Risposta di Zaia a Gilberto Corbellini

18 Mag 2010
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di Luca Simonetti

La risposta di Zaia al professor Corbellini (1) pubblicata sul Sole-24 Ore di domenica 16 maggio, merita qualche riflessione. Diciamo subito, per essere eufemistici, che il tono di sussiegosa degnazione (o di virtuosa indignazione) impiegato da Zaia non è minimamente  giustificato dalla qualità dei suoi argomenti.

1) “Punto primo: si dice che gli Ogm non fanno male alla salute e all’ambiente. Allora perché in Germania è stato vietato il mais MON 863 dopo che si è scoperto che provocava gravi danni al fegato e ai reni delle cavie? E stiamo parlando della Germania, un Paese non di certo oscurantista o anti-moderno.”

Tanto per cominciare, il provvedimento tedesco di cui parla Zaia(2) è riferito al mais MON 810, non al MON 863. In secondo luogo, il provvedimento tedesco non fa affatto parola di danni alla salute (né di danni a fegato, reni e/o cavie). In terzo luogo, e soprattutto, il provvedimento tedesco  non è affatto un divieto; è solo un’applicazione della c.d. clausola di salvaguardia, cioè una temporanea limitazione dell’uso o della vendita di OGM sul territorio nazionale, in base all’art. 23 della Direttiva 2001/18/CE(3): si tratta cioè di un provvedimento temporaneo, di natura cautelare, fondato su nuove informazioni o nuove conoscenze scientifiche, che deve essere immediatamente comunicato alla Commissione UE e che decade automaticamente non appena la Commissione UE ha deciso in materia. La situazione italiana è, purtroppo per Zaia, completamente diversa: non solo nessuno in Italia ha mai invocato la clausola di salvaguardia, ma l’operato dei diversi governi che si sono succeduti finora da noi è stato sistematicamente quello di bloccare, mediante puri e semplici ostruzionismi, un diritto positivamente sancito dalla legge comunitaria e nazionale, senza mai neppure avere l’elementare decenza di assumersi, di fronte alla nazione e all’UE, le proprie responsabilità. Per dirla in termini più chiari: è stato un grossolano abuso, che purtroppo non accenna a cessare. Magari fossimo in Germania…

2) “Poi, Corbellini vuol far passare l’idea che un contadino è libero di piantare Ogm nel suo campo come e quando gli pare. Falso: se è vero che l’Ue ha dato il via libera all’introduzione di prodotti transgenici, è vero anche che ciascuno Stato membro ha il diritto sacrosanto di verificare le conseguenze sull’ambiente, la salute e l’economia delle coltivazioni Ogm.”

Quello di coltivare Ogm è un vero e proprio diritto, espressamente sancito dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale(4): ma questo naturalmente non vuol affatto dire che “un contadino è libero di piantare Ogm nel suo campo come e quando gli pare.” Ogni diritto ha dei limiti. La iniziativa economica, per esempio, nel nostro Paese è libera: eppure essa non può “svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41 Cost.); e analogamente, il diritto di stipulare contratti non rende validi quelli che sono in contrasto con norme imperative o che hanno un oggetto o una causa contrari all’ordine pubblico o al buon costume (art. 1418 c.c.). Lo stesso quindi accade per il diritto di coltivare Ogm: esso è limitato dalle norme poste a tutela della salute e dell’ambiente (si tratta in particolare delle norme relative all’autorizzazione all’emissione nell’ambiente degli Ogm), nonché dal diritto dei coltivatori non-Ogm a non ritrovarsi involontariamente “contaminati” da prodotti Ogm (questo è invece l’ambito delle norme sulla coesistenza). Ciò tuttavia implica solo che chi intenda coltivare Ogm deve attenersi a certe regole, determinate ex ante (come in ogni vero Stato di diritto), e non già che, pur attenendosi a dette regole, il diritto di coltivarli possa essergli negato: questo sarebbe esattamente il contrario di quel che vuole la normativa vigente.

E’ inoltre oscuro il senso della frase di Zaia per cui “ciascuno Stato membro ha il diritto sacrosanto di verificare le conseguenze sull’ambiente, la salute e l’economia delle coltivazioni Ogm“. E’ vero che gli Stati membri (ma anche gli organi dell’UE) hanno il diritto - ma diciamo senz’altro il dovere - di verificare le eventuali conseguenze della coltivazione di varietà Ogm sulla salute o sull’ambiente (quanto a quelle sull’economia ci sarebbe invece molto da dire: vedi appresso, a proposito del principio di coesistenza); ma si tratta di attività che sono debitamente disciplinate nell’ambito dei procedimenti legati alla Direttiva n. 2001/18/CE, e che sono comunque possibili solo in presenza non già di generiche preoccupazioni, ma di vere e proprie nuove scoperte o nuove conoscenze scientifiche, come per es. nel caso di ricorso alla già citata clausola di salvaguardia: questioni sulle quali, peraltro, non possono essere i singoli Stati membri ad avere l’ultima  parola, ma può decidere soltanto l’Unione.

3) “Dice Corbellini che non c’è nessuna legge che ponga dei divieti. Ma un decreto firmato da tre Ministri della Repubblica non vale come legge?

Sigh. Qui basterà suggerire a Zaia di leggere con attenzione gli articoli 70 e ss. della Costituzione, in particolare gli articoli 76 e 77, per avere un’idea approssimativa  di quali sono i casi in cui il Governo può emanare atti aventi forza di legge. A pensarci bene, non sarebbe neppure male che il nostro si leggesse tutta la Costituzione, invece di limitarsi a giurarci sopra all’atto di nomina a Ministro della Repubblica senza magari nemmeno tirarla fuori dal cellophane: così almeno saprebbe cos’è che è chiamato ad amministrare (o cosa deve firmare). Dopodiché Zaia potrebbe anche utilmente riflettere sul motivo per il quale la magistratura amministrativa può disapplicare e annullare i decreti ministeriali mentre non può farlo per le leggi: qui bastano le prime righe di un qualsiasi manuale di diritto amministrativo. Infine, sarebbe un bene per tutti che Zaia si sforzasse di comprendere (richiamando le nozioni di diritto che verosimilmente devono essergli state insegnate all’Università) che la natura di un atto amministrativo non cambia moltiplicando per due, per tre o per n il numero dei ministri che lo firmano.

4) “Se un agricoltore vuole piantare Ogm deve chiedere l’autorizzazione. Questo per un principio semplice ma evidentemente poco chiaro ai fanatici del transgenico: la libertà di usare semi Ogm non deve limitare la libertà di chi di Ogm non vuol sentire parlare. In questo caso, il 73% della popolazione italiana.”

Sulla necessità e la natura dell’autorizzazione vedi sopra. E’ vero che la libertà di coltivare Ogm non deve “limitare la libertà” di chi vuole coltivare varietà tradizionali o biologiche: questo è appunto il principio, che come si è detto è ormai definitivamente riconosciuto sia a livello comunitario sia a livello nazionale, della libertà di scelta tra coltivazioni tradizionali, biologiche e Ogm. Detto principio comporta due rilevanti conseguenze, che purtroppo sfuggono - a quanto pare - a Zaia (se non ai “fanatici del transgenico”): (i) che anche la libertà di chi vuole coltivare varietà Ogm non può e non deve essere “limitata” dalla libertà di chi vuole coltivare varietà tradizionali o bio (si parla spesso della possibilità di “contaminazione” da semi Ogm di un fondo finitimo coltivato tradizionalmente o biologicamente, ma sfortunatamente esiste anche la possibilità contraria, cioè che un fondo coltivato a Ogm venga “contaminato” da varietà bio o tradizionali: i due eventi vanno parimenti evitati), e (ii) che per garantire la libertà di scelta di tutti i coltivatori occorre appunto disporre le necessarie misure di coesistenza (su cui vedi appresso). E’ invece del tutto falso che relativamente alla coltivazione di Ogm abbia la benché minima importanza “la libertà di chi di Ogm non vuol sentire parlare” (nella misura in cui costoro non siano coltivatori): che siano infatti l’1% o il 73% della popolazione italiana (come sostiene Zaia, non si sa su quali basi) a non voler sentire parlare di Ogm, la loro opinione (che è naturalmente del tutto legittima ma che viene tutelata in altri modi) non può prevalere sul diritto - costituzionalmente garantito - del coltivatore a seminare sul suo campo la varietà vegetale che ha scelto; e non può prevalere perché nessuna norma richiede, per poter coltivare mais o patate biologici, tradizionali o Ogm, il consenso degli italiani. Provi Zaia a chiedersi se il suo “ragionamento” funzionerebbe se applicato a questioni come il diritto di Berlusconi a governare (nonostante il fatto che oltre il 50% della popolazione italiana “non vuol sentirne parlare”). La tesi di Zaia diviene ancor più sconcertante se si considera che, nel nostro caso, è proprio l’esponente di un partito che - come dire - non e’ certo votato dal 90% degli italiani a pretendere che si adottino solo le leggi che godano del consenso schiacciante della popolazione: se questa fosse la regola, che fine farebbero le leggi auspicate dalla Lega?

Naturalmente le leggi si possono cambiare: ma, a parte il fatto che una eventuale legge che vietasse la coltivazione di Ogm (come del resto una legge che imponesse a Berlusconi di dimettersi al primo sondaggio che gli attribuisca meno del 50% dei consensi) sarebbe in insanabile contrasto con l’ordinamento comunitario oltre che con la Costituzione e quindi durerebbe assai poco, il problema è che a legislazione immutata l’affermazione di Zaia non ha né capo né coda.

5) “Poi, il concetto di “coesistenza”: se c’è il rischio che le coltivazioni di un campo intacchino quelle di un terreno confinante, che ha colture tradizionali, allora non puoi piantare semi Ogm.”

Il principio di coesistenza significa(5) che “gli agricoltori dovrebbero poter coltivare i tipi di varietà agricole che scelgono - siano esse varietà GM, convenzionali o biologiche. Nessuna di queste forme di agricoltura dovrebbe essere esclusa nella UE“. Contrariamente a quello che pensa (o sembra pensare) Zaia, detto principio ha valenza reciproca: tutela sia il diritto del coltivatore non-Ogm a non ritrovarsi prodotti Ogm nel proprio campo, sia il diritto del coltivatore Ogm a non ritrovarsi prodotti non-Ogm nel proprio. E questa, ancora una volta, non è l’arbitraria conclusione di pedanti azzeccagarbugli rompiscatole o di esagitati tifosi delle Kattive Multinazzzionali del Transgenico, ma è l’esplicita affermazione del legislatore comunitario(6). Già questa prima considerazione, crediamo, getta una luce alquanto diversa sull’intera questione.

Ma c’è di più. Il principio di coesistenza  è giuridicamente subordinato ai principi di tutela della salute e dell’ambiente, principi che vengono presi in considerazione già nella fase di autorizzazione all’emissione degli Ogm nell’ambiente ai sensi della Direttiva 2001/18/CE: questi principi prevalgono sul diritto del coltivatore di scegliere il tipo di coltura da effettuare nel proprio campo. Ma questo non vale per il principio di coesistenza, che si applica solo alle coltivazioni che già si sono rivelate non rischiose per la salute o per l’ambiente, e che attiene al solo profilo economico della vicenda: esso di conseguenza non prevale su, ma va contemperato con, il diritto alla libera scelta del tipo di coltivazione(7). Ne discende che le regole di coesistenza (i) non possono imporre ai coltivatori misure che siano “sproporzionate”, eccessivamente costose o inefficienti(8), né tanto meno (ii) possono essere surrettiziamente e furbescamente usate per impedire ai coltivatori la scelta di un dato tipo di coltivazione (come il Governo italiano, di conserva con le Regioni, ha finora purtroppo fatto: prima omettendo di emanare regole sulla coesistenza, e poi invocando proprio tale colpevole omissione per negare l’autorizzazione alle coltivazioni Ogm)(9). Il principio di coesistenza, viceversa, impone alle autorità competenti di rendere possibile la coesistenza, non di escluderla a priori invocando argomenti inconsistenti o assurdi (come quelli addotti nel recente “decreto Zaia”(10)).

In parole povere, il “principio di coesistenza” non significa, come vorrebbe Zaia, che “se c’è il rischio che le coltivazioni di un campo intacchino quelle di un terreno confinante, che ha colture tradizionali, allora non puoi piantare semi Ogm“: significa invece che il Governo, le Regioni e in generale l’autorità competente devono stabilire, una volta per tutte, le regole da rispettare (le distanze, le barriere ecc.) perché chiunque lo voglia possa piantare i semi Ogm. Non è così difficile: lo si fa dovunque in Europa e fuori - perché in Italia no?

Il resto della lettera di Zaia pone questioni e richiede risposte che esulano dall’ambito giuridico (ad esempio il problema del ‘cui prodest’ o quello dell’utilità o meno di aumentare la produzione di mais), e su cui pertanto non mi soffermo in questa sede, benché le affermazioni dell’ex ministro siano, ancora una volta, ben poco condivisibili.

Limitiamoci allora a dire che la conclusione cui Zaia perviene  - “Direi che abbiamo diversi ottimi motivi per dire ‘no’ agli Ogm, e lo facciamo nel rispetto della legge” - è completamente infondata, e perfino offensiva. Il problema dell’atteggiamento nei confronti degli Ogm dei Governi italiani, di destra o di sinistra, succedutisi fino ad oggi,  incluso quello del quale Zaia ha fatto parte, è stato proprio e principalmente quello di aver fatto strame del diritto: altro che “rispetto della legge”. Continuare a ignorare questa verità essenziale, purtroppo, non giova a nessuno.


(1) http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/05/corbellinizaia.pdf

(2) V. qui: http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/05/clausola-salv-germania.pdf

(3) Mi permetto di rinviare a http://www.salmone.org/2010/02/10/un-nuova-rubrica-su-salmone-leggi-la-legge-di-luca-simonetti/

(4) V. al riguardo, da ultimo, le sentenze Cons. Stato n. 183/2010 (http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2008/200808239/Provvedimenti/201000183_11.XML ), Corte Cost.  n. 116/2006 e TAR Lazio, Sez. 2-ter, n. 2378/2010.

(5) Come recita, inter alia, il punto 1.1 della Raccomandazione della Commissione 2003/556/CE del 23.7.2003, su cui v. nuovamente http://www.salmone.org/2010/02/10/un-nuova-rubrica-su-salmone-leggi-la-legge-di-luca-simonetti/

(6) Per citare ancora una volta la Raccomandazione 2003/556/CE, sempre al punto 1.1: “la possibilità dell’accidentale (non intenzionale) presenza di esemplari geneticamente modificati (GM) in raccolti non-GM, e viceversa, solleva la questione di come la scelta del produttore circa i diversi tipi di produzione possa essere tutelata“: l’enfasi è aggiunta.

(7) V. il punto 1.2 della già citata Raccomandazione 2003/556/CE.

(8) V. il punto 2.1.4 della Raccomandazione 2003/556/CE.

(9) V. appunto le vicende che hanno condotto alle già citate sentenze Cons. Stato n. 183/2010 e TAR Lazio, Sez. 2-ter, n. 2378/2010.

(10) Si tratta del D.M. Agricoltura leggibile all’indirizzo: http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/03/decretozaia.pdf, su cui v. la mia nota http://www.salmone.org/2010/03/25/nota-a-zaia/.

11 commenti al post: “Risposta di Zaia a Gilberto Corbellini”

  1. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Grazie a Luca Simonetti per la puntuale critica alla “urticante” missiva del nostro, per fortuna, ex Ministro della scorsa domenica sul 24ORE domenicale.
    Invito qualche autorevole cattedratico nostro “amico”, ma mi sta benissimo anche Il dott. Marco Aurelio Pasti che colgo l’occasione per salutare (lo ho conosciuto molti anni fa in Associazione Granaria a Milano), per spiegare al sig. Zaia anche le ragioni economiche per le quali molti di noi agricoltori, sicuramente maggioritari in termini di superficie coltivata, siamo favorevoli all’OGM. Non foss’altro per quel 5/7 % che perdiamo in campo per colpa della Piralide, senza contare i problemi di micotossine..

    Ancora una domanda al sig. Zaia la voglio porre io: ha mai visto una prova parcellare comparativa della stessa varietà di mais BT / tradizionale?
    Io si, prima che fosse negata anche la ricerca nella nostra Italia, e gli assicuro che mangerei molto più volentieri una polenta non cancerogena e OGM!! Vedere per credere…

    Un cordiale saluto a tutti.

    Franco Nulli

  2. Giulio StellaNo Gravatar scrive:

    Provvedo ad inoltrare a Zaia…
    presidenza@regione.veneto.it

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Buonasera

    Ringrazio sentitamente il sig. Giulio Stella per l’attenzione e rimango in attesa di una auspucabile risposta…
    La sua sollecita risposta dimostra attenzione all’argomento e questo non è poco.
    Certamente le nostre posizioni sono molto lontane, ma da un confronto franco e sincero può uscire qualcosa che più si avvicina alla “verità” scientifica che credo sia l’unica che conta.

    Cordiali saluti

    Franco Nulli

  4. AlessandraNo Gravatar scrive:

    L’aspetto secondo me più preoccupante di tutte le vicende italiane riguardanti gli OGM, è proprio questo continuo calpestare il Diritto (italiano ed europeo), in barba a qualsiasi decenza. Nè si sente qualche bempensante di Destra o di Sinistra che si scandalizzi minimamente per la mancata applicazione di norme comunitarie come pure di diritti riguardanti le libertà di base del cittadino (diritto ad avere Stato e Regioni che ottemperino ai loro doveri es. di normare la coesistenza, che rispettino sentenze di Tribunali amministrativi, diritto alla libertà di impresa).
    Adesso e qui si parla di OGM, ma se nessuno reagisce a questo, qualcuno potrebbe un domani (o già oggi) sentirsi autorizzato a calpestare ben altre libertà…perchè no?
    Scusate il pessimismo.

  5. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Scusami Alessandra ma non capisco fino in fondo quello che dici (l’età ha i suoi effetti negativi…)

    Se ti riferisci alla mancata pubblicazione da parte delle Istituzioni delle normative relative alla coesistenza OGM-no OGM mi trovi assolutamente in accordo con te. E’ uno scandalo.
    E’ scandaloso che le Istituzioni siano latitanti e noi restiamo nell’incertezza dei nostri diritti/doveri.
    Stiamo vivendo a mio avviso un paradosso giuridico. In assenza di norme non possiamo fare niente.
    Non è il tuo pessimismo. E’ una denuncia molto chiara, che condivido pienamente, alle Istituzioni che, a mio avviso, non sono ad oggi state in grado, o forse peggio non hanno voluto, normare un campo che ha una notevole rilevanza economica nel nostro Paese.
    Il tuo “pessimismo” è forse giustificato se pensiamo a come è mal sortita la nostra classe dirigente che non è in grado di darci delle certezze.

    Un cordiale saluto

    Franco Nulli

  6. AlessandraNo Gravatar scrive:

    Gentile Franco, il senso della mia preoccupazione è questo: oggi viene fatto strame del diritto comunitario, e di fatto anche di quello nazionale, riguardo all’argomento OGM, nonchè la gente viene incitata da politici ed intellettuali a buttare al macero anche la scienza e persino la ragionevolezza rispetto a tale argomento.
    Nessuno o pochi reagiscono a ciò, si indignano, promuovono una “resitenza” alla bugia imperante ed eretta a sistema. In ciò si nota anche un gran silenzio di molta parte della ricerca scientifica, forse troppo impegnata a difendere i pochi finanziamenti residui, o poco consapevole del ruolo che potrebbe giocare contro questo pensiero fortemente antiscientifico in cui stiamo vivendo.
    Un domani questi comportamenti nocivi da parte dei politici e degli intellettuali, che ora si concentrano contro gli OGM, potrebbero essere rivolti a ben altri settori e a ben altre libertà, perchè se si accetta qui e ora la falsificazione sistematica della realtà ed il mancato rispetto delle leggi, poi potremo subirlo anche in altri campi (non solo quelli coltivati intendo!).
    un saluto

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vorrei intervenire sul punto 5 trattato da Luca Simonetti (coesistenza) e specialmente dove afferma:”Il principio di coesistenza, viceversa, impone alle autorità competenti di rendere possibile la coesistenza, non di escluderla a priori invocando argomenti inconsistenti o assurdi (come quelli addotti nel recente “decreto Zaia”. A questo proposito informo che esiste già un’applicazione del principio di coesistenza messo in atto nel mais ed è quello del distanziamento tra una coltivazione di mais “waxi” ed il mais tradizionale. Per rendere edotti anche i lettori profani si deve sapere che il mais “waxi” è una mutazione spontanea (attenzione il gene è recessivo) riscontrata nel granoturco e per la quale l’amido del mais risulta composto da pressoché sola amilopectina e non più da amilosio e da amilopectina mescolate. La mutazione è sfruttata per fornire amido all’industria dei collanti, della carta e della plastica biodegradabile. In altri termini ciò che ha fatto la BASF con la patata AMFLORA era già praticato con la pianta di mais. Anzi ora esiste anche il frumento “waxi”, ma qui il problema del distanziamento si pone relativamente in quanto il grano è pianta autogama. Due varietà “waxi” di frumento sono all’iscrizione al Registro italiano delle sementi. Per inciso vi prego di annotare che alla luce della mutazione waxi (traducibile in italiano con “ceroso”), il “can can” fatto contro la Basf sia solo disinformazione e frutto per i più onesti tra i detrattori (non vi annovero Capanna tra gli intellettualmente onesti…) di cieca ideologia. Ora, se nel caso degli OGM, chi si vuol difendere è l’agricoltore contrario agli OGM, nel caso del coltivatore del mais waxi è quest’ultimo che si vuole autodifendere dal polline “normale”, in quanto la dominanza genetica apportata da questo coprirebbe l’estrinsecazione del carattere recessivo waxi, il quale, per metterla in atto, ha quindi bisogno di rimanere allo stato omozigote. In altri termini in questo caso è chi semina la “novità” che si deve difendere e che quindi è obbligato ad autoimporsi delle condizioni di coesistenza. Ebbene volete sapere il limite che si è dato? Egli si ritiene ampiamente tutelato con 200 metri di distanziamento del suo mais da uno tradizionale. Si tenga conto che in fatto di OGM alcune regioni hanno già parlato di distanziamenti chilometrici e con ciò si vuol emulare la favoletta di Osopo del “lupo e dell’agnello”. Altra informazione da dare ai profani e quella che non è la distanza a cui il polline può essere trasportato che interessa, ma fino a che distanza esso rimane vitale, certi granelli di polline sono stati trovati nei ghiacci dei poli, ma sicuramente non ci sono arrivati vitali. E’ sufficiente l’essiccamento dell’epidermide esterna del granulo pollinico perché esso perda di vitalità e questo, se c’è vento come veicolatore del polline, avviene molto presto.

  8. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Buonasera a tutti

    Sono passati ormai 5 (cinque) giorni da quando al sig. Governatore Zaia , ex Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e attuale Governatore della Regione Veneto è stata inoltrata (credo) una mia semplicissima domanda.
    Un suo collaboratore, Giulio Stella che ringrazio e che si firma a nome della presidenza@regione.veneto.it mi prospetta una risposta ( provvedo ad inoltrare a Zaia…)
    Cinque giorni non sono un’eternità, ma per una risposta così semplice mi sembrano tanti, troppi.
    Si/no sarebbe la risposta giusta e non servono tanti ragionamenti.
    Lo ho visto/non lo lo ho visto un campo sperimentale parcellare comparativo..
    Nel caso non lo avesse visto nessun problema.
    Giuro solennemente che non Criticherò mai l’ex Ministro Zaia e attuale Governatore per questo.
    Lo inviterei solamente, per personale conoscenza, ad informarsi meglio e cercare all’estero una simile prova comparativa; purtroppo in Italia non possiamo vedere queste cose….

    Un cordiale saluto

    Franco Nulli

  9. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Gent. Sig Giulio Stella

    La ringrazio per aver inoltrato la mia semplice domanda al Governatore Zaia.
    Rimango stupito dopo tanti giorni ( tredici per la precisione) di non aver avuto una risposta, anche per interposta persona, ad una domanda tanto semplice .
    Ha visto o non ha visto mai una prova comparativa parcellare di mais della stessa varietà OGM – non OGM il sig. Governatore Zaia?
    La risposta richiede al massimo 2 secondi fra ragionamento e pronunciamento.
    Un cordiale saluto.

    Franco Nulli

    P.S. Ho inoltrato la mail anche direttamente al sig. Giulio Stella all’indirizzo presidenza@regione.veneto.it

  10. BonardiNo Gravatar scrive:

    Ho già espresso le mie opinioni sul sito newsfood.com il 4 febbraio u.s.
    rispondendo alle farneticazioni dell’allora ministro Zaia (che chiedeva lumi alla chiesa in fatto di OGM).Tali opinioni le ho poi estese a quotidiani (La Provincia di Cremona)e a settimanali specializzati (Terra e Vita). Da allora non ho ricevuto alcun riscontro da parte del partito “No OGM”.
    Se volete riprenderle e pubblicarle sul vostro sito avete la mia autorizzazione.
    Ho anche inoltrato domanda (per conto dell’ente in cui opero, l’Università Cattolica di Piacenza) per la coltivazione a livello sperimentale di mais OGM. Anche in questo caso nessun riscontro.
    Teniamo duro.
    Cordialmente.
    Bonardi Pierantonio

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Bonardi
    inutile sperare in una risposta non la danno hanno paura di doversi confrontare con argomenti che non conoscono (basta dire che Capanna vuol contrapporre il metodo dei MAS alla transgenesi). Sono un vero muro di gomma, tanto sono protetti da un’opinione pubblica che non vuol essere informata, preferisce non conoscere e non si rende conto che è menata per il naso. Pensa che in altro blog vi è un ricercatore che dice che per credere vuol vedere una ricerca seria che dimostri che gli OGM non fanno male alla salute umana a lungo termine. Se questo è il suo modo di affrontare la ricerca non so quale contributo alla scienza sarà il suo. E’ evidente, però, che il profano di fronte anche alla sola enunciazione predetta preferisce non fidarsi.

    P.S. In corso con me a Piacenza (1960-1964) c’era un Bonardi che credo abbia svolto l’attività in Cariplo per il credito agrario, è tuo parente?

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