Cosa dovrebbero fare le Accademie [Aggiornato al 25.01.2016]

25 Gen 2016
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meadow_froghopper_philaenus_spumarius Aggiornato il 19/01/2016 dopo la pubblicazione iniziale

Quello che le Accademie dei Lincei, delle Scienze, dell’Agricoltura, della Crusca, dovrebbero fare sarebbe quello di denunciare questo procuratore ad un tribunale penale italiano prima ed alla Corte di Giustizia Europea in seguito: ecco che tipo di Accademie ci servirebbero:

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/15_dicembre_19/ulivi-malati-ricercatori-sotto-accusa-motta-ingannata-l-unione-europea-064ee0ba-a646-11e5-afbb-818c976248b4.shtml

Il Corriere aggiunge confusione ad una vicenda già grave e nota l’assenza di una voce scientifica.

Ne scrivono in tanti: Corbellini e Defez su La Stampa. Gli ulivi sono agricoltura o paesaggio?

Questo il testo del provvedimento della Procura della Repubblica di Lecce. Benché sia difficile crederlo, non è un dialogo su Facebook o una puerile storiella di fantasia.

Misure urgenti per non perdere tutti gli ulivi

Il pericolo in Italia è pensare in maniera scientifica (articolo dell’11 Gennaio 2016):
leggi “Un paese che odia la Scienza“.

Leggi l’articolo di Antonio Pascale su Il Foglio (articolo del 13 Gennaio 2016): “Il mondo prima di xylella. Ovvero: quando non c’erano i complottismi dei magistrati“.

(articolo del 19 Gennaio 2016): Il principale consulente dei PM di Lecce li smentisce, che si fa ora? ne cercheranno altri più’ “affidabili”? Leggi “Non si ferma il circo mediatico-giudiziario delle Xylella“.

(Aggiornamento del 25 Gennaio 2016): Il TAR del Lazio blocca gli abbattimenti degli ulivi per discutere se la sputacchina vola a 50 o 100 metri di distanza
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/mty0/~edisp/fuhq7×6jcndnnmhd6uo23a2eiq.html

62 commenti al post: “Cosa dovrebbero fare le Accademie [Aggiornato al 25.01.2016]”

  1. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/19/xylella-procura-di-lecce-ue-tratta-in-errore-batterio-presente-in-salento-da-20-anni-indagheremo-sui-finanziamenti/2319591/

    Le prove stanno nella Settimana Enigmistica, stanno negli anagrammi

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Today | Notizie dalle città - Xylella, il grande fallimento del piano. Motta: ‘Abbattimenti inutili e il contagio non si ferma’

    LECCE û “L’abbattimento delle piante non arresta la diffusione della malattia
    ed è inutile”. E’ racchiuso in queste parole del procuratore della Repubblica
    Cataldo Motta il fallimento del “Piano degli interventi approvato dal capo del
    dipartimento di “protezione civile”, il cosiddetto piano “bis” del commissario
    Giuseppe Silletti, con tagli non solo degli alberi di ulivo infetti dal
    batterio Xylella Fastidiosa, ma anche di quelli che potenzialmente potrebbero
    ospitarlo, nell’arco di 100 metri. Si tratta della prima importante conclusione
    formulata nell’ambito dell’inchiesta avviata nell’aprile del 2014 dopo gli
    esposti presentati in Procura, da gruppi e associazioni ambientalisti, sul
    fenomeno del disseccamento degli alberi di ulivo nella provincia di Lecce, già
    in quella fase divenuta una vera e propria emergenza.

    In un anno e mezzo le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Elsa
    Valeria Mignone e Roberta Licci, condotte dal Corpo forestale dello Stato e
    basate sulle consulenze di esperti nominati dalla magistratura, hanno
    evidenziato come i dati presentati in ambito europeo (da cui è poi scaturita la
    direttiva di abbattimento nel raggio di 100 metri) abbiano tratto in errore la
    comunità europea. Il procuratore ha parlato di “dubbi sulle conclusioni
    scientifiche presentate”. Da qui il decreto di sequestro preventivo d’urgenza
    di tutti gli ulivi salentini interessati dal piano d’abbattimento. Un
    provvedimento già notificato nelle scorse ore a tutti gli interessati.

    Innanzitutto i consulenti hanno escluso un nesso di causalità tra la malattia
    identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (CoDiRO) e il
    batterio della Xylella fastidiosa, il cui ruolo nel disseccamento non è stato
    accertato. La presenza del primo, infatti, non implica necessariamente quella
    dell’altro. Vi sono casi, inoltre, in cui oliveti confinanti a quelli attaccati
    dal Codiro non sono stati colpiti. La presenza sul territorio del virus risale
    probabilmente a 15/20 anni fa. Da allora il ceppo si è evoluto, divenendo più
    aggressivo e più letale, come nella zona di Gallipoli e Alezio. Difficile, allo
    stato, stabilire le cause dell’evoluzione. Una delle ipotesi degli inquirenti è
    che lo stato di abbandono e lo stop alla produzione voluto da alcuni
    coltivatori e proprietari terrieri (dopo aver incassato le sovvenzioni) abbia
    avuto un ruolo determinante nel contagio. Inutile si sarebbe rivelato anche
    l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci, che avrebbero ulteriormente indebolito
    le difese immunitarie delle piante. Non è un caso, del resto, che dopo i
    provvedimenti finalizzati a una maggiore cura e tutele del territorio, la
    produzione dell’olio abbia avuto uno standard qualitativo superiore alle annate
    precedenti.

    Dieci le persone indagate, tra cui lo stesso commissario straordinario Giuseppe
    Silletti. I reati ipotizzati sono di diffusione colposa di una malattia delle
    piante, inquinamento ambientale colposo, falsità materiale e ideologica
    commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, getto pericoloso di cose,
    distruzione o deturpamento di bellezze naturali. I reati sarebbero stati
    commessi nel leccese e zone limitrofe dal 2010 a oggi. Oltre a Silletti
    risultano indagati il dirigente della Osservatorio fitosanitario della Regione
    Silvio Schito e il suo predecessore (da poco in pensione) Antonio Guario, il
    dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Giuseppe D’Onghia, Giuseppe
    Blasi del Servizio fitosanitario nazionale, Vito Nicola Savino dirigente
    dell’istituto Caramia di Locorotondo, Franco Nigro dell’Ateneo barese, Donato
    Boscia responsabile della istituto per la protezione delle piante del Cnr,
    Maria Saponari ricercatrice presso lo stesso istituto, e Franco Valentini
    ricercatore dello Iamb di Valenzano.Motta-3-4

    Nelle 59 pagine del decreto di sequestro preventivo d’urgenza i magistrati
    inquirenti ripercorrono la storia della diffusione del batterio dal 2004 a
    oggi, siano al piano di interventi straordinario. Un lungo excursus in cui si
    evidenziano presunte negligenze ed errate valutazioni di un fenomeno la cui
    diffusione potrebbe avere avuto una natura colposa. In base alle indagini
    eseguite sin qui e condotte dagli agenti del Corpo forestale dello stato, la
    Procura evidenzia “ipotesi penalmente rilevanti, con riferimento alle inerzie,
    negligenze e imperizie configurabili a carico degli organi istituzionalmente
    preposti alla gestione del fenomeno”.

    Si tratta, è bene sottolinearlo, di reati di natura colposa e non dolosa.
    Nessun complotto dunque e nessuna diffusione del batterio da parte dell’uomo,
    ma un’errata analisi e valutazione dell’emergenza. Secondo la Procura del
    capoluogo salentino l’approccio scientifico al problema è stato sbagliato,
    tanto che lo stesso pubblico ministero Elsa Valeria Mignone ha auspicato
    “l’inizio di un confronto scientifico”.

    Gli ulivi del Salento, simbolo e cuore pulsante di un intero territorio, sono
    dunque salvi, almeno dall’abbattimento. Bisognerà ora lavorare per estirpare la
    malattia e non la pianta stessa. “Sarebbe un po û ha ironizzato il procuratore
    Motta û come abbattere i soggetti colpiti da influenza anziché curarli”.
    Esultano gli ambientalisti e i proprietari terrieri e tutti quelli che in
    questi mesi si sono battuti per la salvaguardia degli alberi e l’inefficacia
    del piano Silletti.

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    ANSA/ Xylella: procuratore, l’Europa e stata tratta in errore
    ‘Indagini continuano, anche su fondi per emergenza’
    (di Roberta Grassi)
    (ANSA) - BRINDISI, 19 DIC - L’Europa e stata “tratta in
    errore con dati impropri” dalle istituzioni pugliesi che hanno
    effettuato gli accertamenti sui fenomeni di disseccamento rapido
    degli ulivi: e quanto emerge dall’inchiesta della procura di
    Lecce sulla gestione dell’emergenza Xylella nel Salento, ed e
    quanto ha ribadito oggi il procuratore della Repubblica, Cataldo
    Motta, nel riepilogare i punti principali dell’indagine che ha
    portato al sequestro di tutti gli ulivi del Brindisino e del
    Salento che sono interessati da provvedimenti di abbattimento
    emanati dal commissario straordinario Giuseppe Silletti.
    Sono dieci le persone iscritte nel registro degli indagati
    dai pm inquirenti Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci. Tra
    queste figura proprio Silletti, oltre a docenti dell’Universita
    di Bari, rappresentanti dell’Osservatorio fitosanitario della
    Puglia, della Regione e ricercatori del Cnr. I magistrati
    salentini partono dal presupposto secondo cui non vi e alcun
    “nesso causale” tra i fenomeni di disseccamento rapido e il
    contagio da Xylella. “Abbiamo trovato alberi non colpiti da
    disseccamento che sono pero risultati positivi alla Xylella - ha
    spiegato Motta - e alberi secchi che non sono invece risultati
    contagiati”. Il ceppo esistente in Puglia, si sarebbe inoltre
    nel tempo geneticamente modificato. Il che potrebbe far ritenere
    che il batterio sia nel Salento almeno da 15 o 20 anni. Gli
    accertamenti investigativi, avviati nel 2014 su input di diversi
    esposti di ambientalisti e produttori, non sono che all’inizio.
    Si scava ancora e in particolare sulla modalita di concessione e
    utilizzo dei finanziamenti pubblici.
    “Se dovessero esserci nuovi provvedimenti che dispongono
    l’estirpazione degli ulivi - ha specificato Motta - procederemo
    con la richiesta al gip di altri sequestri”. Intanto Coldiretti
    Puglia, per sbrogliare la matassa che si e venuta a creare dopo
    lo “stop” della procura imposto alle determinazioni del
    commissario straordinario nominato dal Governo, chiede al
    governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, la
    convocazione di un tavolo tecnico per avere chiarimenti.
    Confermiamo come sempre la nostra fiducia nell’attivita della
    magistratura dichiarano in una nota congiunta del Ministero
    delle politiche agricole alimentari e forestali e del
    Dipartimento di Protezione civile della Presidenza del Consiglio
    nel ribadire convintamente il sostegno alle professionalita
    che hanno lavorato con competenza e dedizione a questo
    difficilissimo caso, a partire dal Comandante Silletti.Il
    suo piano - si legge nella nota - dispone azioni valutate in
    sede scientifica e richieste a piu riprese anche in sede
    europea, sulla base dei risultati delle numerose ispezioni
    effettuate negli ultimi due anni dal Food and Veterinary Office
    della Commissione. Nelle prossime ore - annunciano Mipaaf e
    Protezione Civile - informeremo le autorita comunitarie delle
    novita intercorse e lavoreremo ancora con tutte le istituzioni
    interessate per le opportune valutazioni. Il governo continuera
    nel massimo sforzo possibile per salvaguardare innanzitutto
    l’olivicoltura e il paesaggio pugliese ed evitare l’estendersi
    di questa fitopatia assai insidiosa per tutto il territori.
    Per i consiglieri regionali pugliesi e parlamentari del
    Movimento Cinquestelle, l’incoerenza di “Emiliano, della sua
    giunta e dei vecchi partiti, ha lasciato morire migliaia di
    alberi e le speranze degli agricoltori”. “L’inefficienza delle
    Istituzioni a tutti i livelli, Governo nazionale, Regione Puglia
    e UE, nell’impedire la diffusione della Xylella - dice il
    deputato Elvira Savino (Fi) - non puo e non deve ricadere sugli
    agricoltori pugliesi i quali, invece, stanno pagando per gli
    errori altrui”. “Siamo in presenza - secondo il deputato di Cor
    Nicola Ciraci - di uno stato confusionale nel quale la malattia
    rischia di galoppare e trasformarsi in epidemia. Ancora una
    volta la parte lesa sono gli olivicoltori”.(ANSA).

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Sono proprio dei fessi i brasiliani gli statunitensi ed i francesi che mettono in pratica le regole della quarantena nel caso della Xilella. Noi si che siamo dei furbacchioni !!!!! Lo mettiamo in quel posta a tutti….ma sarà poi vero?

  5. PieroNo Gravatar scrive:

    http://www.ilpost.it/2015/12/20/ulivi-xylella/

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Questo e’ il PM a cui e’ stata affidata l’indagine
    http://www.famigliacristiana.it/articolo/xylella-il-pm-mignone-non-posso-indagare-sul-convegno-di-bari-perche-ce-limmunita.aspx

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Piero e Roberto

    Ma nessuno ha detto loro che in Corsica la Xilella c’è ed è accertata?
    Se è arrivata in Francia (sembra per l’importazione di piante) perchè in Italia deve essere sottovalutata visto ciò che risulta da controlli molto più seri fatti in Corsica? Qui le risultanze sono:

    ” a datare dal 7 ottobre, In Corsica sono stati eseguiti più di 2000 prelievi: fra questi 299 si sono rivelati positivi alla sottospecie “multiplex” della Xilella, più precisamente 283 su poligala a foglia di mirto (Polygala mirtifoglia), che è la pianta accusata di aver introdotto la xilella in Corsica a causa di un piantamenti di piante importate dall’Olanda (ma provenienti dall’America Centrale) in un giardino di un supermercato. Le altre sedici infezioni sono state trovate su Spartium junceum, pelargonium graveolens, citysus racemossus, veronica arbustiva, e una anche su una pianta di genista epherdroides”

    Di fronte a questa quantità di specie che possono infettare la “sputacchina o altri insetti foratori si può rimanere insensibili e dar credito a dei giudici incompetenti e probabilmente ansiosi di andare in televisione a sproloquiare?

    Ecco i francesi pur non avendo ancora trovato ulivi infetti hanno messo in atto tutte le azioni di quarantena, mentre noi che ci siamo dentro fino al collo affidiamo il destino dell’olivicoltura pugliese a dei giudici vogliosi di apparire.

    Ma si può rimanere inerti di fronte a quanto provato in Brasile? Qui si legge che: “In Brasile la migliore trasmmissione del batterio Xilella è stato osservato alle alte temperature ed in condizioni secche (non trovate qualche analogia con la Puglia?). In queste condizioni lo sviluppo della malattia causata dalla Xilella fastidiosa è stata ESPONENZIALE” (ammesso che un giudice conosca il concetto matematico di funzione esponenziale!!!!!)

  8. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vitangelo! Aiutaci a capire come stanno le cose…
    Noi “nordici” siamo troppo lontani fisicamente e psicologicamente dal problema.

  9. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Scusate ma in questi giorni non ho molto tempo…

    La situazione è riassunta molto bene qui: http://www.oliveoiltimes.com/olive-oil-business/europe/italy-not-respecting-obligations-to-eradicate-xylella-eu-says/50008

    Tenete presente, a completamento delle informazioni, che la direttiva 2000/29/CE “concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità” di cui la Xylella fa parte, recita all’articolo 16 comma 1: “Ciascuno Stato membro notifica immediatamente alla Commissione ed agli altri Stati membri la presenza nel suo territorio di organismi nocivi di cui all’allegato I, parte A, sezione I, o all’allegato II, parte A, sezione I, oppure la comparsa in una parte del suo territorio, in cui sino ad allora non ne era stata riscontrata la presenza, di organismi nocivi di cui all’allegato I, parte A, sezione II, o parte B, oppure all’allegato II, parte A, sezione II, o parte B. Esso adotta tutte le misure necessarie per l’eradicazione o, ove non sia possibile, il contenimento degli organismi nocivi in questione. Esso informa la Commissone e gli altri Stati membri delle misure adottate.”

    Al seguente link trovate una cronistoria degli avvenimenti con i relativi documenti tecnici redatti dall’EFSA: http://ec.europa.eu/food/plant/docs/ph_biosec_leg_emergency-timeline-of-eu-actions_en.pdf

  10. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Questo comincia a spiegare i risvolti politici (Emiliano) e di protagonismo della magistratura:
    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizie-nascoste/giudice-savino-su-inchiesta-sembra-invasione-di-campo-no875085

  11. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    http://www.internazionale.it/notizie/2015/12/24/xylella-ulivi-puglia-scienza

  12. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Auguri a tutti :-)

  13. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scienza 79

    Ricambio i tuoi graditi auguri e a mia volta invio i miei a chi li vorrà gradire.

    Circa il tuo commento n° 11 vorrei segnalare di conconfondere il tuo Josef Marie BOVE’ con questo, sono agli antipodi (questo è peggio del nostro Capanna):

    https://en.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Bov%C3%A9

  14. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Evidendentemente vi doveva essere un “non” prima di “confondere”

  15. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    :-)

  16. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Da Il Foglio
    http://www.ilfoglio.it/cronache/2015/06/12/xylella-piano-con-giustizialismo-e-complottismo-lettera-aperta-esperto-americano___1-v-129778-rubriche_c107.htm

  17. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Gilberto Corbellini ed io dalla Stampa
    http://www3.lastampa.it/fileadmin/mobile/editoriali.php?articolo=3

  18. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Capone sul Foglio
    http://www.ilfoglio.it/scienza/2015/12/22/altro-che-xylella-il-patogeno-il-protagonismo-giudiziario___1-v-136342-rubriche_c336.htm

  19. roberto defezNo Gravatar scrive:

    da Repubblica
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/12/22/news/xylella_nature-130006069/

  20. roberto defezNo Gravatar scrive:

    e ancora Repubblica per Siletti
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/12/24/news/dimissioni_silletti-130098450/?ref=search

  21. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Franco, quando scrissi l’articolo sul giornalino locale Città nostra di maggio scorso e che vi girai un mesetto fa, alla fine scrissi che “Considerate la demagogia e l’improvvisazione che regna da noi, è molto probabile che non riusciremo neanche a chiudere la stalla dopo che i buoi saranno scappati”. Nell’articolo riporto tutta l’improvvisazione di chi si scopre esperto di agricoltura, agronomo, olivicultore e fitopatologo senza mai aver aperto un libro delle materie di cui trattasi! Metteteci gli ambientalisti con il biologico e il biodinamico e qualche collega che dà la colpa al glifosate e alla Monsanto (che c…. c’entra?) dopo che nei decenni passati sono stati sparsi tonnellate di erbicidi per le aree industriali per avere piazzole dove poter scopare o aspirare le olive da terra), aggiungete chi vuol fare soldi da una ghiotta occasione (modello collaudato con i terremoti), e dulcis in fundo aggiungete i procuratori che si bevono tutte le cazzate degli ambientalisti, i politici che al tavolo tecnico escludono i veri esperti e lasciano quelli che la pensano come loro, ergo, chi ci rimette non possono che essere gli scienziati che sono super partes per d’avvero! Potrei continuare ma vi chiedo un po’ di pazienza e rileggere il mio articolo. Sul La stampa di qualche giorno fa Defez e Corbellini (vedi post 17)hanno fatto una sintesi e citato i casi Di Bella e Stamina a dimostrazione di come la magistratura (alcune procure ovviamente!) capisca di scienze e mi sono ricordato del Pretore di Maglie che obbligò il Servizio Sanitario Nazionale a finanziare la Cura Di Bella (poi il pretore si mise in lista con Di Pietro e finì trombato!…e sono felice di non ricordare neanche il suo nome!!!)). Come vedete c’è un ottimo precedente. Mi auguro che un GIP intelligente e buoni Avvocati che sappiano capire e spiegare la faccenda blocchino uno scempio. Comunque, i buoi sono scappati e sarà difficile riprenderli. Tutta l’olivicultura nazionale avrebbe bisogno di un profondo ripensamento a partire dalla zona più difficile che è il Salento. Da noi si dice “tutti i guai colpiscono il cane magro” . E la Xylella ha colpito il “cane olivicolo” più debole e malandato della Nazione.

    P.S. Grazie Franco. Tu sai perché!

  22. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    sul Washington Post
    https://www.washingtonpost.com/news/speaking-of-science/wp/2015/12/23/italian-scientists-accused-of-spreading-olive-ebola/

  23. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Paragonate i pianiu Siletti 1 e 2

    http://www.siderlandia.it/2.0/xylella-in-puglia-perche-il-piano-da-solo-non-basta/

  24. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Evviva ne abbiamo inventata un’altra per farci ridere dietro: siamo quelli dell”incubo kafkiano”!!!!!!!!!!!!!!!

  25. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Dalla prima pagina del Corriere del Mezzogiorno (Bari)di oggi (29 Dic. 2015):
    Xylella La decisione del gip
    Ulivi salvi per decreto
    Convalidato il sequestro
    di Carlo Testa
    “Gli ulivi salentini per i quali è stato disposto l’abbattimento restano sotto sequestro. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, che ha convalidato il provvedimento emerso dalla Procura. L’inchiesta riguarda la gestione dell’emergenza Xylella, il batterio che sta devastando gli ulivi: nel fascicolo risultano indagati dieci persone, tra le quali l’ex commissario straordinario Giuseppe Silletti ed esponenti del mondo della scienza. Per il momento, quindi, regge l’impianto della Procura di Lecce, che ha sollevato grandi polemiche. E così gli ulivi sono salvi.Per decreto.”

    Bravo Carlo Testa! E’ la sintesi perfetta dell’incubo kafkiano! E la Xylella, felicissima di continuare a prosperare, non poteva sperare in una migliore strenna di Natale e d’inizio d’Anno!
    E ora una mia piccola riflessione da agronomo (purtroppo, pugliese!). Nel Salento vogliono aprire una nuova Facoltà di Agraria (ci sono già quelle di Bari, in agonia, e quella di Foggia che vivacchia). Io proporrei di prendere i nuovi Docenti dal Tribunale di Lecce per il Corso di “Agricoltura per Decreto Legge”. Voi Salmoni cosa ne pensate!

  26. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    http://www.ilfoglio.it/cronache/2015/12/29/la-caccia-giudiziaria-agli-untori-della-xylella-fa-parlare-di-s-allestero___1-v-136489-rubriche_c364.htm

  27. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    http://agronotizie.imagelinenetwork.com/difesa-e-diserbo/2015/12/23/xylella-la-posizione-di-sipav-e-sei/46995

  28. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Mi pare che il procuratore Cataldo Motta abbia fatto il giudice, che non mi pare essere il suo compito. Lui deve dare conto solo delle indagini che fa.

  29. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.internazionale.it/reportage/2015/12/24/xylella-ulivi-puglia-scienza

  30. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Il documento fondamentale e’ quello dell’ESFA che spiega come solo quando
    molti batteri sono presenti si hanno i sintomi, mentre pochi batteri
    finiscono per essere asiuntopmatici, ma diffondono la malattia

    The reliable detection and identification of X.fastidiosa is very important not only because of its quarantine status, but also because the different subspecies are markedly different in host range and, therefore, in terms of plant disease significance. Another reason is the fact that X.fastidiosa
    infects a wide range of host plant species asymptomatically. Symptom development depends on host plant species–X.fastidiosa genotype (Almeida and Purcell, 2003) and is usually correlated with high
    bacterial populations within plants (Hill and Purcell, 1995; Newman et al., 2003). Because bacterial populations within plants are correlated with pathogen acquisition efficiency by vectors (Hill and Purcell, 1997), plant species infected with low populations of X.fastidiosa may serve as an inefficient reservoir for vectorsto acquire the bacterium(Almeida et al., 2005).

    http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/scientific_output/files/main_documents/3989.pdf

  31. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Più chiaro di così!

  32. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    In mancanza di una cura in tutte le fitopatie si sono messe in atto misure di contenimento e prevenzione. NOI NON FACCIAMO NE L’UNA E NEPPURE L’ALTRA!!!!!

  33. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    la primavera portera’ all’estensione delle zone infette

    http://www.wired.it/scienza/ecologia/2016/01/05/xylella-fastidiosa-olivi-sequestro-pasticcio/?utm_source=wired&utm_medium=NL&utm_campaign=daily

  34. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Dei magistrati prevenuti e con pregiudizi hanno avuto buon gioco di fronte a “scienziati” che non hanno saputo operare con scienza e coscienza. Siamo ancora una volta in Italia purtroppo!

  35. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Comincio a capire qualcosa.
    MI pare che l’argomento sia affrontato come di consueto sull’onda dell’emotività e della “giustizia” piuttosto che valutare il problema nell’ottica della logica.
    Triste…
    Condiremo le nostre insalate con olio turco/tunisino.

  36. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    lo stiamo gia’ facendo da anni. In aggiunta stiamo sterminando la produzione agricola prima dell’olio poi forse anche di altro nel Sud per finire per rendere la priorita’ agricola solo quella del paesaggio. Il paesaggio degli ulivi che non fanno olio.

  37. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Cari Salmoni, il post 36 di Roberto mi costringe a farvi leggere ciò che ho scritto per il giornale locale con il quale collaboro. Mi sembra in peretta sintonia.

    Gli ulivi della discordia
    Metamorfosi pugliese del simbolo della pace
    di Vitangelo Magnifico

    E’ doloroso ammetterlo, ma uno dei simboli storici dell’agricoltura pugliese, elevato a simbolo universale della pace da quando una colomba ritornò all’arca di Noè con un rametto di ulivo nel becco, sta subendo una cattiva metamorfosi che lo porterà a diventare simbolo di discordia se non di sciatteria e cialtroneria. Il riferimento, è chiaro, va a tutto il ciarpame che sta caratterizzando la discussione e le decisioni intorno al caso Xylella fastidiosa, il batterio parassita che sta tranquillamente continuando ad infettare e uccidere gli ulivi del Salento a causa di una serie di decisioni errate, soprattutto da parte delle istituzioni preposte all’applicazione di norme internazionali sottoscritte anche dal nostro Paese.
    Sull’argomento ho scritto su Città nostra di maggio 2015 (n. 142; 19-21). Conclusi l’articolo scrivendo che, considerate la demagogia e l’improvvisazione che regna da noi, è molto probabile che non saremmo riusciti neanche a chiudere la stalla dopo che i buoi sarebbero scappati, pervaso dalla convinzione che da noi (Nazione), ormai, non si parla di problemi agricoli (…e non solo di quelli!) con cognizione di causa ma con approssimazione e presunzione che subiscono ulteriore amplificazione sui mass media e social networks. Così, un fatto puramente tecnico ed economico è diventato argomento di scontro tra fazioni politiche in cui prevale la questione ambientale, che, a mio parere (ad esclusione delle peculiarità climatiche della zona), ha poco a che vedere con l’attacco di Xylella. E a farne le spese, ovviamente, sono i veri esperti additati come untori e disonesti chiamati finanche a difendersi davanti ai giudici mentre i TAR bloccano gli abbattimenti e la lotta chimica favorendo, di fatto, l’avanzare della malattia e la moria delle piante!
    Da dove nasce tutto questo? Principalmente dal fatto che l’agricoltura si pratica all’aria aperta e, quindi, alla vista di tutti e di coloro che ritengono di aver capito tutto solo con furtive osservazioni di passaggio; ma anche al fatto che derivando quasi tutti da famiglie contadine molti hanno memoria, spesso deformata dalla nostalgia, di metodi e tecniche superati da decenni. La cosa grave, ahimè, è che questi concetti errati sono suffragati dai legislatori (leggi politici) che riducono l’agricoltura ad una mera questione ambientale finendo con il mettere sullo stesso piano le tecniche delle coltivazioni e degli allevamenti e la gestione della vegetazione spontanea e degli animali selvatici. Insomma, non comprendono la grande differenza che passa fra un campo coltivato e un bosco e fra gli animali in una stalla e quelli selvatici liberi di muoversi e di farsi impallinare dai cacciatori.
    Altro aspetto negativo è quello di non riconoscere all’azienda agricola, di qualsiasi dimensione, il ruolo di entità produttiva ed economica dove s’investono capitali, spesso ingenti, senza la certezza del raccolto e, quindi, di far quadrare i bilanci nell’assolvere un compito altamente morale come è quello di produrre alimenti e materie prime per chi non può farlo. Quindi, nel realizzare la produzione agricola, l’imprenditore, comunque denominato (contadino, agricoltore, coltivatore diretto, ecc.), oltre a tenere conto delle esigenze ambientali generali (l’eco-compatibilità delle produzioni), deve mirare a realizzare la sostenibilità economica se non vuole ridursi ad abbandonare i campi e le stalle. Fenomeno, purtroppo, divenuto molto comune in Italia per il crescente indebitamento delle imprese agricole, singole o associate, anche di quelle che pur raggiungendo alti standard quali-quantitativi e commerciali sono costrette a chiudere per l’elevata esposizione debitoria che potrebbe finire con l’assorbire tutto il valore del capitale fondiario.
    Sono anche questi gli aspetti che un attento analista nota dal dibattito scatenato dal disseccamento rapido degli ulivi salentini. Considerata la concezione corrente dell’agricoltura, non c’è da meravigliarsi se anche gli interventi e le leggi sono impostati in modo errato. Ciò non significa che i campi coltivati debbano violare le comuni norme ambientali essendo il loro rispetto ormai da decenni un pre-requisito in ogni attività produttiva. Sono, piuttosto, le sovrastrutture, ormai economicamente insostenibili, a creare i danni maggiori, come, per esempio, il mantenimento delle organizzazioni professionali e le certificazioni, diventate, queste ultime, obbligatorie per legge e forzatamente richieste dai distributori a causa delle fobie innescate nei consumatori sulla qualità e sulla sicurezza alimentare, che creano costi aggiuntivi totalmente a carico dei produttori, i quali, però, non godono del valore aggiunto di cui beneficiano, invece, i commercianti (quando va bene!).
    Nel caso specifico dell’olivicoltura, anche la legge regionale per la tutela e la valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia (LR n.14/2007), dal punto di vista economico appare un’assurdità considerato che l’onere di mantenere in vita gli ulivi ritenuti secolari (con tronco di diametro reale o ricostruito compreso fra 70 e 100 centimetri ad un’altezza di 130 cm da terra), con le gravi sanzioni previste in caso di inadempienza, viene addossato tutto sul produttore, che non ricaverà mai un utile visto che i vecchi alberi non producono quanto quelli giovani, che le tecniche di gestione agronomica e la raccolta sono più delicate ed esose e che la qualità dell’olio non è di conseguenza migliore se non si applicano le cure valide anche per le piante giovani. La valorizzazione del prodotto prevista dalla legge, con relativa certificazione che attesti la provenienza dell’olio da alberi antichi (Olio extra vergine degli ulivi secolari di Puglia), difficilmente riuscirà a compensare l’aumento dei costi di produzione. Inoltre, i fondi messi a disposizione da tale legge sono a mala pena sufficienti per rilevazione sistematica e la catalogazione degli ulivi monumentali su tutto il territorio regionale. Basterebbe la creazione di alcuni parchi rappresentativi di ulivi monumentali, sia pubblici che privati, ovviamente da finanziare adeguatamente, lasciando alla vecchia legge nazionale il compito di tutelare il patrimonio olivicolo.
    Pertanto, non volere capire che il dramma degli ulivi del Salento nasce dalla marginalità delle piantagioni e dal loro abbandono come ho scritto nell’articolo citato e dalla mancanza di valide colture alternative e complementari, porterà la nostra olivicoltura ad un declino inevitabile soprattutto se si considerano le agguerritissime concorrenze internazionali fatte con filiere efficienti e uliveti altamente specializzati, la modesta aggregazione dei produttori nazionali e il mantenimento di antiche abitudini come quella di pretendere di continuare a vendere l’olio sfuso nonostante le rigorose disposizioni europee contro le quali i produttori pugliesi, poco più di dieci anni fa, scesero in piazza e bloccarono le strade!
    La stessa tutela del paesaggio, che è alla base della legge regionale, non può essere giustificata con l’immutabilità dello stesso e il fatto che ci sia un articolo della Costituzione che ne parla. I vecchi alberi scarsamente produttivi possono essere sostituiti da giovani impianti con varietà idonee e tecniche colturali più agevolate. D’altronde, se si fa la storia agricola della Puglia s’impara che la macchia mediterranea fu sostituita gradualmente dalle macchie di olivastro e queste da piantagioni spesso irregolari e prevalentemente consociate. Anche le altre colture come cereali, leguminose, vite, ciliegio, pesco, ecc. hanno contribuito nel tempo a creare deliziosi paesaggi pugliesi, ormai quasi tutti antropizzati. Non nascondiamoci che il peggioramento del paesaggio è stato creato dalla cementificazione selvaggia e non dall’agricoltura. Forse non sono ancora percepiti i danni subiti dalle coste da una legge che pretendeva di tutelarle? E la costa molese ne è l’esempio più evidente con lo squallore paesaggistico creato!
    In definitiva, l’importante è avere le idee chiare circa il destino della nostra agricoltura sia nei casi di gestione ordinaria che per arginare i danni che le crisi ricorrenti impongono. Perciò, la confusione creata intorno al caso Xylella e da certe decisioni della magistratura su denunce e ricorsi da parte di chi appare essere lontano dalle vere conoscenze del fenomeno “agricoltura” non fanno ben sperare e producono spontaneamente alcune riflessioni.
    E’ possibile per decreto salvare dall’abbattimento alberi destinati a morte certa come se Xylella fastidiosa fosse in grado di rispettare le sentenze dei TAR?
    E cosa direbbero le palme abbattute perché colpite dal punteruolo rosso contro il quale la Regione scatenò una prevedibilissima inutile lotta obbligatoria con grande dispendio di risorse da parte dei privati e spargimento di potenti insetticidi, dei quali alcuni, fuorilegge da decenni, furono riesumati per l’occasione?
    E quando chiederà l’Unione Europea che ha già aperto una procedura d’infrazione nei confronti della Regione (e quindi di noi tutti!) che non ha ottemperato alle rigide norme obbligatorie internazionali imposte dal controllo dei parassiti delle piante soggetti a quarantena, dei quali Xylella fastidiosa è il più temuto a livello globale?
    Può la demagogia e l’improvvisazione risolvere un problema che, per la gravità, ci rimanda indietro di oltre un secolo, a quando le viti d’Europa furono distrutte dalla fillossera? Allora, furono gli agronomi e gli scienziati o i cialtroni ad inventare l’innesto della vite europea sui portinnesti di vite americana?

    In corso di pubblicazione su Città nostra (Mola di Bari), n. 149, Febbraio 2016.

  38. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Ovviamente “peretta sintonia” sta per “perfetta sintonia”! Maledette cataratte!

  39. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vitangelo.
    DEVI spedire questo articolo a tutti i quotidiani nazionali cercando tutti i canali possibili per farli pubblicare in prima pagina!
    Un testo così chiaro non lo ho trovato fra tutti quelli che ho letto negli ultimi giorni (vedi anche un articolo interessante su Wired.it) da quando ho cominciato ad appassionarmi al problema.

  40. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Franco, quando lessi l’ottimo articolo su Wired.it avevo già inviato il mio articolo a Città nostra e feci il pensierino di mandarlo anche a Salmone; ma lasciai stare per non commettere un peccato di presunzione. Che ho commesso ieri dopo il post di Roberto. Mandarlo ai quotidiani? Non ci penso neanche dopo alcune delusioni nella mia Terra di Puglia dove fanno finta che io non esisto! Subito dopo l’assoluzione di fine 2014, concordai un articolo sugli OGM e l’innovazione in agricoltura con il Corriere del Mezzogiorno di Bari proponendo anche una collaborazione gratuita sui temi di mia competenza. Nonostante la reiterata proposta, non l’hanno mai pubblicato. E’ vero che avevo scelto un titolo “forte” ma poteva essere cambiato.
    Vi riporto l’articolo, almeno qualcuno lo legge!
    Eccolo:
    Il no agli OGM: un’offesa per l’agricoltura pugliese
    Vitangelo Magnifico
    Già Direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno

    In Italia, la questione OGM in agricoltura ha raggiunto un livello di parossismo tale da continuare ad impedire sia la coltivazione che la ricerca sulle piante geneticamente modificate ovvero su uno degli aspetti più innovativi della biologia applicata al miglioramento delle produzioni. La cosa appare ancora più assurda se si considera che l’agricoltura italiana ha sempre tratto grandi vantaggi dall’innovazione e che quella pugliese rappresenta un grande esempio se si analizza brevemente la sua evoluzione dell’ultimo secolo. Partiamo dalla coltivazione del grano, sia tennero che duro. Fino agli anni trenta del ‘900, da noi, la raccolta del grano si completava a fine luglio con la storica migrazione dei braccianti che confluivano nei campi del Tavoliere. Grazie all’opera di una storica generazione di genetisti, tra i quali primeggiò Nazareno Strampelli (1866-1942), si diffusero nuove varietà di grani a cicli più brevi di quasi un mese, con un notevole aumento delle rese e della qualità della granella. Le varietà di Strampelli “Mentana”, “Ardito” e “San Pastore” divennero simbolo mondiale di questa “gene revolution” ante litteram! Nel 1915 venne introdotta la varietà di grano duro “Senatore Cappelli” messa a punto da Strampelli in un’azienda foggiana. All’epoca le piante di grano duro erano alte oltre un metro e mezzo e, quindi, predisposte all’allettamento. Dopo mezzo secolo due grandi genetisti pugliesi, Francesco D’Amato (1916-1998) e Gian Tommaso Scarascia Mugnozza (1925-2011), con un gruppo di lavoro presso il Centro Casaccia dell’allora CNEN (ora ENEA) regalarono all’umanità il gene della taglia bassa (80 cm circa) della pianta del grano duro ottenuto mediante la “mutagenesi” ovvero le mutazioni indotte dalle radiazioni. La prima varietà commerciale di grano duro a taglia bassa, il “Creso”, si diffuse rapidamente e a beneficiarne fu soprattutto la cerealicoltura pugliese. Queste e tante altre storie sono state raccontate da Alessandro Volpone in “Gli inizi della genetica in Italia” (Cacucci Editore, Bari, 2008).
    Altro grande contributo all’evoluzione dell’agricoltura pugliese lo ha dato la Stazione Agraria Sperimentale di Bari, fondata nel 1918 subentrando alla Scuola di Oleificio e Olivicoltura (1881), e presso la quale nel 1939 fu istituita la Facoltà di Agraria affidandola al Prof. Enrico Pantanelli. I Ricercatori della Stazione e della Facoltà condurranno studi fondamentali sulle caratteristiche pedoclimatiche e sul miglioramento varietale e delle tecniche colturali delle specie coltivate -e di nuova introduzione- prevalentemente in regime di aridocoltura che diedero origine ad una vera “green revolution pugliese” che è già riduttivo riassumere nei due esempi più eclatanti: l’invenzione del “tendone”(il primo a Noicattaro nel 1922) per la coltivazione dell’uva da tavola con l’antica varietà “Regina”, che da noi prese il nome di “Mennavacca” per la tipica forma dell’acino, e la produzione autunnale della bietola da zucchero che permise di superare l’embargo di questo bene che il Paese subì durante il periodo fascista. Fino allora era stato impensabile poter produrre zucchero nel Tavoliere e sulla Murgia! Bastano questi pochi esempi per capire come l’agricoltura pugliese ha direttamente beneficiato dell’innovazione creata in loco e altrove creando una nuova mentalità produttiva e imprenditoriale, che, malgrado il basso livello culturale degli addetti, finì per ricadere su tutti i settori facendo conquistare alla Regione, nel giro di mezzo secolo, importanti primati nell’agricoltura nazionale. Ciò ha evidenziato un altro importante aspetto: gli agricoltori pugliesi sono apparsi sempre più disponibili degli altri ad accettare l’innovazione se si considera che Strampelli ebbe seri problemi nel far accettare le sue “Sementi elette” dai cerealicoltori affezionati alla vecchia varietà “Rieti” e che al Nord furono bruciati i cascinali dove si coltivarono i primi ibridi di mais di costituzione americana! Invece, gli agricoltori pugliesi ancora oggi cercano l’innovazione varietale che a sua volta influenza le tecniche agronomiche. Infatti, nei nostri campi, l’uso di varietà altamente selezionate e di ibridi di ultimissima generazione è il più alto in Italia. Lo dimostra anche la diffusione nella Regione di antiche e qualificate ditte sementiere e rinomati vivai di specie frutticole che aderiscono a sistemi di certificazione fra i più rigorosi della Nazione e della UE. Malgrado gli esempi riportati, anche in Puglia ci si è impantanati sulla questione OGM più per imposizione politica ed ideologica che per scelta degli agricoltori, malgrado la grandissima e sempre crescete diffusione nel Mondo di coltivazioni con piante geneticamente modificate. Come in passato, anche in questo caso in Italia erano stati ottenuti ottimi risultati soprattutto nel miglioramento della qualità dei prodotti, tanto che una ventina di anni fa furono lodati anche all’estero i programmi pubblici di quella che fu definita la “via italiana alle biotecnologie” e “alla transgenia”. Ecco perché il No agli OGM lo considero un’offesa anche per l’agricoltura pugliese!

  41. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Elena! Qui serve il tuo intervento istituzionale…

  42. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    A completamento ed a chiarimento del mio intervento n° 34 vi informo che l’informatore agrario ha reso pubblico il testo del decreto con cui la procura di Lecce ha operato il sequestro e bloccato l’attività del Commissario per l’affare Xilella. Per vostra comodità linko il Pdf, sono una settantina di pagine che mi sono letto tutte (ho pochi capelli ma mi si sono drizzati tutti)

    http://www.informatoreagrario.it/ita/files/Decreto_Procura_Lecce.pdf

    Divertitevi se riuscite ad arrivare fino in fondo. Povero Sud e Povera Italia!!!!!

    Vitangelo, non volevo renderti più amara la vita di quella che è, non sono riuscito a trattenermi, me ne scuso.

  43. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Fatico a capire tutto quello che ho letto (anche se non attentamente; per il momento ho solo scorso il documento a volo d’uccello), ma un’osservazione mi nasce spontanea.
    E’ dai primi anni del nuovo secolo che ci sono problemi e sono stati investiti moltissimi Euro in operazioni in apparenza assolutamente inutili.
    Sarebbe a mio avviso stato sufficiente incaricare uno staff di ricercatori seri (e non corruttibili da tanti Euro in ballo) per addivenire almeno ad una diagnosi certa del problema.
    La cura, se possibile, sarebbe stata solamente una logica conseguenza.

  44. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Tranquillo, Alberto! Non sono mai stato tenero con il Sud e i meridionali. E nel frattempo crescevano le riserve verso la Nazione! Ho sempre considerato la Questione Meridionale una grande scusa per fare tutti i comodi propri (Nord compreso che poteva far finta di investire al Sud e scappare con il malloppo; e al Sud piangere per avere altri soldi da sperperare, e ai politici di fare demagogia sul Sud e prendere voti senza mantenere le promesse, ecc!). Ho sempre visto di cattivo occhio i finanziamenti a pioggia e a fondo perduto perché forieri di mafie e pessimi politici! E al punto in cui siamo sono convinto che sarà impossibile migliorare.
    Penso che leggerò le 70 pagine del decreto della Procura di Lecce. Intanto oggi al TG Regionale il Procuratore ha confermato la sua tesi e sentirà il Ministro Martina perchè è convinto che gli alberi non dovevano essere abbattuti perché non è stata la Xylella (o solo lei se ho capito bene) a farli ammalare. Da lì tutte le ipotesi di reato. Ora spero di vivere almeno altri dieci anni per vedere come va a finire! Io per altre fantasie da Procura su suggerimenti di sciacalli ho impiegato 14 anni, rinunciando alla prescrizione per….. avere giustizia!

  45. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non farti sangue amaro, Vitangelo. Stai sereno!
    Tanto comunque non cambia nulla.
    Con i politici che abbiamo pecore siamo e pecore rimarremo; purtroppo…
    Con affetto.

  46. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Vedrai che dal verbale tirano in ballo anche la Zeuzera pirina e qualche saprofita di legno e corteccia vecchia per concausa e giustificare che non si devono tagliare.

  47. roberto defezNo Gravatar scrive:

    scusate se ve lo faccio notare, ma da vari giorni il testo della procura di Lecce e’ su questo sito, in questo post insieme a tutti i testi correlati, basta andare all’inizio sotto la foto.

    Ve lo dico anche perche’ tra poco carico un nuovo testo pubblicato stamattina dalla prima pagina del Corriere a firma Paolo Mieli

  48. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Anche Polo Mieli è convinto come me che fra dieci anni si capirà cosa è veramente successo, e aggiunge, sbagliando, che “verrà il tempo delle pubbliche scuse ai ricercatori che hanno fatto il loro dovere” visto che in Italia nessuno chiede scusa! Mica siamo in Giappone! Tuttalpiù fanno come hanno fatto i preti con Galilei: lo riabilitarono. Insomma, loro sbagliano e gli altri vengono poi, molto poi, riabilitati!

  49. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Se si legge bene il decreto però inizialmente anche certe istituzioni pubbliche hanno cavalcato la possibilità di lucrare offrendo ai magistrati, che non attendevano altro, per poter anche loro cavalcare il fatto al fine di supportare una imputazione precostituita e assecondare un’opinione pubblica che portava consenso.

  50. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Alberto, anche se può sembrare esagerato -e sotto alcuni aspetti lo è- l’emergenza Xylella per molti nel Salento e in Puglia è stata vista come una grande calamità al pari di un alluvione o di un terremoto. Un’ottima occasione per fare soldi, anche per la ricerca e la sperimentazione, che certamente è la causa più nobile fra tutte le altre. Ma far passare i miei colleghi, che conosco personalmente e dei quali non ho dubbi sulle loro qualità morali e scientifiche, per untori o malfattori ne passa! Solo un bravo GIP può rimettere subito le cose a posto ed evitare un decennio di disastri e non solo per l’olivicoltura salentina!

  51. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vitangelo, nel nostro bel paese dove si può avere un po’ di visibilità o dove si intravede la possibilità di lucrare tutti sono maestri. Nord o sud, Bassa milanese o Salento siamo tutti uguali.
    Fortunatamente ci sono anche animi nobili come te.
    Tieni duro che prima o poi una giustizia, almeno storica, ci sarà.
    Grazie per il bel biglietto per il 2016 bisestile!
    Lo considero un grande augurio; mi sono sposato felicemente in un anno bisestile ;-)

  52. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Ma cos’è questa “lebbra dell’ulivo” ricercata nel 2010/2011 e citata nel decreto come una ricerca dubbiosa?

    Il come padano non sono per nulla specialista dell’ulivo, ma nella letteratura che possiedo essa è citata e nella maggioranza dei casi essa è associata all’antracnosi (colletotrichum cladosporioises) ed in alcuni casi addirittura all’Occhio di Pavone. Queste però sono malattie fungine già ben studiate e non vedo come possano essere associate alla sintomatologia della Xilella.

  53. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Mautino e M. Cattaneo su Le Scienze

    http://www.lescienze.it/news/2016/01/15/news/xylella_olivi_salento_cattaneo_mautino-2930681/

  54. roberto defezNo Gravatar scrive:

    La puntata di Presa Diretta del 17 gennaio

    http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-b40f86c5-99dd-4464-8d4b-36c47c3e3350.html

  55. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Leggete il Foglio del 19 gennaio

  56. roberto defezNo Gravatar scrive:

    http://www.wired.it/attualita/ambiente/2016/01/18/xylella-errori-presa-diretta/?utm_source=wired&utm_medium=NL&utm_campaign=daily

  57. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vorrei, se permettete, fare un parallelismo tra Xilella in Italia e Xilella in Francia.

    Comincio dalla Francia:

    Alle prime avvisaglie hanno messo in atto un piano di sorveglianza e siamo nel 2014, cioè quando fenomeni di presenza di xilella sul territorio francese non era mai stati individuati

    1°) La presenza sospetta del batterio è stata rivelata il 22 luglio 2015 in Corsica su delle piante ornamentali di Polygala. Sono partiti subito i controlli e il 7 ottobre, 126 focolai sospetti sono stati identificati sull’isola. Guardate qui cosa hanno messo in atto da subito per informare l’opinione pubblica.

    http://www.corse-du-sud.gouv.fr/xylella-fastidiosa-une-menace-qui-demande-une-a1409.html

    2° Il 16 settembre hanno individuato un altro focolaio sospetto a Nizza sempre su polygala ed il 12 ottobre hanno confermato trattarsi di Xilella fastidiosa sspp multiplex (quindi diversa dalla sottospecie italiana). Da subito hanno divulgato una nota informativa estremamente esauriente:

    http://agriculture.gouv.fr/le-point-sur-les-foyers-de-xylella-fastidiosa-en-france

    tutto ciò è il frutto del piano preparato nel 2014, rinforzato nel 2015 che ha permesso di mettere in atto circa 2800 controlli

    3° In Corsica già il 7 ottobre erano stati fatti circa 2000 prelievi e 299 si sono rivelati positivi (283 su polygale ed il resto su altre specie vegetali e nessuna di importanza agraria). Il 19 ottobre erano state fatte analisi genomiche complete che sono state comparate con tutte le altre conosciute nel mondo. Comunque i confronti hanno finito per stabilire che vi sono state due entrate di xilella.

    4° Quali misure sono state prese? Già il 25 settembre (due mesi dopo con in mezzo il mese di Agosto di ferie generalizzate) hanno provveduto, e non solo ordinato): - alla distruzione nel raggio di 100 metri di tutte le piante di polygala e altre piante temute ospiti comprese piante con segni dobbiosi; - prelevamento di campioni da analizare su quanto eradicato; - interdizione di piantare polygala e di venderne - catasto di tutte le piante di polygala presenti in Corsica secondo protocolli strettissimi per evitare qualsiasi disseminazione dell’eventuale parassita - trattamenti insetticidi generalizzati su tutta la vegetazione in un raggio di 100 m (notare che si era in zona abitata e nessuna dimostrazione è stata fatta)

    5° comunque già il 29 luglio era stata ordinata una sensibilizzazione di tutti gli organismi regionali e nazionali interessati per mezzo di un esperto nazionale della direzione dell’agroalimentare supportato da 4 entomologi e 3 biologi.

    Vediamo l’Italia:

    1- per 10 anni ci siamo rimpallati il problema, mentre loro in 6 mesi hanno tutto messo in atto senza dimostrazioni di piazza e voci contro.

    2- interessata era una coltivazione (al contrario della Francia) come l’ulivo che occupa una grossa fetta di superficie coltivata ed un prodotto fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano.

    3- si è messo avanti prima il paesaggio che l’economia, quando vi era e vi è anche il pericolo su vite a agrumi, mentre in Francia se ne sono fregati del paesaggio, ma hanno temuto per l’economia. Noi ce ne siamo fregati dell’Europa e ci beccheremo una bella multa.

    4 - nei due anni in cui siamo stati sicuri di avere la xilella in casa (2013-2015, ma sicuramente era presente anche da prima) ci siamo grattati la pancia, mentre loro in sei mesi hanno messo in atto quanto possibile.

    5 - la politica ha demandato alla magistratura dirimere la questione e questa ha sposato subito le tesi di chi diceva che il pericolo era inesistente.

  58. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    Guidorzi
    Quanto lei evidenzia per la xyiella , ha qualche parallelismo con quanto accadde a suo tempo, con i primi focolai di diabrotica virgifera
    -In Francia i il protocollo venne applicato con solerzia e risultati di efficacia iniziale elevata
    -Nel Nord Italia successe più o meno come nella storiella dei gironi infernali a scelta del dannato,con quelli stranieri molto poco frequentati, al contrario di quello italiano affollatissimo, per via del diavolo pressapochista , lassista ,con utensili per la fustigazione, non funzionanti ,trafugati…
    Nella zona intorno all’aereoporto di Mulhouse, dove pur essendo interessati 2 Stati Europei e la Svizzera, a suo tempo le rispettive autorità e popolazioni ,riuscirono a coordinarsi ed inizialmente ad essere tempestivi ed efficaci con i risultati .. a differenza di noi che ci siamo arresi quasi subito, alla non eradicabilità .
    In seguito ( 2014) si è arresa anche la Commissione Europea,anche in virtù dei metodi di lotta efficaci e sostenibili che ne consentono il contenimento, che mi sa siano, pur se al momento aleatoria, l’unica speranza ,in quanto sulla probabilità che noi italiani si diventi solerti, efficaci e tempestivi..qualche riserva in più ce l’avrei.

  59. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco (l’altro)

    Noi che siamo vissuti in agricoltura e che ancora ci viviamo (io ora di riflesso) potremmo scrivere libri su libri su questo modo di comportarci. Credendo di poterci fare beffe di tutto e di ttti.

    Basta un esempio: abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per metterci nelle condizioni di soccombere alla OCM zucchero del 2005 e che ha spazzato via i nostri zuccherifici e la coltivazione della bietola.

  60. roberto defezNo Gravatar scrive:

    E con questa il cerchio e’ chiuso: solo il PM di Cataldo Motta ha dei dati che nessuno scienziato condivide: che aspetta il CSM a farsi vivo?

    http://italiaxlascienza.it/main/2016/01/xylella-fastidiosa-intervista-al-professor-alexander-purcell/

  61. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Napoli = Lecce

    Lo scienziato Alexander Purcell, citato dalla procura di Lecce come elemento probatorio per il loro sequestro per questa frase che avrebbe pronunciato: “non fate il nostro stesso errore: contro la xylella, gli abbattimenti non servono a nulla”. Ha smentito categoricamente di aver mai pronunciato questa frase, anzi in una intervista insiste nel dire che la malatttia la si deve contenere eliminando le piante infette e combattendo gli insetti vettori.

    La Poli Bortone invece accusa le scie chimiche!!!!!

  62. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ci facciamo anche compatire!!!!

    http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=2514

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