Mais

23 Mar 2010
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di Antonio Pascale

Prendiamo per esempio una varietà di mais convenzionale. Un mais da amido. L’amido è un importante ingrediente in molti settori: quello alimentare, tessile, della carta e degli adesivi. Sappiamo che l’amido è composto da due polimeri, amilosio e amilopectina. Il tipo di mais ricco di amilosio è sfruttato per scopi alimentari (pasta) e come componente di fibre naturali. Quello ricco di amilopectina ha molte applicazioni, appunto, nel settore tessile, carta, adesivi. Ora, a partire dal 1952 è stato scoperto mutante amylose extender (detto ae) che innalza la produzione della parte di amilosio fino al 36-65%. Dopo dieci anni è cominciata la produzione di ibridi ae che in media contenevano il 50%di amilosio. Negli anni ‘70, questa percentuale è arrivata al 70% (in questo caso gli ibridi erano sempre di tipo ae, ma arricchiti con geni modificatori specifici). Naturalmente, in questo caso, le ditte sementiere che producono e commercializzano questo specifico amilomais, raccomandano (contrattualizzano) ai coltivatori di seguire un protocollo colturale per impedire che ci sia “contaminazione” accidentale tra diversi tipi di mais. Dunque, anche il mais convenzionale, cioè, ottenuto mediante tecniche di miglioramento classiche, può, eventualmente inquinare. Il gene mutante per l’amilosio potrebbe passare tramite polline da una cultura all’altra e “inquinare” un mais non coltivato per amilosio, ma, faccio per dire, per amiliopectina. Questo problema dunque, non è un problema che interessa solo i mais ogm di tipo bt, ma interessa altri tipi di mais. Eppure, dagli anni ’70 fino a ora, non c’è stato nessun scandalo sulla coesistenza, nessuno ha gridato all’inquinamento. I vari Petrini e i varia Zaia non hanno scritto libri sulla perdita dell’identità italiana per l’eventuale uso sproposito di mais ae. Semplicemente, chi coltiva deve rispettare delle distanze di sicurezza. Questa distanza non serve solo a proteggere il passaggio di polline da un mais ae a quello, diciamo, non ae Ma è utile anche a proteggere il mais ae dalla contaminazione con un mais non ae. Se il polline inquina, basta un colpo di vento, come dice Petrini, inquina in due sensi. Potrebbe infatti passare da un mais bt a uno biologico, ma potrebbe al contrario, passare da una varietà convenzionale a una bt, perché “il vento soffia dove vuole”. Per fortuna. E’ la natura! I geni si scambiano e meno male, altrimenti saremmo messi male sotto l’aspetto della variabilità. Ma poi a quanta distanza vola questo polline? Il mais ha un polline molto pesante, quindi non si sposta molto. Diversi studi svolti però in quei paesi dove gli opinion maker non sono così sciatti e dunque non contribuiscono a formare con le loro dichiarazioni un immaginario antiscientifico- che come si sa, uccide la ricerca - diversi studi, dicevamo, hanno accertato che il polline di mais può arrivare in rarissimi casi fino a 200 metri (pochi granuli) ma generalmente si ferma a 20 metri. Stabilito questo, un paese civile – un paese è civile se è in grado (si prende la responsabilità) di misurare e non di sparare numeri a caso, purtroppo c’è una somiglianza metodologica tra le affermazioni del nostro premier (siamo un milione in piazza o un milione di posti di lavoro ecc) e quelli di alcuni nostri commentatori di fatti agricoli (il polline ogm inquina) – un paese civile, quindi, vara norme che, grazie a unità di misura, permettono la coesistenza pacifica tra soggetti con desideri, ambizioni e passioni diverse. Invece no. Il nostro paese, poco colto e molto ideologico, per bocca di vari esponenti dell’intellighenzia, politici e intellettuali, continua, invece, a dare i numeri, per dirla alla Berlusconi. Per esempio, sostenendo che un mais bt entri in tutta la filiera, inquina, e arrivi fino al consumatore. Si sottintende che quel gene specifico, codificante per la proteina Cry (tossica principalmente per tre ordini di insetti, lepidotteri, coleotteri e ditteri e innocua per l’uomo), resti per sempre immutato, quasi come se fosse una scoria radioattiva. Una farina di mais bt usata per l’alimentazione animale, passa attraverso i quattro laboriosi stomaci dei bovini che distruggono la struttura del DNA nel mais, tranne, però, quel gene “estraneo”, il quale, ancora in grado di codificare (non si capisce come) entra, che so, nel latte e nei suoi derivati e inquina il nostro organismo con la specifica proteina Cry. I geni non sono blocchi di uranio che continuano a decadere e quindi a emettere sostanze radioattive, ma sono nucleotidi che subiscono le dovute degradazioni, dunque si inattivano. Perché mai dovremmo considerarli alla stregua di geni radioattivi? Perché siamo un paese senza misura che si appaga di dichiarazioni grottesche. Il grottesco crea mostri, ci fa ridere o spaventare,a seconda delle posizioni ideologiche, ma ci impedisce di prendere le questioni seriamente, analizzare, misurarle, far notare le differenze.

12 commenti al post: “Mais”

  1. Andrea GrazianiNo Gravatar scrive:

    Molto ben scritto e chiaro.
    Mi chiedo in che modo questo tipo di argomentazioni e di scritti possono raggiungere l’opinione pubblica.
    Qualche settimana fa, in occasione dell’approvazione della patata Amflora, ho visto a un Tg in cui l’argomentazione pro-OGM della ricercatrice intervistata è stata incomprensibile. Al contrario l’intervistato no-OGM è stato efficace e cialtrone, … ma di questo credo di essermene accorto solo io e pochi altri.

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    …perchè, caro Graziani, divulgare e comunicare correttamente non è da tutti! Ci vuole preparazione di base, appropriato linguaggio e pazienza Se poi si è preparati e grandi scrittori come Antonio Pascale, tutto diventa più semplice e accattivante! Purtroppo, Pascale non viene invitato neanche dalla Dandini e da Fazio!! Ve lo immaginate Antonio a demolire tutto ciò che hanno creato Petrini, Capanna, Vandana Shiva e i fautori della decrescita? Quello sì sarebbe un esempio di buona televisione!!
    Perciò, consideriamoci dei fortunati per poterci godere in esclusiva Pascale, Corbellini, Bressanini et al.!!!!

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vorrei fornire un contributo citando un esempio di OGM che non ha sollevato nessuno scandalo eppure rientra perfettamente nella casistica esemplificata dal Dr. Pascale. Siamo nel caso del frummento e voglio subito eliminare l’eventuale opposizione che si tratta di specie autogama, cioè una specie che si autofeconda, dicendo che è riconosciuto che nel 2-4% dei casi avvengono impollinazioni incrociate anche nei frumenti.
    L’esempio è quello del gene Yp (yellow pigment)che proviene addirittura da un genere diverso dal Triticum, e cioè dall’Agropyron elongatum. E’ il gene che è stato introdotto nei frumenti duri per conferire una maggiore colorazione gialla alle paste che mangiamo ormai da lungo tempo (senza nche nessuno sia morto ne che si stia grattando in continuazione…). Qualcuno potrebbe dirmi che essendo stato introdotto con i metodi di miglioramento classico non si tratta di piante GM di frumento, tuttavia è facile ribattere che il gene Yp è esogeno e che di eventuali non effetti collaterali (tanto paventati dagli anti-OGM) nessuno aveva la certezza. Ebbene ormai questo gene fa parte del corredo cromosomico di molti grani duri iscritti ufficialmente in Italia e molto coltivati. Dato che anche questo polline può contaminare le altre varietà di frumento tradizionali, anche se solo in percentuali minime, nessuno si è alzato ed ha fatto cagnarra per interdire la coltivazione o regolamentarla, eppure di pasta ne mangiamo tutti i giorni. A meno che, che per gli anti-OGM il 2-4% di impollinazione incrociata sia considerata poca cosa, mentre si vuol far volare il polline a distanze tali da dover presupporre la presenza di un “motore” interno al polline stesso.
    A prposito di composizione prevalentemente amilopeptidica dell’amido dei semi, ormai vi sono da annoverare anche i frumenti in questa categoria: la PSB italiana ha all’iscrizione due frumenti in tal modo selezionati. Vedremo se le Regioni diranno che il loro troppo vento può contaminare il grano tradizionale dei loro coltivatori e quindi esigano regolamentazioni di coesistenza.

  4. Monica RavanelloNo Gravatar scrive:

    Scritto e spiegato eccellentemente! Quando sei di passaggio in California fammelo sapere, mi farebbe piacere conoscerti in persona e darti un tour del nostro centro ricerche Monsanto qui a Davis.

  5. antonio pascaleNo Gravatar scrive:

    Caro Guidorzi grazie per l’informazione, dei semi di frumento con componenti maggiorante di amiliopectina non sapevo niente. bisognerebbe ora spiegarlo anche ai vari Petrini. Grazie ancora.E grazie anche a Monica per l’invito.E tutti per i commenti.

  6. Clara SestilliNo Gravatar scrive:

    C’è qualche speranza nel probabile passaggio del testimone a Galan? Ogni tanto si scopre qualcosa sul Veneto che lascia storditi ( incluso Treviso ovviamente, ma in altro senso), come la presenza di occupati extracomunitari e non solo come badanti. Qui a Milano è tutt’altra storia. Via Padova insegna.
    Molti saluti. Verrà mai Pascale a Milano su invito di qualche università, per esempio di Agraria, dove il Prof. Bocchi che studia il Parco Sud, non si è mostrato indifferente al tema OGM ?

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    CHI LI PAGA QUESTI?

    16/04/2010 - 16:17

    Greenpeace: il bus “No Ogm” arriva in Spagna

    Si è concluso in Spagna, davanti al Ministero dell’Ambiente, il tour del bus “No Ogm” di Greenpeace. Duplice è il motivo che ha portato gli attivisti dell’organizzazione non governativa a scegliere proprio il paese iberico come destinazione finale dell’iniziativa: innanzitutto perchè la Spagna ha la presidenza dell’Unione Europea ma soprattutto perchè è lo stato dove si concentra la quasi totalità della coltivazione di mais Ogm nel vecchio continente con circa 76.000 ettari nel 2009.

    “A Zapatero e Barroso ricordiamo che la protezione della salute dei cittadini europei e la salvaguardia di agricoltura e ambiente hanno la priorità sui profitti delle aziende biotech” è il messaggio lanciato da Greenpeace in un comunicato stampa diffuso sul loro sito online. L’Ong, nel corso dell’iniziativa spagnola, ha portato davanti la sede del Ministero diversi sacchi di mais della Monsanto Company, un’azienda multinazionale di biotecnologie agrarie, per chiedere una moratoria europea sugli Ogm.

    “Le ragioni della nostra campagna contro gli organismi geneticamente modificati – continua Greenpeace - sono molteplici e riassunte nel rapporto ‘Il vero costo degli OGM’”. Sul sito dell’organizzazione sono disponibili i primi tre capitoli del rapporto: “Il prezzo della libertà: quanto costa rimanere liberi dagli Ogm”, “L’ingegneria genetica non è una priorità per l’agricoltura” ed infine ”La contaminazione da Ogm devasta il settore del lino canadese”.

    Nel primo capitolo si illustrano le ripercussioni economiche che, purtroppo, chi vorrà rimanere libero dagli Ogm dovrà subire.

    Nel secondo viene rivelata la strada che l’agricoltura mondiale dovrà affrontare se vorrà superare le grosse sfide che ha davanti ed il momento di crisi. Infine nel terzo capitolo del rapporto viene riportato un esempio drammaticamente concreto e recente di come gli Ogm possono portare danni ambientali ed economici molto gravi.

    Circa una settimana fa il bus di Greenpeace ha fatto tappa in Italia, dove ha riscontrato un enorme successo. In tantissimi hanno firmato la petizione per un’Europa Ogm-free ed inoltre è stata raccolta la testimonianza della Task Force contro gli OGM. Ma la battaglia di Greenpeace e di tantissime altre organizzazioni non finisce qui: la petizione per una moratoria degli Ogm a livello europeo, che ha raggiunto oltre 500.000 adesioni, prosegue. Intanto gli attivisti fanno sapere “nelle prossime settimane pubblicheremo sul nostro sito internet ulteriori esempi di fallimenti degli Ogm e alcune delle soluzioni alternative già esistenti”.

    di Roberto D’Amico

    Mais OGM e Petizione europea di greenpeace recapitati al ministero spagnolo

    Venerdì 16 Aprile 2010 12:36 Scritto da Simona Falasca

    ROMA, 16 aprile 2010- A conclusione del tour europeo per un’Europa libera dagli Ogm, Greenpeace consegna simbolicamente al Ministero dell’Ambiente spagnolo il bus ricoperto di firme e testimonianze contro gli Ogm, raccolte nel corso dell’ultimo mese nei diversi paesi attraversati dal tour (la settimana scorsa in Italia), e deposita di fronte al Ministero sacchi di mais Ogm della Monsanto, per chiedere una moratoria sugli organismi transgenici. Greenpeace divulga oggi anche un nuovo studio sul tema.

    La manifestazione di oggi avviene in Spagna sia perché questo Paese ha la presidenza dell’Ue, ma soprattutto perché la Spagna è lo stato dove si concentra la quasi totalità della coltivazione di mais Ogm in Europa (circa 76.000 ettari nel 2009).

    « A Zapatero e Barroso ricordiamo che la protezione della salute dei cittadini europei e la salvaguardia di agricoltura e ambiente hanno la priorità sui profitti delle aziende biotech.- dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace. - E’ quello che hanno ribadito ministri, agricoltori e semplici cittadini con le loro firme sul bus».

    Greenpeace in Italia ha raccolto la testimonianza della Task Force contro gli OGM e punta ora a fermare le ipotesi di coltivazione della patata Amflora della BASF.

    Le ragioni della protesta di Greenpeace, sono molteplici e riassunte nel rapporto “Il vero costo degli OGM” di cui oggi vengono pubblicati i primi tre capitoli. Qui sono raccolti esempi dei fallimenti degli Ogm sia a livello agronomico che economico e presentando alcune delle soluzioni alternative, già praticate dagli agricoltori in tutto il mondo. Il rapporto descrive inoltre il ruolo cruciale della prima valutazione su scala globale dello sviluppo agricolo e le relative raccomandazioni per affrontare i problemi legati all’agricoltura.

    Oggi vengono pubblicati i primi tre capitoli del rapporto: “ Il prezzo della libertà: quanto costa rimanere liberi dagli Ogm” che illustra le ripercussioni economiche per chi vuol rimanere libero da Ogm. “L’ingegneria genetica non è una priorità per l’agricoltura” rivela la strada da percorrere per superare le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare. Infine un esempio drammaticamente concreto e recente dei danni ambientali ed economici “La contaminazione da Ogm devasta il settore del lino canadese”.

    Nelle prossime settimane, mentre prosegue la petizione per chiedere una moratoria degli Ogm a livello europeo, che ha quasi raggiunto le 500.000 adesioni, Greenpeace pubblicherà ulteriori esempi di fallimenti degli Ogm e alcune delle soluzioni alternative già esistenti.

    Ufficio Stampa Greenpeace

  8. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Caro Antonio, complimenti per la chiarezza e la logica che come sempre contraddistingue i tuoi articoli. Purtroppo però temo siano armi spuntate nel nostro paese che non ha mai avuto un approccio logico su questo e altri argomenti. La politica cavalca abilmente le paure della gente per conquistare consensi e ultimamente ha fatto un salto di qualità alimentando attivamente queste paure con affermazioni palesemente non vere e che raramente vengono smentite su giornali, radio o TV. Così si forma una “logica” fittizia che dimostra la diaboliticità degli ogm.
    Un primo passo sarebbe quello di non parlare più di ogm ma di ogni singolo tipo di ogm, e.g. di mais resistente alla piralide o di patata ad alto contenuto di amilopectine o di soia resistente ad erbicidi a basso impatto ambientale etc. ma di nuovo forse si scende su un piano logico che fa poca presa sull’opinione pubblica.
    Il convincimento dell’opinione pubblica resta comunque un passaggio molto importante per giungere all’utilizzo delle piante GM utili per la nostra agricoltura, grazie quindi per la tua opera.
    Marco Pasti

  9. antonio pascaleNo Gravatar scrive:

    Caro Marco lei ha ragione. Di sicuro la battaglia è culturale. Nel nostro caso, poi, questo scontro è impari, combattiamo con delle misere fionde. chissà, forse, bisognerebbe essere più presenti sulla scena, scrivere commenti e precisazioni quando leggiamo sciocchezze (oggi su repubblica c’è un trafiletto sull’insuccesso della patata amiflora in campo alimentare,e naturalmente l’articolista non sa nemmeno che quella patata produce amido per usi industriali), e di sicuro qualche autorevole genetista dovrebbe intervenire con più peso e forza in questa battaglia. grazie mille.

  10. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Caro Antonio La prego di leggere, se lo vorrà, l’articolo che Spazio Rurale pubblicherà a mia firma sulla patata Amflora. Nel precedente numero ne ho scritto un altro per contestare le affermazioni di Zaia sulla “polenta schifezza”. Non sono un autorevole genetista, ma mi sono sempre occupato di miglioramente vegetale e mi sforzo di fare opera di divulgazione seria e di combattere la disinformazione.

  11. antonio pascaleNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto, certo che leggo. Spero sempre che questi benedetti opinion maker comincino a leggere i periodici come spazio rurale o l’informatore, imparerebbero tanto dai tecnici. a presto

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Caro Antonio, cosa ne pensi della proposta di Capanna apparsa sul Corriere della Sera di oggi (Pag. 31) di lanciare la tecnologia Mas, vale a dire selezionare all’interno della stessa specie e non introdurre DNA estraneo?
    Per quanto mi riguarda, seguendolo, devo fargli notare che dovremmo interdire tutte le coltivazioni di frumento in quanto nel suo genoma, a suo tempo, è stato incorporato un genoma di Aegylops. Per la stessa ragione, la patata Amflora, seppure avendoci operato con biotecnologie, non dovrebbe essere scartata da Capanna, infatti si tratta di una cisgenesi e non di una transgenesi. Il meccanismo per silenziare un gene (in questo caso si è trattato di silenziare la sintesi dell’amilosio) è una dotazione delle piante per autodifendersi.
    Vedrà che di fronte alle numerose contestazioni riusciranno a piantare nuovi paletti, come lo hanno fatto quando hanno escluso dagli OGM quelli ottenuti per irradiazione (vei frumento Creso). Questi “soloni” oltre a non farsi una cultura genetica, qaundo sono presi con le mani nella marmellata, fanno una precisazione a loro uso e consumo dimostrando di considerare la scienza come un elastico!

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