Le mele sono un prodotto tipico?

09 Dic 2014
Post2PDF Versione PDF

Ed inoltre come la mettiamo col chilometro zero se si fanno in gran parte in Alto Adige? Infine, mangiarle a marzo non equivale a mangiare delle ciliegie a Natale? Riflessioni un pò oziose, ma solo per capire se le leggi come al solito si applicano ai nemici e si interpretano per noi stessi.

Leggi l’articolo su Terra è Vita: Un’ondata di nuove varietà

4 commenti al post: “Le mele sono un prodotto tipico?”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Come volevasi dimostrare:

    La creazione varietale nel melo noi italiani non sappiamo cosa sia e paghiamo royalties all’estero. Avanti Savoia!

    La varietà Gala è un mutante che di cui si sfruttano altre mutazioni regressive…. e poi ci lamentiamo degli PGM e ne abbiamo terrore. Quando gli integralisti mussulmani ci invaderanno vedrete che mangeremo anche la cacca per sopravvivere. Avanti Savoia ancora!

  2. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Il discorso sulle mele ricorda tanto il concetto espresso da Dario Bressanini sull’aumento del vino italiano venduto in America: “Le bottiglie mica vanno a nuoto”. Quindi, anche se inquinano viaggiando l’importante è che ci guadagniamo noi! Sul KM 0 possiamo anche chiudere un occhio; anzi, meglio se tutti e due!
    Ma gli occhi li spalancai nella primavera 1970 quando in Val Venosta fiorirono i meli! Ero militare come Sottotenente al Savoia Cavalleria di Merano. E si gridava “Avanti Savoia” nelle esercitazioni. E avevo poco più di vent’anni, caro Alberto!

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Siamo colleghi d’armi, ho frequentato il 37° corso AUC alla Ferrari Orsi, mi son fatto il Sergente AUC in Piemonte Cavalleria a Trieste ed il Sottotenente ai Lancieri Milano per poi finire a Capo Teulada per due mesi.

  4. VitangeloNo Gravatar scrive:

    Alberto, Goethe parlava di “affinità elettive”! Penso che noi potremmo confermarlo!
    Il mio curriculum militare è stato: Gennaio 1969, 54° Corso AUC alla Ferrari Orsi di Caserta,5° Squadrone Isbucenskj (In onore della località della carica di Cavalleria nella Campagna di Russia), poi al Reggimento Genova Cavalleria di Palmanova (l’intera cittadina monumento nazionale) e infine a Merano al Savoia Cavalleria, come già detto. Fu un’ottima occasione per un giovane laureto in agraria del Sud vissuto nei campi di carciofi e sotto i tendoni di uva da tavola scoprire la bellezza dell’agricoltura del Nord. Una grande lezione grazie al militare.
    Quindi, note personali fortemente legate alla professione e agli impegni post-militare.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…