Micotossine: è la dose che fa il veleno

03 Ott 2012
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Il dosaggio per la pasta è tarato sull’Europeo medio che mangia 5-7 chili l’anno di pasta contro i 27 di un italiano.

Ma lo stesso potrebbe dirsi per il mais che è consumato molto di più nell’arco alpino rispetto a quanto venga consumato in Europa o nel Sud Italia.

Ed inoltre in Italia si è adulti appena compiuti i tre anni e non a 14 come sarebbe corretto. Tutte misure che mettono a rischio i corretti dosaggi di tossine (come le fumonisine) potenzialmente destinate al consumo per i minori.
Risoluzioni n. 7-00974 Bellotti, 7-00982 Delfino, 7-00983 Callegari e 7-00994 Bellotti: Misure per far fronte all’elevata contaminazione da aflatossine nella produzione di mais.

NUOVA FORMULAZIONE DELLA PROPOSTA DI TESTO UNIFICATO PRESENTATA DAL PRESIDENTE

La XIII Commissione, premesso che:

le aflatossine sono micotossine pro- dotte da funghi principalmente apparte- nenti al genere Aspergillus e in particolare da A. flavus e A. parasiticus;

queste tossine costituiscono un pe- ricolo reale, essendo l’aflatossina B1 l’epa- tocancerogeno più potente che si conosca; se gli animali vengono alimentati con mangimi che le contengono, un loro me- tabolita, l’aflatossina M1, viene trasferito al latte;

lo sviluppo di tali funghi tossigeni, ampiamente diffusi in natura, avviene nei nostri ambienti cerealicoli in campo quando le condizioni climatiche di gran caldo, umidità relativa elevata e stress idrico ne favoriscono la diffusione e la crescita;

è stato dimostrato che significative infezioni da Aspergillus spp. nel mais e il relativo accumulo di aflatossine nelle ca- riossidi, sono legate a prolungato stress della pianta causato da carenza idrica ma, specialmente, da temperature particolar- mente elevate. Tali condizioni si sono riscontrate nell’estate del 2012 per una durata eccezionale di 80-90 giorni in molti areali;

come atteso, la conseguenza di tali condizioni favorevoli allo sviluppo delle infezioni da Aspergillus spp. è che i primi dati relativi alla raccolta in corso confer-

mano una presenza di aflatossine nella granella di mais, quantomeno nel raccolto delle aree climaticamente più difficili e colpite dall’andamento meteorologico ri- cordato;

le operazioni di pulizia e selezione fisica sul « semilavorato essiccato grezzo », consentono di ridurre la contaminazione e recuperare quote importanti del prodotto all’utilizzo;

qualora i primi dati venissero con- fermati, emergerebbe una situazione di preoccupazione per la commercializza- zione e il possibile impiego della granella nel settore feed (zootecnico-mangimistico) e food (alimentare e industriale);

va fatto un doveroso e approfon- dito monitoraggio durante la fase di rac- colta del prodotto;

è necessario predisporre e adottare una serie di interventi operativi per indi- viduare le partite più contaminate a tutela della salute umana sicuramente e prima di tutto, ma anche misure economiche a tutela delle imprese agricole e stoccatrici coinvolte;

si evidenzia la urgente necessità di:

a) riservare fin da subito all’ali- mentazione umana e ai mangimi per vac- che da latte le scorte del mais dello scorso anno che sono « pulite » per aflatossine;

b) adottare un insieme organico di misure di prevenzione, per evitare di rincorrere le emergenze, assumendo adeguate misure di monitoraggio, informazione ed eventuale formazione degli operatori di filiera;

c) mettere a punto protocolli di produzione e lavorazione che consentano di contenere il rischio aflatossine nel mais, considerando fattori critici quali ad esem- pio: valutazione dell’eventuale suscettibi- lità varietale; verifica delle pratiche agro- nomiche e delle possibilità di contrasto delle infezioni da Aspergillus, individua- zione di indicatori sistematici volti a for- nire un’informazione predittiva sull’even- tuale sviluppo di muffe tossigene, effettua- zione di controlli pre-raccolta e pre-essi- cazione per selezionare eventualmente il prodotto in lotti a contaminazione diver- sificata, progettazione e collaudo di linee di lavorazione con selezionatori optomec- canici di grani alterati, sviluppare test diagnostici rapidi da utilizzare in situ per valutare quali/quantitativamente la con- centrazione di aflatossine nel prodotto;

d) ricercare misure, nell’ambito del rapporto con le istituzioni dell’Unione eu- ropea, per affrontare le possibili situazioni legate ad eventi naturali eccezionali che comportino conseguenze economiche ne- gative per produttori e stoccatori, incol- pevolmente danneggiati;

e) creare, con criteri armonizzati, un database nazionale per raccogliere in modo sistematico i dati nazionali prove- nienti sia dalle attività di controllo uffi- ciale sia da quelle di autocontrollo azien- dale al fine di poter disporre di una attendibile massa critica da fornire in tempi rapidi alle istituzioni dell’Unione europea e a quelle internazionali;

considerato che:

la coltivazione dei cereali riveste in Italia un ruolo di primario interesse in quanto fornisce la materia prima alle industrie mangimistiche e all’industria di trasformazione per la produzione della pasta e dei prodotti da forno; è di tutta evidenza che la tutela della produzione nazionale dalla contaminazione e diffu-

sione di metaboliti tossici come appunto le micotossine - di cui l’aflatossina rappre- senta una tipologia - è strettamente con- nessa alla tutela della sicurezza alimentare e della salute umana, in primo luogo dei bambini e dei soggetti più deboli;

il Governo ha accolto lo scorso 26 settembre una risoluzione della Commis- sione Agricoltura del Senato in cui sono stati presi impegni importanti per tutelare la filiera agroalimentare del grano duro dall’impatto delle micotossine; sarebbe meglio affrontare la questione delle mico- tossine in maniera generale, ossia pren- dendo in considerazione tutti i prodotti già individuati come « a rischio » dal regola- mento (CE) n. 1881/2006;

come già detto le micotossine sono metaboliti tossici di vari ceppi fungini e sono cancerogeni, teratogeni (provocano malformazioni), mitogeni (divisione ano- mala della cellula eucariote) e deprimono il sistema immunitario; la contaminazione delle matrici alimentari avviene già sul campo (tricoteceni, fumosine, zearalenone) per seguire gli alimenti fino ai siti di stoccaggio (ocratossina A e aflatossine);

non è superfluo rilevare come una diversa regolamentazione sul tenore di micotossine tollerabili abbia avuto impor- tanti riflessi sugli scambi commerciali e sulla collocabilità stessa delle derrate; in- fatti, mentre la maggior parte dei Paesi ha un limite inferiore a 1000 ppb, l’Europa ha fissato, con il citato regolamento (CE) n. 1881/2006, un limite quasi doppio pari a 1750 ppb; inoltre ci sono limiti massimi differenti per ogni singola tossina e desti- nazione d’uso della materia prima (food e feed) e lungo la filiera (cioè dal chicco alla pasta);

la dieta mediterranea è basata sul consumo di prodotti a base di cereali per i quali, a differenza dei consumatori eu- ropei, gli italiani consumano una quantità superiore alla media europea; nel sud Italia tale consumo è ancora più alto;

i limiti attuali sono tarati sull’eu- ropeo medio, che consuma 5-7 chilogrammi di pasta l’anno, mentre in Italia tale consumo è pari a 27 chilogrammi; in particolare sono esposti i bambini di età superiore ai tre anni che vengono classi- ficati come adulti dal decreto del Presi- dente della Repubblica n. 128 del 1999, che stabilisce regole di sicurezza ben de- finite e produzioni dedicate e tutelate solo per i bambini fino a tre anni;

il rapporto tra mercato e micotos- sine determina serie conseguenze sulla vita economica di migliaia di aziende italiane e può costituire una chiave di lettura con cui interpretare il legame tra sicurezza alimentare e difesa del reddito degli anelli più deboli della filiera, ossia agricoltori e consumatori;

l’attuale legislazione, sia per quel che attiene alle borse merci dei cereali sia per quel che attiene all’etichettatura ob- bligatoria, non tiene conto dei differenti livelli di micotossine e non sfrutta quindi il potenziale competitivo delle produzioni nazionali e non incentiva la produzione italiana di qualità;

impegna il Governo:

ad adottare, d’intesa con le regioni, in considerazione della straordinarietà delle condizioni climatiche registratesi nell’anno in corso, che potrebbe comportare danni non solo sul prodotto cerealicolo nazio- nale, ma anche sull’intera filiera agroali- mentare, le iniziative necessarie al fine di prevedere, nei casi in cui le analisi evi- denzino partite con presenza di aflatossine superiori ai limiti stabiliti dalla vigente normativa comunitaria, l’effettuazione di trattamenti fisici di cernita, per ottenere la decontaminazione delle partite, in modo da rendere possibile la conseguente im- missione in commercio senza pericoli per la salute pubblica e salvaguardando la qualità del latte e degli altri prodotti alimentari derivati;

a consolidare il sistema dei controlli e della comunicazione dei dati rilevati in corso di campagna di raccolta al fine di monitorare la situazione e la sua evolu-

zione con l’obiettivo di scongiurare peri- coli per la salute e contemporaneamente salvaguardare il corretto svolgimento della campagna di raccolta e di conferimento;

ad effettuare, sul mais importato da Paesi dell’Unione europea e al di fuori dell’Unione europea, controlli atti a ga- rantire la presenza di livelli di aflatossine conformi a quanto previsto attualmente dalla normativa europea e nazionale;

a ricercare comunque misure, nel- l’ambito del rapporto con le istituzioni dell’Unione europea, per affrontare le pos- sibili situazioni legate ad eventi naturali eccezionali che comportino conseguenze economiche negative per produttori e stoc- catori, incolpevolmente danneggiati e più in generale per la salubrità degli alimenti posti al consumo;

a ricercare, nell’ambito del rapporto con le istituzioni dell’Unione europea, mi- sure per affrontare le possibili situazioni economiche a rischio di produttori e stoc- catori incolpevolmente danneggiati dal- l’evento naturale eccezionale, anche al fine di evitare tentativi di elusione dei controlli con conseguente rischio di contaminazione delle filiere sensibili;

a operare al fine di scoraggiare fe- nomeni speculativi sui prezzi esaltando in modo artificioso la portata dei fenomeni riconosciuti;

ad operare in sede comunitaria per una corretta classificazione legale dell’età dei bambini estendendo le tutele sanitarie ai fini dei prodotti alimentari destinati alla loro alimentazione, in quanto il decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1999, che recepisce una direttiva comuni- taria, configura come soglia anagrafica massima per tali tipologie di prodotto l’età di tre anni anziché, come opportuno, l’età di quattordici anni;

ad adottare tutte quelle iniziative - sia in ambito nazionale che in ambito comunitario - volte ad armonizzare le normative in materia di micotossine pre- senti negli alimenti con quelle dei Paesi extraeuropei più virtuosi, nella prospettiva di tutelare adeguatamente - anche alla luce del principio di precauzione - la sicurezza dei consumatori tenendo conto anche dei livelli medi di consumo di prodotti a base di grano duro ravvi- sabili in Italia, superiori a quelli di altri Paesi europei, con conseguente maggiore esposizione ai rischi sul piano della sa- lute;

ad emanare le opportune disposizioni legislative per introdurre l’obbligo di in- dicare in etichetta il valore delle micotos- sine contenute nei prodotti alimentari in- dicati dall’allegato del regolamento (CE) n. 1881/2006 in materia di contaminanti dei prodotti alimentari, attivando la pro- cedura prevista dall’articolo 45 del rego- lamento (CE) n. 1169/2011.

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