la teoria del mobiliere

23 Mar 2011
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Da vari anni opero nel settore cerealicolo e in questi giorni in una delle tante visite fatte, un agricoltore mi ha chiesto” Dottò che dici con il grano pagato a 28 euro il quintale mi conviene vendere?” la mia risposta è stata “ La convenienza è legata al margine che ti sei prefissato di ottenere perciò, solo tu puoi sapere se conviene o se devi aspettare”.

Perché vi ho raccontato ciò? Per un semplice motivo perché il nostro settore rispetto a molti altri è un settore anomalo, si semina il grano senza sapere il prezzo al quale verrà pagato alla raccolta e come il grano, anche altri prodotti sono sottoposti ai capricci del mercato.
Io la chiamo “la teoria del mobiliere” ossia ritengo che rispetto a chi produce un mobile e stabilisce un prezzo di vendita che gli garantisca un certo margine, nel settore agricolo si coltiva senza sapere poi a quale prezzo si venderà il proprio prodotto.

Del resto facciamo un passo indietro e vediamo cosa è accaduto quest’anno: alla semina, il grano veniva pagato a meno di 15 euro il quintale e questo ha spinto molti agricoltori a non attuare la concimazione di fondo, molti agricoltori poi (erroneamente per me ) hanno persino preferito adottare seme non certificato perché in tal modo c’era un risparmio di almeno 2 euro.

Cosa è accaduto in seguito però? Il prezzo del grano a partire da metà dicembre ha iniziato una lenta risalita che lo ha portato a oltre 30 euro il quintale e stranamente……sono aumentati i costi dei concimi di copertura, con la differenza però che mentre ora il prezzo dei concimi continua a mantenersi elevato, il prezzo del grano sta lentamente attestandosi a valori più bassi….

Non sono un economista, ma solo un agronomo, però una cosa mi lascia perplesso: come mai in concomitanza della concimazione di copertura c’è stato un aumento del prezzo del grano per poi invertire la rotta alla fine del periodo di concimazione?

Ho provato a chiederlo a molti commercianti operanti nel settore e tutti sono più o meno concordi nel sostenere che non c’è stata speculazione, ma è stato solo un caso fortuito quest’aumento dei concimi e ora il fatto che il prezzo si mantiene alto è legato esclusivamente alla forte crisi in cui versano diversi paesi africani produttori di concimi.

In definitiva, per ricollegarmi all’episodio iniziale, si nota un clima di incertezza generale da parte degli agricoltori che: da un lato non hanno mai certezze sul prezzo al quale gli verrà pagato il prodotto e dall’altro un costo dei mezzi di produzione che incidono notevolmente sul reddito.

Del resto l’agricoltore che mi chiedeva se era il caso di vendere, rappresenta un caso raro, in quanto a dicembre la maggioranza degli stessi, avevano già provveduto a vendere il proprio grano a prezzi ben più bassi proprio a causa della profonda crisi in cui il settore versa e a trarre vantaggio dall’aumento del prezzo sono stati principalmente i commercianti che avevano stivato grandi quantità di prodotto in magazzino.

Quali le considerazioni allora?
a) Il perdurare di prezzi dei concimi così elevati, si rifletterà sulle colture primaverili quali il pomodoro, su cui già grava un clima di incertezza elevatissimo legato alla nuova OCM Ortofrutta.
b) Se il prezzo del grano non si manterrà almeno a livelli di 20 euro al quintale, al momento della raccolta, l’anno prossimo si verificherà un calo ulteriore delle superfici.

c) L’incremento dei costi di produzione inciderà notevolmente sulla qualità del prodotto finale, poiché gli agricoltori per non coltivare in perdita cercheranno di limitare ulteriormente l’adozione dei concimi, con riflessi negativi sulla qualità.

d) Tutto questo comporterà perciò un ulteriore aumento delle importazioni dai paesi extra-UE che, da quanto riportato anche da Agrisole, già nel 2010 hanno oltrepassato i 2,3 milioni di tonnellate.

e) Questa instabilità dei prezzi incide anche sui contratti di filiera che molti commercianti hanno stipulato con gli agricoltori. Questo perché il prezzo di vendita pattuito è frutto di un analisi dei costi che non prevedeva aumenti così accentuati dei mezzi di produzione, garantendo perciò delle marginalità maggiori di quelle che possono essere garantite ora.

In conclusione siamo sempre al punto di partenza con lo spettro di una PAC 2013 che non prevede nulla di buono se non ulteriori tagli per il settore.

Del resto la popolazione mondiale aumenta, l’Europa continua a ostacolare lo sviluppo delle tecnologie OGM e i giovani si allontanano sempre più dall’agricoltura.
Allora o si prende esempio da altri settori garantendo un margine adeguato per chi opera in agricoltura o rischiamo un vero e proprio abbandono di un settore che è stato trainante per anni per l’economia italiana.

4 commenti al post: “la teoria del mobiliere”

  1. MircoNo Gravatar scrive:

    Complimenti, ottima analisi!

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Fernando

    Il buon agricoltore deve avere due obiettivi, aumentare la capacità di saper produrre unità di prodotto aggiuntive e fare questo con tecniche di coltivazione meno costose possibili (che non significa mai rinunciare ad un fattore di produzione, ma al massimo rapportarlo al costo/ricavo all’unità di prodotto in funzione del prezzo previsto).

    Per quanto riguarda l’alea prezzo di vendita esisstono degli strumenti per cautelarsi e questi sono le “vendite a termine” ed i “contratti futures”. Strumenti questi molto utilizzati nelle agricolture di altre nazioni. La cosa è totalmente sconosciuta in Italia, vuoi per la taglia aziendale troppo ridotta, vuoi anche per un utilizzo non completamente sfruttato delle strutture cooperative di stoccaggio.

    Con questi sistemi non si possono sfruttare le punte di mercato, ma allora chi vuol sfruttare ciò ( e quindi speculare) deve mettere in conto anche la possibilità di non prenderci nella vendita.

  3. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Alberto: carissimo ti dirò una cosa che mi racconta sempre un vecchio agricoltore, un suo amico anche lui agricoltore era in attesa che la moglie partorisse ed era molto preoccupato anche perchè aveva il dubbio che la moglie lo avesse tradito….. Quando però l’infermiera uscì con un neonato che piangeva disperato si tranquillizzò e disse”ora sono sicuro che quello è mio figlio”…… La morale qual’è?? Che effettivamente gli agricoltori sono sempre pronti a piangersi addosso ma bisogna ammettere che attualmente le cose non vanno per il giusto verso.Bisognerà che qualcosa cambi in fretta se non vogliamo vedere il fallimento di molte aziende, del resto ciò di cui parli inizia ad essere applicato o comunque si stanno promuovendo forme di contrattazione che meglio garantiscono gli agricoltori….

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Effettivamente le cose ora vanno male, te lo confermo.

    Tuttavia la cosa sorprende solo chi non ha mai messo il naso fuori di casa. Già trent’anni fa io dicevo agli agricoltori che la struttura fondiaria era inadeguata e le capacità imprenditoriali latitavano, aggiungevo inoltre che ciò che permetteva di superare questi handicap erano situazioni economico-politiche su cui non si poteva fare affidamento in eterno. Quali erano queste condizioni? erano in pratica tre: possibilità di agire sulle leva monetraia, bilancio agricolo comunitario con buone possibilità di spesa e un certo protezionismo praticato alle frontiere comunitarie. L’avvvento dell’euro, lo spostamento di risorse sul secondo pilastro e l’adeguamento alle regole del WTO hanno cambiato lo scenario e l’agricoltura italiana è stata sorpresa senza aver approntato adeguati rimedi.

    La non politica agricola e soprattutto i sindacati, che hanno guardato più come sopravvivere che fare studi previsionali, sono i maggiori colpevoli di questo stato, ma anche gli agricoltori sono in parte colpevoli in quanto hanno tenuto il comportamento delle “tre scimiette”

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Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Economia

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