Lo Speck è buono, mangiate lo speck

16 Ott 2012
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Il titolo come al solito inganna, ma leggendo il pezzo del WWF la questione è ben chiara: lo speck si fa usando OGM, come al solito.

Dopo Parmigiano Reggiano anche lo speck subisce i colpi dell’inquisizione anti-scientifica. Faccio notare che su tutti gli yogurt e latti dell’Alto Adige c’è scritto Senza OGM, oppure No OGM. Ma qui il problema è che i maiali vengono dall’estero e dargli mangimi alle fumonisine causerebbe costi di ingrasso molto superiori.
Quindi mangiate speck con fiducia ora che sappiamo come è fatto.
Una piccola notazione a margine: dicono gli autori WWF del testo che poco speck è locale, mentre la gran parte è d’importazione. Tra I Paesi stranieri produttori di cosce di maiale, secondo l’opinione del WWF Bolzano, si elenca anche l’Italia.

Leggi lo speck altoatesino? senza OGM
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11 commenti al post: “Lo Speck è buono, mangiate lo speck”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    1° La notizia dovrebbe essere confortante, significa che dato che mangiamo speck così ricavato da molti anni nessun inconveniente di salute sussiste.

    2° La situazione reale è questa: al massimo i suini mangiano mais con meni dello 0,9% di mais con DNA ricombinato. La proteine del DNA ricombinato viene una prima volta digerita dal maiale, cioè spaccata nei costituenti che sono gli amminoacidi. Questi costituiscono poi le proteine della carne del maiale che noi ingeriamo e spacchiamo ulteriormente per poterle digerire. Anche un bambino capisce che anche se un qualche pericolo ci fosse stato all’inizio, le due digestioni ne avrebbero annullato gli effetti de veneficità. Paradossalmente si può ammettere che anche il mio corpo contenga qualche atomo di persone morte di peste tanto tempo fa, ma non per questo mi preoccupo di infettarmi di peste!

    il WWF Bolzano dimostra di non accettare il trattato di pace della 1° guerra mondiale ed il successivo trattato De Gasperi-Gruber che dice che che tra Alto Adige e Italia non vi sono frontiere perchè la provicia di Bolzano è territorio italiano: se ci fossero state Schengen le avrebbe rese ininflenti.

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    …E pensate che il Direttore del mio Consorzio di tutela del Salame di “…omissis per non fare pubblicità) é anche andato alla festa dello speck per nostro conto!
    Bella manifestazione, mi ha detto. Grandissima partecipazione popolare.
    Peccato che venga rovinata anche lei da articoli faziosi di questo tenore.
    Non ci sono limiti purtroppo alla propaganda ideologizzata.
    Sono molto più bravi di noi a farsi sentire. Non ci sono dubbi!
    Se riusciremo prima o poi (e ci riusciremo, ne sono certo) a far passare la nostra linea di pensiero non ideologica, ma scientifica, saremo stati veramente tutti noi molto bravi tutti.
    E io non dispero…

    Franco

    P.S. però, diciamolo. Il mio é il Salame di Varzi!

  3. Enrico MarsiliNo Gravatar scrive:

    Scusate, non so dove postarlo. Sembra una notizia da “Luoghi comuni sull` agricoltura”.
    http://www.repubblica.it/ambiente/2012/10/18/news/africa_chilometro_zero-44758625/?ref=HREC2-12

    Contrabbandare una scarna agricoltura di sussistenza come la soluzione ai problemi delle comunita` rurali africane mi sembra eccessivo e piuttosto ideologico. O forse non ho capito la raffinata scrittura petriniana.

    Inizio a credere che la battaglia contro Repubblica (la sua parte incatenata a Slow Food) sia troppo difficile.

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    Allora cominciamo a dare risposte concrete a Carlo Petrini ed ai lettori di Repubblica, se ci leggessero.


    Ha parlato di banane bogoya che sicuramente sono banane plantains cioè quelle varietà di banana che non servono da dessert come quelle che arrivano sulle nostre tavole, ma servono per cucinare e farci anche il pane, quindi cibo quotidiano. Infatti, in Africa la prima cosa che fanno due coniugi che si sposano e costruiscono la loro capanna, è quello di trapiantare un boschetto di banane per l’alimentazione quotidiana. Ebbene queste banane locali sono ormai in preda ad un batterio detto BXW (banana Xanthomonas wilt) da cui è impossibile liberarsi e priva molti africani del cibo tradizionale. Per evitare questo, scienziati che si interessano delle banane hanno progettato di trasferire un gene del peprone che fornisce una resistenza alla BXW. La tecnologia mostra di essere una promessa e la minaccia posta dal BXW è così grande che l’anno scorso, l’Uganda (si proprio quella di cui parla il buon Petrini che ci vuol far credere che gli ugandesi siano anti-OGM, anzi molti ONG ricattano organismi ugandesi, che finanziano, dicendo loro che se accettano di seminare OGM tagliano loro i finanziamenti) ha rinunciato al divieto agli OGM per permettere agli scienziati di condurre prove sul campo nel paese.


    Anche il mais è un alimento comune in Uganda, ma certo non hanno i soldi per comprare gli ibridi di mais (non parlo di OGM) della famigerata Monsanto e purtroppo le loro varietà locali saranno si anche adattate, ma non certo immuni da attacchi parassitari (quello che racconta Petrini sono balle perchè parassita e parassitato si rincorrono sempre ed una resistenza generatasi, presto o tardi è aggirata)vi è quindi la necessità di fare un lavoro di miglioramento continuo. Un metodo è la creazione dell’ibrido sintetico. Quali caratteristiche ha questo ibrido: si basa sulle varietà locali e ne mantiene le caratteristiche, le selezione non implica grandi mezzi si svolge in poco tempo, ma essa nei paesi poveri, oltre ad offrire significativi aumenti di produzione, da il grande vantaggio di poter riseminare il seme prodotto dagli agricoltori per almeno due o tre anni prima che degeneri e che sia da rinnovare. Perchè Terra Madre, se veramente vuole essere madre non si occupa di mettere in atto questa filiera in Uganda e aiutare così concretamente queste popolazioni. No! Essa preferisce trasferire alla loro kermesse a grande battage pubblicitario qualche individuo espressamente indottrinato in modo da mostrarlo a tanta gente che si fa commuovere con poco e quindi fa di Slow Food un Totem che poi giornalisti sodali decantano nei loro articoli (vedi appunto Repubblica).

    Che differenza vi è tra Petrini ed il Circo Orfei che mostra animali esotici addomesticati e che tanto scandalo suscitano nella riccona Brambilla? Nessuno! Nel prima caso sono solo uomini addomesticati da mostrare ad una opinione pubblica impressionabile e acefala..

  5. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Tutta la storia, stanco dopo una giornata in campagna e all’essiccatoio, mi evoca solamente una filastrocca.
    …”La vispa Teresa avea tra l’erbetta al volo sorpresa gentil farfalletta”.
    Questo é il mondo evocato nell’articolo citato da Enrico. Nulla d più.
    Scendendo sula terra, mettendo i piedi in un campo, cercando a fatica di immedesimarci nella realtà africana…bisogna necessariamente affidarsi a quanto pacatamente spiega Alberto Guidorzi.

    Ciao Franco

    P.S. Hai ragione Carlin. Sentiti pure molto piccolo.
    Ma non di fronte ai contadini dell’Uganda che cerchi di prendere in giro con le tue farlocche!
    Di fronte al mondo civile e progredito che, lasciato libero di progredire meglio, potrebbe aiutare l’Uganda molto più del tuo orto di 400 mq al Salone del Gusto…

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Io continuo a farmi una semplice domanda: ma chi paga i 5000 biglietti aerei per far venire il circo di figuranti che servono a farci espiare i sensi di colpa del mondo sviluppato?
    Io lo trovo una forma di razzismo dissimulato secondo la logica del kilometro zero: invece di aiutarli esaltiamo le loro tradizioni, gli diciamo di stare a casa loro a mangiare solo le loro cose e poi una volta l’anno li convochiamo col cappello in mano in modo che noi siamo rassicurati che loro stanno bene e che noi siamo non solo dei colonizzatori, ma anche dei benefattori.
    Come mai non facciamo venire dei morti di fame?? ci rovinerebbero la foto di gruppo?

    Una ultima notazione sui produttori di bottarga di Orbetello che vanno in Mauretania: domando perchè ignoro, secondo voi il prezzo delle bottarghe è compatibile con la situazione del Paese? loro sono andati a spiegargli le tecniche di produzione o a procurarsi il prodotto a costi minori di manodopera? e quel prodotto viene ora venduto in Italia? naturalmente sono andati li ad assicurasi che lo facessero bene da un punto di vista sanitario, altrimenti qui non si vende, e naturalmente ai Mauretani gli sarà pagato un prezzo equo e solidale: possiamo sapere quale sia questo prezzo solidale?, possiamo sapere come vengono ripartiti gli utili? Infine, nel caso stessimo mangiando bottarghe della Mauretania (che saranno ottime perchè li cefali o muggini vivono nell’oceano pulito e non in mari inquinati come i nostri) dico nel caso li stessimo mangiando, si tratta sempre di kilometri zero o in questo caso si fa una eccezione perchè trattasi di una nuova forma di Indulgenza per prodotti Buoni, Sani e Giusti?

    Scusatemi, io li vedo questi testi di Petrini in giro, ma non ho lo stomaco di pubblicarli sempre su salmone perchè anche la tolleranza ha un limite, ma Enrico ha fatto bene a tirarlo fuori per poterne discutere

  7. bacillusNo Gravatar scrive:

    E’ chiaro che tutto questo fa parte di un progetto molto ben definito e molto ben consolidato di cui il massimo esponente è ormai tal Oscar Farinetti, businessman dal fiuto indiscutibile, ma dalla faccia tosta senza pari.
    Sul terreno ormai aperto negli anni da Petrini, egli si propone “industrializzando” l’offerta del perbenismo slowfooddiano come altri non erano riusciti a fare, creando ulteriore valore aggiunto che va ad alimentare ulteriormente la grande macchina per il lavaggio dei cervelli.
    Ecco, probabilmente, chi paga quei 5000 biglietti aerei…

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Evidentemente il mio intervento era un complemento all’intervento di Enrico. ma per errore ho scritto Franco….è sempre la vecchiaia.

  9. Enrico MarsiliNo Gravatar scrive:

    @Roberto: effettivamente notizie come quella che ho riportato da Repubblica sono molto,troppo frequenti. C`e` una considerazione di scala. Un piccolo sito (e la vostra piccola comunita` di tecnici) non puo` sbugiardare ogni panzana che circola sull` argomento Agricoltura e Ogm.
    Meglio limitarsi a ribattere dove il pubblico e` piu` vasto, o dove la farloccata e` davvero strepitosa.
    Per dire, Luogocomune si lascia perdere, son quattro gatti autoreferenziali, Repubblica e` il primo quotidiano Italiano, quindi bisogna far notare certe cose. Come fare pressione? Cento lettere, cento disdette di abbonamento, cento citazioni negative a scuola e al lavoro. Boh?
    Riguardo alla storia descritta nell` articolo, faccio notare come l` agricoltura di sussistenza di cui parla Petrini permette, appunto, di SOPRAVVIVERE, non certo di avere un reddito, o di vedere questo reddito aumentare con il proprio lavoro. E` un equivoco linguistico niente male. Se proponessi ad un contadino/agricoltore, a qualunque latitudine, di tornare alla mera sussistenza, verrei preso a forconate o investito con il trattore, a seconda del paese.
    Petrini parla, ovviamente, a chi non ha mai messo piede in un campo e non sa nulla dell`industria alimentare.
    Su Farinetti, sono d`accordo con Bacillus. Un gran furbo. Il suo Eataly durera` finche` la crisi non mordera` davvero. Il suo piu` grande successo? Aver trasformato il cibo in un genere di lusso.
    @Alberto: No problem :)

  10. FrancescoNo Gravatar scrive:

    Come già detto e sottolineato varie volte Rep fa da audiodiffusore delle veline di slowfood e della coldiretti, bisogna farcene una ragione, è più facile andr giù di minchiate (ma funzionali ad un disegno) che fare articoli corretti. Per me, come diceva BB King “the thrill is gone” e ho smesso di comprare il giornale, quanto a slow food li ho visti da vicino e quindi li evito.

  11. FrancescoNo Gravatar scrive:

    PS: non è che con l’orto africano importiamo anche qualche parassita (buono, bio, naturale e giusto) come successo per i castagneti con il cinipide? oltrettutto non è neppure a km zero…

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