Demoskopea: solo il 17% dei coltivatori non pianterebbe mais Bt.

17 Apr 2009
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Eppure ancora il 63% non sa che sono a base di OGM anche i mangimi usati per la produzione di DOP ed IGP.

Futuragra: 53% soci Coldiretti Veneto e Friuli dice sì agli Ogm
Roma, 17 apr (Velino) - Il G8 agricolo non si è ancora aperto ma gli Ogm sono già al centro del dibattito. Per la prima volta un sondaggio interpella direttamente gli agricoltori e rileva un atteggiamento inedito. La maggioranza dei maiscoltori del Veneto e del Friuli coltiverebbe sementi Ogm. E’ quanto emerge dal sondaggio sulla percezione degli Ogm presso i maiscoltori delle due regioni condotto da Demoskopea per Futuragra, l’associazione di agricoltori favorevoli alle biotecnologie che si batte per la libertà d’impresa in agricoltura. Il 53 per cento degli intervistati di Veneto e Friuli, che rappresentano il 60 per cento degli ettari a mais delle due regioni, si sono detti pronti a coltivare Ogm nella propria azienda se nel prossimo futuro la legge lo consentisse. Il 28 per cento ha dichiarato di non essere abbastanza informato e solo il 20 per cento degli intervistati (pari al 15 per cento degli ettari) si è dichiarato contrario.L’insieme degli intervistati (favorevoli, contrari e indecisi) percepiscono il mais Ogm come una soluzione principalmente per aumentare le rese (54 per cento), ridurre la presenza di micotossine (57 per cento) e l’uso dei pesticidi (57 per cento), abbattere i costi dei trattamenti (59 per cento). Mentre tra i contrari che non seminerebbero Ogm la preoccupazione principale è il timore di non avere un mercato: il 44 per cento è d’accordo sul fatto che gli Ogm non hanno un canale di vendita perché non sono accettati dalla grande distribuzione.

E secondo Futuragra qualche sorpresa arriva proprio dalla Coldiretti. In Veneto e in Friuli gli intervistati aderenti a Coldiretti che si sono detti favorevoli a coltivare sementi Ogm nella propria azienda sono stati rispettivamente del 53 per cento e del 52 per cento. “Evidentemente, commenta Duilio Campagnolo, presidente di Futuragra, le campagne contro le biotecnologie di questi anni non hanno fatto presa sulla base che invece dimostra di essere bene informata ed esprime una posizione diversa dalla dirigenza romana che nulla ha a che vedere con il mondo maidicolo”. Il 56 per cento degli intervistati delle due regioni si è detto favorevole anche alla sperimentazione in campo delle varietà Ogm e il 57 per cento vede con favore la proposta di legge regionale sulla coesistenza in discussione in Friuli. “Anche questi sono dati incoraggianti, commenta Campagnolo. Gli agricoltori dimostrano ancora una volta di essere un passo più avanti della politica e di non voler prendere parte nelle battaglie ideologiche che stanno danneggiando la nostra produzione tagliandola fuori dai mercati internazionali”.
“La produzione di mais biologico usata strumentalmente dai fautori del tipico, commenta Campagnolo, rappresenta solo l’un per cento degli ettari in produzione in Veneto e il 3 per cento in Friuli. Un dato che non sorprende anche per l’oggettiva difficoltà di combattere il problema delle micotossine e ottenere un prodotto sano e sicuro per i consumatori. Non siamo contrari al bio, aggiunge Campagnolo, perché riteniamo che ogni agricoltore abbia diritto di scegliere cosa e come coltivare, ma non possiamo tollerare una visione distorta del mercato. La granella è la produzione per la quale gli agricoltori del Nord Est sarebbero più disposti a coltivare mais Ogm, con una preferenza dell’83 per cento degli intervistati non contrari agli Ogm (favorevoli+indecisi). “Un dato molto significativo, secondo Campagnolo, perché si tratta della produzione più colpita dal problema delle micotossine che invece il mais bt potrebbe risolvere”.
Se il 64 per cento degli intervistati dichiara di sapere che la maggioranza dei mangimi usati in Italia sono Ogm, il 63 per cento non sa che gli stessi mangimi Ogm entrano nelle filiere Dop e Igp. “Il sondaggio dimostra che purtroppo gli agricoltori non sanno che le nostre filiere zootecniche, rinomate per le loro produzioni tipiche, fanno già uso al 90% di mangimi OGM di provenienza estera, aggiunge Campagnolo. Su questo tema gli agricoltori non sono poi tanto più informati dei consumatori italiani che ignorano completamente questa realtà per effetto di un bombardamento mediatico che parla di filiere Ogm free a sproposito. E magari hanno paura di essere tagliati fuori da un mercato se dovessero coltivare Ogm, quando in realtà è in questo momento che perdono una possibilità, perché loro non possono coltivare ciò che le nostre filiere utilizzano già andandosi a rifornire dagli agricoltori stranieri. E’ un sistema beffardo, che favorisce lo sviluppo dei mercati agricoli esteri a scapito degli agricoltori italiani”.
Gli intervistati, indipendentemente dalla loro posizione sugli Ogm, ritengono comunque che ogni agricoltore dovrebbe avere diritto di scegliere cosa produrre (73 per cento), percepiscono le biotecnologie come uno strumento di innovazione per l’agricoltura (60 per cento) e ritengono assurdo che sia proibito coltivare Ogm in Italia e allo stesso tempo importarli sotto forma di mangimi (61 per cento). Sondaggio Demoskopea per Futuragra sulle aziende maidicole del Veneto e del Friuli. Dimensione del campione: 605 interviste con metodo Cati su questionario interamente strutturato. In sede di elaborazione i dati sono stati riponderati su dati Istat per ripristinare la reale distribuzione dell’universo per superficie e numero di aziende. Periodo di rilevazione: marzo 2009.

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Mais

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