La storia della genetica agraria italiana è in vendita

06 Apr 2016
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di Sergio Salvi

Nell’anno di Expo e dell’esaltazione dell’agroalimentare nostrano, finisce in vendita un pezzo della storia della scienza agraria italiana.

È infatti trapelata in questi giorni la notizia dell’imminente messa in vendita del CRA-QCE, nome con il quale è oggi noto l’ex Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura, fondato a Roma nel 1919 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942) e da lui diretto fino all’anno della sua morte.

La notizia è stata confermata anche da ambienti dello stesso CRA, ente commissariato che dopo la fusione con l’ex INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) ha mutato il proprio nome in Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il quale ha recentemente stipulato una convenzione con l’Agenzia del Demanio per la “valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente”.

L’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura fu il primo in Italia e tra i primi in Europa ad essere specificamente dedicato al miglioramento genetico dei cereali.

Ebbe un ruolo di primo piano nel coordinamento delle varie stazioni fitotecniche dislocate sul territorio nazionale ed impegnate nella “Battaglia del grano” inaugurata nel 1925 dal regime fascista, con l’obiettivo di rendere il nostro Paese autosufficiente nella produzione di frumento.

Meta di un vero e proprio “pellegrinaggio scientifico” da parte di visitatori che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso giungevano da ogni parte del mondo per apprenderne l’organizzazione e i programmi di miglioramento genetico da esso attuati, fu intitolato a Nazareno Strampelli dopo la morte dello scienziato. Riordinato nel 1967 - dopo aver stralciato la dedica al suo fondatore - e ribattezzato Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, con la nascita del CRA divenne centro di ricerca sulla qualità dei cereali e dei loro prodotti di trasformazione.

La decisione di mettere in vendita l’istituto, che rientra nel piano di dismissione di metà delle sedi del CRA distribuite su tutto il territorio nazionale del quale è incaricato il Commissario straordinario, dottor Salvatore Parlato, giunge come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo circolava la voce di una possibile destinazione della struttura a nuovo centro direzionale dell’ente, la cui sede principale è ancora ubicata in Via Nazionale (in uno stabile il cui affitto annuo costa una cifra a sei zeri).

La struttura di Via Cassia, dove peraltro lavorano una quarantina di persone, ospita probabilmente un nucleo archivistico, ancora inesplorato, risalente al periodo in cui era direttore Strampelli. Con la vendita della struttura - per la quale sarebbe già pronto il bando - il rischio che l’ultimo archivio strampelliano non ancora recuperato possa andare disperso è ovviamente più che concreto. In quel caso, a finire sotto la scure dei tagli non sarebbe solo una fetta del patrimonio immobiliare pubblico, ma anche una parte di quella cultura scientifica del passato che l’odierna ricerca agraria italiana dovrebbe seriamente rimpiangere.

Links utili:

http://www.rietilife.it/2015/03/27/strampelli-in-vendita-istituto-a-roma-voluto-dallo-scienziato-reatino/

http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=39131

http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/conv_demanio_cra_patrimonio.pdf

32 commenti al post: “La storia della genetica agraria italiana è in vendita”

  1. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Il video di un’intervista fatta in occasione di Vinitaly 2015 al Commissario straordinario del CRA, dott. Salvatore Parlato, la trovate al seguente link:

    http://agronotizie.imagelinenetwork.com/video-agricoltura/vinitaly2015-ricerca-e-economia-agraria-intervista/filmato/BP6PFTCpt0M

  2. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Sulla vicenda del trasloco della sede centrale del CRA ad altra struttura e della riduzione dei centri del CRA si veda al seguente link:

    http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/inchiesta_sede_cra.pdf

  3. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Maggiori approfondimenti al seguente link, datato 23 febbraio 2015:

    http://www.flcgil.it/ricerca/cra-inea-si-delinea-il-percorso-che-portera-al-nuovo-cra.flc

    Di particolare interesse lo stralcio seguente:

    “Per quanto riguarda la sede, il Commissario ha comunicato che a breve sarà attivato un bando pubblico, tramite l’Agenzia del Demanio, per la permuta di proprietà immobiliari ex-CRA ed ex-INEA non utilizzate con un immobile adatto ad accogliere tutto il personale dell’amministrazione centrale ex-CRA e dell’ex-INEA. Su tale punto la FLC CGIL ha fatto presente come sia anomalo riunire un Centro di ricerca (ex-INEA) con la struttura amministrativa del nuovo Ente sorto dall’incorporazione e come questa decisione possa generare fraintendimenti sul futuro dell’attività di ricerca in economia agraria. Il Commissario ha assicurato che l’ex-INEA continuerà comunque a svolgere il suo ruolo di ricerca sui temi economici agrari al di là del luogo fisico in cui sarà collocato il personale. Si è, inoltre, riservato di verificare la possibilità di chiedere in permuta due edifici, in modo da tenere separate anche fisicamente le due funzioni del nuovo Ente. PERTANTO LO SPOSTAMENTO DEL PERSONALE DI CRA-QCE PRESSO LE STRUTTURE RIADATTATE NEL CENTRO AZIENDALE DI VIA CASSIA SEGUIRÀ IL SUO COMPLETAMENTO, MA RISULTERÀ DI FATTO ANNULLATA TUTTA L’OPERAZIONE DI ADATTAMENTO DELLA SEDE ATTUALE CHE PROBABILMENTE RIENTRERÀ TRA QUELLE OGGETTO DI PERMUTA. L’operazione dovrebbe portare al trasferimento presso nuova sede a partire dal 1 gennaio 2016 con un risparmio complessivo di 2.6 mln di € oggi spesi per l’affitto della sede CRA di Via Nazionale e ex-INEA in Via Nomentana. Come richiesto dalla FLC il Commissario ha dato notizia che il contratto di Via Nomentana è stato formalmente disdetto. Questo primo e positivo intervento di risparmio. Potrebbe ancor più dimostrarsi utile se parte delle risorse fossero reimpiegate a decorrere dal Bilancio Preventivo 2016 nel nuovo ente per il finanziamento di Bandi intramurali destinati alle strutture CRA”.

  4. giancarlo marcelliNo Gravatar scrive:

    La preoccupazione di Salvi è condivisibile e ogni sua iniziativa volta a conoscere e approfondire nome e opere del grande Nazareno Strampelli è meritevole e va sostenuta. Se non si riesce a salvare la struttura, andrebbe fatta una forte iniziativa per ottenere almeno l’accesso agli archivi per trovare e custodire tutto il materiale riguardante Strampelli. Avv. Giancarlo Marcelli

  5. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Oggi la genetica nazionale latita, se buttiamo al macero anche la nostra gloriosa storia significa abdicare ad essere un paese industrializzato e collocarci a livello di Terzo Mondo, scusandoci, però, con quest’ultimo di doverci ospitare!!!

  6. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Abbiamo perso la ricerca sulla genetica agraria italiana, sostanzialmente naturale e senza OGM ……… abbiamo perso l’industria sementiera italiana, legata al territorio e senza OGM………

    di chi è la colpa? Chi c’era prima?

    Se invece di correr dietro ai brevetti e alle royalty degli OGM avessimo fatto un miglioramento convenzionale, così come chiede l’80% della gente……..forse tutto questo non sarebbe avvenuto e, forse, ci sarebbero state anche delle opportunità di mercato fornendo chi gli OGM proprio non li vuole………

    queste sono “lacrime di coccodrillo”.

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    OGM tutte bugie
    hai mai provato a parlare di queste tue fobie verso gli Ogm a degli specialisti? abbiamo ottimi dottori in questo Paese e sono certo che potrebbero aiutarti.
    Mai sentito parlare del Kamut, niente Ogm, tutto biologico eppure molto peggio di un brevetto (che forse ti hanno detto che scade dopo 20 anni) mentre il marchio registrato Kamut non scadrà mai.

    Tu passi il tempo a correggere la forma dei nostri post, mentre dovresti dedicare qualche attenzione in più alla SOSTANZA di quello che scrivi

  8. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    cosa c’entra il Kamut….quello è un marchio commerciale, punto! allora mettiamoci anche BARILLA.

    Possibile che tutte le volte si cerchi di intortare la gente comune che non ha dimestichezza con questi argomenti….. della serie “siamo tutti OGM”……grande informazione di Salmone……. ma dai, ma fammi un piacere!

    Agli smerdatori di vacche e agli spruzzatori di pesticidi per conto delle multinazionali……… aprite gli occhi …….. questi, piano piano, piano piano, con il brevetto, ve lo mettono in quel posto che nemmeno ve ne accorgete.

  9. franco nulliNo Gravatar scrive:

    OGM, adesso stai raggiungendo il limite di sopportazione.
    Che tu mi dia dello”smerdatore di vacche” può anche essere folcloristico. ma spruzzatore di pesticidi no!”
    Non oltrepassare il limite della decenza.
    Non siamo criminali noi agricoltori!!!
    Oltre questo punto esiste solamente la via giudiziaria!
    E non vorrei ;-)

    Franco Nulli (tanto per fare nome e cognome!)

  10. TC1507No Gravatar scrive:

    OGM bb,
    leggo: …Se invece di correr dietro ai brevetti e alle royalty degli OGM avessimo fatto un miglioramento convenzionale, così come chiede l’80% della gente…….forse….
    Non mi pare che come sistema paese negli ultimi anni abbiamo corso dietro a brevetti (per farne di nostri). E il miglioramento convenzionale? Forse in molti, intenti ad avversare gli Ogm, pensavo che mettendoli al bando il miglioramento convenzionale sarebbe arrivato da solo, per magia.
    E ora le istituzioni vorrebbero imporci il loro “mercato” per fornire chi gli Ogm non li vuole.
    Sono proprio lacrime di coccodrillo.

  11. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    In Europa abbiamo sempre avuto il COV che è una protezione ai ritrovati intellettuali anche nel campo della genetica e nelle agricolture più progredite pagano le royalties anche per le sementi di piante autogame che si possono riprodurre in azienda. In Italia invece abbiamo dovuto accettare la legislazione europea sulle sementi ma con ritardi tali che hanno finito per mandare a catafascio quanto ancora si stava facendo almeno in campo delle piante autogame. Ma la trovata più imbecille è sta quella di volere che da noi la generazione commerciale fosse la R2 (vale a dire una semente più degenerata rispetto alla fonte o base) e non la R1 come invece hanno fatto tutti gli altri. In questo modo agricoltori italiani, il cui titolo professionale gli deriva solo perchè glielo da la Coldiretti, hanno creduto di poter impunemente rimoltiplicare la R3 ed anche la R4. Risultato importiamo il 60% del nostro fabbisogno di grano e diamo la laurea a tipi come OGM bb!!!!!Anzi li facciamo professori di “estimo sociale”.

  12. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Agli “spruzzatori di pesticidi per conto delle multinazionali” ……… è Roberto che ha scritto che nella coltivazione del melo si fanno 30 trattamenti antiparassitari (in 6 mesi di ciclo vegetativo, sono 5 trattamenti al mese, ovvero uno ogni 5-6 giorni, pazzesco!!!!)…… e questo anche grazie ad un miglioramento genetico supportato dalla chimica …………. prendetevela con lui.

    http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2015/03/defez-la-stampa-26marzo2015.pdf

  13. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Scusatemi tutti, ma forse il mio articolo meriterebbe una riflessione sullo stato della ricerca agraria nel nostro Paese, più che una “litigata” su ogm-sì ogm-no…
    L’accorpamento del CRA con l’INEA e la conseguente riduzione delle strutture del CRA ad un terzo di quelle iniziali (con la relativa dismissione del patrimonio immobiliare per sanare il “buco” del nuovo ente), come la vedete?
    Come vedete il fatto che il CRA, ente “polveroso” quanto si vuole ma in pareggio di bilancio, è finito sotto un treno dopo l’acquisizione forzata di due enti indebitati come l’INRAN (prima) e l’INEA (poi), che l’hanno reso a sua volta ente non virtuoso?
    A me sembra una manovra studiata a tavolino, avviata dal governo Monti e portata a regime dal governo Renzi, per eliminare il CRA. Voi che ne pensate?

  14. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Che hai assolutamente ragione anche se il CRA non aveva poche storture, ma l’idea di aumentarle è insensata. Il progetto non esisiste sono solo tagli di spesa com e quelli dei dirigenti scolastici o dell’accorpamento di sedi. Manca la capacita’ di scegliere e di decidere, manca un consiglio scientifico di caratura internazioinale che spieghi ai politici cosa servce e cosa e’ una truffa. Ma se i politici vogliono continuare a passare finanziamenti a chi e’ allineato col pensiero a loro piu’ congeniale la meritocrazia e’ morta.

  15. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Hai ragione pure tu, concordo.

  16. LaerteNo Gravatar scrive:

    Concordo in pieno con quanto scritto da Roberto Defez. Il peccato originale del CRA fu quello di mantenere quasi inalterato il numero di strutture dei vecchi IRSA: se non ricordo male, l’organigramma originale del CRA constava di qualcosa come 47 fra centri e unità di ricerca, mentre invece sarebbe stato opportuno armarsi di coraggio ed operare un robusto ridimensionamento. Per dire, si mantennero operative unità di ricerca in cui lavoravano 0.5 (leggasi zero virgola cinque) ricercatori……completarono l’opera strumenti di valutazione della prestazione scientifica studiati a tavolino per far risultare come buone le attività di istituti palesemente zerofacenti (per dire, pubblicazione su riviste ISI valeva 1, a prescindere se pubblicate su Science o su Italian Journal of pizzaefichi, tanto per non fare nomi), e la progressiva trasformazione (già iniziata in precedenza) degli enti in veri e propri stipendifici, a scapito di una vera e propria idea di pianificazione delle attività.

    P.S normalmente mi firmo col mio nome, stavolta preferirei mantenere “l’anonimato”….

  17. LaerteNo Gravatar scrive:

    Sergio Salvi:

    sulla storia recente dell’ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura ci sarebbe un libro da scrivere, genere splatter! se vuoi, puoi contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica (autorizzo l’amministratore del blog a fornirtelo)

  18. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    in un mondo in cui tutto è valutato in denaro e l’agricoltura vale il 2% del PIL………il CRA, secondo i nostri grandi intelligentoni “rottamatori”, non serve a niente!………molto meglio sostenere l’industria e esportare prodotti industriali e importare in cambio prodotti agricoli……….

  19. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Chi ha seguito la storia del miglioramento genetico (sia pubblico che privato) si rende conto che quello convenzionale -anche solo considerando l’ultimo ventennio- era prossimo al 100% con i suoi bravi brevetti o iscrizioni al Registro Varietale e la formazione di oneste Royalties. Il miglioramento genetico OGM (chiamiamolo così), non ha rappresentato neanche l’1% con i soldi spesi per qualche brevetto e soprattutto con la non creazione di Royalties. Famosa la lettera “Ti do i soldi per brevettare a patto che il brevetto non venga usato” che sta facendo ancora ridere il mondo scientifico! Quindi, nessuno è andato dietro ai brevetti OGM. La ricerca sull’argomento era stata “istigata” dai Progetti Finalizzati sulle biotecnologie dai Governi di una volta …e bocciati dai governi successivi. La storia la conosciamo bene e sappiamo chi ha interrotto quel poco di miglioramento genetico che si faceva in Italia e che ha dato e avrebbe continuato a dare buoni risultati senza neanche montarsi la testa di competere con le multinazionali, inarrivabili. Però, quei risultati dimostravano che non si era spenta la spinta propulsiva che veniva dai Grandi Genetisti Italiani e che molti problemi locali e nazionali potevano essere risolti….in autarchia! E che neanche l’applicazione dell’ingegneria genetica era un tabù! Si possono fare molti esempi e citare i grandi risultati di alcuni Istituti del MAF o Mipaf quali, Orticoltura, Colture industriali, Floricoltura e Frutticoltura più quelli di Istituti Universitari di Firenze (frutticoltura con la grande scuola di Morettini), ecc. Per non parlare delle collezioni di questi Istituti importantissimi per l’innovazione varietale.
    Invece, bisognava solo fare ricerche (ridicole) sul biologico, progetti sulla biodiversità per dimostrare come sono buoni i vecchi frutti e ortaggi che nessuno comprerebbe, ecc. Allora, per evitare che i genetisti italiani venissero tentati di provare ad applicare, oltre le biotecnologie “tradizionali” (androgenesi, ginogenesi, ecc, che hanno dato e daranno ancora ottimi risultati) ha di fatto impedito il miglioramento genetico, punendo anche chi il transgenico non lo avrebbe mai attuato. Sembra di ricordare la filosofia del quesito che si pose chi bruciò la Biblioteca di Alessandria “Se questi libri dicono le stesse cose del Corano sono inutili, se dicono cose diverse sono blasfeme”. Nel dubbio incendiò.
    E’ questa la logica che sta anche alla base della vendita di un Edificio Storico, che il FAI della Crespi dovrebbe tutelare magari anche per realizzare solo progetti….sull’agricoltura biodinamica! Già sarebbe un riconoscimento anche per chi lì ci ha lavorato e ha vinto battaglie storiche per l’umanità.
    Il mio giudizio finale sulla riforma del CRA (che auspicavo!) fu che era stata fatta per sistemare i burocrati del ministero e soprattutto per punire i suoi Ricercatori, soprattutto i più bravi! Finora non sono stato mai smentito. Ma sarei felicissimo di esserlo per i tanti bravi colleghi ancora in servizio e per un meritatissimo riscatto nazionale su un settore chiave, con o senza OGM. Meglio insieme!
    Ma inutile chiederlo a questa classe politica che non sa nulla di agricoltura essendo anche spalleggiata da gente modesta che si erge a cultori sparando cazzate facendole passare per verità!

  20. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Caro Vitangelo, la tua mi pare un’analisi lucida e largamente condivisibile.
    Per quanto riguarda la struttura di via Cassia, una destinazione ideale poteva essere quella di “museo delle scienze agrarie”, utilizzandola magari per radunare tutte quelle testimonianze (attrezzature sperimentali d’epoca, documenti e altri cimeli) sparse malamente nelle altre sedi del CRA, più o meno dismesse o in via di dismissione, per le quali esiste sicuramente un problema analogo di conservazione.
    Un esempio è la ex Stazione fitotecnica di Foggia: il materiale d’epoca che c’era dentro non si trova più perchè uno degli ex-direttori se l’è portato a casa nel tentativo, da un lato, di salvarlo dall’oblio e, dall’altro, per farci un museo “privato”.
    Ma anche quel progetto è fallito…

  21. marco pastiNo Gravatar scrive:

    La ricerca è la base dello sviluppo di un settore spesso si dice. Il dubbio è che lo sviluppo del settore primario non sia più d’interesse per la politica e che l’agricoltura si sia sostanzialmente trasformato in “terziario” pertanto il miglioramento genetico non interessa all’attuale classe dirigente. Per di più anche le attuali organizzazioni agricole che dovrebbero rappresentare le aziende agricole sono alquanto distratte su questo punto e sembrano più impegnate su aspetti fiscali, di politica agricola oltre che essere divenute prestatrici di servizi per adempiere all’enorme massa di adempimenti burocratici inutuili. Insomma sembra che un po’ tutti senza dirlo ritengano la produzione primaria ormai indifendibile in italia pertanto tanto vale parlare di bilogico, biodinamico (anche alla Bocconi!) prodotto tipico, biodiversità in senso folcloristico etc. etc. Ma è davvero una scielta lungimirante per il paese abbandonare la produzione primaria? se si allora smantelliamo pure il CRA se no allora ristrutturiamolo ma con degli obbiettivi ben precisi da raggiungere.

  22. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    grazie Marco, vedo che la pensiamo allo stesso modo……ti sei dimenticato i campi da golf.

    Agricoltori è ora di incazzarsi! è ora di riprendersi il ruolo che ci spetta nella Società……… non ce ne facciamo niente dei contributi PAC, se per prenderli dobbiamo perdere la nostra dignità (”smerdatori di vacche per conto delle multinazionali” o “spruzzatori di pesticidi sempre per conto delle multinazionali”)……..è ora di smetterla di sovvenzionare l’industria con le importazioni di prodotti agroalimentari……..mettendo poi in crisi l’agricoltura attuata nelle aree marginali, che non possono certo reggere sulla base dei bassi costi di produzione ……… basta, non ne possiamo più!

  23. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Personalmente voglio spezzare una lancia a favore degli studi e ricerche su prodotti tipici e biodiversità, perchè ritengo che siano temi che possono essere affrontati anche secondo approcci diversi da quelli solitamente proposti e che possono portare ad iniziative di approfondimento utili.
    Giusto per tirare un po’ l’acqua al mio mulino, vi rimando ad un convegno che ci sarà il prossimo 8 maggio a Camerino:

    http://www.unicam.it/archivio/eventi/15_RisorseTerritorio.pdf

    A leggere il programma sembra un po’ un contesto di “minestrone”, in realtà saranno illustrate derivazioni e applicazioni di ricerca seria che spaziano dalla storia all’economia alla ricerca di laboratorio.
    Ad esempio, nel mio intervento partirò dallo studio sulle origini storiche e geografiche della principale componente genetica di resistenza alle ruggini del grano “Rieti” (gene Lr34) per andare a collegarmi all’origine del concetto di prodotto tipico e, da qui, al rischio di estinzione dei prodotti tipici e della biodiversità ad essi correlata (varietà vegetali e razze animali che li costituiscono).
    Non mi pare una cretinata.

  24. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Caro Salvi, quando si trattò di dismettere la sede Storica di Ascoli Piceno, già Regio Istituto per la Bachicultura, passato con la riforma IRSA all’Istituto per l’Orticoltura, proposi al Ministro dell’epoca (lo scomparso Vito Saccomanni) di adibirla a Centro di Documentazione e Museo della Sperimentazione Agraria. Anche Battista Piras invitò gli Istituti a conservare il materiale storico per un Museo. E noi conservammo tutto. Ma non si fece nulla. Quando lessi il tuo primo post pensai a quella esperienza e pensai a quello che tu chiami Museo delle Scienze Agrarie. Il problema è che l’Istituto sulla Via Cassia - disegnato per ospitare l’Istituto di Cerealicoltura, con spighe di grano e altri cereali disegnate ovunque, cosa che il visitatore subito vede e apprezza - serve per fare cassa, operazione che mal si concilia con la spesa per allestire un buon museo. Ecco perché non la citai.
    Per quanto riguarda i prodotti tipici sono d’accordo con te: solo un valida valorizzazione attraverso una caratterizzazione genetica, un miglioramento agronomico e genetico (anche di semplice selezione) può servire a riproporli al consumatore e ai mercati. Le bancarelle con i prodotti tipici “a far da pali nella vigna”, come direbbe l’ormai dimenticato poeta toscano Giuseppe Giusti, per la passerella dei politici e l’acquisizione demagogica di fondi pubblici, non servono a niente se non a sprecare soldi. Come esperienza personale posso dire che la Lenticchia di Mormanno oggi sarebbe definitivamente scomparsa se non avessi recuperato gli ultimi semi residui, che sono stati caratterizzati geneticamente per non confonderla con altre; ora è Presidio Slow Food; così come il Carciofo bianco di Pertosa, Presidio Slow Food e ricomparso grazie anche al mio interessamento (intendo con l’aiuto di altri colleghi e collaboratori e gli amici del luogo di produzione, ovviamente). Potrei aggiungere il Carciofo Capuanella, l’Aglio dell’Ufita, il Crescione di fontana d Montesano sulla Marcellana, ecc. che hanno rappresentato il mio hobby di Ricercatore spesso anche senza alcun finanziamento. E quanta storia c’è dietro ognuno di loro. Ed è tutto pubblicato!! Mi dispiace essere in pensione e non poter partecipare all’incontro che hai citato. Ma mi piacerebbe leggere la tua relazione. Sono sicuro che mi divertirei! Insistisci!! E’ un arricchimento scientifico e culturale di grandissimo valore.

  25. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Io mi sono fatto questa idea:

    1° la biodiversità va mantenuta e conservata tutta e per tre motivi

    a) è una preziosa fonte di geni interessanti e quindi variabilità.

    b) per studiarla e vedere se un ecotipo particolare di questo genere può diventare una specie economicamente coltivabile da un’agricoltura professionale. Come ben sai vi sono piante antiche che l’evoluzione dei mercati e dei gusti hanno squalificato e che il renderle coltivabili tramite un programma di miglioramento genetico è praticamente impossibile da un punto di vista economico.

    c) e non ultimo per farne delle mappe genetiche in modo che quando finalmente la battaglia per l’uso della tecnica del DNA ricombinante in miglioramento genetico sarà acquisto avremmo la possibilità di far divenire possibili programmi di miglioramento genetico prima impossibili come detto sopra.

    Ma forse bisognerebbe “modificare geneticamente” nel cervello certi politici, certi dirigenti del mipaf e forse anche certi direttori dei vari CRA.

    P.S. Vito Saccomandi si è laureato con me a Piacenza (era un anno avanti, ma ci siamo conosciuti bene) lui tra l’altro era ascolano. Per dei problemi di filiera bieticola lo sono andato a trovare a Roma da Ministro, mi ha ascoltato è rimasto meravigliato di cosa capitava nelle filiera e mi ha salutato costernato di fronte alle mie previsioni catastrofiche,ma puntualmente realizzatesi nel 2006. La sua risposta però è stata da persona desolata (era iniziata la sua malattia e faceva fatica a camminare) e mi ha confessato: io sono ministro non per appoggio politico è stata la Coldiretti che con mia sorpresa mi ha fatto nominare (non era più in assonanza con il Sindacato che tanto aveva goduto dei suoi servigi durante la sua permanenza a Bruxelles) e ci starò per poco tempo e quindi mi è impossibile fare nulla, tra l’altro sono attorniato da dirigenti che sanno che non posso contare su nessun punto di forza e quindi mi snobbano.

  26. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    che bravo! non sai, o fai finta di non sapere, che le bietole possono andare a seme anche il primo anno di coltivazione, ma per il resto sei un genio!

    Agricoltori è ora di incazzarsi! è ora di riprendersi il ruolo che ci spetta nella Società……… non ce ne facciamo niente dei contributi PAC, se per prenderli dobbiamo perdere la nostra dignità (”smerdatori di vacche per conto delle multinazionali” o “spruzzatori di pesticidi sempre per conto delle multinazionali”)……..è ora di smetterla di sovvenzionare l’industria con le importazioni di prodotti agroalimentari……..mettendo poi in crisi l’agricoltura attuata nelle aree marginali, che non possono certo reggere sulla base dei bassi costi di produzione ……… basta, non ne possiamo più!

  27. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Vitangelo,
    scrivimi al mio indirizzo email (sergiosalvi@hotmail.com), ti mando un po’ di materiale in formato pdf (sull’argomento che illustrerò al convegno ho già pubblicato due lavori e un terzo è in attesa di pubblicazione).
    Mi interessa anche saperne di più sui tuoi recuperi varietali.

  28. VitangeloNo Gravatar scrive:

    OK Sergio. Grazie.

  29. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Pare sia stato appena acquistato e che ci siano già dei lavori in corso. L’avviso di vendita sarebbe uscito il mese scorso su un sito specializzato nella vendita verso stranieri:
    http://www.vignaclarablog.it/2016040460016/un-pezzo-di-storia-di-vigna-clara-sara-privatizzato/

  30. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Perdonatemi un po’ di sentimentalismo.
    Rileggendo questo vecchio thread riesumato da Roberto mi corre il pensiero al Prof. Claudio Malagoli che da poco ci ha lasciati e con cui tanto abbiamo discusso e chiacchierato amichevolmente e non solo.
    A lui un pensiero mi sembra doveroso. Ciao OGM bb!

    Nel merito tutto il mio appoggio a Sergio Salvi nella lotta per la sopravvivenza dell’archivio Strampelli.
    Se possiamo fare qualcosa mobilitiamoci.
    Roberto, se si può fare qualcosa io come detto sono pronto a collaborare.

  31. Sergio SalviNo Gravatar scrive:

    Ringrazio Roberto per aver riproposto ad un anno di distanza il mio articolo sulla messa in vendita dell’ex istituto di cerealicoltura di Roma, fondato da Strampelli nel 1919.
    È doveroso qualche aggiornamento. Innanzitutto, ho avuto uno scambio di mail con la redazione del blog che aveva dato la notizia del probabile passaggio di mano dello stabile di via Cassia 176; i lavori in corso riguarderebbero lo smantellamento di alcune serre poste nel retro dell’istituto. Ho fatto notare che la cosa non è molto strana se consideriamo che alla fine del 2015 e’ iniziato il trasloco di laboratori, attrezzature e personale da via Cassia alla nuova sede dell’Inviolatella Borghese, sita a pochi chilometri di distanza, in quella che un tempo era l’azienda agraria sperimentale annessa all’istituto. Lo smantellamento delle serre potrebbe quindi riguardare ancora le operazioni di trasloco,ne non essere necessariamente dovuto al subentro del nuovo proprietario.
    Quel che è certo, ma questa non è una novità, e che la messa in vendita e’ stata reclamizzata su questo sito:
    http://www.investinitalyrealestate.com/it/property/roma-via-cassia-176/
    e anche la stampa ha recentemente citato via Cassia come sede di uno dei 207 immobilii statali messi in vendita:
    http://www.iltempo.it/economia/2016/03/21/ecco-i-pezzi-del-paese-in-vendita-1.1521211
    Notizie a conferma dell’avvenuta vendita ancora non c’è ne sono, dal CREA nulla trapela, tranne un’altra voce secondo la quale la struttura non sarebbe ancora stata venduta a causa di non meglio precisati vincoli gravanti su di essa, notizia che mi è giunta anche da altra fonte. Insomma, la struttura e’ stata messa in vendita ma ci sarebbero dei non meglio definiti vincoli che ne impediscono l’acquisto.
    Questo farebbe tirare un sospiro di sollievo circa le sorti del contenuto, ma la situazione di marasma non è risolta: a detta di chi lavora nella struttura, solo una parte di quanto era presente e’ stato trasferito nella nuova sede dell’Inviolatella, mentre altro materiale sarebbe finito a Rieti, ma non si è ancora capito dove (forse all’ex stazione di granicoltura?). E cosa esattamente sarebbe stato trasferito? Buio pesto, per ora.
    Per il resto, mobilitare la Sovrintendenza archivistica per fare una ricognizione della situazione all’interno della struttura di via Cassia appare problematico: infatti, la proprietà dei beni archivistici dell’istituto e’ del CREA, e a meno di gravi, reiterate e documentate inadempienze nella gestione di tali beni da parte del CREA (attualmente non dimostrabili), la Sovrintendenza non interviene per incamerare l’archivio. Operazione che peraltro ha dei costi e richiede personale dedicato, e naturalmente non c’e’ una lira per far cantare un cieco, come si dice dalle mie parti, per cui imbastire delle operazioni di salvataggio basate sull’incertezza e’ pura utopia.
    Spero di avere presto notizie più chiare a conferma o meno dell’avvenuta vendita, per capire se c’è una incipiente situazione di emergenza o se invece ci sono ancora dei margini di manovra per riproporre la questione al CREA, anche se da parte mia due tentativi già effettuati in passato per convincere il CREA a fare chiarezza sono entrambi caduti nel vuoto.
    A presto

  32. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    E’ vero che la “storia è maestra”, ma se non si sono alunni che l’ascoltano , la maestra resta disoccupata. In fatto di genetica e di sementi noi in Italia è dal dopoguerra che non ascoltiamo più la “maestra”. Anzi distruggiamo anche la voce flebilissima che gli è rimasta.

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