Fateci caso

20 Gen 2009
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di Antonio Pascale

Potete farci caso anche voi. Trattasi, infatti, di un fenomeno (tristemente) noto. Se per caso affrontate un argomento scientifico, ora di moda, ma con declinazioni diverse: ogm, nucleare, staminali ecc, con persone che militano in associazioni varie, ambientaliste, politiche ecc, e, dovunque vi capita di affrontare l’argomento: angolo di strada, radio, televisione, potrete ascoltare la seguente affermazione: nella nostra associazione (ambientalista, politica) militano scienziati indipendenti che svolgono ricerche indipendenti. Siccome sono uno scrittore, posso spingermi a dire che dichiarazioni siffatte vanno catalogate sotto la voce: affermazione retorica o ricattatoria. Il tuo interlocutore, cioè, vuole estorcerti un’emozione. Non intende guadagnarsi la vostra attenzione con l’analisi ma, al contrario, vi spinge subito in un angolo dichiarando che (loro) sono dalla parte giusta del mondo perché (i loro) scienziati sono, appunto, indipendenti. Capite bene che un’affermazione siffatta, contiene un sottotesto nemmeno tanto velato, siccome le risorse sono limitate, se noi deteniamo gli scienziati indipendenti, voi vi beccate gli scienziati non indipendenti. Dunque, tanto per chiarire (ancora un sottotesto) vi beccate quegli scienziati che sono al servizio delle multinazionali, finanziati con soldi sporchi che mascherano la verità ecc. In teatro o in narrativa quelli che vi ricattano emotivamente sono considerati o mestieranti o persone (artisticamente) disoneste. Agli angoli delle strade, in televisione o in radio, però, espressione ricattatorie come quella di sopra sono una costante: fidatevi di noi, votateci, finanziateci, perché la nostra ricerca è indipendente. Quello che preoccupa non è tanto il singolo  ricatto emotivo ma che queste affermazioni, ripetute sui media e ripetute in un paese come l’Italia, storicamente sensibile al fascismo e quindi alle affermazioni totalitarie (e false), queste affermazioni, dicevo, formano un immaginario poi difficile da smontare. Ogni volta bisogna, con pazienza certosina, spiegare al tuo interlocutore che il metodo scientifico ha il dovere di scartare le dichiarazioni retoriche ad effetto. Ma mentre spieghi l’abc epistemologico, il tuo interlocutore è già avanti pronto a ricattarti con un’altra affermazione retorica. Non si finisce mai. In realtà le discipline scientifiche si basano su un ottimo metodo. Questo metodo si fonda su tre importarti steps: il lavoro viene pubblicato su una prestigiosa e accreditata rivista (2) viene poi discusso, cioè esaminato punto per punto e pubblicamente da gruppi di scienziati che impegnano tutte le loro energie  e il loro sapere, per trovare eventuali punti deboli e dunque scartare il lavoro o decidere di proseguire (3 fase) vengono eseguiti esperimenti in vari laboratori e questi esperimenti per essere considerati validi devono per forza riprodurre i risultati ottenuti dalla teoria di partenza. Questo metodo dunque valida una teoria solo dopo un travagliato esame e un’accurata ricerca della prova. E’ un metodo democratico, nel senso più umile del termine, per riuscire nel suo intento gli scienziati devono redigere un’inventario, quello che regge all’onere della prova e quello che invece non funziona. Insomma, nella comunità scientifica, io non posso dire, siccome sono indipendente ho visto l’unicorno, fidatevi e finanziatemi: devo non solo dimostrare la presenza dell’unicorno, ma affidare i miei dati a una comunità di esaminatori, i quali, a prescindere dalle mie nobili dichiarazioni di indipendenza, li dovranno analizzare punto per punto, e poi, attraverso esperimenti ripetuti in vari laboratori, riprodurre il mio unicorno. Il grande pubblico generalista a digiuno di metodo scientifico e, a ragione, annoiato dalle procedure di validazione, spesso finisce per accontentarsi della prima notizia, specie se è sostenuta da un forte tasso di retorica. Il più delle volte le notizie che finiscono sui media e che tanto allarmano o indignano riguardano lavori che sono ancora nella fase preliminare.  In sostanza, si può spingere ad affermare che la scienza è contro le singoli opinioni, ossia chiede con insistenza la verifica (pubblica e democratica) di quanto affermato Si capisce, quindi, che in un regime d’opinioni diffuse e perdipiù sostenute con escamotage ricattatori, dove vince chi la dice più grossa (accusando gli altri di malafede) il metodo scientifico dovrebbe non solo diffondersi a partire dalle scuole elementari (così si può ancora migliorare) ma fungere da bussola orientativa, soprattutto in un  paese come l’Italia, sempre così in bilico tra interesse privato e pubblica credulità.

1 commento al post: “Fateci caso”

  1. Elisabetta PassinettiNo Gravatar scrive:

    Buongiorno,

    ho conosciuto personalmente l’autore Antonio Pascale alla fiera del libro di Francoforte del 2007, in occasione della presentazione del suo libro “S’è fatta ora”.
    Vorrei mandargli un mio commento su quanto ha scritto. In quella occasione si era parlato brevemente della canzone di Battiato “La Cura”, di Winnicott e Freud.

    Quanto viene scritto qui, giunge all’autore?

    Saluti,

    Elisabetta Passinetti

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