L’Ambiente è cosa troppo seria per lasciarlo in mano agli ambientalisti

09 Gen 2015
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dI Piero Rostagno

Ecco, ora che ho catturato la vostra attenzione con questa provocatoria parafrasi , tento di fare qualche ragionamento su argomenti che sono di grande importanza e al tempo stesso in qualche misura emblematici della difficoltà di comunicare tipica del momento. Per non abusare mi limiterò a tre (solito numero perfetto!)
Dichiaro subito che l’intento è di sostenere che il mondo si salva (se, forse…) con la normalità e non con l’eccezionalità.
In allegato trovate un bel po’ di documenti contro l’ottusità della guerra alle biotecnologie. (ma sarà poi ottusità? oggettivamente questa opposizione senza se e senza ma cui assistiamo non fa altro che rafforzare il regime di monopolio in cui agiscono le multinazionali; cosa ne dobbiamo dedurre? …)

Grazie della pazienza e buona lettura. Leggi l’articolo

4 commenti al post: “L’Ambiente è cosa troppo seria per lasciarlo in mano agli ambientalisti”

  1. PieroNo Gravatar scrive:

    Ringraziando Roberto per aver benevolmente valutato l’articolo degno di pubblicazione, vorrei precisare che lo stesso non è stato pensato per questo ambiente. Infatti non solo non dice niente di nuovo, anzi utilizza molti fra gli argomenti che proprio qui sono nati e si sono sviluppati. L’articolo è pensato per un pubblico meno, e spesso malamente, informato; compresi certi ambienti della politica che colpevolmente tendono e dividere tutto in bianco e nero abdicando così a uno dei loro doveri principali, cioè formare coscienza. Vi chiedo di tener conto di questo e, rispetto a questo obiettivo, esprimere le vostre critiche e suggerimenti.
    Grazie

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vorrei soffermarmi un momento sugli sprechi e le perdite, dato poi che quello che dice la Cattaneo è una sacrosanta verità, vale a dire che se diminuissimo gli sprechi in Italia non è che ciò che è stato accumulato vada necessariamente a finire laddove manca, mi voglio soffermare sulle perdite e sprechi dell’Africa.

    Il mais è grandemente coltivato, ma al momento della stagione delle piogge vi sono perdite di sola raccolta che vanno dal 3% al 20%. Sono gli ibridi che noi seminiamo a perdere di più e le popolazioni locali di mais meno, ma attenzione le produzioni non sono comparabili, si produce molto di più con gli ibridi (credo che sia superfluo far notare che gli ibridi non sono stati fatti per la raccolta manuale, ma meccanica e quindi la brattea non copre tutta la spiga); inoltre le condizioni di essiccazione non sono delle migliori e le micotossine abbondano (la FAO ci dice che il 25% delle coltivazioni mondiali sono interessate dalle micotosiine), anche perchè mancano magazzini adatti

    Racici e Tuberi (manioca e Igname). Qui le perdite arrivano anche al 50% per effetto di una filiera inadatta. E’ un prodotto fresco che germina, respira, contiene l’80% di acqua e quindi marcisce facilmente, in quei climi non mancano poi i concorrenti dell’uomo verso il cibo, Glrolleaud ha calcolato che tasso mensile di moltiplicazione del bruco dei fagioli è di 50 e di 70 per un coleottero delle farine.

    Occorre anche riflettere che queste perdite se fossero diminuite non influirebbero tanto su una minore condizione di fame, ma influirebbero molto di più all’accesso all’innovazione (se ho dei soldi datimi dalla maggior disponibilità di prodotto compro del concime, un motocoltivatore, delle sementi migliori) che è un moltiplicatore di resa enormemente superiore a quanto si guadagnerebbe solo a diminuire le perdite. Se ben guardiamo ed osserviamo l’evoluzione della nostra agricoltura ci accorgiamo che siamo arrivati a dove siamo perchè abbiamo prodotto dei surplus da immettere sul mercato che ha concesso ai più innovativi l’accesso ai fattori di progresso agricolo. Se vogliamo sintetizzare l’agricoltura è passata attraverso varie fasi: dal taglia e brucia si è passato al sistema agrario ad incolto con attrezzatura leggera, al successivo sistema agrario ad incolto, ma con attrezzatura pesante ed infine al sistema agrario senza incolto che ha dato origine alla prima e seconda rivoluzione verde, ed ogni fase ha aumentato la disponibilità di cibo per se e per gli altri che ne avevano bisogno e compravano.

    Quindi non facciamo troppo del populismo e diciamo papale papale che la gente che alle persone che hanno fame dobbiamo dare il modo di diminuire le perdite alla produzione al fine che possano fare il percorso che noi abbiamo fatto. Noi ci abbiamo messo quasi ottomila anni per farlo loro impiegheranno molto meno perchè possono godere della nostra esperienza, ma volenti o nolenti dovranno percorrere la nostra strada, seppure più velocemente.

    In altri termini diamogli la canna da pesca e facciamo in modo che imparino a pescare e non abituarli agli aiuti a pioggia in derrate, anche se queste per noi sono un surplus. Se il riflettete bene il surplus che regaliamo determina il calo di prezzo delle derrate autoprodotte ed siamo da capo. SE poi qualcuno volesse mandare loro gli aranci che noi pestiamo perchè invendibili, sarà bene che si sappia che i loro stomaci sono ancora abituati al riempimento con alimenti fibrosi e non con leccornie. La dissenteria per loro è sempre alle porte.

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco la sintesi di chi mangia biologico:

    https://twitter.com/AEGRW/status/552497042439024641/photo/1

  4. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Sempre sarcastico, pungente e… oggettivo.
    Grande Alberto!

    P.S. il mio figlio maggiore da piccino mangiava poco, pochissimo; un dramma in famiglia!
    Un giorno la “saggia mamma” (sono sempre sagge le mamme…) gli ha detto come tutte le mamme…
    “Ma sai quanti bambini in Africa muoiono di fame” etc. etc.
    Risposta di un bimbo di 6/8 anni: ” ma tanto il mio piatto in Africa non arriva”
    Ci arriva un bimbo e il mondo non capisce…
    Come siamo messi male :-(

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