Etichettatura alimenti derivati da OGM

22 Nov 2012
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Di Alberto Guidorzi

In concomitanza alle elezioni presidenziali USA sono stati sottoposti a voto popolare vari referendum statali e uno di questi (nota come proposta 37), fatto in California, lo stato più anti OGM degli USA, verteva sulla etichettatura o meno di tutti i prodotti alimentari grezzi o preparati, sia di origine animale o vegetale e contenenti del materiale genetico modificato. La proposta 37 interdiceva ogni accostamento all’aggettivo “naturale” per tutti gli alimenti provenienti da animali nutriti o “punturati” con medicine o vaccini ottenuti con l’uso di OGM . Per volgarizzare sarebbe come se dichiarassimo “non naturali” i formaggi ottenuti con caglio OGM o addirittura i diabetici che usano insulina prodotta da OGM.

La proposta è stata rigettata con il 53,7% dei voti contro un 46,3%. In altri termini si è realizzato un brusco voltafaccia tra gli elettori, in quanto sondaggi di metà settembre davano 61% di favorevoli all’etichettatura e solo il 25% di contrari.

Per contro i non favorevoli basavano i loro motivi di convinzione dell’elettorato sul fatto che l’etichettatura avrebbe comportato costi enormi è facenti rincarare il cibo, soprattutto in assenza di benefici per la salute pubblica. Inoltre vi era il rischio di intasare i tribunali con cause penali e civili aventi per oggetto danni presunti. In altri termini sulla bocciatura del referendum sono prevalse considerazioni di carattere economico e di rifiuto di ingerenza dello Stato. Il tutto era supportato dal pronunciamento di una grossissima maggioranza degli esperti in materia di biologia e di medicina.

Vediamo ora chi erano le organizzazioni favorevoli e contrarie che sono entrate in campo per esercitare potere di convinzione e quanti mezzi economici sono stati spesi.

I favorevoli all’etichettatura erano delle associazioni dei consumatori e dei produttori di alimenti biologici, il partito democratico, i partiti verdi e organizzazioni anti-OGM. Essi hanno messo in campo 8.7 milioni di $ derivati in gran parte dalle associazioni dei consumatori e dai produttori di cibi autodefiniti “naturali”; si ricorda che il partito democratico è nettamente maggioritario in California, ma sembra che non abbia dato sostegni economici. Contrari all’etichettatura era tutta l’industria dell’agroalimentare americana e quindi i fondi messi disposizione sono stati ben maggiori, vale a dire circa sei volte di più, ossia 45,6 milioni di $ raccolti da ben 39 grandi imprese (Dupont, Pepsico, Bayer, Kraft, Nestlé, CocaCola ecc.) Monsanto da sola vi ha contribuito per il 17,8%, cioè 8 milioni di $. Vi erano tuttavia anche scienziati rinomati, associazioni di agricoltori, e dirigenti di istituzioni che si occupano di salute pubblica.

Come si sono comportati i media?

La grande maggioranza della carta stampata (18 giornali contro 4) si è pronunciata contro l’etichettatura ed il motivo principale addotto era che essa rappresentava una complicazione amministrativa inutile in quanto la responsabilità di apporre l’etichetta era del distributore e non sul produttore, con conseguenti possibile denunce e relative cause per danni. La questione salutare non è stata molto usata in ambito massmediatico. Sicuramente i perdenti diranno che i massmedia sono stati comprati con i soldi della Monsanto, anche essa ha inciso solo per un 18% nelle sovvenzioni, La realtà è invece che gli americani si sono più preoccupati dal fatto di porre freni all’economia e d’inserire complicazioni amministrative volute dagli anti-OGM, piuttosto che nel prendere in considerazione eventuali effetti negativi sulla salute animale e umana. Indirettamente quindi gli americani, a differenza degli europei, dimostrano di avere molta più fiducia delle autorità scientifiche e sanitarie che sono intervenute per dire che pericoli non ve ne erano.

Si potrebbe quindi trarre la seguente conclusione: dato che il preteso rischio sanitario non esiste ed è ciò che hanno dimostrato le autorità sanitarie, la proposta è stata valutata solo per l’impatto sui costi e per l’intromissione dello Stato e perciò scientemente rifiutata.

1 commento al post: “Etichettatura alimenti derivati da OGM”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Evidentemente i favorevoli sono il 46,3% e non il 43,3 come scritto.

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