Questione 7: La coesistenza tra PGM e coltivazioni non transgeniche è possibile?

15 Mag 2014
Post2PDF Versione PDF

Prerequisiti ed implicazioni

Perché la coesistenza deve essere presa in considerazione?

La legge del 25/6/2008, relativa agli OGM prescrive “ la libertà di produrre e consumare con o senza OGM nel rispetto dei sistemi preesistenti”. La stessa legge, ha creato un Alto Consiglio delle Biotecnologie, che sostituisce la Commissione di Ingegneria Biomolecolare, instaura la trasparenza delle coltivazioni a livello del campo, precisa le condizioni di coesistenza delle colture transgeniche e convenzionali e crea un regime di responsabilità dei coltivatori delle PGM (Cfr. Questione n° 7). Essa crea inoltre il reato di taglio delle coltivazioni o prove di PGM e stabilisce pene più severe per gli stessi fatti rispetto a quanto previsto dal Codice Penale per la distruzione di beni privati. Si tratta dunque anche di una legge sulla coesistenza, che deve preludere all’organizzazione materiale della coabitazione tra filiere utilizzatrici delle produzioni agricole OGM o convenzionali, al fine, appunto, di rispondere: da una parte alla domanda dei consumatori di conoscere la qualità e l’origine dei loro alimenti e dall’altra alla libertà degli agricoltori di scegliere cosa produrre.
Se la coltivazione delle PGM non è attualmente permessa in Francia, l’importazione di materie prime ricavate da queste piante e da destinarsi all’alimentazione è invece paradossalmente ammessa e senza che siano previste particolari forme di regolamentazione. E’ il caso dell’importazione ingente di soia transgenica dall’America latina come fatto obbligato per alimentare gli animali a crescita rapida come il pollame ed i maiali, ma anche di mais transgenico, al punto tale che i produttori di mangimi animali conoscono già le problematiche insite nella coesistenza ed, infatti, sono loro stessi che devono organizzare delle linee di fabbricazione separate, appunto per tener conto del rifiuto di certi consumatori di carne di animali nutriti con le PGM. Una tracciabilità di questo genere tra PGM e non PGM fatta lungo le varie organizzazioni di stoccaggio, di trasformazione, di distribuzione degli alimenti e che i consumatori hanno voluto, comporta un non marginale costo.

La libertà di scelta per gli agricoltori, con la riserva che essi possano avere accesso alle sementi transgeniche (ciò che in Francia non è oggi possibile a causa di varie peripezie giuridiche), comporterebbe la giustapposizione nei campi di colture GM e colture convenzionali. In molti Stati europei, che hanno adottato la coltivazione delle PGM, come ad esempio la Spagna, il raccolto delle PGM e delle piante convenzionali destinate all’alimentazione animale possono essere mescolate, i consumatori, infatti, non hanno imposto a tutta le filiera di produzione una separazione rigida dei prodotti. Tuttavia le imprese di distribuzione preferiscono, per delle ragioni commerciali, sottomettersi alle esigenze della domanda e quindi impongono ai loro fornitori dei vincoli severi (in particolare per le filiere animali); tutto ciò però determina una intensificazione delle richieste volta ad avere la garanzia dello “ zero OGM”, come se fossimo in presenza di una contaminazione inaccettabile.
Nel concetto francese della coesistenza di coltivazioni diverse, invece, la sorveglianza dovrebbe avvenire a tutti gli stadi e con una recensione dettagliata delle cause delle miscelazioni accidentali; ciò a partire dalle sementi (miscugli a livello di macchine operatrici, impollinazione incrociata …), poi nel campo (impollinazione incrociata), nel corso della raccolta, dello stoccaggio e nei diversi processi di trasformazione agroalimentare. Ma tutto è controllabile? In ciò che concerne le disseminazioni incrociate possibili nei campi, le caratteristiche biologiche delle specie coltivate determinano nei campi coltivati dei flussi di polline ben descritti dallo studio europeo di SIGMEA. Ad esempio per il colza, il polline si diffonde e permette l’impollinazione incrociata, inoltre vi sono numerosi ricacci ed esiste la possibilità concreta di trasferimento di geni a delle crucifere infestanti o coltivate. Per contro in Europa, nel caso del mais che è di origine americana, non vi è nessuna specie apparentata, pochissimi ricacci ed inoltre il polline si diffonde molto poco. E’ quindi su queste basi che si deve discutere, cioè sulla variabilità dei dati biologici della specie, pertanto sarebbe logico temperare il dibattito circa la segregazione assoluta tra le filiere ed inoltre far comprendere che esiste una soglia di disseminazione inevitabile, in funzione delle alee insite nei viventi e variabili in funzione della casistica. La coesistenza delle coltivazioni di PGM e di piante convenzionali in Francia non è una realtà prossima. La libertà di scelta degli agricoltori, garantita per legge, è impossibile da assicurare oggi perché resa vana da una interpretazione rigorista del “Senza OGM” rivendicata da una maggioranza di commentatori che dettano le scelte politiche.

Come coesistere in un medesimo territorio?

A livello della messa in coltivazione, la questione, anche se essa è virtuale a livello Francia, va posta ed è di competenza europea in quanto qualche paese membro ha autorizzato la coltivazione delle PGM. Di fronte alla complessità ed alla molteplicità dei fattori di disseminazione incrociata (vento, dimensione dei campi, date relative delle semine, rotazioni ecc.) la regolamentazione europea si attiene a delle considerazioni tecniche ed ha optato per il rispetto delle distanze di sicurezza da osservare da chi vuol seminare delle PGM. Queste distanze sono state definite utilizzando dei modelli per predire la proporzione della nuvola pollinica di ogni punto dello spazio interessato. L’interpretazione da parte dei politici di questi dati tecnici complessi ha condotto ad una esorbitante diversità di raccomandazioni tra i diversi Stati membri, da 25 a 600 metri ad esempio per il mais ( la Francia ha comunicato 50 metri con un progetto di legge trasmesso nel 2012, ma senza nessun seguito ulteriore).
E’ anche interessante notare che il paese europeo che coltiva più PGM di tutti gli altri, non ha adottato misure particolari fino ad ora, in quanto essa tollera che vi siano miscugli alla raccolta tra transgenici e non transgenici. Il Portogallo invece ha scelto di controllare la presenza di PGM attraverso degli accordi volontari tra agricoltori e discussi annualmente in modo da condurre all’organizzazione di zone con e senza PGM su grandi superfici. La dimensione sociale, e non solamente tecnica, di accordi di coesistenza, determinanti per il successo di ogni coabitazione è così stata messa in luce. Altri paesi europei hanno invece fatto una scelta di una distanza tale che essa può arrivare ad escludere di fatto le coltivazioni di PGM dal territorio (è il caso del Lussemburgo). Ma tutto ciò dimostra la strumentalizzazione solo politica che vi è sul dettare delle raccomandazioni che dovrebbero essere solo tecniche.

Insomma la coesistenza è una minaccia o una fonte di reciproci vantaggi?

Progressivamente e sotto l’influenza di attori economici che vogliono scontare un vantaggio competitivo della denominazione “Senza OGM”, si è sviluppata una sfiducia verso ogni coesistenza, percepita appunto come minaccia per i loro sistemi di vendita “senza PGM” e ciò rischia di trasformarsi in una vera e propria supremazia verso sistemi economici basati sulle PGM. In altre parole la coesistenza è divenuta un fattore di rigetto che confonde presenza fortuita e rischio e non si preoccupa di stabilire se il pericolo è vero o meno. I politici non hanno fatto altro che accodarsi legiferando continue moratorie proibenti la messa in coltivazione delle PGM. Eppure, in certi casi, l’uso delle PGM avrebbe proprio delle conseguenze positive per le coltivazioni “senza OGM” che stanno vicine alle PGM: ad esempio, il controllo e la distruzione delle popolazioni di insetti parassiti da parte delle PGM Bt che va a vantaggio anche delle coltivazioni convenzionali o biologiche limitrofe, preservando in questo modo la biodiversità entomologica (sono eliminati solo gli insetti predatori delle piante coltivate) e permettendo agli agricoltori biologici e convenzionali dei dintorni di poter utilizzare dosi minori di insetticidi. E’ ciò che è stato constatato, su delle vaste superfici e con osservazioni di lungo periodo, da degli studi condotti in USA per il mais ed in Cina e India per quanto riguarda il cotone.

Aspetti regolamentari

L’Unione Europea, sensibile allo sviluppo di una opinione pubblica in maggioranza ostile alle PGM, ha redatto delle regole tendenti a separare le filiere PGM dalle colture convenzionali nel nome della libertà di scelta dei consumatori.
Tutta una sovrapposizione di direttive dettanti regole per disciplinare l’etichettatura degli alimenti vegetali o animali allo scopo di tutelare l’informazione dei consumatori si è accumulata. Il regolamento del 22/9/2003 ha fissato la soglia per l’obbligo all’etichettatura OGM a 0,9% di presenza fortuita di OGM ( percentuale di DNA transgenico nel DNA totale di un campione). A livello di Stato membro, la regolamentazione si è organizzata per sussidiarietà e con la possibilità per ogni Stato di fissare una soglia inferiore. In Francia il sorprendente decreto 2012-128 del 30/1/2012 definisce negativamente una filiera “senza OGM” andando contro alla menzione “OGM” voluta dal sistema europeo. Per gli ingredienti di origine vegetale la soglia per qualificare “senza OGM” è dello 0,1%. Ecco che allora, essendo la soglia europea di 0,9% per dover dichiarare la presenza di OGM, non si capisce quale definizione si dovrà dare agli ingredienti contenenti soglie di OGM compresi tra 0,1% e 0,9%. Per gli ingredienti di origine animale esistono due menzioni: “ i senza OGM inferiori allo 0,1%” e i “senza OGM inferiori allo 0,9% , In altri termini, i “senza OGM” senz’altra aggiunta non esistono. E’ evidente che queste distinzioni non hanno nessuna base psicologica e neppure delle ripercussioni sulla qualità degli alimenti. Inoltre numerose deroghe permettono di qualificare “senza OGM” a tale percentuale” degli animali nutriti massicciamente con PGM in una fase della loro vita… e di usare, negli alimenti trasformati, degli ausiliari di fabbricazione o di complementazione, prodotti da parte di organismi autenticamente OGM!
Ben lontano dall’essere un testo di coesistenza, questo testo è un compromesso per preservare gli interessi e rispettare la realtà delle filiere economicamente distinte, ma a detrimento di una informazione chiara e accessibile alla totalità dei consumatori. Il definire queste regole per l’etichettatura, non può che ingenerare delle difficoltà al momento della circolazione delle merci nell’area della Comunità e creare confusione nei consumatori. Al contrario dell’Europa, gli USA non hanno una legge federale sull’etichettatura, ma solo delle proposte in certi Stati (California, Connecticut), il Nuovo Messico, invece, ha già adottato l’etichettatura. Per contro certe imprese agroalimentari americane hanno adottato spontaneamente la soglia dello 0,9% per attrarre i consumatori ostili alle PGM.

Conclusioni

Il problema della coesistenza è innanzitutto una questione politica e quindi non può essere organizzata sulla base di un consenso sociale; essa non può essere risolta attraverso l’invocazione di misure tecniche. La scelta delle soglie ammesse è una leva efficace per permettere o interdire la coltivazione delle PGM. La scelta dello 0,1%, come è stata decisa in Francia , rende molto difficile, ossia impossibile, lo sviluppo delle PGM. Eppure, il flusso di geni non ha niente a che fare con la salute, non è neppure una questione ingestibile nell’ambiente agricolo, nulla impedisce di importare massicciamente delle PGM per alimentare i nostri animali, ma ci è interdetta la produzione; dunque dato che la questione della coesistenza è un problema fatto divenire sociale, bisogna riprenderla con una informazione obiettiva e divulgativa aumentata. Il sovraccosto generato dal mantenimento di due filiere parallele, ancora difficilmente quantizzabile, dato il contesto regolamentare in continua evoluzione, non è compensato da nessun valore aggiunto per tutti quelli che ne sopportano i carichi della messa in opera. Ugualmente, le conseguenze previste positive sul piano commerciale, sono il frutto di un calcolo ancora non molto definito. La coesistenza è supposta rispettare la libertà di scelta di ognuno, ma in pratica, a causa dei sovraccarichi regolamentari incoerenti e imposti, ha generato delle vere e proprie differenze nei diritti dei cittadini.

8 commenti al post: “Questione 7: La coesistenza tra PGM e coltivazioni non transgeniche è possibile?”

  1. roberto defezNo Gravatar scrive:

    la mia opinione minimalista a questo nuovo capitolo della traduzione dei testi francesi da parte di Alberto Guidorzi e’ che se non si riparte dall’informazione nella scuola (anche elementare) non si riuscira’ mai a fare molto.

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vedi Roberto

    Non so se dirmi più pessimista o realista di te, ma io credo che occorrerà aspettare che si verifichi qualcosa di molto traumatico nella nostra agricoltura e nella nostra bilancia alimentare perchè ci sia un certo rinsavimento. Prima avviene e meglio è!

  3. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Ciao Roberto, ciao Alberto. Intanto grazie ad Alberto per gli sforzi continui e per le informazioni e considerazioni estremamente utili. Per quanto riguarda il punto di discussione che avete iniziato, mi trovo d’accordo con Roberto. Si deve ricominciare, o meglio iniziare dalla base. E’ necessario insegnare alle nuove generazioni il metodo scientifico, bisogna insegnare loro a ragionare con la loro testa e non dare per scontato informazioni che è possibile reperire in rete o in TV o ancora su un giornale. Sono ottimista però; in ogni occasione mi sia trovato a parlare di certi argomenti con studenti delle scuole superiori, ho sempre trovato un’apertura mentale che mai avrei immaginato. Semmai la domanda è un’altra: quale futuro ci sarà per le nuove generazioni, quali spazi sono riservati loro in questa società?

  4. LaniceNo Gravatar scrive:

    Sono del parere di Alberto: deve succedere qualche catastrofe agraria spaventosa, tipo il citrus greening negli USA, in simultanea magari ad una malattia che colpisse tutte le cultivar di mele dell’Alto Adige e ad un’altra dei portinnesti della vigna (quindi niente uva del tutto > niente vino).

    Per prima cosa darebbero la colpa a Monsanto, ma questo non risolverebbe il problema, quindi ci si dovrebbe rassegnare. E dopo un po’ la gente finalmente capirebbe di essere stata presa in giro.

    Finché OGM = mais e soia, che si possono importare, non se ne uscirà mai.

  5. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Per le mele se non ricordo male il problema, se non proprio catastrofe, c’é già stato in Val d’Aosta…
    E sempre se non ricordo male il problema potrebbe essere risolto via OGM (ma potrei ricordare male…)

  6. LaniceNo Gravatar scrive:

    Franco, dobbiamo rimanere senza agrumi, senza mele, senza olio, senza pomodori e senza vino. Allora si comincerà a discutere.

    Anzi forse pomodori e olio si importerebbero come soia e mais, che sono molto poco sentiti anche perché non servono a noi direttamente. Lo stesso la farina.

    Basterebbe un bel citrus greening sommato ad una strage di vitigni credo.

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco le mele della Val d’Aosta resistenti alle larve del maggiolini le aveva create il compianto Prof Sala, ma l’han mandato a creare i pioppi meno ricchi di lignina dai cinesi.

  8. roberto defezNo Gravatar scrive:

    oltretutto mi dicevano che le mele valdostane hanno bisogno di soli 7 trattamenti contro i 32di quelle trentine, che quindi sono molto più interessanti in questo nostro mercato….

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Coesistenza, Piante OGM

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…