Il mais ristagna [Aggiornato al 18.01.2016]

18 Gen 2016
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mais Un’analisi complessiva del mais e della sua redditività stagnante da tempo. Anche in paragone alla soia.

Leggi Mais 2.0 - Redditività di Luca Rossetto

Qualcuno vuol provare un mais 700? Leggi “Fare reddito con il mais, si può

83 commenti al post: “Il mais ristagna [Aggiornato al 18.01.2016]”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Si dovrebbe meditare sull’andamento delle due spezzate contenute bel grafico 1 e relative agli USA e Italia. Come mai che dal 2001 la spezzata blu (Italia) ha cominciato ad essere sotto la spezzata rossa (USA), quando prima non lo era mai stata?

    La ragione io la conosco ed è quella che in tutto il mondo sementiero ci si sussurra da tempo nelle orecchie vicendevolmente e che ho spiegato non una volta sola su Salmone(Certo Monsanto, Pioneer, Syngenta non lo ammetteranno mai, ne va di un mercato delle sementi, quello europeo, che per loro resta molto redditizio e nello steso tempo serve loro per cercare di scalfire la barriera anti-OGM creata in
    Europa (ammesso e non concesso che i maisicolturi si sveglino). Sintetizzo ancora le ragioni di questa divaricazione:

    1° per conquistare un mercato e volgerlo a favore delle sementi OGM occorre cero far godere di un diserbo facilitato o di un sanità migliore del prodotto raccolto, ma per far risaltare il tutto occorre fare ancora molto affidamento al miglioramento genetico convenzionale seppure modernizzato (MAS e selezione ricorrente). Ecco che le case sementiere adattano le varietà OGM al livello della situazione produttiva di ogni paese aperto all’accettazione degli OGM, permettendo loro un’incremento produttivo consono e rapportato alle produzioni medie di
    quel paese, in modo tale da far preferire un seme modificato che, tra l’altro, costa di più.

    2° per i paesi europei invece si tende a mantenere piatto l’incremento
    ascrivibile al miglioramento classico (ci danno germoplasmi datati), ma che con il tempo si traduce in cali di ricavi visti i cali di prezzo che le produzioni intraeuropee incontrano. Il diagramma parla chiaro.

    3° E’ vero che altri paesi, partiti da più bassi livelli di produttività, hanno avuto un trend di aumento maggiore rispetto a USA, Italia e Francia, ma questo è nell’ordine delle cose in quanto le potenzialità della genetica pregressa si
    estrinsecano molto più su di loro, avendone noi giù goduto gli effetti. Altra considerazione da fare è che il diserbo facilitato, in maisicolture come quelle argentina e brasiliana, hanno avuto un
    impatto maggiore (sia economico e produttivo produttivo), avendo messo in coltura terreni vergini a flora spontanea, che non nelle nostre agricoltore dove comunque i nostri campi sono serbatoi minori di semi di infestanti e comunque li riuscivamo a tenere puliti con i diserbi
    selettivi.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Quelli in figura mica sono mais ibridi, sono dei semi-vitrei !!!!

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Alberto questa volta ti contesto!
    Quelli in figura sono dei vitrei puri (quello di destra, se non sbaglio, un Marano).
    I semi-vitrei erano quelli tipo XL 85 Dekalb cancellato dai registri nel marzo 1997 (gran belle spighe!).
    Quello che hai mangiato, per la cronaca, era il Belgrano della Limagrain…

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Non mi sono voluto sbilanciare troppo non avendo avuto la possibilità di leggere le didascalie. Tuttavia la constatazione, amara, è che abbiamo lasciato cancellare l’XL 85 Dekalb ed spingiamo la coltivazione del Rosso di Storo. Credo che vi sia un abisso tra quanto contenuto di miglioramento genetico nel seme Dekalb o Limagrain e quello insito nel Rosso di Storo.

  5. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non so quale possa essere il potenziale produttivo di un Rosso di Storo.
    So che con XL 85 negli anni ‘80 producevo tranquillamente 9/12 Ton /Ha, con il Belgrano sono arrivato si e no a 60. E non credo che la resa in bramata fosse molto differente; ricordo bene come fosse la frattura del chicco.
    A conferma di quanto da te detto…

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    te lo dico subito cosa produce il nostrano di Storo che è la stessa cosa del Rosso di Storo. Le massime produzioni raggiunte sono di 30 q/ha , ma vi sono anche non infrequenti anni che se ne produce 20.

    Questi dati li ho presi da una tesi di Laurea del del 2006/07 presso l’Università di Padova - DIPARTIMENTO DI AGRONOMIA AMBIENTALE E PRODUZIONI VEGETALI - TESI DI LAUREA IN SCIENZE E TECNOLOGIE ALIMENTARI.

    Sarò vecchio, ma vedere un agronomo, laureato anche grazie alle mie tasse, assistitito da ben due relatori di tesi e che mi fa una tesi sul “nostrano di Storo”, tra l’altro non sperimentale e avente il titolo di:INDAGINE SUL VALORE COLTURALE E CULTURALE DEL “NOSTRANO DI STORO”,
    UNA VECCHIA VARIETA’ DI MAIS DA POLENTA, mi fa cascare le braccia e mi fa capire perchè molti corrono a laurearsi in agraria, per forza che ci vanno, visto che gli accettano un argomento di tesi di laurea di tal genere.

    Ma servono ancora le università di agraria italiane, ma quali docenti abbiamo mandato avanti?

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Per questa ragione a mio figlio agricoltore ho fatto studiare economia…

  8. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Come dicevano i vecchi ……. “Meglio un granellino di pepe che uno stronzo d’asino!”

    Il mais di Storo, produrrà poco, ma la sua polenta è buonissima!

  9. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Assaggia la mia!

  10. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Caro sapientino,

    sempre le solite mezze verità, da Mago Otelma……. ma la lingua batte dove il dente duole. Il prof. Rossetto non ha detto quello che affermi, ovvero che è un problema di cultivar. Comunque:

    - il mais OGM negli USA è coltivato dal 1993;

    - dai grafici si evince che dal 1993 sino ad oggi le rese medie italiane sono sempre state superiori a quelle americane;

    - le rese del mais sono diminuite in Italia anche a causa della PAC, poichè gli agricoltori non spingono più di tanto nelle irrigazioni;

    - le rese del mais sono diminuite, poichè gli agricoltori non spingono più di tanto nelle concimazioni;

    - le rese sono diminuite, poichè ai prezzi attuali della granella i trattamenti contro la piralide sono antieconomici;

    - le rese sono diminuite, poichè ai prezzi attuali non conviene intensificare i mezzi di produzione in generale;

    - le rese sono diminuite poichè i campi migliori, quelli più produttivi, sono stati destinati alla produzione di ceroso per digestore.

    La vogliamo smettere di raccontar balle!

  11. franco nulliNo Gravatar scrive:

    OGM, lo ribadisco.
    Sei mai stato in una azienda agricola vera? (non quelle di Pollenzo..)
    Vieni a trovarmi.

    Franco

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Ma chi elo Rossetto?

    Uno che scrive che in Grecia, Germania e Spagna la produzione media è di 90-100 T/ha di granella. E’ sicuramente un errore di battitura, ma denota la cura con la quale ha scritto questo articolo …… forse l’avrei potuto scrivere anch’io

    Uno che, per sponsorizzare gli OGM, ha scritto per 4 volte che negli ultimi anni in Italia le rese per ettaro sono in stagnazione …… e vorrei vedere che non lo fossero con gli obblighi produttivi della PAC e con la granella a 140 euro/T!

    Uno che tra le motivazioni di calo dei redditi del mais non ha menzionato la grande crisi della zootecnia!

  13. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Ooops scusa OGM. Anch’io nel mio post n.5 ho scritto che il Belgrano Limagrain mi ha prodotto 60 (sottointese t/Ha come dai dati precedenti).
    Ho messo le mani sul tavolo per farmele bacchettare da te… Sono qui pronte a ricevere il colpo!

  14. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gli agricoltori non spingono sulle irrigazioni? Ma dai fuori di matto?
    Ma lo sai che in certe situazioni ci sono agricoltori che fanno la guardia agli incastri dei canali di notte con la doppietta?

  15. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Con le concimazioni oggi gli agricoltori, a differenza degli anni ‘70/80, fanno un serio bilancio degli asporti e delle esigenze della coltura.
    Ti assicuro che nessuno di noi lesina gli elementi nutritivi a scapito delle produzioni. E stiamo anche molto attenti a non eccedere.
    Ti assicuro che non siamo dei pirla.

  16. franco nulliNo Gravatar scrive:

    I trattamenti contro la piralide, dove servono, non sono per nulla antieconomici.
    Sono semplicemente indispensabili e si fanno eccome!

  17. franco nulliNo Gravatar scrive:

    I mezzi di produzione? e cosa sono?
    Sono mezzi o sono interi?
    Spiegati meglio.

  18. franco nulliNo Gravatar scrive:

    le aziende a biogas coltivano campi buoni e cattivi a trinciato. Tutti.
    Nelle aziende che non si sono fatte ingabolare dalla truffa del biogas si continua a lavorare seriamente nei campi migliori, cercando di trovare soluzioni migliori per i campi più sfortunati.

  19. franco nulliNo Gravatar scrive:

    La vuoi smetter tu di raccontar balle?
    Ciao

  20. franco nulliNo Gravatar scrive:

    rese medie USA vs. Italia.
    Mai sentito parlare di agricoltura intensiva/estensiva?

  21. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    un conto sono le irrigazioni di soccorso, ma se spingono nelle irrigazioni per aumentare la resa è perchè non sanno fare i conti …….. con il gasolio ad oltre 1 euro ……. e con il costo di manutenzione delle macchine …… ne devi fare delle tonnellate in più ….. hai voglia!

    concimi stessa cosa …… con l’urea a 40 euro al quintale, ne devi fare delle tonnellate di granella …. hai voglia!

  22. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Franco, sei pronto a dire che non è vero che in Italia le rese sono diminuite a causa del disaccoppiamento?

  23. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco un’altra imbecillata di chi si è laureato con il 27 politico. Il mais si deve irrigare nel periodo critico e non serve irrigarlo fuori da questo periodo, è acqua buttata. Non ti hanno mai insegnato che il mais è una pianta C4 e che utilizza meglio l’acqua delle piante C3 che invece devono essere sempre soccorse dall’acqua quando manca? Torna a studiare “ignuranton”!

  24. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Si, sono pronto.
    Se per decenza dimentichiamo le truffe legate alla soia nei primi anni, seminata fittiziamente in areali del tutto inidonei, non credo che il mondo agricolo italiano sia così fesso dal farsi condizionare
    dall’accoppiamento/disaccoppiamento.
    Per quanto tu non ci creda siamo imprenditori seri.
    Guardiamo più al profitto che ai contributi, senza negare che i contributi ci aiutino a sopravvivere nella contingenza.
    Ad inizio anno facciamo dei seri piani colturali verificando le rotazioni e tutti i vincoli comunitari.
    Irrighiamo quando serve e concimiamo quanto serve, senza sprechi e cercando di calibrare al meglio tutti i “mezzi tecnici”.
    Innoviamo con minime lavorazioni, con strip-till, con guida parallela, con ausilio del GPS.
    Cerchiamo con le nostre forze di tenerci al passo con i tempi spesso ipotecando parte del nostro futuro per non soccombere.
    Gli eventi cui ti riferisci sono anomalie o truffe.
    Dagli aeroporti che prendono il contributo ad aree di montagna coltivate a soia con contributo dove forse pascolano solo le capre.
    Contro i lestofanti c’é solo la giustizia (volutamente minuscola) che può operare e spesso non opera o opera tardivamente e lentamente.
    Per il resto é impresa agricola con tutti i suoi problemi e difficoltà di gestione.
    Molto lontani da Pollenzo!

  25. MbianchessiNo Gravatar scrive:

    Ma non si era detto che era fiato sprecato stare a discutere con il petulante? Franco, i biogas saranno magari un business che senza incentivi non sta in piedi. Sicuramente sarebbe stato meglio distribuire meglio gli incentivi sin dall’ inizio dandone di più agli impianti che vanno solo a liquame e letame e molto meno a quelli da un mega che usano silomais. Bisogna comunque riconoscere il fatto che per i maiscoltori gli impianti grandi rappresentano un vantaggio. Quanto sarebbe il prezzo del mais se il silomais che va nei biogas fosse nei magazzini di stoccaggio come granella?

  26. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    caro VEDISEMU,

    purtroppo nell’anno appena trascorso c’è chi ha irrigato il mais anche 5 volte……… studia meno e usa la testa ….. sapientino!

  27. franco nulliNo Gravatar scrive:

    5 volte no, ti assicuro (in alcuni anni sono arrivato a quattro).
    Ma in alcuni campi con tessitura sabbiosa ed estremamente drenante le tre irrigazioni quest’anno sono state indispensabili.
    Ciononostante il bilancio economico é positivo. Non serve tanto gasolio per irrigare;QB.
    Spesso nella nostra zona non serve nemmeno il gasolio grazie a quel genio di Leonardo da Vinci.
    P.S. se poi tralasci il “VEDISEMU”di esordio riferito ad Alberto mi fai un personale piacere.
    Cerchiamo di mantenere almeno formalmente la civiltà!

  28. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ignuranton studia,

    Semplice! Chi fa 5 irrigazioni al mais è un fesso ed ha buttato parte dell’acqua e dei suoi soldi.

    A questi che irrigano 5 volte il mais allora spiego il perchè, a te è inutile in quanto non hai il comprendonio per capire.

    Nel mais in caso di forti stress idrici la fioritura femminile è ritardata e l’uscita dei pistilli (capelli) dalla spiga può al limite essere bloccata, mentre la fioritura maschile ha comunque luogo. Ora se comunque la fecondazione ha in qualche modo luogo e persiste la mancanza d’acqua, si ha aborto degli embrioni formatisi ed esso comincia sulla punta della spiga e procede verso il basso se lo stress idrico si aggrava. Infatti, per limitare, nei limiti del possibile, questo fenomeno che si ripercuote direttamente sulla produzione si sono selezionate varietà che hanno fioriture femminile e maschile molto ravvicinate e quindi ciclo più corto.

    Il periodo della fioritura che è detto appunto “periodo critico” insegna che chi non irriga in questo periodo, in caso di bisogno, è un fesso. Inoltre il farlo troppo prima o dopo non serve a nulla in quanto i danni possono verificarsi o si sono già verificati ugualmente se non si centra poi (o non si è centrato) il periodo buono.

    L’insistere con le irrigazioni al di fuori di questo periodo significa non ricavare dagli interventi irrigui dei guadagni pari alle spese che si sostengono. Anche perchè il mais è una pianta C4 e riesce a organicare bene la C02 anche con stomi parzialmente chiusi, cosa che non fanno le piante C3 (non sto li a spiegare le differenze nei meccanismi di fotosintesi comunque nelle piante C4 la fotosintesi avviene senza fotolisi dell’acqua e senza fotorespirazione). In altri termini riducendo l’apertura degli stomi le piante C3 limitano la fotosintesi e l’organicazione, invece le piante C4 pur riducendo l’apertura degli stomi limitano molto meno la fotosintesi e quindi consumano molta meno il consumo di acqua Per organicare occorre disporre di acqua e CO2 ma una pianta C03 per organicare un grammo di CO2 ha bisogno di 250 g di acqua, mentre una pianta C4 ne ha bisogno di 150 di grammi di acqua (i consumi di acqua sono in funzione della temperatura.

    Le piante CAM invece hanno un consumo di acqua ancora minore.

    Quali consigli pratici ricavare da questi meccanismi fisiologici? Che in una azienda agricola con piante in rotazione vivendo ormai periodi in cui occorre ridurre i costi di produzione ed essendo l’acqua sempre più cara e difficile da ottenere è molto meglio destinarla con oculatezza alle piante C3 (soia, bietola ecc)nei periodi non coincidenti con il periodo critico del mais. Le piante C3, inoltre, oltre a non avere un periodo critico ben preciso ( ma non è detto che non soffrano di stress idrici, anzi…) durante il ciclo devono però poter andare in stress per il minor tempo possibile. Infatti tutti gli stress prolungati delle piante C3 incidono sempre sulla produzione, mentre nel mais sono molto meglio sopportati, salvo che nel periodo critico.

  29. @franco( l'altro)No Gravatar scrive:

    Al mais servono circa 250 kg di acqua per chilogrammo di sostanza secca prodotta. Se non piove ci son 36 gradi il periodo critico può durare anche 45-50 giorni.Se l’evo traspirazione è superiore al fabbisogno, il mais si ferma e se non irrighi in certe terre, manco ci arriva alla fioritura .
    Parlare di n° di adacquature senza indicare i mm apportati per turno ,specificare la turnazione ,il tipo di terreno ,di irrigazione ..non dice niente .
    E come dire che si va a far benzina n° volte ,senza specificare che macchina si ha, i km percorsi quanto tempo ci è voluto a percorrerli ,se si mettono 10 euro per volta o si fa il pieno .
    Ovvio che se devi pompar acqua ti gestisci diversamente da chi ha turni consortili a costi fissi ,ma ti devi accontentare di minor produzione ,ciclo allungato se gli hai fatto perdere tempo e poi piove e riparte.

  30. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Beh che il periodo critico a cavallo della fioritura duri 45-50 giorni mi pare un po’ eccessivo. Con le varietà attuali sicuramente il periodo di fioritura fecondazione e sviluppo dell’embrione dura molto meno, che è poi il periodo critico che dico io. In realtà possono capitare anche anni dove la siccità è tale che non c’è irrigazione che tenga, ma se questa fosse la regola non si coltiverebbe mais. E’ ciò che fa il nostro Sud!

  31. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    io, che so quello che dico io, lo faccio io! io penso, che io dico, che quello che dico io sia giusto. Poi se io dico che io ho sbagliato, forse io non so quello che scrivo io, che sarebbe uguale a quello che dico io ……….

    METTETEVI D’ACCORDO TRA DI VOI …….. rimane il fatto che sicuramente il disaccoppiamento nel mais, ma così in tutti i seminativi, ha determinato una certa riduzione delle rese per ettaro.

  32. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Alberto grazie per la lezione
    @Franco l’altro, raccontaci piu’ in dettaglio la tua esperienza del 2015 (e casomai quella della siccita’ 2003)

    Franco, ancora grazie. A casa Defez si mangia polenta per tre giorni

  33. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Tornando alle irrigazioni preciso anche ad uso di @Franco (l’altro) che quando parlo di 3/4 irrigazioni mi riferisco ad irrigazioni per scorrimento/sommersione. Ergo il quantitativo di H2O non ha senso. Sono 10/15 cm di acqua sul campo che rientrano nel circuito irriguo quando scarico il campo per i terreni a valle dei miei.
    Se vogliamo parlare di irrigazione ad aspersione nel mais irrigato con center pivot distribuisco sistematicamente e mediamente 14/15 mm di H2O a settimana a partire dai primi caldi non essendo irrigazione di soccorso.
    Generalmente le irrigazioni ad aspersione le interrompo intorno alla metà di agosto (più tardi mediamente di una settimana o due per la soia).
    A volte utilizzo anche gli impianti per favorire la germinazione e per aumentare l’efficacia dei diserbi di preemergenza.
    Ovvio che i 15 mm di routine vengono interrotti in caso di favorevole pluviometria.
    A puro titolo di informazione, e se vi interessa, per una quindicina d’anni ho anche distribuito azoto (30-0-0) con gli impianti pivot nelle fasi precedenti la fioritura in 2/3 distribuzioni successive con grande soddisfazione.

  34. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Chi fa calare la sua produzione agricola al di sotto della soglia della convenienza a produrre l’ultima soglia di produzione ancora economicamente vantaggiosa, è inutile che invochi disaccoppiamento o quant’altro è solo UN CATTIVO AGRICOLTORE CHE NON MERITA DI COLTIVARE LA SUA TERRA E NON DEVE AVERE ACCESSO A TUTTE LE AGEVOLAZIONi CHE IL PUBBLICO GLI OFFRE AL FINE DI RICEVERNE IN CAMBIO DEL CIBO ACCESSIBILE A BUON MERCATO.

  35. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ……….le mie saranno fantasie libertarie, ma mi dovete spiegare dove sta la moralità di prendere dei soldi dalle tasche di un individuo per darle a voi che operate nel settore agricolo? All’individuo a cui rubate i soldi non interessa niente della vostra attività e potrebbe comprare gli alimenti in altre parti e magari a minor costo.
    Prima di parlare a vanvera imparate a fare gli imprenditori con i vostri soldi e a vostro rischio. Siete imprenditori ed assumetevene la responsabilità. Se non ce la fate a causa del sistema, prendetevela con il sistema e lasciate i 5 miliardi nelle tasche dei legittimi proprietari!!!

  36. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Franco, sei pronto a dire che “non è vero che in Italia le rese sono diminuite a causa del disaccoppiamento?”

  37. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Se è per quello, per l’economicità di molte nostre coltivazioni (indipendentemente dalle sovvenzioni) sarebbe molto meglio non farle in Italia e comprare la produzione altrove. E’ una scelta politico-strategica. Su armati e conduci la battaglia!!!!!

  38. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    La vera schifezza è che si danno i contributi all’agricoltura per sostenere le esportazioni dell’industria. Ma questo Giorgio non lo capisce!

  39. franco nulliNo Gravatar scrive:

    @OGM bb!

    Con riferimento al tuo post n. 22 ti faccio presente che ho risposto con il mio n. 24
    Nel tuo post n. 35 hai fatto un copia e incolla di moltissimi tuoi vecchi post.
    Cerca di rinnovarti almeno nella dialettica.
    Usare la tastiera al posto del copia incolla é più professionale.

  40. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    figurati! a scanso di equivoci, il post 35 è del tuo amico paladino pro OGM …… giorgio ……

    http://www.salmone.org/petrini-cattaneo-ogm/

    post n. 70 …… una pietra miliare ed un punto fermo per gli amanti degli agricoltori.

  41. franco nulliNo Gravatar scrive:

    ripreso almeno 20 volte da te.

  42. @franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    @Roberto Defez
    Non so quanto possa essere significativa la mia esperienza. Dove opero, in confronto ad altre zone maidicole tradizionalmente più vocate, è zona anomala già di suo, sia come terreni, che come clima e piovosità di norma superiore .
    Son terre con prevalenza di limo su strato di argilla impermeabile, in alcuni casi spessa un metro e più , da cui di norma non non c’è risalita capillare e possibilità che le colture approfondiscano le radici oltre il franco di coltivazione ( in media 30 cm)
    In 2/3 dei terreni che coltivo non c’è alcuna possibilità di irrigare .
    Il restante 1/3, è stato dotato nel 2004. di impianto consortile a pioggia , in pressione per caduta (22 mm ogni 10 giorni).
    nel 2015 vi ho apportato circa :
    -1100 m cubi/ha al mais in 5 turni dal 20 di giugno al 2 di agosto
    -1320 m cubi/ha alla soia in 6 turni dal 20 giugno al 13 agosto.
    Mediamente le colture andavano in stress idrico 3-4 giorni tra un turno e l’altro.
    Nel 2014 non abbiamo mai irrigato. Ma con prevalenza di costi fissi , il canone irriguo non è variato gran che .Abbiamo risparmiato 20 euro/ha rispetto 220-230 degli ultimi anni.
    Tra 2015, 2008,2006 , 2003 -1991- 1984, personalmente ritengo il 2015 il meno peggio e il 1991 peggiore: non pioveva da maggio, fece un solo un temporale di pochi mm a inizio agosto e poi di nuovo secco fino ad ottobre Nelle terre peggiori il mais non fece neanche la spiga. Mentre in quelle che tenevano un po di più, a Natale il mais faceva ancora 40 di umidità, per via del ciclo allungatosi a dismisura.
    In zona nel 2015 i mais non irrigui non dappertutto son riusciti a far la spiga. In alcune zone le seconde semine, manco han completato l’emissione del pennacchio.
    Personalmnete invece,avevo del sorgo in non irriguo che in parte ha solo rallentato e in parte ha emesso il panicolo dopo le piogge di agosto,con 30 -35 giorni di differenza . Idem per la soia che in asciutta si è fermata e poi ripartita ,Alla raccolta sulla medesima pianta c’erano baccelli maturi e baccelli da poco formati ,zone con piante alte un metro e 30 parzialmente allettate, altre con piante ritte alte 50 cm. Effetti simili la soia li ha sempre manifestati negli anni secchi.
    Mi è difficile fare paragoni tra il 2015 e gli altri anni di secco per via di:
    -temperature di 35-36 gradi raggiunte nel 2015, che non mi pare avessero avuto riscontro simile negli anni passati.
    -contenuti idrici di partenza del suolo,epoche di semina diversi( per fortuna quest’anno ero riiuscito ad anticipare le semine) come diverse erano le temperature nelle diverse fasi fenologiche critiche
    - varietà e tecnica di coltivazione utilizzate nel 2015,diverse rispetto a quelle utilizzate negli altri anni di siccità. Dal 2011 semino direttamente su cover crop vive,il che genera ulteriori effetti sulla temperatura ,evaporazione, umidità e struttura del terreno, che intersecandosi con quelli climatici e dell’ambiente,incidono a loro volta sul comportamento delle colture e delle varietà (non solo il mais ) nelle situazioni di stress. In genere si allunga il ciclo..per via di crescita iniziale più lenta e maggior approfondimento radicale e le colture si fermano meno con il caldo e secco,Ma tutto ha un limite, anche se l’evoluzione del suolo nel tempo è visibile.

    @Franco Nulli grazie ora mi è più chiaro.
    Anche qui, quando necessario e dove ne siam dotati,utilizziamo l’irrigazione per favorire la germinazione ,per aumentare l’efficacia dei diserbi e anche per far sciogliere l’urea. Dove non c’è irrigazione ci regoliamo con le previsioni meteo .
    Purtroppo l’impianto consortile non si presta per distribuire azoto con l’irrigazione.Credo che sarebbe stato meglio lo fosse ,a maggior ragione In ZVN che con l’azoto si è sempre tirati ,ma purtroppo anche se l’impianto è di recente costruzione ,la progettazione risalente agli anni 80, non lo aveva previsto.

    Ogmbbb
    Personalmente dal mio limitato punto di osservazione, ti posso dire che condivido molte delle ragioni, che elenchi sia come causa della minore produzione ettariale di mais che della diminuzione di superficie coltivata Tranne quello del risparmio sull’irrigazione, in quanto qui l’acqua arrivando per caduta non comporta costi di pompaggio. Che bagni o meno il canone consortile varia di poco, per cui quando serve si cerca di non far soffrire la coltura, evitando gli sprechi che sono pure un danno. Ma non si specula sull’irrigazione Chi deve pompare acqua ,ragione giustamente in altro modo.
    Ci aggiungerei il problema sanità, su cui c’è anche molta speculazione commerciale,che sta letteralmente stufando i produttori storici di granella comune ,che si orientano sempre più verso il trinciato da biogas,
    Resistono moderatamente le coop di produttori di mais speciali sotto contratto, per via del fatto che il rapporto è diretto con utilizzatori che necessitando del prodotto, in un certo senso devono anche farselo andar bene e sono meno portati alle speculazioni commerciali.
    Ma anche loro quando possono sostituiscono il mais con altre colture,vuoi perché lo impone la nuova pac con il greening. vuoi per cercar di ridurre la pressione di parassiti e malattie.

  43. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    oggi mi hanno dato una brutta notizia …….. su 12 ettari posso fare solo il 75% di monocoltura a mais …….. e noi, con queste regole, dovremmo far concorrenza con il mais OGM agli USA o al Brasile ……… ma per favore!!!!!

  44. franco nulliNo Gravatar scrive:

    @ franco (l’altro)

    Ogni realtà produttiva é un caso a se.
    Nessuno di noi é paragonabile all’altro, anche a pochi chilometri di distanza.
    Qualcuno ha più fortune da una parte, magari meno dall’altra. Non so giudicare in assoluto.
    Io nella bassa milanese ho la fortuna di avere acqua quasi sempre all’occorrenza.
    Per contro la terra dalla mie parti forse costa molto di più che da te (anche se non so dove sei) sia come acquisto che come affitto.
    Anche i miei impianti di irrigazione (center pivot) sono datati anni ‘80. Ho smesso di utilizzarli per fertirrigazione quando sono stato costretto ad alternare le colture negli ultimi anni. Non posso fertirrigare soia e mais nello stesso modo…Sarei folle!
    Ma non per problemi di progettazione. Solo per motivi agronomici e, negli ultimi anni, anche normativi (le tre colture obbligatorie pongono un vincolo invalicabile)
    Siamo comunque una razza dura da far morire noi agricoltori! In qualche modo, anche se a fatica, sopravviviamo!

  45. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Quanto sopra checchè ne pensi OGM bb!… (che siamo duri a morire…)

  46. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Io dato che sono un antibiologico la regolamentazione di obbligare alla rotazione delle coltivazioni la farei ancora molto più stringente perchè è l’unico modo per impedire a chi possiede 12 ettari di essere considerato agricoltore, benchè campi d’altro. UN IMPRENDITORE AGRICOLO CHE FA MONOCOLTURA NON è TALE E QUINDI VA RADIATO DALL’ALBO DEGLI AGRICOLTORI.

    Accetterei al limite la monocoltura annuale, ma se inserita in una programma pluriennale di monocolture diverse.

    Con la stessa logica però obbligherei gli agricoltori biologici a tenere un allevamento animale adeguato per autoprodursi la sostanza organica su cui basa per ideologia la sua agricoltura.

  47. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Allora sapientino sei contro la gran parte dei maiscoltori friulani

  48. franco(l'altro)No Gravatar scrive:

    Guidorzi
    Mi sa che alla sua proposta ,di fare ancora molto più stringente l’obbligo di rotazioni, seguirebbero una lunga richieste di deroghe,oltre quella della monocoltura annuale, con le giustificazioni più svariate e da più parti :territoriali, di prodotto etc . Data la richiesta di un numero limitato di colture nazionali ,in grandi quantità e a basso prezzo d’acquisto,credo che ne arriverebbero anche dalle industrie,mangimistiche, agroalimentari, che trasformano materia prima prodotta prevalentemente nel ns paese,pur importandone in grande quantità dall’estero .
    Per quanto riguarda invece l’obbligo di auto-prodursi la sostanza organica per l’azienda bio,finita l’era delle famiglie contadine numerose ,il problema maggiore sta nella necessita di manodopera e in alcuni casi anche terra , sufficienti per una azienda bio che coltivi, allevi e magari pure trasformi tutto in bio .Teoricamente aziende che coltivano bio,che allevano bio e che eventualmente trasformano bio, potrebbero tentare una soluzione ,consorziandosi in rete tra di loro. Senza entrare nel merito delle sue proposte .. siamo in Italia..la vedo dura..per entrambe , almeno fin che la la disperazione, non ci lasci con quelle sole scelte possibili.

  49. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco (l’altro)

    Certo che lo so che è economicamente irrealistico quanto io propongo, ma vi vedo l’unico modo per creare aziende con una superficie concorrenziale (solo oltre certi livelli di superficie si può oggi pensare di fare una rotazione sostenibile ecologicamente ed economicamente).

    Solo che chi blatera tanto di ecologia e di agricoltura sostenibile o durevole deve passare dalle enunciazioni ai fatti. Infatti, qui vi è uno che si lamenta che non può continuare a fare monocultura sul 100% della sua superficie, ma solo sul 75%, questo è solo uno sfruttatore di soldi della collettività in quanto vorrebbe fare il 100% di mais non per produrre cibo, ma per venderlo da bruciare. L’opinione pubblica dovrebbe scendere in piazza per queste cose (non certo guidata dalla Coldiretti), visto che è con i soldi suoi che si sostiene l’agricoltura. Evidentemente però questa deve farsi carico anche dei servizi, pretendendoli, che nei terreni marginali l’agricoltura offre alla collettività altrimenti si assisterebbe solo ad un abbandono generalizzato dei territori.

    E’ scandaloso che i controsensi maggiori si vivano nell’agricoltura biologica.http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2016/01/13/sicilia-il-tar-boccia-un-bando-del-psr-tremano-8000-aziende/47067?utm_campaign=newsletter&utm_medium=mail&utm_source=kANSettimanale&utm_content=2417

    Gli agricoltori friulani e tanti altri li capisco ed al limite li giustifico anche (tengono famiglia come si dice a Napoli), ma non per questo ne condivido il modo di fare agricoltura.

  50. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2016/01/13/sicilia-il-tar-boccia-un-bando-del-psr-tremano-8000-aziende/47067?utm_campaign=newsletter&utm_medium=mail&utm_source=kANSettimanale&utm_content=2417

  51. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Sapientino allora ti sei accorto che i terreni marginali sono abbandonati perché in agricoltura non si guadagna più. E siccome gli OGM sono adatti ai terreni di pianura, ancora una volta i terreni marginali rimangono fregati, con aggravamento delle problematiche di assetto del territorio.

  52. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Scusa OGM, per quale ragione i terreni marginali non potrebbero essere avvantaggiati dalla tecnologia OGM?
    Se parli di soia RR, di mais BT (forse) posso anche essere concorde, ma la ricerca non ha limiti definiti e nessuno vieta che la tecnologia OGM possa trovare soluzioni anche ai problemi di aree marginali, di collina, frutteti d’alta montagna etc.

  53. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    però in 30 anni la ricerca ci dato solo soia, colza e mais RR e mais e cotone Bt ….. purtroppo

  54. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Forse se si lasciassero un pochino di libertà di ricerca in più i nostri ricercatori, che non mi risulta siamo dei pirla a parte alcuni, potrebbero inventare qualcosa di intelligente anche per le aree marginali.
    Parlo ovviamente di ricerca pubblica.
    Se non ricordo male c’era qualcuno (non ricordo chi) che ha studiato il modo OGM di salvare le mele della Val d’Aosta e ci era anche riuscito. Non le ho mai più viste in giro purtroppo e ti assicuro che erano squisite…

  55. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    non credo tu le abbia mangiate, poichè non ho mai visto notifiche di campi sperimentali di mele OGM……… tutta fuffa!

  56. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    13 anni per far approvare una varietà, non so quanti ma sicuramente non di meno per creare il tratto genetico, 130 milioni di $ di costi; ora se questi sono gli impegni di tempo e di investimento finaziario per creare utili che si deve assumere una società con degli azionisti,io, sinceramente non mi sarei meravigliato che i tratti OGM funzionanti in piante coltivate fossero ancora meno.

    E’ nella logica delle cose che si sia operato su le coltivazioni adatte prima di tutto per le problematiche agronomiche che presentavano, poi per l’interesse economico che ne scaturiva in funzione della potenzialità di vendita delle sementi e non ultimo la valutazione delle possibilità reali protezione pratica dell’innovazione in ordini al pagamento di diritti sulle sementi vendute. Ebbene le sole coltivazioni individuate avere tutte queste caratteristiche sono il cotone per le problematiche fitosanitarie che aveva, il mais perchè ibrido e perchè costituisce la derrata che ha più impieghi alimentari e industriali ed ha accumulato il più grandi miglioramenti genetici, la soia perchè è divenuta una materia strategica in fatto di produttrice di grassi e proteine e perchè il diserbo costituisce un problema nelle grandi estensioni e in terreni di recente messa in coltura. Infine il colza quale fonte di produzione di grassi in climi non adatti alla soia.

    Inoltre era prevedibile che in futuro la scienza avrebbe offerto metodologie molto migliori e meno costose per operare, quindi andare oltre un certo limite nel creare piante OGM con metodologie costosissime e destinate ad essere sorpassate era una strategia poco lungimirante.

    Ecco uno come OGM bb che dimostra di non aver capito queste cose significa che il cervello è emigrato nelle parti basse del corpo e con quello ragiona.

  57. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Non mi riferivo all’assaggio di mele OGM, ma semplicemente di mele.
    Mele che senza OGM stanno scomparendo dalla Valle di Aosta ed é un peccato in quanto erano squisite.

  58. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    rimane il fatto che hai detto che le hai assaggiate ……. ma è una bugia!

    Non sempre il miglioramento genetico finalizzato alla resistenza alle malattie origina anche frutti buoni a causa degli effetti a cascate della modificazione genetica! ……. ricordate la “Florina”? era sì resistente alla ticchiolatura, ma faceva schifo!

    Sapientino, urge un corso di grammatica italiana e di sintassi …… nel tuo ultimo post ti sei superato ………. ovvero …….. NON SI CAPISCE NIENTE!

  59. franco nulliNo Gravatar scrive:

    No OGM bb!

    Ho solamente detto che conosco molto bene le mele valdostane che stanno scomparendo.
    Le conosco perché frequento la Valle da almeno 40 anni e le mele nostrane stanno tristemente scomparendo.
    Mi risulta che ci sia una ricerca a sfondo OGM per salvarle.
    Roberto tu certamente ti ricordi/sai che si é occupato del problema e come.
    Ti confermo di non aver mai assaggiato una mela della valle d’Aosta OGM, ma conosco molto bene il sapore delle mele di Aosta che presto perderemo…
    Buona polenta.

  60. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Evidentemente se hai la testa nei piedi e con quelli ragioni è difficile che tu possa capire chi usa il cervello.

  61. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco quella a cui ti riferisce è una soluzione prospettata dal compianto Prof. Sala per salvare una varietà di mele della Valle d’Aosta attaccata dalle larve del maggiolino.

    Guarda la scheda n° 2 di questo link

    http://docplayer.it/7250488-Prodotti-agricoli-tipici-italiani-da-salvare.html

  62. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Franco, se sai leggere i post precedenti non era riferito a te, ma era riferito a VEDISEMU, ormai conosciuto da tutti come “sapientino”, ovvero colui che conosce tutto, ma per intortare quelli che non conoscono la fisiologia della barbabietola da zucchero è disposto a sostenere, pur essendo …… forse, potrei dubitarne …… a conoscenza del contrario, che la barbabietola non ha problemi di coesistenza, poichè fiorisce il 2° anno di coltivazione …….. quando tutti i contadini sanno che può fiorire anche il 1° anno.

    VEDISEMU, l’unica cosa che sai fare ……. ovunque ed in qualunque Blog in cui si parli di OGM ………… è offendere, alla tua età mi vergognerei!

  63. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Infatti in USA la bietola coltivata è per il 95% OGM per resistenza al gliphosate, eppure anche da loro i lotti di seme commerciali prefioriscono per massimo lo 0,1% al primo anno a determinate condizioni. Ecco dove sta il problema che tu ignori. Tutti i lotti di seme commercializzati sono testati in serra a luce continua prima di distribuirli ai coltivatori.

    Quindi in un ettaro sono 100 le piante che possono prefiorire, ma non tutte fanno il seme perchè esiste il fenomeno del “cavolo” quindi è UN PROBLEMA CHE SI GESTISCE BENISSIMO. Et capì ignuranton!

  64. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Rif. mio post n.5

    Credo di essere vicino al rincoglionimento (l’autocritica non fa mai male…)

    Dove trovo un sacchetto di seme di “rosso di Storo” da seminare in una pertica milanese della mia azienda?
    Sono curioso di paragonarne il risultato in “farina bramata” in concorrenza con il “Belgrano” Limagrain .

    Qualcuno me ne può procurare una dose o dirmi dove procurarmela?
    Grazie in anticipo per la collaborazione

  65. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Devi metterti in contatto con la Cooperativa Agri 90 di Storo (TN)

  66. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Come al solito sapientino cerca di intortare chi non ha grande dimestichezza con l’agricoltura.

    Sappiate che in 1 ettaro (10.000 mq) coltivato a barbabietola da zucchero si coltivano 100.000 piante …….. lo 0,1% che a qualcuno potra’ sembrare pochissimo sono 100 piante che nel caso degli OGM distribuiranno nell’ambiente la modificazione genetica a parentali selvatiche, che poi non sara’ mai piu’ controllabile.

  67. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Asan Le bietole selvatiche presenti nel campo muoiono prima di salire a seme perchè non hanno il gene della resistenza al gliphosate. Studia!!!!!

  68. gianniNo Gravatar scrive:

    0,1% e 100 piante l’ha già detto lui

    tu stai solo sfracellandoceli perchè hai un sacco di tempo libero o perchè a Pollenzo c’è acqua priva di sali?

  69. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco come si fa a fare agricoltura durevole:

    http://ediaeventi.it/fieragricola/workshop/sistemi-di-monitoraggio-e-modelli-previsionali

    http://ediaeventi.it/fieragricola/workshop/analisi-del-terreno-per-razionalizzare-la-fertilizzazione

    Altro che non concimare e non proteggere con prodotti validi

  70. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    e le bietole selvatiche che sono nei fossi? o che sono in campi limitrofi? o che sono ai bordi delle strade?

  71. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Per quelle basta usare un diserbante diverso dal gliphosate ed chi fa rotazione il problema delle bietole ruderali lo ha sempre risolto.

  72. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ok, abbiamo capito …….. chi dice che le bietole da zucchero OGM non pongono problemi di coesistenza nel nostro Paese racconta balle, poichè:

    - la bietola da zucchero normalmente fiorisce al 2° anno di coltivazione, ma in certe situazioni (ritorni di freddo) può fiorire anche il primo anno di coltivazione;

    - la % di fioritura è dello 0,1%, ovvero 100 piante per ettaro;

    - le piante fiorite distribuiscono col polline il transgene, che può fecondare parentali selvatiche;

    - nel nostro Paese ci sono piante parentali selvatiche interfeconde con la barbabietola da zucchero (p.e. bietola marittima);

    - una volta che il transgene attraverso il polline e le piante parentali selvatiche “è scappato” sarà impossibile eliminarlo dall’ambiente;

    - nel nostro Paese la coesistenza tra barbabietola da zucchero OGM e convenzionale è impossibile;

    - chi dice il contrario racconta balle.

  73. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    La barbabietola da zucchero, Beta vulgaris ssp. vulgaris, fa parte della stessa sezione (Beta) della specie selvatica Beta vulgaris ssp. maritima, con la quale è pienamente interfeconda.

    http://sito.entecra.it/portale/cra_pubblic_scheda.php?id=51db4e3b-830c-41e7-e901-49a6c6fddec5&lingua=IT

      
     
     
    

      
     
     

       

    
    
      
    
    

      
    
            

    
         
       

    
    
      
    
    

      
    
            

    
         

  74. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    OGM bb

    Studia che non sai un cavolo di ciò che parli.

    La beta marittima (che non sempre è annuale) non c’entra un cavolo perchè non si discosta dal mare (come dice i nome) di non più di 100 metri e rimanendo colà confinata è pertanto difficile che s’incroci con le bietole dei campi coltivati.

    La bietola selvatica di cui si parla è, invece la bietola ruderale a prevalente equilibrio annuale, così chiamata perchè è un retaggio delle bietole coltivate per mangiarne le foglie che l’uomo storicamente ha man mano selezionato (il blitum dei romani era costituito per buona parte da bietole, ma anche da romice e da amaranto ecc. e i semi i Romani se li sono portati dietro nel loro dominare l’Europa, diffondendo così la pianta) Siccome, poi, si sono sempre mangiate le foglie e queste crescono anche sullo scapo fiorale non ci si è mai preoccupati di eliminare il gene dell’annualità distruggendo le piante che salivano a seme al primo anno (cosa, invece che si è fatto da subito per la selezione della biennnalità per la bietola coltivata per estrarne zucchero) Quindi man mano essa si è diffusa, ma più nelle zone meridionali che nordiche.

    Per comprendere il fenomeno della bietola selvatica (annuale) che ha fecondato la bietola coltivata (biennale) dei nostri bietolai occorre distinguere due fasi:

    1° Finchè si è usato il seme plurigerme la coltivazione era manuale, si diradava e poi si sarchiava a mano e quindi i semi di bietola selvatica caduti nel campo e che germinavano di anno in anno in gran parte crescevano fuori fila e la zappa le tagliava, non solo ma per la struttura fondiaria di quei tempi gli agricoltori tagliavano gli scapi fiorali delle bietole che andavano a seme perchè sapevano che la radice non si sarebbe ingrossata e anche perchè era un alimento verde per il bestiame o animali erbivori di bassa corte. Non ultimo si facevano molto di più le rotazioni lunghe. VALE A DIRE LE BIETOLA ANNUALE A QUEI TEMPI ERA PRESENTE, MA NON ERA UN PROBLEMA ANCHE PERCHè IL SEME ERA COMPRATO TUTTI GLI ANNI.

    2° Il problema cominciò ad essere diverso quando si passò al monogerme genetico e al diserbo selettivo. Qui innanzitutto i primi semi monogermi erano meno resistenti alla prefioritura al primo anno e nello stesso tempo le bietole selvatiche non erano distrutte dai diserbi, che appunto erano selettivi, cioè non colpivano le bietole coltivate o selvatiche che fossero. La popolazione di bietole che andava a seme in un campo coltivato aumentò e nello stesso tempo nessuno più andò a tagliarle perchè l’organizzazione aziendale era cambiata. In questo frangente i semi maturavano, cadevano nel terreno e una grande maggioranza avevano il carattere dell’annualità. Nel conteMpo, per i prezzi attrattivi della coltivazione, si cominciarono a fare ristoppi di bietola o al massimo la rotazione era biennale, cioè bietola e grano. Solo che il seme bietola delle piante che prefiorivano cadeva sul terreno, ma era infossato in profondità con l’aratura, non poteva germinare e quindi i diserbi del grano non distruggevano di bietola durante la coltivazione del grano. I semi poi rimontavano con la successiva aratura e germinavano quando era in atto la coltivazione delle bietole. COL TEMPO SI COMINCIARONO A VEDERE DEI VERI E PROPRI “BOSCHI” DI PREFIORITE IN VARIE PARTI DEL CAMPO
    Un numero di aziende non indifferente ha dovuto smettere di coltivare bietole proprio per questo motivo.

    Del problema me ne sono interessato personalmente nel 1967 quando avevo capito il fenomeno e sapevo cos’era in realtà capitato. Per di più avevo scoperto, nel mio lavorare in Francia, un caso di seme di bietola rossa che aveva resistito sepolto nel terreno per ben 50 anni ed una volta portato in superficie era germinato. Quindi il problema era di una gravità estrema. Infatti negli annali del congresso di Forlì sulla bietola da zucchero del 1970 esiste una mia comunicazione nella quale informavo la filiera del pericolo che si correva se non si fosse continuato a sarchiare meccanicamente l’interfila del bietolaio e non si fossero estirpate e distrutte le bietole prefiorite. Non fui ascoltato e chi mi ascoltò preferì buttare gli scapi fiorali nei fossi (ecco perchè crescono le bietole selvatiche nei fossi come tu dici), invece di portarle in corte e distruggerle.

    TI SEI CONVINTO ORA CHE CONOSCO MEGLIO DI TE LA COLTIVAZIONE DELLA BIETOLA, CHE SO CHE VI SONO BIETOLE ANNUALI SELVATICHE E CHE NELLE COLTIVATE ORMAI L’EQUILIBRIO è SPOSTATO PER IL 99,9% VERSO LA BIANNUALITA’? CHE, INOLTRE, LA SELEZIONE SI è FATTA SEMPRE PIU’ ATTENTA E CHE I LOTTI DI SEME COMMERCIALI, PRIMA DELLA VENDITA, SONO TUTTI TESTATI PER VEDERE SE VI è STATO INQUINAMENTO CON LE BIETOLE ANNUALI?

    Adesso, però, la smetterai di dire, rompendomi i coglioni, che non so che le bietole fioriscono al primo anno. A l’et capi cat’se n’asan!!!!!!

  75. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    che bravo! ma lo sai che sei veramente bravo! anzi sei bravissimo ……. ….. sei bravo solo tu ….. “Santo subito” ……si sapientino, studia meno e usa la testa

    Peccato che ogni tanto racconti un sacco di balle per intortare quelli che non sono così informati sulla fisiologia delle piante, come quella di cui stiamo discutendo.

    Per chi non fosse informato tempo fa, ancora non mi conosceva e pensava che fossi il solito disinformato, chiesi a sapientino che sponsorizzava la bietola OGM in Italia ……”sei sicuro che in Italia non ci sia lo stesso problema della colza, ovvero che la bietola non abbia parentali selvatiche con le quali ibridarsi?” ……. la sua risposta fu ……. in primis una offesa come al solito e poi scrisse “il problema non esiste poichè la bietola da zucchero fiorisce il 2° anno” ……….. affermazione vera a metà …… il problema è che, normalmente fiorisce al 2° anno, ma può fiorire anche il 1° anno e in un campo coltivato si ha una frequenza di fioritura al 1° anno dello 0,1%/0,15% (100-150 piante, che non sono poche).

    Pertanto il polline della bietola OGM può fecondare parentali selvatiche (ruderale o marittima che sia) e disperdere la resistenza ai diserbanti alle piante infestanti, che poi diventano difficili da controllare senza ricorrere ai nuovi formulati diserbanti dell’industria chimica. In questo modo, si crea un problema ambientale e si aumenta la dipendenza dell’agricoltore nei confronti dell’industria chimica.

    ibridazione difficile … ma non impossibile ….. rimane sempre il grande problema della bietola ruderale e marittima che possono disperdere autonomamente il transgene nell’ambiente.

    Pertanto, la coesistenza della bietola da zucchero convenzionale con quella OGM è impossibile!

  76. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Se io però le uccido allo stato erbaceo il problema, che è duplice, viene risolto: 1° elimino le bietole malerbe perchè non hanno il gene di reistenza al gliphosate, mentre le coltivate lo hanno; 2° - nello stesso tempo impedisco che le bietole pressochè biennali (ma che montano a seme con solo con semine troppo precoci e concomitanti ritorni di freddo) di trovare bietole annuali da fecondare. Et capì o no o devo spiegarti anche ricerche di Margara. TORNO A RIPETERE IL PROBLEMA CHE PONE LA BIETOLA OGM E’PERFETTAMENTE RISOLVIBILE E IL TUTTO PUò ESSERE TENUTO BENE SOTTO CONTROLLO.

  77. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    e le bietole selvatiche che sono nei fossi? o che sono in campi limitrofi? o che sono ai bordi delle strade? o che sono nei campi polifiti?

  78. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Quelle muoiono se usa un diserbo diverso ( e se si fa rotazione nei campi lo si usa) come le buone pratiche suggeriscono. Et capì cagarampin! Insisti pure a trovare fuori appigli così fai anche la figura del cretinetti.

  79. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    ho capito …… vuoi diserbare tutti i fossi ……. vuoi diserbare tutti i campi incolti limitrofi …….. vuoi diserbare tutti i cigli delle strade …………. vuoi diserbare tutti i campi polifiti (e poi come facciamo a fare il fieno per la vacche?)

  80. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Allora lo sei proprio un cretinetti.

  81. giorgioNo Gravatar scrive:

    Ho seguito la discussione sulla bietola e, a mio parere, il sig, Guidorzi Alberto cerca di raccontare le cose a suo modo.

    se è vero che la bietola OGM può fiorire anche il primo anno di coltivazioe

    se è vero che il polline della bietola OGM può fecondare piante selvatiche

    allora è vero che il polline della bietola OGM va a fecondare piante selvatiche che originano poi dei semi di piante che hanno la modificazione genetica e diventano resistenti al diserbante

    allora è vero che è impossibile controllare la diffusione della modificazione genetica, perchè in un anno successivo dalle piante infestanti divenute OGM questa modificazione può passare alle piante coltivate non OGM

  82. franco NulliNo Gravatar scrive:

    OGM, bb!

    In campagna siamo abituati a sfruttare degli equilibri molto delicati per contrastare lo strapotere della Natura (maiuscola).
    Sai meglio di me che nella fisica che ci governa la situazione di equilibrio è “una” e tutte quelle vicine pendono o di qua o di la…
    Non esiste una formula magica a base di cornunghia per ottenere un risultato soddisfacente dalle nostre colture.
    A partire delle ragionevoli rotazioni, passando per le corrette pratiche di lavorazione del terreno, ci troviamo a combattere con una forza più grande di noi, la Natura di cui sopra.
    Dall’emergenza in avanti abbiamo poche strade da seguire, cercando di avvicinarci all’equilibrio:
    Le lavorazioni meccaniche (sarchiature & similari)
    I trattamenti chimici.

    Le prime compattano inesorabilmente il terreno anche in momenti in cui sarebbe meglio evitare. Nei miei campi ho smesso di praticarle dopo pochissimi anni di esperienza. Poco efficaci e dannose.
    Le seconde (con attrezzature decisamente più leggere) hanno un minor impatto sulla struttura del terreno e forse qualcosa (poco) in più sull’ecosistema in genere (consumo molto più gasolio per sarchiare che per diserbare…) .

    Con la chimica, ben utilizzata e con oculatezza, ritengo che l’impatto sia inferiore (è comunque questa un’opinione personale non supportata da prove sperimentali)

    La nuova tecnologia genetica (chiamala come vuoi, ma ambedue sappiamo di cosa si parla) può essere (non dico che sia! dico che “può essere”) un mezzo aggiuntivo per ridurre ancor più la nostra “impronta” ambientale per ottenere il risultato di nutrire il pianeta e almeno pareggiare i nostri bilanci aziendali (questo me lo lasci?).

  83. TC1507No Gravatar scrive:

    Un altro record battuto. Lo scorso settembre 2016 in Georgia, USA è stato stabilito il nuovo record mondiale di resa di soia con 171,8 bushel per acro equivalenti a 115,5 q.li/ha al 13%. http://www.soybeansouth.com/departments/feature/georgia-grower-sets-new-soybean-record-of-171-8-bushelsacre/

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