Agricoltura biologica: finalmente i numeri

02 Lug 2010
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Va visto con favore il fatto che finalmente si possa discutere attorno dati, numeri ed anche problematiche nuove portate all’attenzione scientifica per poter analizzare i vantaggi dell’agricoltura biologica.

In questo articolo si sottolinea come la ricchezza di un campo biologico stia non solo nella varieta’ degli organismi che lo popolano ma anche nel numero relativo di questi.L’articolo non paragona un campo OGM con uno biologico ed inoltre non fa trante altre cose. Ad esempio le patate sono germinate in serra e trapiantate a 6 settimane, poi tenute in un ambiente semi-naturale, ma molto sorvegliato e limitato solo per poco. L’esperimento e’ fatto apparentemente per un solo anno, quindi tutte le speculazioni sui vantaggi produttivi sono molto, molto tirate per i capelli. Infine non si deve scordare mai che patate coltivate in maniera iper-biologica in Irlanda 200 anni fa hanno fatto centinaia di migliaia di morti, quindi forse una qualche maggiore cautela verso gli essere umani e qualche sacrificio di predatori e patogeni potrebbe anche non essere del tutto irragionevole.

Comunque attorno a dati come questi, numeri, statistiche e sensibilità’ e’ molto piu’ facile confrontarsi. Leggi Organic pest

3 commenti al post: “Agricoltura biologica: finalmente i numeri”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    1)Vorrei dettagliare maggiormente le conseguenze della crisi alimentare irlandese in conseguenza degli attacchi di peronospora sulla patata. In Irlanda la patata era il solo alimento su cui si basava il sostentamento dei contadini e dei poveri. Si coltivava anche frumento ma esso serviva a pagare l’affitto ai proprietari delle terre. Nell’inverno 1845/46 il parassita decimò le patate conservate, a fine inverno molti cominciarono a non avere più scorte ed in aprile ci si accorse che molte delle patate da usare per le semine erano state mangiate e poi le minori semine furono falcidiate dalla peronospora. Il rude inverno 1846/47 fu caratterizzato dalla carestia più totale ed il mese di febbraio fu l’inzio della grande mortalità in quanto su organismi debilitati si accanirono febbri persistenti, tifo e poi il colera del 48/49. Secondo certi calcoli demografici la popolazione irlandese attesa nel 1851 avrebbe dovuto essere di circa 9 milioni ed invece fu realmente di soli 6,5 milioni. Si stima che in questo periodo 1 milione d’irlandesi siano morti ed un altro milione e mezzo sia dovuto emigrare (USA e Australia).

    Vogliamo fare un altro esempio? A questo proposito in conseguenza del ripristino della biodiversità ambientale (tanto agognata ora) del Medioevo? Infatti, con la distruzione dell’impero romano e la calata dei barbari il sistema agricolo venne distrutto e ed al posto delle “villae” s’instaurarono le “silvae”. Negli ultimi sei secoli di questa era storica si annoverano in Francia ben 122 carestie, ed a metà del XIV sec. l’epidemia di peste nera concomitante con ricorrenti penurie di cibo e con l’optimum climatico medievale (quello che Al Gore ed i sapienti del GIEC si dimenticano di citare) determinò la morte di più di ¼ della popolazione europea. Quando col Rinascimento e con il secolo dei lumi si misero in coltura più superfici e quindi si distrusse la biodiversità (che da molti nostri contemporanei è vista quasi esclusivamente per scopi ludici) le carestie si dimezzarono, fino ad arrivare al famigerato XX sec. senza carestie; caratterizzato per i primi cinquant’anni da innovative pratiche agronomiche e messa in pratica delle leggi mendeliane, mentre la seconda metà fu contrassegnata dalla rivoluzione verde che ora che abbiamo Kg di grasso di troppo in corpo colpevolizziamo, ma solo ora ed inoltre vorremmo che chi ha ancora fame mantenesse per i nostri scopi turistici la biodioversità di casa loro.

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Molto proprio l’aggettivo “ludico” accoppiato al concetto di biodiversità! Bravo il sig. Alberto Guidorzi
    Con più di mezzo mondo che muore di fame ci stiamo a preoccupare, peraltro senza le competenze scientifiche, che i nostri campi siamo “biodiversi”…
    Un divertente gioco (ludum) sulla pelle di chi la fame la soffre davvero e ne muore; e un affronto alla fatica di chi la terra la lavora con passione e dedizione per cercare di ottenerne il meglio.
    Continuiamo a vituperare le Multinazionali che ci permettono di sfamare l’umanità!
    Divertiamoci a proporre l’autoproduzione delle sementi (in che film vorrei saperlo) per renderci liberi dal loro predominio…
    Nell’orto di casa propria ognuno è libero di piantare 100 e raccogliere 1, ma “biodiverso”; chi per professione, come noi, produce derrate alimentari per sfamare il mondo ha urgente necessità di tutti i mezzi tecnici disponibili.
    …E non di produrre biodiversità a scapito di quantità e salubre!

    Sveglia politici… Siamo, spero, alla fine di un ciclo oscurantistico ed è ora di guardare la realtà in faccia con un ottica differente.

    Franco Nulli

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Ho sempre raccomandato ai giovani ricercatori di distinguere l’agricoltura fatta per chi ha la pancia piena da quella fatta per chi ha la pancia vuota. Quest’ultima è certamente la più facile dal momento che chi ha fame non va molto per il sottile e mangerebbe anche l’erba. Chi ha la pancia piena ricade nell’ortoressia: vuol sapere tutto su ciò che mangia e applica le filosofie al cibo e al modo di ottenenrlo, anche quelle più strambalate come il metodo biodinamico. Questa categoria non comprende, ovviamente, la prima (c’è anche un antico detto meridionale che lo afferma!) ma, soprattutto, ha dimenticato come la pancia se la sia riempita! E’ questo il nodo che non riusciamo più a sciogliere. Dovremmo fare come Alessandro Magno che il famoso nodo lo ruppe con la spada? E se i pacifici agricoltori s’incazzano?

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