Gli attori del dibattito sugli OGM

02 Mag 2011
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Dibattito su cibo e scienza: gli OGM (articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale)
Il mensile di approfondimento economico Espansione organizza una intensa giornata di dibattito intorno al tema degli OGM riunendo molti dei principali attori interessati (leggi la scienza in campo).
Penso sia una occasione per immaginare anche quali domande rivolgere ad alcuni degli interlocutori come ad esempio il presidente di COOP Tassinari, a cui vorrei chiedere ad esempio come si conciliano le politiche anti-OGM della COOP con le dichiarazioni del dirigente Mazzini (leggi Mazzini) sulla impossibilità di avere una filiera senza OGM.

04/05/2011: Alleghiamo uno scambio di lettere avvenuto tra Alberto Guidorzi e Coop, nato dopo la lettura dell’articolo di Bassoni sul mensile Consumatori

Consigli e suggerimenti su quali tematiche portare nella discussione sono sempre ben accetti.

15 commenti al post: “Gli attori del dibattito sugli OGM”

  1. AlessandraNo Gravatar scrive:

    leggendo Mazzini sorge spontanea la considerazione: se la COOP spende davvero 10 milioni di euro per fare tutti i controlli per garantire il no-ogm come lo si definisce, quanti soldi guadagna dalla promozione commerciale di queste linee di prodotti?
    altrimenti chi glielo fa fare di buttare via tutti questi soldi per certificazioni di dubbia origine…. (Brasile???)

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Carissima Alessandra

    Non sono l’ufficio marketing di COOP e nemmeno un agente o ricercatore di Monsanto .
    Sono semplicemente un agricoltore e produttore di agroalimentare che si sente preso in giro tutti i giorni da campagne di comunicazione come quelle di COOP. (e non solo lei…)
    Sarà anche vero, come sostengono i sigg. Claudio Mazzini e Dario Guidi nella risposta ad Alberto Guidorzi che COOP nei suoi prodotti a marchio utilizza rigorosamente filiera “OGM FREE”, ma è altrettanto vero che COOP non disdegna per fare giustamente profitto di impressa di esporre sui suoi banchi il prosciutto di Parma o quello di San Daniele, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano come tutte le altre specialità DOP o IGP dell’eccellenza alimentare italiana. Ebbene, a parte l’isola felice dei prodotti a marchio COOP, tutto il resto é di derivazione OGM. (parola di agricoltore).
    Quali sono le implicazioni economiche? Semplice. Dicendo che COOP, col suo marchio, promette prodotto OGM FREE implicitamente trasmette al consumatore il messaggio che “COOP é OGM FREE” anche se il cliente compra Grana Padano, Parmigiano Reggiano o Culatello di Zibello.
    Semplicemente questo non é vero…
    Non credo sia pubblicità ingannevole a termini di legge, ma il passo mi pare molto molto breve.

    Siccome OGM FREE oggi é bello, non si sa per quale ragione, ma é bello, il gioco é fatto!
    Questo é il mio parere. Sarà sbagliato, ma la penso così.
    Sarei anche curioso di poter verificare scientificamente che tutti i prodotti a marchio COOP siamo veramente OGM FREE.
    Sarebbe operazione molto difficile e costosa e non voglio assolutamente mettere in dubbio la veridicità delle loro certificazioni! Ci credo sulla parola e non vado oltre.

    Franco

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Quando entro in Coop e sento la solita litania “liberi da OGM” alzando il tono di voce esclamo: “Se è vero è una grande balla”. La gente si gira e dato che mi conosce sorride. Solo una volta ho trovato uno che mi ha detto “Come si permette?” e allora gli ho spiegato tutte le incongruenze dell’affermazione della ditta per cui lavora.

  4. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cara Alessandra,
    torno ora da Milano. Ieri ci sono stati molti cambiamenti rispetto al programma ed io avevo un intrevento al mattino in una sessione con scienziati ed Assobiotech in cui si parlava della comunicazione sugli OGM e della incapacita’ degli scienziati a farlo. Ma sapendo che nella sessione successiva parlava Tassinari ho fatto qualche riferimento ai prodotti No-OGM ed ai vari Grana Padano e simili.
    Ti dico solo che Tassinari parlando dopo ha esordito dicendo che io forse lo forse desideravo metterlo al rogo /(beche’ non abbia mai nominato COOP o lui stesso, ma aveva capito benissimo).
    I prodotti No-OGM hanno lo 0,9% di OGM (almeno). La mia domanda era: di che dati dispongono questi signori di cui la scienza non dispone? Se ci fosse lo 0,9% di arsenico o di diossina qui prodotti sarebbero una porcheria, perche’ 0,9% di OGM vanno bene e 40% fanno male?
    Per me era solo l’aperitivo per preparare il campo per il dibattito della conferenza stampa del pomeriggio, ma Tassinari ha dovuto allontanarsi ed ha quindi rinunciato al confronto diretto. Ma io lo aspetto e le domande per lui sono sempre in caldo.

  5. franco nulliNo Gravatar scrive:

    caro Roberto

    Non hai idea di quanto mi sia dispiaciuto di dover rinunciare all’incontro di questo fine settimana.
    Le vertebre lombari purtroppo a volte comandano!
    Tassinari e altri difficilmente accetteranno un confronto diretto con un ricercatore in un pubblico convegno come questo. Sanno di aver molti pochi argomenti da spendere e dubito che vogliano rischiare.
    Ti porteranno sempre (te o altri ricercatori politicamente “sprovveduti”) solo nei circhi mediatici tipo Annozero dove la gestione del dibattito e dei microfoni on-off è appannaggio unicamente loro e dove la vittoria mediatica é certa!
    Caro Roberto, non sono solo gli scienziati che non sanno comunicare; é il mondo dei media, politicamente pilotato, che impedisce molto spesso loro di farlo in direzioni non gradite…
    Tu sai comunicare molto bene e lo abbiamo visto in quel mirabile spezzone di RAI3 (miracolo…)
    A presto
    Franco

    P.S. per chi non lo avesse capito da 3 giorni sono afflitto da lombalgia :-(

  6. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    “OGM: Storia di un dibattito truccato” è un bellissimo libro di una decina di anni fa, della bravissima Anna Meldolesi, che aveva intuito ciò che viviamo ogni giorno. Fino a quando il dibattito sarà truccato e i trucchi garantiti per legge, la COOP avrà ragione, poco importa se il miglioramento delle materie prime inevitabilmente porta al miglioramento dei prodotti derivati. Purtroppo, il nostro ruolo di grandi trasformatori di materie prime non viene riconosciuto neanche dalla Coldiretti che fa credere che è sufficiente il grano (duro e tenero) italiano per pasta e pane (e ne importiamo tantissimo), che il contadino (ammesso che la categoria esista ancora), ma non l’imprenditore agricolo, è garanzia di genuinità soprattutto se a Km 0 (tanto chi se ne frega se la crisi è dovuta al fatto che non esportiamo più tanto sempre più sostituiti da prodotti turchi, egiziani, ecc., tanto simili ai nostri), e che i prodotti derivati da piante geneticamente trasformate ammesse per la coltivazione anche dall’Europa pur non essendo pericolosi vengono da noi paragonati all’amianto e alla diossina! Chi se frega dei ricercatori pubblici italiani che con l’ingegneria genetica giocano a “fare dio” sperando di arricchirsi con i brevetti da vendere alle multinazionali (ma i soldi finiscono nelle casse dello Stato perchè ai ricercatori pubblici non può andare niente in tasca!). Perchè spendere i soldi per brevettare le invenzioni se poi non si potranno usare anche se c’è il caso di un brevetto italiano la cui estensione internazionale fu autorizzata dal ministero per l’agricoltura ai tempi dell’innominabile (per decenza!) ministro a patto che non venisse attivato. Così abbiamo perso soldi che avrebbero finanziato tutta la ricerca del settore di competenza (l’orticoltura, per la precisione) e avrebbe permesso di avere pomodori, melanzane, uva, meloni, piccoli frutti, e tanti altri frutti senza semi, grazie ad una ricerca tutta italiana e ai finanziamenti unicamente pubblici che spiazzarono le multinazionali e le famose università estere che avevano investito milioni di dollari senza raggiungere alcun risultato. Ovviamente il costrutto genico era OGM e quindi dava piante pericolose come l’arsenico e l’amianto. Ma vi garantisco che le melanzane ottenute erano perfettamente senza seme, a polpa compatta che non imbruniva, dolcissime, e fornivano delle grigliate di Frankenstein (di origine napoletana da parte di madre!) squisite! Si verificò ciò che i bravissimi attori alla manifestazione del 1° Maggio scorso ci ricordarono “Il guaio maggiore che può capitare ad un ricercatore italiano è quello di essere compreso”. Succede dai tempi di Galilei, quando i saggi padri della chiesa truccarono i suoi risultati semplicemente rifiutandosi di mettere l’occhio sul cannocchiale! Alle leggi per truccare i dati ci pensò la santa (!) inquisizione con i suoi metodi spiccioli. Noi, molto più modestamente, ci siamo accontentati di due ministri innominabili (ahimè, con l’avvallo anche dei sindacati, gli stessi che hanno invitato i bravissimi attori!) equamente distribuiti e in rapida successione a centrosinistra e a centrodestra. Insomma, ci mancano i centravanti di sfondamento!

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cro Vitangelo,
    ti posso dire che COOP non ama i chilometri zero, per Tassinari (perlomeno) l’uva da tavola della tua regione deve andare in giro tanto quanto le mele trentine. Gli avrei voluto chiedere visto che parlava solo di trasparenza e fiducia nelle inidcazioni e nel rapporto onesto con i consumatori se lui non sentiva l’esigenza di chiedere scusa per la fragola-pesce ed altre truffe simili, ma io so aspettare

  8. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    …aspetta che si sgonfi il pomodoro gonfiato con la pompa della bicicletta della loro ultima campagna OGM Free o NO OGM!
    Sull’uva da tavola della mia regione e quella siciliana in magazzino e da buttar via e poi venduta a prezzo stracciato con accordo Coop/Regioni è meglio stendere una coltre pietosa, tanto ai produttori non arriva niente ugualmente.

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Roberto

    Ammesso e non concesso che ti possa capitare di avere un dibattito con Tassinari o al limite ti sia offerto di far pervenire alla Coop un quesito, ti propongo il seguente:

    Invece di spendere soldi per creare zone di soia OGM free in Brasile a cui accedere per tutelare i consumatori o di ipotizzare di andare in Ucraina (che non penso sia un paese molto vocato per la soia), perchè non organizzano una filiera OGM-free di soia in Italia? Rammenta loro che non più tardi di 30 anni fa in Italia si coltivavano 300.000 ettari di soia, quindi non è una proposta irrealistica. Inoltre farebbero un’opera meritoria a molti agricoltori italiani che non sanno più come diversificare le loro coltivazioni. Certo debbono essere disposti a mettere sul piatto della bilancia i fondi necessari a pagare il prodotto in modo da renderlo concorrenziale con le altre coltivazioni.

    Se dicono che la “Coop sei tu” facciano in modo che la Coop sia utile alla collettività e non solo una collaterale dei partiti politici amici.

    Solo quando avranno realizzato una filiera soia tutta italiana (comprese anche le sementi) saranno credibili nei lro messaggi, altrimenti anche loro scadono a livello di “imbonitori di piazza” dove l’uso di messaggi fasulli è la norma.

  10. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Bell’idea Alberto!

    Negli anni ‘80 - ‘90 coltivavo 1/2 azienda a mais e 1/2 a soia (circa 120 Ha) . Rotazione dignitosa, trattamenti diserbanti complementari, gestione della campagna e del raccolto/essiccazione difficile ma possibile.
    Gestione economica dell’azienda a quei tempi dignitosa.
    Ho smesso completamente fino allo scorso anno per problemi personali (ho avuto un po’ di casini organizzativi).
    Nel 2010 ho introdotto in azienda il riso, insieme al mais (mia coltura storica) e ho reintrodotto la soia.
    3 colture con la mia organizzazione aziendale sono troppe e quest’anno 2011 sono stato costretto a rinunciare alla soia (la più difficile come gestione)
    Se tornasse ad essere remunerativa sarei felice di riconvertire la mia azienda oggi a riso e soia.
    Utopia? chi lo sa. In fin dei conti dalle nostre parti la soia non viene male, siamo discretamente organizzati, e non avrei problemi a dedicare un silo a COOP per la filiera OGM FREE (anche se mi fa un po’ “prurito” pecunia non olet). Sono anche disposto a scrivere sul tetto del silo “SOIA OGM FREE PER COOP”.

    A patto che ma la paghino almeno il giusto…

    Ciao Franco

  11. franco nulliNo Gravatar scrive:

    E tu, Roberto, aspetta a rispondere al sig. Tassinari.
    Ti hanno mai detto che la vendetta é un piatto che si serve freddo?
    Verrà il giorno che la verità arriverà a galla e i pesci fragola finiranno nel novero delle bufale storiche.
    tieni un taccuino di appunti (ma sono sicuro che lo hai) con tutti gli argomenti da “servire” su un piatto d’argento.
    E’ dai tempi di Galileo (citato anche da Vitangelo Magnifico in un post poco sopra) che la scienza viene tartassata in tutti i modi, rogo dell’inquisizione compreso.
    Ma, e lo ha già detto in altro post, é oggi innegabile che la terra giri attorno al sole con un’orbita ellittica…

    Ciao Franco

    P.S. dobbiamo solo sperare di vivere tutti abbastanza per vedere il momento di verità che ipotizzo…

  12. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Franco, con il trasformismo imperante da secoli (e seculorum) diranno che avevano ragione loro a frenare sugli OGM certamente per eccesso di ricerca sulla sicurezza (leggi attuale principio della precauzione!) contro, invece, l’avventatezza, la sicurezza e la sicumera dei ricercatori, i quali, pur avendo ragione, non seppero attendere e divennero diffidenti, lagnosi e addirittura cattivi! Anche se non vivrò a lungo (per effetto della regressione, come mio padre che ancora ragiona malgrado i suoi quasi 102 anni, ad agosto!), so come finirà. Vi ricordate quando oltre un decennio fa la chiesa riabilitò Galilei? Salvatore Luria, grande Nobel, dimenticato, sebbene invitato alle celebrazioni, non andò perchè, si giustificò “mica ha sbagliato Galilei, ha sbagliato la chiesa. Se mai, è Galilei che dovrebbe riabilitare la chiesa!” Una grande lezione imparata dalle pagine dell’Unità!(Lo so, erano altri tempi e altri giornali). Perciò, come asseriva Darwin, gli individui che non si adeguano mutando sono destinati a soccombere. Perciò rassegnamoci e prepariamoci alla sconfitta malgrado l’elenco delle corbellerie scientifiche da lasciare a futura memoria.

  13. franco nulliNo Gravatar scrive:

    MI batto il petto, ma non ricordavo il prof. Luria.
    Mi sono informato e mi inchino al suo lavoro.
    Mi inchino anche all’aneddoto della sua contestazione relativa alla riabilitazione del Galilei.
    Dopo tre “Mi” ad inizio riga però un “Ti” lo rivolgo a te…
    Ti contesto la rassegnazione. Io non mi rassegno, non mi preparo alla sconfitta e faccio il possibile perché i Galilei del nostro tempo non rischino il rogo, fortunatamente al giorno d’oggi solamente mediatico…

    In conclusione un caro saluto ed augurio al tuo Papà 102! Avercene a 102 che ragionano… (ma anche ad 80!)

    Ciao Franco

  14. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo
    tu hai un papà di 102 anni io una mamma di 95 che mi cura l’orto…fusse che fusse…. che qualche gene l’abbiamo ereditato?

    P.S. sua mamma (mia nonna) è morta a 99 e mia bisnonna a 98…La sorella di mia nonna è stata data per spacciata durante la spagnola (ma è morta la spagnola…), e lei è campata con un solo polmone fino a 94 anni. Il mio timore è che siano geni localizzati sui cromosomi sessuali…

  15. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Franco, avendo una cultura gramsciana ormai prevale il pessimismo della ragione. Come può essere altrimenti se solo si considera che sono -isolatissimo- al Sud dove ben altre sirene fanno sentire il loro melodioso ed accativante canto. Non è un caso se Vendola aspira dal Sud a diventare leader nazionale di una sinistra inconcludente. Non so dalle vostre parti, ma qui c’è, per me, aria da Deserto dei Tartari. Si vorrebbe avere anche un nemico con cui discutere e litigare. Invece, niente! Sono tutti presi dalla dieta mediterranea e dalla genuità dei prodotti!
    Aggiungete una classe agricola amorfa, con imprenditori impegnati sono ad adulare il potente di turno, si chiami, Moro, Lattanzio, Tatarella, Alemanno, Zaia (sì, anche lui!), ecc., non fa differenza. L’importate è portare qualche spicciolo a casa. Una volta un grande imprenditore presidente di una grande organizzazione ortofrutticola nazionale mi parlò male del ministro dell’epoca. Gli feci notare che qualche giorno prima lo aveva premiato; e lui rispose “Ce li dobbiamo tenenre buoni altrimenti non allentano i cordoni della borsa e noi falliamo”. Come si fa ad essere ottimisti in questi contesti!
    Caro Alberto, complimenti per tua madre, la sento vicinissima perchè mio padre si vanta di aver fatto gli ultimi innesti alle barbatelle di uva da tavola ad 85 anni e, come aggiunge lui, “Presero tutti”. Erano qualche migliaio, mica pochi. Dovette lasciare perchè la vista (degenerazione della macula) non gli permetteva di apprezzare la presenza dei tiranti dei tendoni. E le cadute non erano rare. Ti garantisco che fino all’ultimo (90 anni circa) ha lavorato a memoria nel suo campo. Comunque, non disperare per la localizzazione dei geni: hai certamente sentito parlare dei jumping genes!! (Anche se da Y ad X, in effetti, è un salto… mortale!).
    E’ davvero piacevole comunicare con voi, peccato che non ci siamo mai incontrati. Ma non è detta l’ultima parola (……anche sperando nella presunta longevità!).
    Ciao, Vitangelo

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Nella categoria: News, OGM & Media

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