Gatta ci covava

22 Gen 2015
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di Alberto Guidorzi
Il 27 giugno scorso la rubrica scienze del giornale francese “Libération” ha pubblicato un articolo a firma di Sylvestre Huet. Esso annunciava i risultati di una metanalisi su 800 articoli a comitato di lettura e realizzata da una squadra internazionale che diceva che gli insetticidi usati in agricoltura provocavano, nella loro manifestazione, la parossistica sparizione delle api, questa sarebbe inoltre solo la punta di un iceberg in quanto c’è poi da considerare l’influenza sulla fauna terricola e acquatica. I maggiori colpevoli, dato che la famiglia dei neonicotinoidi è la più venduta, erano proprio questi. Addirittura si dice che le molecole neonicotinoidi ed il fipronil sono molto tossiche, da 5000 a 10.0000 volte, a peso uguale, del DDT, ma si sottace di precisare che il loro uso in peso è enormemente inferiore a quando, invece, si usava il DDT e guarda caso li hanno fatti apposta per diminuire le dosi. Libération annuncia anche che i dettagli di questa metanalisi sono taciuti perché è in procinto la pubblicazione del lavoro da parte della rivista Environmental science and pollution research che lo farà solo due mesi dopo. La rivista ha, però, un fattore d’impatto molto modesto, solo 2,87, quando Science e Nature (le due riviste che vanno per la maggiore) ne hanno uno che è rispettivamente di 31,48 e 42,35), ma anche qui si sottace di dire che il lavoro era programmato per essere pubblicato proprio su Nature o Science. Come mai il lavoro non è comparso su queste due riviste molto più prestigiose di chi l’ha in realtà pubblicata? Vi è stato un rifiuto, e quali i motivi? Nessuno lo specifica, ma si sa che il redattore capo di questa rivista è Philippe Garrigues che è membro del tink tank della fondazione di Nicolas Hulot nota giornalista e ambientalista francese, quindi amico degli amici.

Chi aveva fatto questo lavoro? Era gruppo di 29 specialisti di varie nazionalità riunitisi nel 2009 attorno a Maarten Bijleveld van Lexmond, Pierre Goeldlin de Tiefenau, François Ramade et Jeoren van der Sluij. Dalle fonti a cui abbiamo fatto ricorso è risultato essere presente il Prof. Vincenzo Girolami entomologo dell’Università di Padova e noto per sostenere già prima la tesi della colpa dei neonicotinoidi nella moria delle api e di aver filmato la morte di un’ape che secondo la sua versione sarebbe morta dopo due minuti e solo per aver bevuto l’acqua di guttazione di plantule di mais con seme protetto da neonicotinoidi.

Dunque del nucleo promotore faceva parte il botanico svizzero Pierre Goeldlin de Tiefenau e il biologo olandese Maarten Bijleveld van Lexmond, che sono dei notori militanti ecologisti. IL primo è il conservatore del museo di zoologia di Losanna, membro onorario dell’UICN (Unione Internazionale della Conservazione della Natura). Inoltre dal 2001 è vicepresidente della fondazione MAVA fondata da Andrè Hoffmann, vice presidente internazionale del WWF e della multinazionale farmaceutica Hoffmann-Roche, sotto controllo delle due famiglie Oeri e Hoffmann. Vi ricordate la diossina di Seveso e l’ICMESA? Ebbene essa faceva parte del gruppo Givaudan & C. S.A. di Ginevra, che fu a sua volta acquistata nel 1963, quindi prima dell’incidente, dal gruppo Hoffmann-Roche A.G. Un ulteriore caso di Greening-Washing? Il secondo invece è il presidente di una squadra internazionale il cui acronimo è TFSP (Task Force on Systemic Pesticides) ed ha retto il WWF olandese per 10 anni. Quindi il conflitto d’interessi almeno ideologico è evidente.

E’ però una scoperta recente che i due precedenti, assieme a Simon Stuart et Piet Wit, due noti ecologisti e responsabili di associazioni ambientaliste ( il primo, presidente della UICN Species Survival Commission e il secondo, presidente della Commissione di Gestione UICN ecosistemi), si sono riuniti il 14 giugno 2010 per programmare questo « Workshop », la riunione doveva rimanere segreta, ma è stata, invece, scoperta essere avvenuta da David Zaruk:

Con essa si è mostrato come, nel 2010, ben prima dell’interdizione temporanea dei neonicotinoidi, alcuni scienziati attivisti abbiano concordato una strategia per lanciare una campagna costruita attorno a una serie di pubblicazioni di ricerche definite “indipendenti” volte a provocare il divieto nell’uso dei neonicotinoidi. Dunque ricerche “indipendenti” scelte da persone chiaramente non “indipendenti”.

In questo documento programmatico venuto nelle mani di David Zanuk si legge: Noi vogliamo provare a riunire qualche grande nome del mondo scientifico (…)Se noi riusciamo a far pubblicare questi studi (ndr: che come abbiamo visto sono stati dirottati su una rivista molto meno prestigiosa di “Science” e “Nature”), l’impatto sarà enorme e permetterà al WWF di lanciare immediatamente una campagna di sensibilizzazione”. Dunque lo scopo è rivelato: fornire “munizioni” al WWF da usare per fare pressioni. Ci viene, però, da domandarci, ma se questi studi già esistevano ed erano stati pubblicati su riviste a comitato di lettura come mai non hanno determinato un impatto negativo sui decisori da subito? Mentre, invece, si è dovuta coordinare una metanalisi, tra l’altro ben programmata da persone già convinte che non vi poteva essere risultato diverso dalla condanna?

Il comportamento ideologizzato lo si ricava da questa frase: “ La cosa più urgente è di provocare un cambiamento politico necessario ad ottenere l’interdizione dei pesticidi” Quindi lo scopo iniziale era quello di “lobbing” e quindi eminentemente politico e non scientifico, in quanto ben sapevano che molti loro colleghi imputavano la moria delle api a molti altri fattori ambientali (calo della flora mellifera) e sanitari degli alveari prima di prendere in considerazione l’effetto degli insetticidi in agricoltura, che comunque prima della messa in commercio, sono testati per la nocività agli insetti pronubi. Vedasi questa immagine che mostra come, indipendentemente dai neonicotinoidi, le api siano attaccate da molte altre avversità sempre più virulente.

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Tuttavia una cosa è certa, il metodo scientifico è andato a farsi benedire e ciò indipendentemente dalla validità dei lavori presi in esame, in quanto il metodo scientifico impone che prima si facciano delle prove con la mente sgombra da pregiudizi, si controllino i risultati e solo dopo si trarranno delle conclusioni; che comunque non devono mai essere generali, ma sempre riferite alle condizioni dello studio fatto ed al modo di eseguirlo. Se questo, una volta pubblicato, sarà da terzi valutato ben fatto, solo allora si può pensare di reimpostare un’altra serie di prove di conferma per poter generalizzare le conclusioni. Qui si è fatto l’inverso, si è partiti da un preconcetto e si sono raggruppate delle prove ed esperienze che non lo confutavano o lo confermavano. E’ evidente che vi è sempre da dubitare di questo modo di lavorare, perché è umano che si sia tentati di confermare le proprie convinzioni. In fin dei conti non siamo nel “paese delle meraviglie” di Alice dove si pronunciava subito la sentenza, mentre il verdetto veniva in seguito. Altra stranezza, come si è già accennato in principio, è che il battage pubblicitario e di sensibilizzazione è iniziato prima (24 giugno 2014) che l’ambiente scientifico potesse analizzare il lavoro definito “scientifico e indipendente” (la pubblicazione avvenne, infatti, solo il 23 agosto) che supportava la campagna a cui avevano già dato inizio due mesi prima.

Inoltre in queste iniziative poco scientifiche e molto ideologiche è facile trovare finanziatori ed anche loro esigono che i risultati vadano in un certo modo. Ciò li distingue dalle ricerche volute e finanziate da chi ha un interesse economico specifico e vuole aumentare, tramite i risultati, le vendite al pubblico. Infatti, questi ultimi devono fare attenzione nell’orientare troppo le conclusioni, in quanto l’eventuale loro iniziativa è un “coltello a doppio taglio”, se dovessero venire smascherati nella loro azione di pilotaggio rischiano un danno d’immagine che si trasforma in perdite e non in guadagni, mentre i primi non si preoccupano dell’immagine, l’hanno già rea pubblica, i lavori di supporto alle loro tesi servono solo a fornire ulteriori armi a chi è già un loro “agitprop” e far crescere il dubbio a chi è “alla finestra” in attesa di elementi ulteriori.

Se ne vuole una dimostrazione? Basta andare a vedere chi sono stati i finanziatori di Seralini e chi sono quelli di questo lavoro sulle api. Esso è stato finanziato da Triodos Bank NV (banca olandese diretta da antroposofi) e la Zukunft Stiftung Landwirtschaft (fondazione tedesca, il cui consiglio è nominato da GLS Treuhand, una società fiduciaria fondata pure questa da antroposofi). Ambedue quindi sono etero diretti dalle teorie antroposofiche o Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner , vale a dire una scuola di pensiero che comprende pratiche esoteriche (l’incipit di alcune opere di Steiner partono con considerazioni esoteriche su nessi karmici). Un’applicazione delle idee dello Steiner è l’agricoltura biodinamica, vale a dire quella del corno pieno di letame interrato e che trasferirebbe energie cosmiche sui prodotti agricoli biodinamici. Tra i finanziatori di TFSP vi è anche Act Beyond Trust creato da Jun Hoshikawa, responsabile di Greenpeace Japan dal 2005 al 2010.

E’ da questa “indipendenza di giudizio” che i politici europei si sono fatti convincere a mettere al bando temporaneamente i neonicotinoidi ed a privare gli agricoltori di uno strumento di difesa molto meno impattante l’ambiente degli insetticidi precedenti che “obtorto collo” sono stati costretti a riusare.

Le fonti:

http://risk-monger.blogactiv.eu/2014/12/02/iucn%E2%80%99s-anti-neonic-pesticide-task-force-an-expose-into-activist-science/#.VI3lX9KG9DT

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://risk-monger.blogactiv.eu/2014/12/10/the-iucn%25E2%2580%2599s-activist-science-bee-team-who%25E2%2580%2599s-who-and-who%25E2%2580%2599s-funding-them/&prev=search


5 commenti al post: “Gatta ci covava”

  1. roberto defezNo Gravatar scrive:

    reiterato il decreto di divieto
    http://www.repubblica.it/ambiente/2015/01/23/news/mais_ogm_decreto-105620566/?ref=HREC1-12

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Il solito legiferare controlegge che passa impunito.

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Tutti i commenti sono identici:
    si intervista un Ministro anti-Ogm
    poi un secondo Ministro anti-Ogm
    la Loprenzin non si fa mai intervistare
    si intervista Coldiretti, e casomai Greenpeace

    Mai uno che dica cose scomode. Complimenti.

    http://www.futuro-europa.it/11683/europa/ue-novita-sui-prodotti-ogm.html

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Certamente giusto quello che dici, ma io aggiungerei che non dicono mai cosa ci sta dietro alla medaglia che mostrano.

  5. TC1507No Gravatar scrive:

    È molto probabile che non lo sappiano neanche loro cosa c’è dietro la medaglia che mostrano.

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