La Retorica dell’intimidazione

08 Nov 2014
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di Alberto Guidorzi

Dalla Francia spesso ricevo dei documenti che mi inviano gli amici che hanno lavorato con me.
L’ultimo che mi è arrivato e che ho trovato interessante è un libro di Gerard Bonner , professore di sociologia all’università di Parigi-Diderot. Il titolo è: Il pianeta degli uomini, ritrovare il rischio”
Egli prende di petto la retorica dell’intimidazione e quelli che in nome del principio di precauzione, rischiano di portare l’umanità alla sua distruzione, quando invece le conquiste tecnologiche potrebbero evitarlo. Per lui è urgente contrastare questo rischio.
Chiamare la nuova ideologia ecologista una religione forse è un po’ forte, ma, dobbiamo anche ammettere che ne ha quasi tutte le caratteristiche e, come la Bibbia è un racconto completo, infatti esso descrive la colpa morale e chi ne è il responsabile unico, cioè l’uomo, o meglio l’uomo occidentale nel suo rappresentare: l’industria, l’azione tecnologica sull’ambiente, il tentativo di comprensione scientifica; in poche parole la metodica del nostro mondo. Ha pure la pretesa di predire gli avvenimenti e li descrive apocalittici. Una visione apocalittica che permea tutto, porta alla disperazione ed in ultima analisi è pericolosissima.
Chi sono i responsabili della diffusione di questa ideologia ? Sono in realtà, e purtroppo sono una legione, ma chi ha veramente formalizzato la teoria dell’intimidazione è il filosofo tedesco Hans Jonas. Pur non essendo molto conosciuto egli è uno dei pensatori che soto sotto influenza di più , anzi è il padre del principio di precauzione. Il suo argomentare è semplice e non banale. A causa dello sfoggio tecnologico, le nostre azioni hanno delle conseguenze imprevedibili, sia a medio termine che a lungo termine e che ci possono condurre all’apocalisse. Egli ne ricava, dunque, usando tutta l’immaginazione del peggio, che occorre proibire già ora di poter produrre un futuro che potrebbe essere catastrofico. Detta così la cosa sembra anche convincente ed, infatti, queste idee hanno permeato molti politici e molti contemporanei. Tuttavia non ci si può nascondere il fatto che ragionamenti del genere fanno nascere e prosperare l’idea che occorre interrompere comunque la crescita tecnologica.
Perché definire questo modo di pensare reazionario ? Non si da nessun giudizio morale, se ne giudicano le conseguenze. La nostra immaginazione ha sufficienti risorse per predire il peggio, la cosa diventa difficile quando si deve giudicare il meglio. La nostra attenzione è sempre focalizzata sui costi della nostra azione e mai sui costi della nostra inazione. Quando si propone di interrompere lo sviluppo delle varie branche della tecnologia in realtà è come se si tagliasse alla base un albero e di conseguenza tutte le sue diramazioni; la stessa cosa avviene se interrompiamo la divisione delle conoscenze. Il progresso dell’umanità avanza di pari passo con la divisione del lavoro e delle conoscenze. Tutto ciò che caratterizza il nostro tempo: autoproduzione, decentralizzazione, la vita in comunità, sottintende l’idea di un individuo polivalente vale a dire fare meno lavoro nell’ambito della vostra specializzazione ed occuparvi di tanto altro. I partigiani della retorica dell’intimidazione non vogliono la specializzazione vogliono un mondo che non si dispieghi oltre, anzi lo vogliono che si richiuda. Se ci si riflette bene questa è una visione di società diversa, però, non si è obbligati ad essere d’accordo con loro, si può pensare diversamente.
Dunque siamo arrivati quasi a detestare l’uomo ? Nel momento in cui si sospetta che la più piccola delle nostre azioni sull’ambiente possa avere delle conseguenze catastrofiche, inevitabilmente ci si mette a detestare ciò che caratterizza l’uomo. Vale a dire la possibilità di esplorare intellettualmente un certo numero di mondi possibili, servendosi, ad esempio della tecnologia. Si arriva a negare il fondamento del pensiero umano, cioè quello che ci distingue dagli animali, anche da quelli considerati più vicini a noi tra le scimmie antropomorfe, come i “bonobo”. Questo modo di auto detestarsi è tale che per definirlo si può usare, senza esagerare, il termine di “antropofobia”.Ma loro dicono che con i nostri comportamenti noi lasciamo ai nostri successori un pianeta devastato. In questa retorica dell’intimidazione in realtà è insito come patrimonio questo argomento. Nessuno nega che noi abbiamo attinto in modo massiccio da un certo numero di risorse finite, come ad esempio il petrolio. Ma con il petrolio, siamo anche tutti partiti per le vacanze! Tuttavia noi lasciamo ai nostri nipoti anche un mondo con un dispiegamento tecnologico molto importante e che ha permesso di fare cose insperate nel passato, come una speranza di vita molto più prolungata. Inoltre questi progressi potrebbero addirittura sparire se noi impediamo di far fronte ad un certo numero di rischi che possono divenire veramente catastrofici. Si cita l’esempio di un meteorite che potrebbe colpire la terra, rischio che non si può escludere essendosi verificato molte volte durante la storia dell’umanità. Vi è sicuramente una risposta tecnologica a questo pericolo, seppure non sia ancora alla nostra portata. Interrompere lo sviluppo della ricerca è privare i nostri nipoti della possibilità di salvare la loro vita. “Affogare” il presente equivale a non dare speranza al futuro. Il preconizzare la “precauzione” da parte di Jonas, innalzandola a mezzo per salvaguardare la specie umana, non è consequenziale sul piano morale in quanto è un comportamento cieco verso le conseguenze dell’inazione.
Nel libro, a mo’ di esempio, si cita l’esempio del disinfettante varecchina o meglio ipoclorito di sodio. Infatti malgrado i grandi servizi che essa ha reso, su questo disinfettante man mano è caduta la sfiducia in quanto ritenuta cancerogena a certi gradi di concentrazione. Come risultato abbiamo avuto che negli ospedali non è stata più usata. E’ impossibile valutare pienamente le conseguenze di questa decisione irragionevole, tuttavia si può supporre che un certo numero di malattie nosocomiali avrebbero potuto essere evitate se si fosse continuato ad usarla. Un esempio lampante lo abbiamo durante il terremoto ad Haiti nel 2010, dove si sono dovuti enumerare 5000 morti di colera. Ora vi era una semplicissima soluzione per evitare l’ecatombe: trattare le acque con l’iopoclorito di sodio alle dovute concentrazioni. Solo che si sono alternati dei comportamenti precauzionali tali da mettere in pratica la disinfezione solo dopo aver avuto miglia di vittime ed un articolo su Scince che ha tirato l’allarme in modo da indurre a decisioni più sensate. Dopo aver disinfettato le acque l’epidemia si è arrestata. Ecco un buon esempio di cosa può costare l’inazione.
Come fare a esorcizzare il rischio? Io non sono un mago! Ma noi dobbiamo assolutamente vedere positivo e accettare di prendere dei rischi. Qualsiasi sa il nostro comportamento, l’umanità va verso la fine e questa sarà più ravvicinata se essa non continua a sviluppare le sue attività tecnologiche. L’argomento dirimente è che il vivere comporta il prendere dei rischi. E’ ormai tempo che questa idea venga accettata e che venga condivisa. Le decisioni politiche ormai contaminate da chi propugna la precauzione ci proteggono a breve, ma ci lasciano indifesi a lungo termine. Infattii, l’aver abolito l’obbligo della vaccinazione obbligatoria contro l’epatite B è stato catastrofico, si deve prendere in conto che questa decisione politica creerà delle centinaia di morti nel futuro. E’ un tipico caso in cui il prevenire non è detto che sia meglio del guarire.
Occorre lottare contro gli adepti della decrescita? Certamente anche perché sono numerosi. Il tutto si basa sul paradosso di Easterlin, un autore che nel 1973 ha dimostrato che la soddisfazione dei cittadini, laddove la ricchezza aumenta molto, si stabilizza. La felicità viene stimata in rapporto a ciò che si vede nell’ambiente a noi vicino.. Un modo di sentirsi a proprio agio economicamente è quello di frequentare persone che sono a proprio agio o delle persone che hanno avuto meno successo di noi. E’ abbastanza cinico, ma è vero. Al contrario, questo paradosso non permette di stabilire che se si fa calare il PIB la gente sarà felice allo stesso grado di prima. Infatti, se voi constatate un miglioramento tangibile delle vostre condizioni, dopo sei mesi l’avete già assorbito come normale e quindi non sarà più oggetto di vostra soddisfazione. Per conto se il vostro stipendio si abbassa, voi potrete ridurre i consumi, limitare i divertimenti, ma non vi adatterete alla vostra situazione, rimarrete durevolmente meno soddisfatti e meno felici. I partigiani della decrescita mascherano il loro totalitarismo come una specie “tenerezza” democratica. Essi ci vogliono far credere che tutto va bene senza che loro siano ricorsi alla tirannia. Il che è falso.
La conclusione è che occorre difendere l’umano attraverso l’individuo terreno. Si tratta di una dimostrazione attraverso l’assurdo. L’apocalisse non è una possibilità, essa è una certezza in quanto l’attività solare distruggerà tutte le forme di vita sulla terra, forse tra un miliardo d’anni, ma anche prima. Se dunque noi vogliamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità occorrerà andare a vedere cosa vi è altrove. Il balzo tecnologico che occorrerà fare è per ora inimmaginabile, ma la sola scelta dell’umanità di perdurare alla sparizione del pianeta è l’esodo. Se ci si mette a prospettare la fine della storia così, allora occorrerà riconoscere che noi siamo più degli esseri umani che degli esseri solo terreni. Noi dobbiamo continuare ad avere fiducia nella nostra specie, in quanto noi non siamo non importa chi.

4 commenti al post: “La Retorica dell’intimidazione”

  1. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Concetti ormai vecchi “triti e ritriti”, sui quali tanti filosofi hanno discusso.

    PARADISO DELLA TECNICA O ANGOSCIA DEL PARADISO DELLA TECNICA?…….

    il vero problema è questo, tutto il resto è pubblicità

  2. gigiNo Gravatar scrive:

    OGM,
    non la facevo tuttologo. Anzi si.
    Perchè non impiega un pò del suo tempo a erudire i suoi compagnucci e libera un pò del nostro?

    p.s.: qunad’è che apre il suo blog agli interventi?
    p.p.s.: ma il suo fornitore di “concetti” è ancora a piede libero?

  3. daniele_DanieleNo Gravatar scrive:

    Quando parla di “sfoggio tecnologico”  si riferisce a tutta la tecnologia (dalle selci scheggiate ai computer)? Lo chiedo perché non conosco l’opera di Hans Jonas.

  4. PieroNo Gravatar scrive:

    giorni fa su Repubblica è apparso un articolo sul latte
    fra l’altro si informa che

    “Le sue qualità vengono messe in dubbio da vari nutrizionisti, dando vita ad un dibattito nel quale si è inserita anche la Rete, con informazioni non sempre attendibili. Ci si mettono pure gli studi scientifici a dare mazzate. I1 più recente è stato pubblicato sul prestigioso British Medical Journal a fine ottobre. In Svezia hanno seguito per 20 anni le abitudini alimentari di oltre 61 mila donne. Ebbene, chi tra loro beveva tre o più bicchieri di latte al giorno aveva quasi il doppio di possibilità di morire nel corso dello studio di chi ne consumava solo uno. Le appartenenti al primo gruppo, inoltre, avevano un rischio molto superiore di frattura. Il luogo comune ribaltato.”

    Se si applicasse qui lo stesso principio invocato a gran voce per gli ogm, dovremmo immantinente vietare latte e allevamenti!!

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