Dieta Mediterranea, un tempo necessità… ed oggi?

22 Nov 2010
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di Fernando Antonio Di Chio

E’ notizia di questi giorni che l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità la dieta mediterranea, la notizia è stata riportata su tutti i principali quotidiani e la cosa ha suscitato tanto scalpore.
Ora partendo dal presupposto che sono felicissimo per questa notizia, devo aggiungere una cosa, se mia nonna o mia padre fossero ancora vivi probabilmente si meraviglierebbero di tanto entusiasmo.
Perché mi chiederete? Ma scusate la dieta mediterranea da cosa è costituita?

Legumi, pasta , frutta e quant’altro un tempo ogni nostro avo riusciva a produrre nella sua azienda.
Del resto anch’io con mia figlia, ho seminato vari semi di cereali e leguminose in alcuni vasetti e per ogni seme che abbiamo piantato le ho spiegato perché quella determinata specie è coltivata e cosa si può produrre da essa. Perché ho fatto questo? Il mio intento, d’intesa con la maestra, era appunto quello di spiegare ai bambini che quei semi rappresentano ciò che per anni ha rappresentato la base alimentare per moltissime persone che per necessità non potevano avere una dieta più variegata e dovevano accontentarsi di un piatto di legumi in sostituzione di una fettina di carne.

Oggi scopriamo l’acqua calda, secondo me, dicendo che la dieta mediterranea è alla base per una vita salubre e questo non fa altro che alimentare ulteriormente quel sapore nostalgico per le cose di un tempo, con la capacità di vedere nelle innovazioni il diavolo o quant’altro.
Collegandomi a ciò vi racconto un’altra notizia letta in questi giorni su Agrisole. Una nota azienda della mia provincia (Foggia), è stata intervistata per parlare di un bel progetto che hanno iniziato e che consta nella coltivazione di una famosissima varietà di frumento duro il “Senatore Cappelli”, selezionata dal padre della selezione genetica in Italia ossia il dott. Strampelli oltre cinquant’anni fà.

Ora leggendo l’articolo e rammentando la notizia riguardo alla dieta mediterranea, ecco la nostalgia riapparire, il progetto parla in toni entusiastici di un grano dalle eccellenti qualità, poco produttivo ma destinato a produrre pasta e quant’altro.
Cosa c’è di sbagliato direte voi? Il problema è sempre lo stesso il modo in cui si pongono gli argomenti, comprendo la necessità di restar legati alle tradizioni e io l’ho fatto con mia figlia facendole vedere i semi di piante da sempre alla base della nostra alimentazione e convengo pure sul fatto che ci sia gente che apprezza (più di quanto faccio io) l’idea di mangiar pasta prodotta da un grano così famoso e oltretutto coltivato in biologico.
Però quello che non ammetto è ben altro ossia, nell’articolo si dice che questa varietà è “un grano con eccellenti qualità nutrizionali e un alto valore proteico, ottenuto dalla selezione di grani spontanei del Nord Africa. Un grano quindi che non ha subito mutazioni genetiche indotte o incroci con altri grani duri modificati geneticamente…….”
Ecco la paura “non ha subito modificazioni genetiche indotte” il solito timore che porta ad immaginare scienziati pazzi che si divertono a rimescolare geni per produrre chissà cosa, in pratica in poche frasi riappare e si esalta un qualcosa di obsoleto.

Certi discorsi, in definitiva sembrano puntare al ritorno dei bei tempi andati, alla famiglia da Mulino Bianco, al punto che prima o poi mi aspetto che qualcuno per ridurre l’inquinamento atmosferico, proponga di tornare a fare la raccolta a mano del frumento, accusando le mietitrebbia dell’eccessiva emissione di CO2.
In definitiva si parla del “Senatore Cappelli” come di un grano che a dire loro è puro e magari, inconsapevolmente(spero) si sminuisce il lavoro di ricerca di tutti quelli che hanno dedicato una vita a cercare varietà di frumento destinate a produrre di più sia quantitativamente che qualitativamente.

E’ solo verso la fine dell’articolo che si fa notare l’aspetto più importante ossia che questa varietà è alta quasi due metri(soggetta cioè all’allettamento), non produce più di 20 ql ad ettaro e pur non conoscendola, presumo sia abbastanza suscettibile alle malattie fungine più comuni presenti nei nostri ambienti.
Ora mi domando se ciò sia plausibile, si sottolinea che è un grano esente da modificazioni genetiche indotte (attaccando involontariamente chiunque timidamente tenti di far capire che anche le piante OGM hanno lo scopo di darci produzioni qualitativamente superiori), rilanciando vecchie varietà di frumento, dalle qualità indiscutibili ma meno produttive e si parla della dieta mediterranea come di un modus vivendi capace di farci vivere cent’anni.
In conclusione ciò che mi rattrista è vedere il facile entusiasmo con cui si parla di certi argomenti, si spaccia la dieta mediterranea come uno stile di vita da seguire e su ciò ne convengo, ma non ammetto che si esageri. Ma ancora si esaltano progetti che mirano alla coltivazione di varietà di frumento ormai superate, mentre poi si guarda al nuovo, al futuro come qualcosa di pericoloso di dannoso e nocivo.

Io da parte mia continuerò a mangiare “fave e cicorie” (piatto principe della dieta mediterranea) condito con del buon olio pugliese, ma non disdegnerò mai un prosciutto o una polenta ottenuti a partire da mais OGM, perché ritengo le due cose entrambi sicure.

9 commenti al post: “Dieta Mediterranea, un tempo necessità… ed oggi?”

  1. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Come si fa a non condividere quanto scritto da Ferdinando di Chio.
    Parole di saggezza e di buon senso!
    Anch’io ho insegnato ai miei figli, vivendo in campagna, come funzionano le cose; che dai semi nascono le piante con cui tutti gli avi nostri si sono nutriti per secoli, che quello che abbiamo sempre mangiato per secoli ci ha fatto crescere sani e robusti come siamo oggi…
    Ma il discorso non verte sulla dieta mediterranea bensì sulle illogiche e strampalate considerazioni sul progresso, sulla ricerca scientifica et similia.
    Il discorso andrebbe incentrato su discorsi differenti.
    Su come cercare di migliorare la qualità di quanto produciamo nei nostri campi, su come cercar di rendere meno sensibili le piante da noi coltivate a tutte le avversità, su come trovare il modo di produrre qualche Kg. in più per ogni ettaro coltivato anche per permettere a noi agricoltori di sopravvivere.
    OGM o non OGM il progresso è inarrestabile e cercare di rallentarlo con pretestuosi discorsi politicamente corretti serve solamente a rallentare il progresso. Smettiamola di fare battaglie ideologiche!
    Non si campa di sola biodiversità. Non si vive di sola dieta mediterranea.
    L’agricoltura italiana ed europea non sta in piedi con il quasi totale disinteresse delle istituzioni e con il negativo influsso dei media che remano contro ogni forma di progresso.
    Si può vivere solamente producendo derrate abbondanti, sane e possibilmente a basso costo.
    Smettiamola di sbandierare che i semi OGM sono sterili! Non è vero, o meglio è vero che sono potenzialmente sterili tutti i semi (per i nostri usi) da 30 anni a questa parte.
    Sfido un agricoltore italiano a seminare un chicco di mais autoprodotto… Aborti di piante nei nostri campi.
    Non è vero che con OGM useremmo più fitofarmaci (diserbanti o anticrittogamici che siano). E’ se mai vero il contrario.
    Non è vero che le stesse Multinazionali che producono le sementi producono anche i diserbanti. Il brevetto del Round Up è scaduto da svariati anni e Monsanto non è l’oggi l’unico produttore di Glifosate… Lo potrei fare anch’io…

    Gli agricoltori chiedono solo di poter lavorare in onesta competizione con il resto del mondo evoluto.
    Siamo stufi, noi agricoltori, di vedere il nostro lavoro quotidiano sminuito per colpa di regole vessatorie.
    Siamo stanchi di vedere, a solo titolo di esempio, il semilavorato di pomodoro di provenienza cinese che arriva sui nostri mercati al prezzo del nostro pomodoro in campo… E chi compra una lattina di pomodoro non sa che è “cinese”.
    Chiediamo solo di poter lavorare onestamente, all’interno di regole “certe” e con la certezza di sanzioni nei confronti dei contravventori.
    Non mi pare che si chieda molto.
    Sicuramente si chiede molta educazione del consumatore finale.
    Sapere da dove arriva quello che metto nel mio piatto farebbe molto piacere anche a me.
    Ma qui entriamo in un discorso politico che non credo rientri fra i temi trattati in questa libera vetrina di opinioni.

    …Che poi la dieta mediterranea diventi patrimonio dell’umanità mi fa solo piacere. Significa che fino ad oggi ci siamo nutriti bene; il fegato ringrazia…

    Franco Nulli

  2. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    C’è solo una differenza che la dieta mediterranea è salutare adesso che si fa vita sedentaria, era invece da fame e quindi non salutare quando si facevano 12 ore di zappa o piccone o di falce fienaia al giorno!

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    ….e i meridonali erano anche più bassi di chi poteva permettersi nella dieta un po’ di carne e con il loro più gentile aspetto non apparivano brutti sporchi e cattivi come Lombroso dipingeva i meridonali dopo l’unità d’Italia! A dire il vero anche Ancel Keys parlava di dieta oriented verso quella mediterranea! Ora, invece,con la scusa della dieta mediterranea ci vogliono far diventare tutti vegetariani, eliminare gli allevamenti zootecnici perchè bucano l’ozono (balla totale!) fanno aumentare CO2 e metano nell’atmosfera (altra balla colossale!!) e inquinano più delle macchine (balla megagalattica!!!). Ma vedrete che ci riusciranno con tutti i soldi che butteranno sulle bancarelle della dieta mediterranea.Intanto, è da segnalalre, in materia di zootecnia, che la produzione delle stalle italiane più importante non è più il latte e/o la carne bensì la cacca per ottenenre biogas! Povera agricoltura.

  4. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Certo che finchè avremo giornalisti divulgatori che non conoscono gli argomenti sui quali dissertano, al pubblico, delle cui non conoscenze specifiche non si può far colpa, si può far credere tutto, anche che quell’azienda agricola della tua provincia sia benemerita. Ti riporto, per confutare la tesi che tornare a seminare Senaore Cappelli e come dire che vogliamo la reintroduzione sui treni della III classe perchè si viaggia meglio che in prima classe, un brano di una comunicazione del Prof. Angelo Bianchi (è stato il mio professore di genetica) ad un convegno del Cermis del 1997.

    Bianchi in un diagramma ha riportato i dati di certificazione dal 1972 al 1995. Il Cappelli nel 1972 era ancora un po’ coltivato e nel 1977 si è azzerato. Sullo stesso diagramma per i vari anni riporta la prima e la seconda varietà più certificata. Ebbene le varietà più certificate sono: Capeiti, Patrizio, Appulo, Creso, Latino, Duilio, Simeto, e Ofanto.
    Sono tutte varietà ottenute da istituti pubblici, ma la cosa da notare è che la dipendenza di questi nuovi grani dal Senatore Cappelli è strettissima ed il Prof. Bianchi afferma: “nessuna delle varietà, prime o seconde nella graduatoria ha potuto evitare di risultare generate, in una maniera od in un’altra, dal Cappelli”.

    Ora, quando si auspica di ritornare al Cappelli si fa lo stesso ragionamento della III classe che ho fatto io prima, con una differenza però, che se io sostenessi pubblicamente la reintroduzione della III classe ci sarebbe una sollevazione popolare perchè direbbero che voglio riproporre le differenze sociali e ghettizzare i poveri, mentre se ripropongo il Cappelli dalle cui poche farine si ricava molta poca pasta che quindi è obbligata a costare più cara, non sono uno “sporco capitalista” ma solamente un benemerito della sanità pubblica ed emrito ambientalista.

    Questa è l’agricoltura che la politica ed i facitori di di opinione pubblica vogliono per l’Italia, vale a dire produrre poco, ritornare all’antico e bearsi dei tempi andati, che erano grami e che ritorneranno se si continua così. Siamo 60 milioni di italiani e mangiamo più di prima, ma fino a che avremo i soldi necessari per comprare il cibo….(Dio non voglia…)

  5. fernando di chioNo Gravatar scrive:

    @ Guidorzi
    carissimo è questoil senso dell’articolo,pensare a una produzione di elitè mi dà rabbia. Siamo in continua crescita e la SAU si riduce e invece di pensare ad un rilancio dell’agricoltura parliamo di varietà antichissime. Tanto per scherzare ricordo unasignora che vantava di mangiare pane ottenuto con grano bio ma rimase interdetta quando le chiesi se anche lamortadella che cimetteva dentro era biologica. La rabbia è la falsa informazione o comunque informazione distorta che porta a pensare agli OGM come roba da stregoni.

  6. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    A proposito di varietà antiche di frumento riportate in auge come se fossero il toccasana per sostenere la nostra agricoltura, Oggi per Linea Verde erano in Romagna e hanno presentatato come specialità, del pane fatto con un frumento antico: il Frassineto, presentato come un frumento di alte qualità in quanto “povero di glutine”. Pensa che in una recente prova parcellare presso l’ITAS di Firenze il frumento Frassineto ha prodotto ben 13,70 q./ha!!!!

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Forza della “comunicazione”…

    purtroppo finché saremo qua a parlare su Salmone fra di noi l’opinione pubblica sarà sempre indottrinata dai media.
    Il buon sig. Raspelli cui fa riferimento il sig. Guidorzi ( peraltro simpaticissimo il Raspelli, lo ho conosciuto personalmente, prima che dimagrisse, parlando del Salame di Varzi nella stessa trasmissione televisiva di oggi) si occupa principalmente di gastronomia d’elite, ma il suo messaggio passa al grande pubblico come fosse “verbo” generalizzato.
    La distanza dal mondo reale é la stessa che passa fra una collina e l’Everest. Ma nessuno lo sa… La sua trasmissione é oggettivamente ben fatta.
    Finché non saremo capaci di avere lo stesso peso dei Raspelli, dei Capanna e di simili “idoli” mediatici saremo purtroppo destinati a scambiarci opinioni ragionevoli, scientifiche, economiche fra di noi.
    Consoliamoci e accontentiamoci per il momento di questo…
    A piccoli passi magari riusciremo a farci sentire anche noi (?)

    Franco Nulli

  8. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @Franco
    è vero in effetti un Mario Capanna sarà ascoltato più di noi, però alla resa dei conti sarà il tempo a darci ragione. Oggi un amico mi ha raccontato una cosa simile a quella detta da Alberto, successa circa quattro anni fa in occasione dell’Euromed, fiera che si tiene a Foggia ogni due anni e che riunisce tutti gli operatori ortofrutticoli.
    In sostanza qualche settimana prima della fiera il notissimo “Vissani” aveva esaltato le qualità della “fava di Carpino”, premesso che Carpino è un piccolo paesino della provincia di Foggia e la fava verrà fatta perchè la natura del terreno non permette di coltivare granchè, il notissimo cuoco esaltò le proprietà di questa fava(di cui io solo oggi ho scoperto l’esistenza beata ignoranza….).
    In ogni caso questo amico mi ha raccontato che in occasione dell’Euromed, c’era un produttore di Carpino che era stato assediato dai visitatori che volevano acquistare le famose fave e lui era disperato perchè ne aveva portato solo 400 Kg, vendendole alla modica cifra di 16 € al Kg. Come vedete ci vuole poco per rendere una cosa banale o comunque non molto diversa dalle altre una specialità unica, ma ci vuole sempre un Vissani o un Raspelli per renderla tale purtroppo……

  9. franco nulliNo Gravatar scrive:

    “il perder tempo a chi più sa più spiace”…

    Un vecchio proverbio imparato dai genitori negli anni dell’adolescenza, quando perder tempo mi piaceva moltissimo…
    Col passar degli anni mi sono accorto della verità racchiusa in questo detto.
    Anni fa, erano i primi ‘90 se non ricordo male, partecipai ed un convegno di CIBA (anche qui se non ricordo male) in cui si presentava quasi in anteprima da noi la tecnologia OGM BT del mais.
    Nella successiva discussione qualcuno mi chiese quando avremmo potuto vedere queste “meraviglie” nelle nostre campagne. Ragionando dell’ottusità della burocrazia e della politica nostrane pessimisticamente ricordo che risposi”non prima del 2000″.
    Che errore di valutazione… Sono passati altri 10 anni dalla mia pessimistica previsione e siamo ancora qui a disquisire sul valore dell’evoluzione.
    Quanto ne stiamo perdendo di tempo… E mi spiace.
    Un giorno mi metterò anche a fare il semplice calcolo di quanto mais si perde per colpa della piralide in Italia al ritmo del 5% di perdite stimate (e scientificamente riconosciute) per sua causa. E di quante micotossine immettiamo sul mercato con il mais tradizionale.

    Raspelli, Capanna & co.

    E’ colpa nostra. Il nostro difetto é di essere tecnici e non comunicatori. Dovremmo investire tempo ed energie (forse anche soldi, ma chi ne ha si faccia avanti) per spiegare ai “comunicatori” istituzionali le nostre ragioni.
    Siamo troppo presi, chi dalle lezioni in aula, chi dalla programmazione delle nostre produzioni, e non abbiamo colpevolmente il tempo di occuparci di far valere le nostre idee/ragioni.

    Un saluto tutto sommato fiducioso; forse mio figlio coltiverà mais OGM e io farò forse in tempo a vederlo nei miei campi :-)

    Franco Nulli

    P.S. La fava di Carpino però mi incuriosisce. Come faccio ad averne un sacchetto?

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Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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