Lo zero di moda

24 Mar 2009
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di Antonio Pascale

Se qualcuno di buona volontà e dotato di giusta curiosità volesse oggi informarsi sulla cultura agricola troverebbe in rete e nei media poco o niente. Una cosa è certa, trasmissioni televisive di buon ascolto e giustamente combattive (come report e i dossier del tg2 o le iene o rosso malpelo) mandano in onda, su questione agricole, servizi fortemente imprecisi. Tecnici e agronomi di discreta cultura o laureandi con qualche esame sulle spalle, potrebbero facilmente smontare l’impianto che fonda la frequente ipotesi accusatoria e cioè, in agricoltura, ogni innovazione tecnologica (ogm, lotta biologica integrata, uso dei nuovi prodotti chimici di sintesi a bassa tossicità ecc) è vista come sinonimo di corruzione. Di contro, per combattere gli abusi del sistema moderno, corrotto e diabolico, ci si basa solo sulla agricoltura biologica. Limitandosi, però, a pronunciare la parola magica, appunto, biologico e insistendo sempre sul medesimo punto: la totale assenza di interventi chimici. Lo stesso avviene per i rifiuti per i quali si proclama la necessità di avviare un riciclo a produzione zero di rifiuti. Lo zero è di moda, insomma. Naturalmente c’è sempre un notevole scarto tra i modelli ideali: no trattamenti, no rifiuti, chilometri zero ecc e la pratica. In campo, anche se si effettuano pratiche colturali biologiche, insetti e funghi, virus e nematodi, proprio perché insensibili ai nostri slogan, continuano ad attaccare le colture e dunque ci si deve attrezzare chimicamente. Capita anche che per la lotta ad alcuni insetti, interventi  tradizionali e biologici coincidano. Per combattere l’attacco delle cocciniglie, per esempio, sull’olivo, si usa l’olio bianco, sia per i trattamenti biologici sia per quelli convenzionali. Lo so che la parola olio bianco evoca profumi e suoni d’oriente, massaggi benefici ecc, ma si tratta di sostanze derivate dal petrolio. Quando si va alla pratica, la poesia diminuisce. Lo stesso vale per il rame che spesso si usa in agricoltura biologica in dosi eccessive e anche qui, ci sono quelli che dicono che il rame è energia vitale e dunque fa bene all’ambiente e una caterva di studi tecnici e analitici che illustrano i notevoli svantaggi del rame in agricoltura. Di fatto, uno che vuole indagare sui usi e costumi e problemi dell’agricoltura, si trova sempre a mettere in atto un facile meccanismo narrativo che si muove  tra l’ingiustizia da denunciare (le multinazionali, gli ogm, la grande lobby chimica) e la soluzione a portata di mano, l’agricoltura biologica. Sono portato a credere però che la colpa non sta solo nella difficoltà da parte del giornalista a farsi un’idea, insomma data per scontata la sua buona fede e la sua voglia di combattere un mondo ingiusto, c’è da dire che esistono poche fonti di informazioni divulgative e accessibili ai non addetti ai lavori. E’ sarebbe davvero il caso che tecnici,agronomi, scienziati, genetisti, fisiologi, dedicassero una parte del loro tempo a una sana militanza divulgativa, costruendo portali informativi seri, condivisi e chiari, dove la cultura agricola (del resto molto affascinante) potesse circolare con grazia e libertà. Purtroppo alla mancanza di fonti informative, si aggiunge il triste fatto che la cultura scientifica con il suo metodo di revisione alla pari  è da anni relegata agli ultimi posti negli interessi nazionali è quasi un prodotto misterioso, portato avanti, nell’immaginario popolare, da strani e loschi scienziati e quindi un qualunque giornalista tende a fidarsi più del suo amico che magari dice di essere sicuro di possedere informazioni riservate e segrete che esaminare riviste scientifiche accreditate e leggersi i documenti in originale. Quest’ultimo aspetto richiede  infatti non solo la curiosità di cercare tra le riviste accreditate quelle informazioni necessarie, ma richiede fiducia nel metodo scientifico e di contro, richiede, l’abbandono di ogni teoria complottista, o almeno la capacità di arrivare a una conclusione solo dopo aver vagliato dati complessi. Mi rendo conto è più facile fare un’inchiesta sugli abusi dei potenti ( si va sul facile) che indagare con metodo e rigore sui problemi dell’agricoltura e molto più facile, per accreditarsi al grande pubblico, pronunciare formule semplici: no tav, no rifiuti, no chimica ecc, che impegnare la propria vita in un laboratorio per tirare fuori molecole di sintesi a bassa tossicità. Ci vuole coraggio e impegno quotidiano anche perché soldi non ci sono e la burocrazia incombe sempre minacciosa. E’ pur vero però che il mondo lo potremmo migliorare solo se riusciremo a passare alle nuove generazioni cultura e sapienza e la giusta dose di passione, quella utile a far capire che dopo gli astratti furori per contribuire al benessere del mondo, c’è bisogno di una sano rigore conoscitivo.

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