Il Costo dei divieti

10 Giu 2014
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Non e’ senza spesa il divieto di coltivare OGM e questi costi vanno imputati a chi compie scelte sbagliate. Giovedi’ 12 giugno convegno a Milano.

3 commenti al post: “Il Costo dei divieti”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Purtroppo non potrò essere a Milano, ma lascio quello che avrei riferito:

    Per l’Italia nessuno mai ha fatto i conti perchè hanno paura di constatare che la tipicità e meno redditizia, certo da un punto di vista esclusivamente agricolo (chi ci guadagna sono altri), del far seminare OGM.

    IN FRANCIA.

    Le sperimentazioni hanno dimostrato che seminando il mais con il tratto MON 810 si potevano aumentare le rese di 11,5 q/ha, dunque in 10 anni la Fracia ha perso una produzione di 300.000 t come minimo, in quanto si prene in considerazione solo la metà degli ettari infestati da piralide e sesamia. Detto in altri termini si è persa una produzione pari al 2% anno, ma con in più l’aver dovuto fare trattamenti con prodotti che minano la buona salute degli operatori agricoli. Resterebbe da fare un bilancio circa gli impieghi persi per la fine degli esperimenti sulle PGM (sono stati mandati allo sbaraglio della disoccupazione tutti i laureati esperti in biotecnologie vegetali costati denaro pubblico per specializzarli) e la delocalizzazione della relativa ricerca da parte delle imprese sementiere francesi (questo è un pericolo che noi italiani non corriamo in quanto la nostra industria sementiera è praticamente zero).

    A LIVELLO EUROPEO

    Uno studio dell’università britannica di Reading apparsa nel 2011 stimava che tutte le lungaggini frammiste per non far pervenire seminabili nell’UE ulteriori PGM , hanno penalizzato gli agricoltori europei tra i 443 milioni ed i 929 milioni di euro. La patata GM resistente alla peronospora già in uno stadio avanzato di ricerca è bloccata eppure avrebbe potuto farci economizzare 780 milioni di € di perdite di produzione della sola UE.

    A LIVELLO MONDIALE

    Secondo il consulente PG economics i guadagni economici agricoli delle PGM in 16 anni (1996-2011) tenderebbero a 98 miliardi di $, di cui il 51% imputabili alla riduzione dei costi e 49% dovuto agli aumenti produttivi e questi sarebbero suddivisi a metà tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.
    I guadagni stimati delle rese cumulte sono stimate a 328 milioni di : di cui 195 ascrivibili al mais e 110 milioni alla soia. Se non ci fossero stati questi guadagni di rese agricole sulla medesima superficie , avremmo dovuto mettere in coltivazione 108 milioni di ettari.

    Per sil solo anno 2011 lo stesso studio calcola il beneficio economico a 19,8 miliardi di , ossia un aumento medio di ricavi ad ettaro di 133 $. In assenza di PGM si sarebbe dovuto mettere in coltivazione 15,5 milioni di ettari per mantenere la stessa produzione, vale a dire il 140% della superficie agricola italiana.

    A) INDIA

    Il cotone ibrido Bt, seminato da 7,2 milioni di contadini indiani è coltivato su 10,8 milioni di ha nel 2012 (il 93% delle superfici totali a cotone) ha determinato un forte aumento dei guadagni (3,2 miliardi di $ nel 2011); non solo, ma ha migliorato anche le condizioni di lavoro dei contadini, e ridotto della metà il consumo di insetticidi. Noi italiani però diamo la laurea Honoris Causa alla Vandana Shiva che ci viene a propinare la favola della ectombe di contadini indiati a causa dei suicidi!

    B) BRASILE

    Si ricorda che Lula aveva proibito la coltivazione delle PGM in Brasile, ma che il contrabbando dei semi di soia tra Argentina e Brasile ha messo di fronte al fatto compiuto della semina comunque di PGM, non ha potuto fare altro che aprire la possibilità di seminarle. Nel 2012 il Brasile ha seminato 36,6 milioni di ettari di PGM (tanto quanto tutta la superficie agricola francese). Uno studio Céléres e Abrasem ( http://www.abrasem.com.br/downloads/materias/BiotecAmbiental_ENGpdf ) del 2011 ha calcolato che ogni $ investito nel 2011 in un sacco di seme di una PGM ha generato una resa di 1,59 $ per la soia, 2,61 £$ per il mais e 3,59 $ per il cotone. Questo studio proietta i guadagni per i futuri 10 anni derivati dalle biotecnologie vegetali e li stima a 124 miliardi di $ di cui 84 % a favore degli agricoltori

    C) USA

    Nel giugno 2012 la rivista Nature Biotechnology ha presentato un studio che relazionava i lavori realizzati in cinque anni in USA su nove varietà con transgeni impilati (resistenza alla piralide, alla crsomela e al Roundup) e le ha confrontate con le medesime varietà non transgeniche in 2467 situazioni. Le varietà di PGM hanno procurato un guadagno di resa media di 0,51 t/ha che rapportate alle superficie totali seminate dalle varietà di riferimento comportano una valorizzazione di 8,4 milioni di tonnellate di mais, ossia metà della produzione francese. Vedi Edgerton et al. Transgenics inbsect resi stance traits increase corn yeld and yeld stability, Nature Biotechnology, volume 30, numero 6, giugno 2012, pp 493-496.

    Queste notizie sono reperibili anche sul libro : OGM , la peur française de l’innovation di Gérard Kafadaroff – Edition Baudelaire pp171-174

  2. GiovannaNo Gravatar scrive:

    Per chi andrà al convegno di Milano, sembra che il convegno si terrà nell’aula C03 e non più nell’Aula Maggiore della Facoltà di Agraria…

  3. GiovannaNo Gravatar scrive:

    Qui un riassunto delle relazioni tenute nel convegno: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/marco-furio-ferrario/chi-sbaglia-paga-lapproccio-agli-ogm-europa/giugno-2014

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