L’Agenzia Europea per l’Ambiente si affida a David Quist

28 Gen 2013
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bufaleQualcuno lo avrà forse scordato ma David Quist fu al centro del dibattito sulla presunta contaminazione stabile e trasmissibile del mais messicano con transgeni derivati da mais Bt con un articolo pubblicato su Nature nel 2001
http://www.nature.com/nature/journal/v414/n6863/full/414541a.html

Difficile è oramai trovare in rete a cosa fu costretta dalle evidenze scientifiche degli scienziati internazionali la stessa prestigiosa rivista Nature con una nota (in arancione) dello stesso editore che si autoaccusa di aver pubblicato un articolo che non aveva evidenze scientifiche che giustificassero la stessa pubblicazione dell’articolo originale:
http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2007/09/editorialnoteeditor.pdf

Ora Quist e coworkers hanno fatto carriera e ci spiegano come sia saggio diffidare degli OGM: non aspetteremo la nuova ritrattazione, ci siamo già fatti un’idea della solidità scientifica di queste affermazioni.

Leggete il commento di Marcel Kuntz
http://www.marcel-kuntz-ogm.fr/article-aee-noyaute-114755500.html

4 commenti al post: “L’Agenzia Europea per l’Ambiente si affida a David Quist”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Questa mattina nell’andare a prendere il giornale l’edicolante mi ha mostrato il primo volume di una serie venduta assieme al Corriere della sera e dal titolo ” LA STORIA
    Ho dato una scorsa all’indice e i miei occhi ormai “tarati ereditariamente” sono andati a pag. 84 dove si parla di Genetica e Storia. Ne riporto un brano a caso dove si parla delle mescolanze delle popolazioni preistoriche:

    “…I caucasoidi, simili agli europei di pelle chiara e cranio arrotondato, arrivarono invece in Africa attraverso la penisola iberica già forse 20.000 anni fa. I berberi sono le rimanenze di tali popolazioni. Arabi e beduini arrivarono in epoche più recenti mescolandosi con l’aborigena popolazione berbera. Nel frattempo grazie alle fluttuazioni climatiche del Sahara, si ha un’influenza genetica dei popoli dell’Africa nera……i mari davanti all’Etiopia e alla Somalia, poi, erano navigabili da imbarcazioni leggere, garantendo un continuo flusso genico tra oriente ed occidente . Si ebbe così una confusa mescolanza di elementi Bantu, nilotici, asiatici. I Bantu, pertanto non sono omogenei”

    Ci si sofferma anche sull’inconsistenza del concetto di razza e si dice che nel caso del colore della pelle è possibile che le variazioni tra individui della stessa popolazione siano superiori alle differenze tra due “razze”.

    Ma ci si rende conto che questi flussi genici epocali che non solo non hanno distrutto il pianeta, ma lo hanno fatto evolvere nel senso di conferire all’uomo migliori capacità di diventare sempre più ecologico, vale a dire di conquistare e popolare il pianeta attraverso una incessante attività volta alla sopravvivenza, alla espansione ed alla moltiplicazione, sono gli elementi usati da ogni singola specie per accrescere la propria valenza ecologica? Ci si sta preoccupando di un gene inserito nel mais (in questo caso di un batterio) che possa “contaminare” (perchè poi usiamo il verbo contaminare che è totalmente improprio)i mais messicani al cui restare ancorati di quelle popolazioni ne ha determinato arretratezza, fame e carestie? Ciò non toglie che quegli ecotipi di mais debbano essere raccolti e conservati al fine di farne una mappatura genica per ricorrevi se vi è contenuto qualche gene interessante.

    Fra mille anni forse i nostri discendenti, se il gene Bt sarà rimasto nella specie mais, perchè è bene che si sappia che come si acquisisce un gene altrettanto avviene che si perda, non si renderanno neppure conto di ciò in quanto nel frattempo il mais sarà una pianta totalmente diversa dall’attuale e nessuno ci imputerà di aver attentato alla biodiversità. Semplicemente loro conosceranno un’altra biodiversità che forse sarà più congruente al loro modo di vivere.

    In definitiva il flusso genico è il sale della biodiversità ed il solo mezzo per salvarla lasciandola libera di evolvere.

  2. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Roberto,
    interessante la pagina di Nature che però più che un autoaccusa la trovo un uscita “pilatesca”: ad ogni modo è apprezzabile che una rivista dedichi dello spazio per far emergere dei dubbi rispetto a quanto già pubblicato. Magari fosse così anche per i giornali italiani!

  3. marco pastiNo Gravatar scrive:

    é comunque sconcertante che un’agenzia europea pubblichi con il suo nome uno studio simile: ne va della credibilità dell’agenzia stessa che spacciando credenze politiche per “verità scientifiche” assume un ruolo ben di verso da quello che istituzionalmente dovrebbe avere. Credo che qualcuno dovrebbe scrivere alla Commissione chiedendo spiegazioni di ciò: ne va della credibilità delle istituzioni Europee.

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Marco

    Se guardi il link che di Marcel Kuntz che Roberto ha aggiunto e e prendi visione di chi compone l’AEA ti redi conto che non non poteva altro che essere così. A loro non interessa farsi squalificare ma solo far emergere la loro ideologia. I colpevoli sono quelli che li nominano senza creare gruppo di lavoro paritetici e non orientati.

    Mia nonna mi diceva sempre che da un ceppo di salice non crescevano mai ampolle di noce.

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