http://www.corriere.it/cronache/10_settembre_06/pomodori-pachino-bressanini_fbd1d00a-b994-11df-90df-00144f02aabe.shtml
1 commento al post: “Dario Bressanini oggi (6 settembre 2010) sul Corriere della sera”
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07 Set 2010 alle 15:50
Ben detto e ben fatto! Quanto tempo dobbiamo ancora consumare per far capire che è l’innovazione -casuale e non- a creare i prodotti tipici? Pensate che, inizialmente, gli agricoltori di Pachino non videro di buon occhio il tipo ciliegino Naomi perchè produceva poco rispetto ai tradizonale Marmande a frutto grosso. Furono i consumatori a capire che c’era finalmente qualcosa di buono e saporito negli orti italiani dopo aver consumato tanti pomodori olandesi senza sapore. Nacque così il Pomodoro di Pachino nelle sue diverse tipologie e gli agricoltori si affrettarono a coltivarlo tutto l’anno, cosa possibile con ottimi risultati con i ciliegini, che nel periodo invernale-primaverile danno il meglio di sè per la completa colorazione dei frutti che contengono il massimo di vitamine, sali minerali, antossidanti, ecc. mentre in pieno campo e in pien’estate i frutti si scottano e perdono buona parte del valore nutrizionale e del sapore. Alla faccia degli ortaggi di stagione, che, nel caso specifico, spesso valgono molto meno!!!!!(vedere risultati di ricerche di INRAN, Progetto POM)
Da segnalare, anche, che i produttori per aumentare la produzione (anche perchè i pomodori a Pachino subiscono una -benendetta!- riduzione anche di pezzatura) intervengono sulla pianta con particolari cimature e concimazioni e gestione dell’acqua, prevalentemente salmastra, che da fattore negativo diventò così una risorsa isostituibile. A completare il meraviglioso quadro ci pensano i terreni sabbiosi (che non fanno accumulare sale nel suolo) e la latitudine che permette il massimo di giornate con sole all’anno).
Fu anche grazie a queste nuove introduzioni genetiche se negli anni novanta risollevammo le sorti dell’esportazione di pomodori italiani, che aumentò di dieci volte nel giro di pochi.
Il modello Pachino, prima fu copiato -con alterne vicende- in altre italiane e poi in altre estere.
Ultima osservazione: fa piacere sentire un Ministro dell’Agricoltura, Galan, dire cose che avremmo dovuto sapere da oltre un decennio se non da sempre! Purtroppo, la disinformazione -proprio sui prodotti tipici e di come vengono o sono stati ottenuti- ci ha fatto perdere tempo e…… mercati!
Sarà il pensiero SLOW a fare questi danni?