia e pratica della lotta alle infestanti di qualsiasi coltivazione. E queste nozioni le conoscono bene gli agricoltori come giustamente afferma Franco. E ogni qualvolta fanno finta di dimenticarlo ne pagano le conseguenze!

    “Nella pratica del controllo delle malerbe con qualsiasi mezzo (arature, diserbo chimico, ecc) la selezione delle infestanti è un risultato scontato. Qualche esempio: chi produce pomodoro da industria sa che utilizzando gli erbicidi selettivi per le solanacee nel giro di pochi anni si troverà un’infestazione di erba morella (Solanum nigrum) così come i produttori di carciofo e lattughe con gli erbicidi ad hoc selezioneranno malerbe appartenenti alla famiglia delle composite. Chi utilizza spesso frese e dischi sa bene che si troverà il campo infestato da piante perennanti tipo gramigna. Anche chi mette in coltivazione nuovi terreni si aspetta che la vegetazione spontanea cambi nel volgere di poche annate per effetto delle semplici arature.
    La soluzione al contenimento di erbe indesiderate è la classica ed antica rotazione, cioè la coltivazione in successione di specie che abbisognano di lavorazioni al terreno e/o di erbicidi differenti. Quanto più larga sarà la rotazione tanto minore sarà la comparsa di malerbe più difficili da controllare.
    Non meraviglia, quindi, se anche nella coltivazione di piante-GM resistenti agli erbicidi, con il tempo, si seleziona una flora infestante che non patisce l’uso dello specifico principio attivo. Perciò, per un addetto ai lavori, la pubblicazione dei risultati di studi miranti a verificare se nelle coltivazioni di canola (candian oil low acid) (il nostro colza da olio) si siano sviluppate piante spontanee botanicamente vicine alle cultivar di colza resistente a glifosate o a glufosinate, è di grande interesse pratico oltre che scientifico.
    In Canada, già qualche anno fa, era stato osservato che il gene per la resistenza all’erbicida glifosate era passato dalla piante-GM coltivate di colza (Brassica napus) a quelle spontanee dello stesso genere e di generi affini (B. rapa, Raphanus raphanistrum)) -anche con numero cromosomico diverso- mediante gene flow, a causa del trasporto del polline ad opera di vento ed insetti. L’ibridazione fra piante coltivate di colza e quelle spontanee è sempre avvenuta: in questo caso si tratta di capire che possibilità di persistenza nell’ambiente ha un ibrido con il novello carattere introdotto con l’ingegneria genetica. Finora i risultati sono confortanti perché si tratta ancora di pochi esemplari, che, se sottoposti alla pressione selettiva degli erbicidi, potrebbero aumentare fino ad annullare l’efficacia dell’uso di piante geneticamente trasformate attualmente in uso. Dalle osservazioni fin qui condotte in camera di crescita e senza la pressione selettiva dell’erbicida sembra che il numero delle piante contenenti il gene novello sia diminuito drasticamente nel giro di tre anni (dal 34 al 2,5% dei campioni analizzati) prevalentemente a causa della ridotta fertilità del polline nelle piante derivate dai successivi incroci.
    Al di là di questi aspetti pratici agronomicamente gestibili, si cerca di capire quali sono i rimedi da mettere in atto utilizzando gli strumenti della genetica e se, soprattutto nel caso della canola, è economicamente vantaggioso investire in tale direzione.
    Questi studi hanno dato una risposta anche ad un aspetto sul quale si dibatte da anni: se l’ibridazione è possibile fra piante-GM e vegetazione spontanea vuol dire che le prime vanno considerate normali a tutti gli effetti perché si comportano ne più e ne meno come quelle da cui prendono origine. E non è un aspetto secondario!
    A parte il caso specifico della canola, le ibridazioni spontanee fra piante GM e non, nel caso italiano, ci mettono al riparo dai danni all’ambiente semplicemente perché non abbiamo specie spontanee affini a molte specie coltivate. Sono i casi di mais, soia, pomodoro, melanzana, peperone, patata, ecc., di cui disponiamo solo ed esclusivamente di varietà coltivate che lasciate nell’ambiente spariscono non riuscendo ad inselvatichirsi. Sono aspetti non secondari, che dovrebbero essere presi in grande considerazione da chi non vuole gli OGM nella nostra agricoltura.”

  15. marco pastiNo Gravatar scrive:

    La cosa più avvilente è che il corriere fa censura pro OGM: ho scritto, a commento dell’articolo di Ganattasio, che è un po’ arduo, guardando il grafico pubblicato a questo link: http://www.sciencemag.org/site/special/pesticides/ , sostenere che gli ogm non riducono l’uso di pesticidi visto che dal 2000 al 2012 il valore dei pesticidi usati negli USA dove si coltivano OGM è passato da poco meno di 9 mld di dollari a poco più di 9 mld di dollari mentre nello stesso periodo in Europa dove quasi non si coltivano ogm lo stesso valore è passato da poco più di 6 mld di dollari a poco meno di 12 mld di dollari e che quindi è quantomeno “miope” l’interpretazione dell’autore, a sostegno della tesi che con gli OGM si riducono i pesticidi, secondo cuitale grafico “ci mostra che in quel Paese il trend delle vendite di pesticidi degli ultimi anni è in salita (sotto gli 8.000 milioni di dollari nel 2010, quasi 9.000 milioni di dollari nel 2012)”. Dopo svariati giorni questo mio commento è ancora in fase di valutazione…

  16. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao Marco e grazie per la segnalazione…

    Avevo inviato ad Alberto il lavoro originale incriminato perchè mi ero accorto delle stesse cose che hai evidenziato tu. Sinceramente non ho pensato di scrivere al giornale per sottolineare la cosa ed apprendo ora che sarebbe stato inutile. Comunque lo terrò presente…

  17. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    La semplice interruzione delle monocolture ,generiche rotazioni di colture e erbicidi ,non sono state sufficienti ad evitare l’insorgere di resistenze.Neanche in Italia
    http://www.weedscience.org/Summary/Country.aspx
    Oltretutto ve ne erano già e ne sono state importate, di infestanti insensibili ai P.A utilizzati a rotazione in diverse colture.
    (D’altronde non fosse cosi non vi sarebbero agricoltori interessati a utilizzare pmg ht)
    In passato quando poi le resistenze
    -già presenti al momento dell’utilizzo del p.a.
    - sviluppatasi/importate in seguito
    si sono diffuse ,per diverse ragioni,( non ultima, la a volte sottovalutata, dormienza dei semi delle infestanti per più anni)sono stati i nuovi principi attivi nuovamente efficaci, che per un alcuni anni ci hanno tolto le castagne dal fuoco.
    Inserire la resistenza ai principi attivi ancora efficaci nelle piante coltivate ,comporta come conseguenza fisiologica ( si usa quel che al momento funziona meglio e costa di meno)l’utilizzo prevalente ,di detti principi attivi e purtroppo, conseguente sviluppo di nuove resistenze a quest’ultimi.
    I maggiori problemi della resistenza al gliphosate attualmente sono
    -la quasi unicità al momento di questo principio attivo,dal punto di vista malerbologico( efficacia, facilta di utilizzo,economicità)
    -la perdita della sua efficacia come diserbante totale su infestanti che già sono resistenti ad altri principi attivi .
    Un nuovo principio attivo diserbante totale efficace, ci potrebbe nuovamente togliere le castagne dal fuoco,ma a quanto pare non se ne intravedono all’orizzonte.Per cui ihmo perdere l’efficacia del gliphosate è un rischio che dovremmo evitare o ritardare il più possibile.
    Al momento non vedo ne soluzioni facili ne tanto meno “magiche” ,ma possibili percorsi su cui cercare la strada del contenimento. almeno fin che
    - si hanno a disposizione pochissimi diserbanti totali che perdono progressivamente di efficacia
    - tendenza della futura regolamentazione Ue a limitare l’uso a un sempre minore numero di principi attivi ,
    - probabile importazione di infestanti già resistenti.
    Ihmo in queste condizioni dobbiamo lavorare molto, con le colture di copertura,l’osservazione . l’inventiva e la ricerca di nuovi sbocchi per colture che consentano di allungare la rotazione.
    Trovo interessanti e(non solo per il problema infestanti )i criteri suggeriti ad esempio dallo statunitense Dwaine Beck,qui ripresi da un sito francese
    .
    http://agriculture-de-conservation.com/Rotation-les-10-principes-de.html

    http://agriculture-de-conservation.com/Classification-des-types-de.html

    Pur tenendo conto che diversi dei mezzi qui indicati a noi Italiani non sono consentiti:pmg resistenti agli erbicidi e principi attivi(atrazina,mais Clearfield) o non applicabili per la struttura delle ns aziende e relative filiere,mi sembrano comunque indicazioni,su cui lavorare,da subito per cercare di trovare una soluzione adatta alla propria situazione, per chi non ha intenzione o non può più aspettare le sole soluzioni esterne, che oltretutto potrebbero rivelarsi meno efficaci delle aspettative.

  18. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto, mi avete preceduto tu e Marco

    In realtà è capitato un disguido, Mi è sfuggito il tuo commento del 6/11 delle ore 17.18 e nel cancellare la sfilza di mail inutili che imperversano sui computers devo aver eliminato anche la tua, quando poi ho messo gli occhi nello scorrere la rubrica sul tuo intervento indicato sopra, e ricordando di non aver visto la mail, sono andata a recuperarla nel cestino e l’ho studiato l’allegato.

    Solo che questo l’ho fatto ieri sera e mi ripromettevo di risponderti in quanto anch’io avevo notato le evidenze da voi notate e contrarie alle affermazioni fatte.

    Purtroppo come nelle bibliografie inutili e fuori luogo, pur di allungare la lista, che molti mettono nei lavori che pubblicano, sperando che nessuno vada a controllare (molte sono copiate, tra l’altro), così vi è chi cita riferimenti che dicono il contrario di quanto affermano, credendo che ci siano dei gonzi che dicono: ” se l’ha detto lui…mi fido”. Invece vi è sempre qualche “pierino” che va a controllare e quindi anche un professore universitario viene smentito.

  19. Poco spazio sul Corriere all'intervento a favore OGM per Expo 2015 scrive:

    [...] era simile a quella pubblicata poco tempo fa sullo stesso giornale a firma del Prof. Giannattasio ( http://www.salmone.org/corriere-della-sera-ogm-expo-2015/ ). In questo caso le opinioni di otto accademici hanno fatto la fine che vedete, con un trafiletto [...]

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