La differenza tra 40 milioni e 40.000.006

20 Mag 2010
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Dopo tre settimane i sei semi stanno ancora bene (benche’ piantati troppo vicini). Ecco le piantine mentre il video lo trovate al sito: http://www.movimentolibertario.it/

mais-bt

Facciamo pero’ due conti. Secondo la lettera di Marco Aurelio Pasti (link a http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/05/semina-mais-ogm-a-pn.pdf), l’interpretazione del decreto del 27 novembre 2003 (Leggi il Decreto che regola le modalità di controllo delle sementi di mais e soia per la presenza di organismi geneticamente modificati.) e’ che oltre lo 0,5% di presenza accidentale di semi di mais OGM il sacchetto di semi non puo’ essere commercializzato. Sotto questa soglia invece la semina e’ autorizzata. Ricordo che non esiste soglia di tolleranza per i semi, ma si e’ sempre parlato di soglie limite che variano tra lo 0,3 e lo 0,5% a seconda dei semi. Quindi una soglia tecnica per i semi allo 0,5% sembra verosimile anche per mantenere la soglia dello 0,9% nei prodotti (questa soglia invece esiste CE 556/2003 e decide della etichettatura o meno del prodotto).

Insomma come dice Pasti 1 seme su 2000 potrebbe essere di mais da OGM. Dal momento che si usano fino a 80,000 semi per ettaro, su ogni ettaro coltivato a mais in Italia ci potrebbero essere fino a 40 semi di mais da OGM. Ossia fino a 40 milioni di semi di mais da OGM seminati in pianura padana. Ma volendo essere ottimisti facciamo finta che le ditte sementiere sono state attentissime ed hanno sbagliato 40 vole meno, restano sempre un milione di semi di mais da OGM piantati tutti gli anni.

Insomma se Fidenato in quell’ettaro di terreno non ha piantato altro mais, forse ha ridotto l’uso di semi OGM di ben 34 unita’ rispetto alle 40 medie abituali.

Noi scherziamo con i numeri e con le logiche, chi scherza meno e’ il ministero che ha scatenato i servizi ispettivi alla caccia di chi ha fatto legittima e trasparente richiesta di semina (leggi controlli sul rispetto dell’autorizzazioni alla coltivazione delle piante OGM).

Non ci vorremmo trovare nei panni di chi dovra’ fare queste analisi: se trovano 40 piante di mais Bt e’ lecito o illecito?

5 commenti al post: “La differenza tra 40 milioni e 40.000.006”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Quanto da voi riportato per il mais, vorrei trasferirlo alla soia.
    Se vi chiedete il perché: vi prego tener presente la proposta che VAS e CIA hanno pubblicizzato e cioè quella di voler creare una filiera di produzione di mangimi proteici OGM-free nazionale in modo che si possa proporre, sul mercato italiano, della carne sicuramente esente da OGM.
    Ora se il mais coltivato nel mondo è OGM per il 25%, la soia che si coltiva a livello planetario lo è all’85% e quindi sempre restando a livello d’inquinamento accidentale delle sementi le probabilità che lo siano anche quelle di soia sono enormemente maggiori.
    Se poi aggiungiamo che la semente di soia non è ibrida come il mais e che quindi la necessità di rifornirsi di seme ogni anno non è così obbligata, anzi l’agricoltore può benissimo autoprodursi il seme di soia, ben si comprende che la presenza di semi GM nella produzione potrebbe sfuggire ad ogni controllo e quindi, ben che vada, si renderebbe perenne la presenza di OGM nei mangimi anche in una filiera fatta appositamente per garantire il consumatore. Pertanto, o i VAS e la CIA creano una ditta sementiera ex novo votata a creare sementi di soia sicuramente non OGM, oppure la loro proposta rimane una boutade. Ai coltivatori, però, si dovrà fare obbligo di comprare ogni anno il seme da questa ditta, ma allora che credibilità assume la critica della “cricca anti-OGM” al monopolio delle multinazionali sul rifornimento delle sementi all’agricoltura?
    VAS e CIA comunque l’effetto l’hanno avuto si sono fatti pubblicità gratuita e hanno illuso i creduloni.
    Vi voglio, però, raccontare anche questa: sulla rivista “Consumatori” della COOP-Italia è apparso un articolo sulla patata Amflora di totale disinformazione e quindi ho scritto alla rivista contestando loro tutte le notizie che avevano dato. Mi sono anche permesso di far loro notare che vendevano carne d’animali alimentati con mangimi provenienti da piante GM e quindi la loro pubblicità era ingannevole.
    Vi riporto la parte della loro risposta a questa mia contestazione:
    ……
    Le nostre filiere a marchio Coop sono tutte articolate sulla base di una serie di protocolli precisi e vocati a fornire un ampio set di garanzie ai consumatori. Tra queste vi è anche l’esclusione degli Ogm dal processo produttivo. È una scelta di fondo che noi abbiamo adottato da ormai più di dieci anni e che nel tempo si è estesa anche alle filiera zootecniche per le quali ci avvaliamo di mangimi non-GM certificati di provenienza brasiliana, per i quali paghiamo un premio ai produttori che copre anche i costi della garanzia relativa al transgenico. Queste forniture si dimostrano sia tecnicamente che economicamente sostenibili anche in virtù del fatto che in Brasile 7 milioni di tonnellate di soia convenzionale sono certificate per l’esclusione degli OGM, volumi che sono una parte dei circa 25 milioni di tonnellate non-GM prodotte nel Paese e che offrono valide garanzie anche per il futuro a medio termine, senza contare che altri bacini di approvvigionamento come India e Ucraina (do9ve non si coltiva soia transgenica) potranno in futuro compensare un’eventuale erosione della disponibilità brasiliana.
    ……

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Sono anche fornitore COOP. (spero che non mi caccino domattina…)
    A prescindere dalla “sgrammatica” e “distorsione della lingua italiana” nella risposta di COOP sopra riportata, mi chiedo come possano sostenere concetti come quelli indicati.

    Se si dichiarano totalmente esenti da OGM, mi pare di capire nei meandri della lingua italiana, smettano di vendere ad esempio, ma non solo:

    Prosciutto di Parma
    Prosciutto S. Daniele
    Bresaola della Valtellina
    Salame Milano
    Salame di Cremona
    Salame di Varzi
    Parmigiano Reggiano
    Grana Padano….
    …omissis

    Poteri andare avanti per tutte le specialità DOP e IGP e anche BIO che hanno origine dalle filiere di produzione della carne e del latte in Italia.
    Attendo con ansia una smentita documentata da COOP

    Franco

  3. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Vi segnalo un piccolo errore nel testo: la tolleranza oggi cripticamente (ufficialmente sarebbe 0)ammessa per le sementi è 0,05% e non 0,5% come scritto nel testo qui sopra, valore quindi da sei a dieci volte più basso di quello eternamente in discussione per un regolamenti europeo. Il resto dei numeri mi paiono corretti infatti lo 0,05% corrisponde ad un seme su 2.000.
    Piccolo inciso anche su COOP-Italia: nel loro comunicato non parlano di tutti i prodotti in vendita nelle coop ma solo di quelli a marchio coop, e può essere, fino a prova contraria (che può venire solo da un controllo sulla tracciabilità dei mangimi che nessun consumatore potrà mai fare,)che sia effettivamente così. Riguardo però al fatto che si tratti di una scelta di fondo fatta da più di dieci anni ricordo che prima dell’obbligatorietà dell’ettichettatura dei mangimi introdotta da un regolamento comunitario nel 2003 regnava un po’ l’anarchia. In particolare ricordo di una visita prima del 2003 alla cereol di Marghera in cui avevano un magazzino pieno di farina di soia non ogm prenotato dalla COOP Italia che però non veniva ritirato perchè COOP Italia non intendeva pagare qualche euro di sovraprezzo, poichè, a detta del direttore dello stabilimento di allora, poteva tranquillamente usare la farina ogm nelle sue filiere senza dover menzionare nelle bolle di consegna la presenza di ogm.

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Vero Marco!

    Ho sbagliato io a generalizzare nella mia nota e chiedo scusa.
    Verificherò comunque che fra i prodotti a marchio COOP non ci siano prodotti “contaminati” anche accidentalmente dalla filiera non rigorosamente OGM-FREE.

    Un cordiale saluto.

    Franco Nulli

  5. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Ha ragione Marco,
    ho sbagliato io la soglia dello 0,05 è in linea con i conti dell’articolo ossia 40 milioni di semi OGM. Ma torno a dubitare che facciano davvero delle anlisi per essere sicuri dello 0,05. In realtà come vedete dal decreto loro analizzano solo 3000 semi ossia ne dovrebbero trovare 1,5: a me sembra statisticamente improbabile che sia significativo illimite usando solo 3000 semi. Insomma rivendendo i conti forse 40 milioni è forse una sottostima. Altrettanto dicasi dei 6 semi che nessuno sa se sono Bt o meno.

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