Inquinamento biodinamico

19 Mag 2009
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di Antonio Pascale

Vorrei segnalare un (simpatico) caso di inquinamento ambientale proveniente questa volta non da un fantomatico gene flow che imbizzarrito invade altre piante, ma, invece, da pratiche agronomiche biodinamiche. Si tratta di un’azienda che coltiva olivi. Un ettaro e mezzo circa, in una amena zona collinare romana. Il proprietario per preservare la salubrità del suo terreno, o quella che la filosofia biodinamica ritiene essere un terreno salubre, insomma, questo agricoltore si rifiuta di tagliare le malerbe. La natura, sostiene, si autoregola, tanto è vero che il nostro, con rigoroso formalismo teorico, non pota nemmeno gli ulivi che presto sviluppano una chioma disordinata. Con il tempo, dai fossi di scolo, piano piano dapprima i pioppi (che si riproducono per talea, basta un ramo e parte la pianta), poi le ortiche, gigantesche piante dioiche, cominciano a invadere il campo.  E si mangiano pezzi di terreno utile. In un terreno così selvaggiamente autoregolato, arrivano anche i rovi che cominciano ad arrampicarsi sugli olivi.

Ora, a primavera dai rovi nascono dei bei frutti di bosco, more e fragoline, ma, a questo punto, l’agricoltore biodinamico comincia ad avere qualche preoccupazione, i rovi sono così vigorosi che si rischia di non entrare in campo e raccogliere le olive. Decide allora di tagliare i rovi, dimenticandosi quello che aveva detto qualche tempo prima riguardo alla capacità della natura di autoregolarsi. Ma interviene la moglie dell’agricoltore: non è d’accordo. Lei vuole fare la marmellata con i frutti di bosco e nasce così, fra i due, un piccolo dilemma  etico: si raccolgono le olive e si sacrificano i frutti i bosco o viceversa? I due però non fanno in tempo a risolvere il problema che interviene nella contesa un terzo, anzi: terzi. Si tratta dei vicini di azienda. Loro non coltivano biodinamico e vedono il proprio appezzamento riempirsi di erbacce: provengono tutte dal campo biodinamico. I vicini di azienda fanno storie, va bene il biodinamico ma  bisogna perlomeno salvare il decoro e l’ordine. Soprattutto, è necessario bloccare le erbacce che oramai si riproducono con enfasi esponenziale invadendo i campi e ignorando qualsiasi proposito di autoregolazione. L’agricoltore biodinamico non molla. Non ha nessuna intenzione di usare erbicidi che inquinerebbero non solo il terreno ma anche la sua filosofia. Poco male, dicono i suoi vicini, usa la zappa. Nemmeno la zappa però va bene, per una ragione che adesso non ricordo. Fatto sta i vicini si scocciano di tutta questa storia, chiamano i vigili, si appellano al buon decoro e l’agricoltore biodinamico si vede recapitare una multa dal messo comunale, ammonta a un centinaio di euro. Niente da fare, l’agricoltore è disposto ad andare fino in fondo, arrivare anche in tribunale per difendere la causa. Del resto, è una causa nobile.  Per questo chiama un agronomo, per  fare una perizia giurata necessaria al ricorso, ma l’agronomo appena vede il campo così combinato lo invita a prendere la zappa. L’agricoltore biodinamico alla fine accetta, prende la zappa e pulisce il campo.

Chissà, a me piacerebbe che avesse tratto una morale: la natura, almeno quella che abbiamo scelto di abitare, si autoregola anche e soprattutto se nel sistema è presente l’uomo. Dubito. Trattasi infatti di un pensiero ossessivo che genera moderne illusioni cognitive,quello di pensare che siccome si segue una pratica agronomica detta biodinamica o, per altri versi, biologica, gli insetti, le erbacce ecc, non invadono il campo, in quanto questo è in rapporto armonico con la natura. Come ha sostenuto recentemente Vandana Shiva (un articolo apparso la scorsa settimana su repubblica): nella sua cooperativa biologica, dove i contadini usano ancora il bue per tirare l’aratro il terreno è sano e gli insetti non ci sono. Si tratterebbe in questo caso di un’invenzione da nobel: insetti e erbacce geneticamente modificati che sanno leggere e riconoscono i buoni propositi e l’animo nobile di Vandana Shiva, e così decidono di cambiare campo e  dirigersi verso i terreni di quelli che, con animo meno nobile, usano diserbanti e antiparassitari. In attesa di questa invenzione straordinaria, però, credo ci toccherà usare ancora mezzi rudimentali per difenderci dalla natura  che è indubbiamente ignorante, si rifiuta di imparare  a riconoscere le nostre buone intenzioni.

5 commenti al post: “Inquinamento biodinamico”

  1. peppe stamegnaNo Gravatar scrive:

    ciao, da quando ho letto il tuo articolo su liMes riguardo al conservatorismo della sinistra, sto in crisi nera. avevo letto qualche tempo fa il tuo bel libro “la città distratta”, e curiosando sul sito dell’anonima scrittori mi imbatto nel lungo e interessante articolo. stanotte c’ho messo tanto per addormentarmi, e anche a causa dei ripensamenti sul mio atteggiamento “romantico” riguardoi al biologico. pensavo, come faccio domani a godere del mio piccolo orto che curo, solo a letame, al nido dove lavoro?e il mio aderire acritico al mondo del biologico? certo, non sarò mai inegralista, ma ora che alcune teorie scricchiolano, cosa fare?intanto ho ordinato il libro “scienza e sentimento…e poi?se riesco sabato vengo a latina a partecipare al dibattito, e magari qualche domanda romantica la farò.
    saluti
    peppe

  2. alessandro ortolaniNo Gravatar scrive:

    divertente
    istruttivo
    questa storia avrebbe potuto fare da sfondo ad un romanzo di Camilleri

  3. PianetavivoNo Gravatar scrive:

    Fantastico! sei un narratore di fiabe?
    Hai pensato di chiedere all’ulivicoltore l’autorizzazione a nominarlo personalmente? E a pubblicare che non hai l’autorizzazione a farlo?
    Potresti precisare anche su Vandana Shiva.

  4. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Anonimo pianetavivo,
    tu sei così riservato che non ti fai nemmeno riconoscere: ti sei domandato l’autorizzazione a parlare?

    Scherzo, non sempre si è autorizzati a scrivere nome e cognome di chi è l’attore di strane storie, ma è lo stesso interessante raccontarle ad un mondo sviluppato che pensa all’agricoltura come un hobby utile a lavarsi la coscienza sporca.

    Parlare con lo stomaco al sicuro e con un tetto certo sulla testa volendo impartire lezioni di agronomia quando non si rischia nulla è davvero cinico.
    Immagino molto bene cosa direbbe un agricoltore africano a chi gli volesse portare le agricolture biologiche, biodinamiche o sinergiche. E purtroppo vedo bene cosa sta facendo in questo senso la FAO, tutta intrisa del perbenismo europeo.

    Ma sopratutto vedo bene come si aiuta davvero un Paese ad uscire dalla fame vera aiutando gli agricoltori con fertilizzanti sovvenzionati e semi più produttivi (non-OGM) come ha appena fatto il Lesotho, suscitando le ire dei benpensanti economisti europei che hanno avuto il coraggio di dirgli che le regole del Mercato escludono che si possano dare aiuti ai contadini a prezzi politici. Hai capito bene, gli economisti europei che dimenticano i 47 miliardi di euro di sovvenzioni all’agricoltura europea storcono il naso se ad aiutare i contadini è il governo di uno stato africano: questo è vero cinismo.

    Se poi vuoi saperne di più del cinismo elevato a potenza che importiamo, non essendo soddisfatti di quello che produciamo, e quindi di Vanna Shiva, leggiti questo mio pezzo dell’anno scorso. Grazie per aver visitato salmone e per aver lasciato un commento.

    http://www.leftwing.it/cultura/187/il-gusto-democratico-per-la-miseria-genuina

  5. PianetavivoNo Gravatar scrive:

    Ho letto l’articolo che hai indicato. Va bene contare i suicidi annuali DALL’INTRODUZIONE (chissà perché non da prima) del cotone BT e 3 o 4 anni dopo. Contare è un bel passatempo. Chi conta le pecore, chi conta i quintali di pesticidi… Ma ogni pesticida è diverso, e ci sono altri veleni (erbicidi, fertilizzanti, conservanti, smacchianti…), E OGNI PERSONA E’ DIVERSA. Quei numeri significano poco o niente, anzi, DA SOLI non dimostrano proprio niente. (Assumo che siano veritieri).
    Inoltre: supponiamo pure che le persone fossero omogenee. Chiaramente col passare del tempo quelle che schiattano diminuirebbero, secondo una selezione darwiniana (o darwinianistica).
    A proposito il darwinismo è una religione e non credo che Darwin sia darwinista.

    “Risulta quindi oggettivamente falso affermare che il cotone Bt da solo ha causato 100 mila suicidi “negli ultimi anni” e anzi lo studio dell’Ifpri riduce il fenomeno a numeri molto diversi e a contingenze locali e personali che fanno parte delle incertezze di una impresa a carattere spesso familiare che investe tutto su una singola coltivazione, subendo le variazioni economiche che queste scelte obbligate implicano.” : risulta quindi che di oggettivo non c’è un fico secco, semmai balle di cotone umide. Il seguito della frase che ho riportato non capisco proprio. Sicuramente è un mio limite! non scherzo! l’autore magari la capiva.
    Sono gravemente ignorante di dati fattuali e perciò mi fermo. Se dovessi campare per quello che scrivo E LA MIA PRODUTTIVITA’ SI MISURASSE IN QUANTITA’ DI BATTUTE, eh… boh!

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