Il Biologico al pesticida

06 Giu 2013
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Ancora mille tonnellate sequestrate, questa volta la provenienza è dall’India e dalla Turchia.
Forse stiamo sbagliando a pubblicizzare queste notizie, dovremmo parlarne solo quando si dovesse trovare che una partita di soia è davvero bio ed è coltivata a km zero.

http://www.lastampa.it/2013/06/06/italia/cronache/mille-tonnellate-di-soia-bio-contaminata-dai-pesticidi-scatta-il-maxisequestro-UEFAxLxDsxws9ES44Y5i2N/pagina.html

5 commenti al post: “Il Biologico al pesticida”

  1. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Invece bisogna parlarne e mantenere alta la guardia per tutelare i consumatori incantati dalle sirene del biologico (A Porta a porta l’altra sera, per esempio, alla presenza della Ministra, il Patron di Eataly faceva credere che è possibile produrre senza erbicidi, concimi e, ovviamnete, senza OGM; come coldiretti et co. comandano) e per tutelare i produttori seri che fanno miracoli per ottenenre il misero 2% nazionale (che non cresce malgrado le promesse degli ultimi minitri di portarlo al 10%; un miraggio, neanche realizzabile con le truffe!).
    Nel 2001 quando ci fu la bufera fra Ricercaori e l’allora Ministro agricolo (che non nomino per decenza, come dicevano i vecchi contadini), al Foglio dissi che nelle mense delle scuole italiane arrivava cibo biologico (obbligatorio per decisione dei sindaci di molte città!) prodotto in paesi che usavano acque di fogna per l’irrigazione. Li avevo visti! Sapete come andò a finire. Molti si impegnarono a dimostrare che ero un ladro che sperperavo i fondi delle ricerche, che truccavo i bilanci dell’Istituto,ecc.. Malgrado ciò, mi fa male leggere le notizie come qiella riportate dalla Spampa. Perchè resto sempre dalla parte degli agricoltori seri e ripudio i cialtroni agricoli! Ma quanti ce ne sono?

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    allora ci aggiungo anche questo:

    Si privilegia solo il busines? Eccone le prove recenti. Il 18 marzo 2010 un controllo del Dipartimento francese delle frodi ha trovato cinque palette di uova biologiche italiane e anche che un impiegato stava manomettendo i documenti di accompagnamento. Tuttavia Érick Valla responsabile della ditta “Panier d’oeufs” ha giurato sulla effettive caratteristiche biologiche delle uova ed ha giustificato la cosa dicendo che di uova bio in Francia non se ne trovano abbastanza, mentre la richiesta è sostenuta. Dunque prima di tutto gli affari. Durante il processo si scoprì che la fornitura aveva subito un triangolazione: dall’Italia era passata in Germania e da qui in Francia, ma ne in Italia e neppure in Germania erano marchiate “bio”; è stato Panier d’oeufs che li ha marchiati bio, inoltre le uova erano partite dall’Italia senza codifica e quindi non controllate e per giunta non era dimostrabile che venissero appunto dall’Italia. Comunque sia nel frattempo Panier d’oeuf dal 2008 al 2010 ha venduto ben 11 milioni di uova bio.
    Le uova biologiche sono interessate anche da un altro caso, in questo caso l’Italia non è nominata, ma ad esserlo è l’Olanda e la Germania. Qui si tratta di produzioni di uova bio all’aperto che non hanno rispettato i protocolli di produzione, vale a dire il numero di polli per metro quadro sia all’aperto che confinata. Questo la dice lunga sulla serietà dei controlli e delle certificazioni, infatti, non mi ha mai convinto un organismo certificatore che diviene oltremisura cerbero verso il produttore biologico che lo paga. Secondo il porta parola del ministero della Bassa-Sassonia si tratta di 200 aziende agricole di cui 2/3 localizzate un Germania ed il resto in Olanda. Queste ultime vendevano galline a coltivatori tedeschi con doppia contabilità in modo che questi potessero dichiarare un numero di polli minore per il loro allevamento e poter vendere tutta la produzione etichettandola come bio. La perdita di fiducia del consumatore verso il produttore soprattutto verso la certificazione potranno essere la rovina della filiera. Inoltre non si può neppure sottacere che ad esempio in Francia il 70% del biologico consumato è importato (in Italia ancora si tace su queste cose) e quindi la fidelizzazione del consumatore è problematica in quanto la tracciabilità diviene sempre più aleatoria. A conferma della concentrazione avvenuta per soddisfare una domanda che è in gran parte fideistica per non dire ideologica si riporta il link della concentrazione avvenuta in USA.
    https://www.msu.edu/~howardp/OrganicMay2013zoom.png
    Dov’è finito il produttore che doveva essere la figura principale del settore? Cos’è rimasto dello spirito iniziale del consumatore che voleva la filiera corta per essere vicino alla produzione? Di fronte a ciò mi pare che le motivazioni che facciano preferire il biologico siano completamente venute meno.

  3. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Sul riso che pilo per autoconsumo e per gli amici appongo un’etichetta che recita:

    NON E’ RISO BIOLOGICO.
    E’ semplicemente meglio…

    questo dice tutto sulla mia considerazione in merito.

    Franco

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Il Bio è un business ed ecco i risultati

    http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2013/06/12/97001-20130612FILWWW00309-mexique-275-quasi-esclaves-delivres.php

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    I bambini bisogna nutrirli con uova BIO

    http://www.lejsl.com/bresse/2013/06/14/une-exploitation-de-poules-bio-infectees

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