Il solo Bt non è eterno

03 Lug 2013
Post2PDF Versione PDF

imagesDa Nature Biotechnology : Insect resistance to Bt crops: lessons from the first billion acres.

La cattiva notizia è che la tolleranza al Bt sta aumentando in varie aree del mondo e l’improprio uso delle zone rifugio non aiuta. La buona notizia è che la teoria dell’evoluzione delle specie include e comprende anche la resistenza alle piante OGM che quindi non sono degli alieni.
L’auspicio è che questo serva da stimolo a fare più ricerca in modo da affiancare al Bt anche altri sistemi di protezione delle piante, il timore è che anti-OGM ed aziende chimiche ne approfittino per spargere ancora più veleni.
La rassicurazione è che tali argomenti valgono poco in Italia oggi visto che Ostrinia nubialis soffre ancora molto il Bt.
No decrease in susceptibility. Monitoring data provide strong evidence of no decrease in susceptibility to toxins produced by Bt crops in 11 cases (Table 1 and Supplementary Table 4). These cases include evidence of no decreased susceptibility to each Bt toxin tested against all populations examined for four species: Diatraea grandiosella, Heliothis
virescens, Ostrinia nubilalis and Sesamia nonagrioides.

2 commenti al post: “Il solo Bt non è eterno”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Da sempre il miglioratore vegetale ricerca resistenze plurifattoriali e non monofattoriali. Perchè questo? Semplice se è è contornata una resiistenza monofattoriale siamo subito in braghe di tela, mentre il contornamento di una resistenza plufattoriale avviene per singoli fattori e quindi a barriera rimangono sempre gli altri. Certo non è un bene il contornamento anche di un singolo fattore, ma ci offre il tempo per ricercare nuove resisteze.

    Fino ad ora questo l’abbiamo ottenuto mediante incroci, selezione e fissazione, vale a dire almeno 10 anni di lavoro ogni singolo fattore genetico di resistenza.

    In altri termini il miglioramento genetico costruisce barriere e dall’altra parte i parassiti si attrezzano per superarle. Così è se vi pare…. e meno male che sempre sarà!

    Cos’è cambiato negli ultimi 20 anni?

    Ve lo spiego raccontandovi 40 anni di vita vissuta (in estrema sintesi ben inteso)nel mondo delle semennti. I miei vecchi principali della ditta (che vi prego di considerare che era ed è ancora famigliare) che rappresentavo in Italia erano contrarissimi a quanto stava per avvenire negli anni 70/80, vale a dire la concentrazione in poche mani dell’attività sementiera a livello mondiale, la loro paura era di essere obbligati a vendersi.Unitamente a ciò era prevalente la convinzione il i metodi classici avrebbero risposto ancora e quindi l’eccessiva biotecnologizzazione che comportava enormi investimenti non era necessaria, anzi da bloccare. La loro contrarietà era però supportata da una struttura che gli aveva sfornato varietà di successo con ritmi consoni a rispondere alle relative esigenze.

    Sono subentrati i figli. I quali invece si sono trovati in contesti economici mutati, la concentrazione aveva dato origine a strutture che si finanziavano sul mercato, mentre loro potevano investire solo se il loro settore commerciale riusciva a fare utili (vendendo le sementi) tali da poterne destinare alla ricerca. Purtroppo gli investimenti andarono aumentando e il mercato divenne sempre più difficile, quindi il disegno dei padri finì di essere valido e anche per loro la biotecnologia assunse una validità sempre superiore e quindi Cisgenesi e transgenesi furono tecniche che non poterono essere scartate nemmeno da strutture sementiere come aveva la mia ditta. Gli OGM non furono quindi più tabù ed in particolare era la cisgenesi che era interessante perchè per chi deteneva del materiale genetico già agronomicamente valido il fatto di poterlo migliorare in minor tempo era esiziale.

    Quindi con gli strumenti che ora abbiamo il contornamento delle resistenze non è più aspetto così grave perchè vi si potrebbe porre rimedio trasferendo geni di resistenza per via biotecnologica ( ivi compresi i Mas).

    Diventa problematico farlo quando per far accettare un trasferimento di un gene della stessa specie occorre creare un dossier di approvazione costosissimo e molto lungo in fatto di tempo. Lo diviene anche quando alla ricerca pubblica è proibito operare perchè potrebero creare tratti genetici da trasferire su materiale genetico dei sementieri e ricevere royaties che finanzierebero la ricerca pubblica senza gravare sul portafoglio dei cittadini oltre misura. Tempo, però, che intanto continua a creare maggiori esigenze di cibo, concorrenza nel procurarselo e squilibri immani a causa delle demografia inarrestabile e con ritmi di crescita impensabili prima. Sulle coste del Sud del Mediterraneo vi sono 200 milioni di bocche da sfamare e in Africa ormai ve ne sono altri 800 dei milioni. OCCORRE ACCELERARE I TEMPI DI CREAZIONE VARIETALE su tutte le piante coltivate, ma per farlo occorrono molti più quattrini di prima.

    Se l’UE ha risolto in parte i problemi della fame nel mondo con le sue produzioni del passato, non per nulla è il secondo esportatore mondiale di derrate, ora se, invece, se punta sulla “decrescita felice” noi avremo ancora cibo a sufficienza (non l’Italia) ma sarà sempre più caro e nel contempo, venendo a mancare il nostro contributo a nutrire il mondo, saremo vittime dei sommovimenti sociali che si genereranno.

    Giovani ascoltatemi ne va del vostro futuro.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    A completamente del mio commento eccovi un link a supporto

    http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0066428

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…