Il modello nostalgico di repubblica

28 Apr 2009
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di Antonio Pascale

Il giornale Repubblica pubblica, oggi martedì 28 aprile, un dialogo tra il regista Ermanno Olmi e Carlo Petrini. I due discutono sul documentario di Olmi, terra madre, di prossima uscita. Credo si possa dire: è un dialogo da antologia, antologia del (cattivo) gusto nostalgico. Alcune affermazioni, parecchio superficiali, come “dignità della miseria” colpiscono molto, fanno a pezzi, centinaia di testimonianze, e serissimi saggi e inchieste su come era, ed è, invece poco dignitosa la miseria. Saggi e inchieste che hanno cercato di indagare i motivi della povertà e hanno cercato di vie di uscita. A Petrini e Olmi non piacciono gli occidentali: sono brutti, curvi sui telefonini, niente a che vedere con l’austerità (e si sottintende, la bellezza) del mondo contadino. Produciamo tanto e male (secondo Petrini e Olmi) e la sinistra crede ancora all’idea del progresso, mentre bisognerebbe riflettere sulla qualità e sul senso di quello che produciamo. Quei compagni di strada, che si intestardiscono sulla produzione secondo Petrini, hanno tradito gli ideali della sinistra. Mi sento chiamato in causa, sono infatti, di sinistra. Credo nelle regole e nella sana distribuzione del reddito, non mi importa se una nuova tecnologia, come i cellulari, potrebbe rendermi più brutto e curvo e torvo, sono più interessato a capire se gli operai, i tecnici, gli impiegati, gli informatici che lo producano abbiano miglioramenti di reddito e di diritti. Ma a parte la suddetta questione, la cui trattazione richiederebbe un saggio a parte, la cosa che incuriosisce è questa incoerenza, che possiamo chiamare, modello (nostalgico) repubblica.  Petrini  scrive su un giornale,  repubblica appunto, che è nato da un’accorta e moderna strategia di marketing. Al tempo si è capito che esisteva un pubblico medio alto, di sinistra, (idealmente) progressista e che esistevano degli inserzionisti danarosi ma raffinati, per capirci, stilisti d’alta moda, interessati a finanziare attraverso la pubblicità il giornale. Si poteva dunque sfruttare questo segmento di mercato, blandire il pubblico con idee liberal, criticare lo status quo e contemporaneamente educare la massa, abituata da anni  di “miseria democristiana” al buon gusto, ai prodotti high teach, all’alta moda, alla raffinate inchieste sui cambiamenti di costume. Si poteva fare tutto questo, e Repubblica fa tutto questo, a patto di non spaventare troppo il pubblico e di conseguenza gli inserzionisti: progresso sì, ma solo se è di buon gusto, raffinato e idealizzato. Bene la tecnologia se produce un televisore al plasma, un vestito che calza a pennello e ben disegnato (magari prodotto nel napoletano in nero), benissimo se si tratta di un architetto cool, ma per quanto riguarda l’alimentazione, lì siamo all’antica e dunque la terra, l’orto, il contadino che si scambia i semi, la dignità della miseria ecc. Molto cool anche questo, in effetti. Il paradosso, la moderna ambiguità è questo. Ed un paradosso della sinistra, dichiararsi dalla parte dell’austero contadino ma mantenendo il proprio raffinato tenore di vita. Il paradosso della sinistra è insomma quello di sfruttare appieno le potenzialità della società moderna e battersi, solo a parole (non bisogna spaventare gli inserzionisti), affinché si mantenga in qualche luogo della nostra memoria l’idea di società assorta. Quel tipo di società tradizionale dove i conflitti venivano regolati dalla tradizione o dalla religione, quella società che non considerava l’individuo con i suoi conflitti, i suoi diritti, le sue paure, ma solo la comunità, appunto, immobile e assorta. Ma gentili Petrini e Olmi, davvero credete che basta dichiarare la propria avversione ai “veleni chimici” che inquinano la terra per migliorare il mondo? Non sarà un atteggiamento di sinistra snobistico? Non sarebbe più corretto devolvere i proventi del documentario terra madre o parte dei numerosi finanziamenti che le vostre iniziative raccolgono e che magari utilizzate per pagare i pubblicitari affinché realizzino loghi che rappresentino la dignità della miseria,  e, dicevo, devolvere, parte di questi finanziamenti per finanziare ricerche su come produrre nuove molecole di sintesi più leggere, biodegradabili e meno invasive? Il mondo moderno si migliora anche e soprattutto in laboratorio, altrimenti, come dice Defez, ci limitiamo a combattere i “cattivi” erbicidi ma nessuno di noi si candida per fare la mondina e strappare con molta dignità contadina le erbacce con le mani, curvi otto ore sotto il sole, la schiena a pezzi ecc ecc. Una posizione d’altronde poco consona con gli inserzionisti…ecc ecc.

1 commento al post: “Il modello nostalgico di repubblica”

  1. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Antonio, sono d’accordo con te! Sono figlio di quella tradizione misera, del sud, contadina e non vorrei tornare indietro neanche di un giorno. Sono grato a chi si è battuto per mandare i figli dei contadini poveri alla media eliminando la scuola di avviamento. Io feci l’esame di ammissione alla scuola media. Poi feci anche l’esami di ammissione alla Facoltà di Agraria. Sono felice che queste barriere non ci sono più: erano l’espressione di un classismo che la sinistra ha combattuto. Ora sono altri tempi e la sinistra invece di contiuanre a chiedere maggior evoluzione, guarda indietro, ai modelli che ci facevano morire di fame. Forse per far capire alla sinistra, ma anche a certa destra sociale, l’importanza vera del cibo bisognerebbe far riprovare la fame. Forse(!)la sinistra proverebbe a cercare di capire qualcosa di agricoltura visto che salvo pochissime eccezioni (Emilio Sereni e Peppino Avolio e nessun altro, purtroppo!)da quelle parti non hanno mai capito niente di agricoltura, di contadini, di agricoltori e scienze agrarie. Avolio mi ripeteva che non aver capito la questione contadina portò alla sconfitta del ‘48 e non voler capire la questione agraria attuale poteva portare la sinistra a ben altre sconfitte! Non so se la stessa riflessione l’ha fatta con Politi! Ormai, siamo allo snobismo più irritante al quale fa cassa di risonanza certa stampa e la stessa Repubblica, certamente fra le peggiori testate (+ Manifesto, Liberazione) a fare disinformazione sul cibo e come si ottiene. Sono solito ripetere che l’agricoltura per chi ha la pancia piena è più difficile mentre è facilissima per chi ha la pancia vuota, che, ovviamente mangia di tutto senza chiedersi da dove provenie e se ci sono suffucienti antiossidanti, Omega 3, vitamine e se ha la certificazione etica e ambientale! Sembrerà strano, ma queste riflessioni le facevo con gli amici al Salone del Gusto (forse il Secondo) davanti a tanti poverissimi agricoltori che ci chiedevano zappe e sementi e al quale davamo la demagogia della Coldiretti e di Slow Food. Ora, finalmente, possiamo aggiunger unche un bel film italiano! Che non ho visto. Olmi è un Maestro del cinema anche se qualche volta non ho condiviso tutto; ma l’elogio della miseria, per le premesse fatte, lo ritengo un’offesa di quando ero povero e non immaginavo di diventare un borghese a disposizione, come agronomo, ma scacciato cone ricercatore perchè credo all’innovazione (Si, OGM compresi!). Sono scacciato -dalla mia sinistra- come un moderno untore che vuole contribuire ad inquinare il mondo con fertilizzanti, agrofarmaci e spezzoni di DNA che hanno sotratto milioni di persone alla fame e alla malnutrizione (in Italia, in Europa, nelle Americhe, nel Mondo dove è stato possibile)! Intanto, chi ha bisogno di noi continua a morire di fame; l’Europa -e gli europei con la pancia piena- sono interssati solo ai prodotti tipici e biologici ma non contribuiscono quasi per niente ad alleviare le sofferenze altrui.
    Aggiungo, che non leggo più Repubblica da qualche anno con l’entusiasmo iniziale. Peccato che Scalfari nell’editoriale della domenica di queste cose non parla. Forse anche per lui le pesche e i pomodori non hanno il sapore di una volta (lo ha scritto qualche hanno fa nella rubrica del Venerdì)! Ci tengo ad aggiungere che non leggo più neanche L’Unità dalla quale, quando ero giovane ricercatore, ho imparato molto sulla filosofia della scienza. Ho conservato fino a pochi anni fa le pagine del lunedì che parlavano appunto di scienza, innovazione e filosofia. Ho buttato tutto sentendomi tradito anche dai direttori dell’epoca che si chiamavano D’Alema, Vetroni e copmpany che ritengo responsabili anche dell’elezione a Sindaco di Roma di Alemanno gonfiato da loro (e da altri sinistri, come li chiamava Montanelli!) con la questione OGM. Mi ha confidato un compagno romano di aver votato al ballottaggio -non amando Rutelli- per il sindaco attuale fidandosi dei giudizi positivi di certa sinistra sull’ex-ministro agricolo! Chi parlò della legge del contrappasso? Non si sbagliava: ne siamo tutti vittime.
    Ciao, Vitangelo

    P.S. Ovviamente ho anche smesso di votare (……per il principio della precauzione da certi ben noti politici!)

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