La nuova sentenza Monsanto

16 Set 2011
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di Luca Simonetti

Siamo arrivati all’ennesima - ma, prevedibilmente, non ultima - puntata della serie (con pochissima suspence) Monsanto vs. Governi europei. Questa volta si tratta di un rinvio per pronuncia pregiudiziale da parte del Conseil d’État francese, davanti al quale Monsanto ha impugnato due distinti provvedimenti del Ministero dell’agricoltura e della pesca transalpino, che dapprima avevano sospeso la cessione e l’utilizzo di semi mais MON 810, per poi  vietarne interamente la coltivazione.

La questione è in sé piuttosto semplice, ma richiede una lunga spiegazione dato che le norme comunitarie richiamate sono parecchie. Bisogna dunque fare attenzione ai vari passaggi.

Nel 1998 la Commissione UE, ai sensi della Direttiva 90/220, ha autorizzato l’immissione in commercio del MON 810, che di conseguenza è stato autorizzato anche dal Ministero francese pochi mesi dopo. Nel 2004, poi, la Monsanto ha notificato alla Commissione il MON 810, ai sensi dell’art. 20, n. 1 a) del Regolamento n. 1829/2003 (secondo il quale “per quanto concerne i prodotti autorizzati in virtù delle direttive [90/220 o 2001/18] gli operatori responsabili della loro immissione in commercio notificano alla Commissione la data in cui essi sono stati per la prima volta immessi sul mercato comunitario“).. La stessa norma prevedeva altresì che, decorsi tre anni dall’entrata in vigore del Regolamento, gli operatori avrebbero dovuto presentare una domanda di rinnovo.

Si noti che a suo tempo la Direttiva 90/220 era stata sostituita dalla Direttiva 2001/18, che stabiliva (al suo art. 17) che il rinnovo dell’autorizzazione, se richiesto prima del 17 ottobre 2006, avrebbe consentito al richiedente di continuare a immettere in commercio l’OGM già autorizzato in pendenza del rinnovo. Ma la stessa Direttiva stabiliva altresì che l’art. 17 (così come, si badi, l’art. 23, contenente la famosa “clausola di salvaguardia”) non si applica “agli OGM come tali o contenuti in prodotti, autorizzati da atti comunitari” che prevedano obblighi e controlli equivalenti.

Quindi, la Monsanto non fa una nuova notifica alla Commissione anche ai sensi dell’art. 17 della Direttiva 2001/18, considerando sufficiente la notifica ai sensi del Regolamento. Cosa accade a questo punto? Come un falco, il Ministero francese piomba sulla Monsanto e, con una girandola di decreti, sospende prima e poi vieta l’immissione in commercio, l’utilizzazione e la coltivazione del MON 810, una volta richiamandosi genericamente al codice rurale e dell’ambiente francese “fino alla pubblicazione di una legge relativa agli OGM”, per un’altra volta richiamarsi alla necessità di attendere la conclusione dell’iter autorizzatorio del MON 810. Si noti che il Ministero, nel notificare (peraltro con qualche ritardo) i suoi diversi provvedimenti alla Commissione, li ha qualificati come assunti, una prima volta  in base all’art. 34 del Regolamento 1829/2003, e una seconda volta in base all’art. 23 della Direttiva 2001/18. Come vedete, se avete pensato finora che certi pasticci possano farli solo i governi italiani, vi siete sbagliati: sono in grado di farne anche i francesi.

In sede di impugnazione, il Conseil d’ État ha innanzitutto chiesto alla Corte di Giustizia di chiarire se, nel caso in esame, il prodotto della Monsanto sia soggetto alla Direttiva n. 2001/18 oppure al Regolamento 1829/2003.

La Corte risponde al quesito stabilendo che gli OGM come il MON 810, autorizzati in quanto sementi ai fini della coltivazione ai sensi della Direttiva 90/220, e poi notificati come prodotti esistenti ai sensi del Regolamento 1829/2003, in  pendenza della domanda di rinnovo dell’autorizzazione, non sono soggette alle misure di salvaguardia di cui all’art. 23 della Direttiva 2001/18. Nulla vieta tuttavia, dice (giustamente) la Corte, che le misure di sospensione o divieto provvisorio vengano adottate in forza dell’art. 34 del Regolamento 1829/2003, i cui presupposti sono simili a quelli dell’art. 23 della Direttiva.

L’art. 34, ricordiamolo, recita: “Quando sia manifesto che prodotti autorizzati dal presente regolamento o conformemente allo stesso possono comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o l’ambiente, sono adottate misure conformemente alle procedure previste dagli artt. 53 e 54 del regolamento 178/2002“; tali misure sono la sospensione (se ad agire è la Commissione) o altre misure cautelari (se ad agire è un Paese membro, a condizione però che esso ne informi immediatamente la Commissione dell’adozione e altresì che abbia, in precedenza, informato “ufficialmente” la Commissione della necessità di adottare misure cautelari).

A questo punto il Giudice francese chiede alla Corte di chiarire se, in un caso come quello in esame, l’art. 34 del Regolamento 1829/2003 sia invocabile.

La Corte, come già anticipato nella risposta al primo quesito, risponde che la norma è in astratto applicabile, ma che a tal fine, oltre ai requisiti sostanziali dell’art. 34, occorre altresì che siano rispettati i requisiti procedurali dell’art. 54 del regolamento 178/2002. E qui, dice la Corte, spetta al giudice nazionale verificare che questo rispetto vi sia stato.

Il terzo e ultimo quesito sollevato dal Conseil d’ État consiste nel grado di rigore richiesto agli Stati membri per poter applicare l’art. 34 del Regolamento 1829/2003. La Corte spiega che, dati i termini usati nell’art. 34 (”manifesto” e “grave rischio per la salute o l’ambiente“),   non è sufficiente “un approccio puramente ipotetico del rischio, fondato su semplici supposizioni non ancor accertate scientificamente. Al contrario, siffatte misure di tutela… possono essere adottate solamente se fondate su una valutazione dei rischi quanto più possibile completa, tenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, che dimostrino che tali misure sono necessarie“. L’autorità nazionale, quindi, in attesa della definitiva decisione della Commissione, può assumere provvedimenti d’urgenza solo se dimostra “l’esistenza di una situazione in grado di comportare un rischio che ponga a repentaglio in modo manifesto la salute umana, la salute animale o l’ambiente“.

La palla torna adesso al Giudice amministrativo francese. L’esito sembra onestamente scontato: anche a prescindere dal mancato rispetto dei presupposti formali, è difficile immaginare che la Francia possa dimostrare il “rischio manifesto” necessario per giustificare la misura interdittiva adottata contro il MON 810, o un’altra misura dall’analogo effetto. Tanto più se, come sembra, l’EFSA ha già rigettato le “argomentazioni” scientifiche (si fa per dire…) addotte a difesa della misura di salvaguardia assunta dalla Francia.

Ma quel che è più interessante è stata la reazione: se il Ministro francese ha già avuto la chutzpah di affermare, a inchiostro ancora caldo, che la sentenza della Corte è “meramente procedurale” e che, se la misura di salvaguardia verrà annullata, la Francia è pronta a adottarne una nuova, vuol dire che purtroppo, per gli OGM in Europa,  c’è poco da fare. Si tornerà al solito gioco a rimpiattino fra il governo nazionale che adotta a vanvera una misura di salvaguardia, la Corte UE che la annulla, e lo Stato membro che ne adotta un’altra con la stessa motivazione o con una diversa ma altrettanto farlocca, così ricominciando la giostra, all’infinito. Siamo, insomma, di fronte a un contrasto ormai irreconciliabile fra l’ordinamento giuridico comunitario (per il quale gli OGM, una volta autorizzati, possono essere commerciati e coltivati liberamente, salva la scoperta, sancita da ricerche scientificamente solide, di rischi prima ignorati) e la volontà politica di alcuni  Stati, che puramente e semplicemente non intendono in nessun modo autorizzare la coltivazione degli OGM sul proprio territorio, indipendentemente dalla previa autorizzazione comunitaria e dall’inesistenza di alcuna nuova prova scientifica che faccia sospettare una loro pericolosità. E per una situazione di conflitto del genere non esiste, a ben vedere, alcun valido rimedio giuridico. Anche perché finora, a parte Monsanto, non sembra che gli operatori del settore si siano dati granché da fare, neppure sul fronte delle richieste di risarcimento del danno, per far cambiare idea agli Stati.

Alla fin fine, l’opinione di chi scrive è che, piuttosto di continuare con una simile farsa, perfino l’adozione del progetto di modifica alla Direttiva 2001/18 proposto dalla Commissione nel luglio 2010 (e, a quanto pare, paradossalmente, a tutt’oggi bloccato proprio dall’opposizione di alcuni fra gli Stati più fanaticamente contrari agli OGM, come la stessa Francia e l’Italia), col quale la decisione circa la coltivazione di OGM viene rimessa ai singoli Stati, sia di gran lunga preferibile. Almeno così, una buona volta, ciascuno dovrà prendersi le sue responsabilità alla luce del sole.

6 commenti al post: “La nuova sentenza Monsanto”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Siamo di fronte al tipico comportamento pusillanime di chi non ha il coraggio delle proprie azioni. Con questo sistema è l’UE verso cui si dirigerebbe un’azione di denuncia in sede di contenzioso, ben sapendo che Monsanto o direttamente un paese esportatore di mais difficilmente inizierà un’azione contro l’UE (per una questione di dare e avere e poi in fin di conti vendono già seme di mais). Per contro se la decisione passasse ai singoli Stati Membri l’eveventuale azione potrebbe essere condotta contro un solo Stato membro, il che faciliterebbe le cose al denunciante e metterebbe in ambasce lo Stato preso di mira. La Francia potrebbe proprio essere l’ideale in quanto costitutrice di varietà di mais convenzionale e con l’interprofessione maidicola più recettiva verso gli OGM.
    Ma un’eventuale condanna della Francia faciliterebbe poi un’eventuale altra azione su un altro Stato recalcitrante. Il bizantinismo giuridico è rinato (anche se non è mai morto)!

  2. GiulioNo Gravatar scrive:

    Per le grandi società sementiere l’Europa non è un cliente primario. Certo fanno i loro affari, ma andare ad impegolarsi in cause complicate contro Stati che non boicottano le loro produzioni, ma soltanto una loro linea di semi, non è una buon affare. Dopotutto vendono benissimo anche i solo semi tradizionali. Per gli OGM hanno mercati più ricettivi e ugualmente paganti. L’Europa sta involvendo su se stessa, incapace di innovare e rinnovarsi. Guardate gli anni passati, quante innovazioni sono venute da questo continente: la radio, il telefono, la lampadina, il motore reazione e tutta la missilistica, i polimeri, gli hovercraft, le automobili e i motori endotermici, i treni ad alta velocità e perfino l’atomo fu “domato” da scienziati europei. Tutte innovazioni che oggi vengono contestate soprattutto in Europa. L’Europa sta vivendo una crisi spirituale da fine millennio e non appare ancora in grado di riprendersi. Con buona pace per i ricercatori, gli agricoltori e l’economia.

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    IL CONSIGLIO DI sTATO fRANCESE A SEGUITO DI QUANTO DECISO DA BRUXELLES HA DECISO DI ANNULLARE

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    continuo

    LA SOSPENSIONE DELLA COLTIVAZIONE DEL MON 810.

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scusate ma l’invio avviene a mia insaputa

    A rigore quindi i nmisicoltori francesi la primavera prosima potranno coltivare mais con il tratto Mon 810 (resistenza alla piralide).

    Questo se anche la Francia fgosse un paese normale, ma siccome è un paese che calpesta il diritto come l’Italia il ministro Le Maire ha già detto che da qui alla primavera troveranno la possibilità di impedire ancora le semine. Che poi il provvedimento abbia legalità o meno lo decideranno gli arganismi giuridici di controllo, ma intanto trascorrerà il tempo utile per le semine. Eppure hanno fatto una rivoluzione per una nazione più giusta.

  6. misterbeanNo Gravatar scrive:

    dal portale Indymedia
    http://piemonte.indymedia.org/article/15034
    https://london.indymedia.org/articles/12264

    I segreti di Monsanto
    Miguel è uno che conosce molto bene Monsanto. Ha lavorato per la multinazionale in America Latina per oltre 25 anni. Conosce vita, morte e miracoli. I segreti di Monsanto.
    Oggi Miguel oggi è uno dei pentiti dell’OGM. Vorrebbe fare qualcosa di costruttivo. Colto da crisi di coscienza ha deciso di raccontarci chi è Monsanto e i suoi progetti per l’Europa (e l’Italia).
    Monsanto con suoi marchi e la società sementiera leader nel mondo. Opera oggi in oltre 60 paesi con oltre 14.000 dipendenti, ha un fatturato che sfiora i 6 miliardi di dollari e investimenti in ricerca genomica e biotecnologica per oltre mezzo miliardo di dollari. Dopo il pentito della TAV chiediamo al nuovo pentito degli OGM: “Senti Miguel…” (nome di fantasia ovviamente), “ma perché mai dovrebbe preoccuparci Monsanto? Nella maggioranza di paesi europei le sementi e gli alimenti geneticamente modificati son banditi”. Miguel si gratta la capoccia e risponde: “Si è vero, però Monsanto adesso ha messo in campo una potentissima lobby e conta anche in Europa di poter cambiare le cose. Così come ha già fatto con successo in altre aree del mondo”. Se una volta Monsanto scappava a gambe levate dall’Europa (a causa delle ostilità alle coltivazioni OGM) adesso ha capito che è il momento giusto di insistere, e tornare. Anche alla grande. Potremo dire scherzosamente “torna a casa Lasso” (dal nome di una diabolica sostanza chimica prodotta dalla Monsanto). Nel bacino del Mediterraneo Monsanto vorrebbe fare ciò che sta realizzando in America Latina. Infatti nel continente sudamericano le più importanti holding, frotte di agronomi e grossi consorzi di produttori stanno sfruttano intensivamente i territori usando solo le bio- tecnologie del colosso americano. Il monopolio assoluto. Mentre un tempo le coltivazioni con prodotti discutibili si facevano più o meno clandestinamente adesso le fanno tranquillamente alla luce del sole. Tra le tante corporazioni è molto attiva l’ AAPRESID, un’Associazione Argentina di Produttori in Semina Diretta fondata nel 1989. É una delle più importanti ONG composta da una fitta rete di produttori innovativi di tutto il territorio Argentino, che riceve sostegno dalla scienza targata Monsanto e sperimenta sul campo tutte le sue nuove tecnologie. Proprio lì nella pampas, dopo decenni di sfruttamento brutale, ora però si sta studiando il problema del deterioramento ambientale. Le lavorazioni intensive hanno distrutto l’integrità biologica ed ecologica del sistema suolo. L’erosione eolica e idrica (nonchè lo spregiudicato utilizzo dei veleni Monsanto) quotidianamente continua a causare l’inquinamento dei corsi d’acqua, e sono fenomeni che diventano sempre più marcati e costituiscono uno dei principali fattori di degradazione dei suoli. Se leggete il “Dossier Monsanto Dekalb – Ibridi ad alta efficienza” (che gentilmente Miguel c’ha messo a disposizione) si parla proprio di questo, della tecnica di sfruttamento intensivo dei terreni, per favorire “l’aumento della produzione annuale per unità di superficie” e “aumenti della resa media poliennale”. L’Argentina naturalmente è solo una palestra, poi il suo modello verrà gradualmente esportato oltreoceano. Quì da noi ci son già laboratori pronti che non vedono l’ora di poter metter a frutto queste sperimentazioni. A Pontevico in Italia c’è ad esempio un importante centro di ricerca Monsanto (e uno anche a Olmeneta) che ha il compito di monitorare e vaglia il lavoro di analisi che viene fatto dagli altri laboratori Monsanto sparsi in tutto il mondo (Umberlandia in Brasile, Ankeny e St Louis in USA, Boissay Francia, Bethlehem Sud Africa).
    Ma una domanda ci viene spontanea: “Scusa Miguel ma sei proprio sicuro che da noi ora ci sono le condizioni favorevoli per il ritorno in grande stile di Monsanto?”. Il gaucho scuote la testa e risponde affermativamente senza esitazioni. Monsanto, ci racconta, da qualche tempo ha sguinzagliato i suoi 007 per sondare in mercato europeo (con particolare attenzione a quello italiano) e per approcciare tutti i più importanti maiscoltori professionisti, proponendo interessanti contropartite in cambio dell’utilizzo dei suoi prodotti modificati in laboratorio (per iniziare vorrebbero sponsorizzare fortemente una varietà di mais ibrido adatto alla fascia mediterranea). In Europa ed in Italia, ad esempio, forse non tutti lo sanno, anche se gli OGM son ufficialmente al bando ed è stata indetta una moratoria questi vengono ugualmente utilizzati, studiati/sperimentati e ampiamente impiegati (l’importante è non dire a nessuno dove e come). D’altronde le tecnologie ed i prodotti a marchio Monsanto son già ben noti e presenti da lustri in molte importanti realtà zootecniche (v. prodotti come DEKALB, Asgrow, Roundup e Cargill).
    Diciamo subito, per amore di verità, che in linea puramente teorica le biotecnologie applicate all’agricoltura, potrebbero esser foriere di grandi benefici per l’umanità, specialmente per proteggere le colture da virus e parassiti e sconfiggere la fame nel mondo. Nella realtà però - almeno così sostiene il nostro ben informato interlocutore - è esattamente il contrario. Le sostanze manipolate dall’ecomostro americano stanno soltanto causando danni ambientali enormi. Basti solo pensare ad una varietà di mais che qualche genialoide di scienziato ha pensato bene di incrociare con del micidiale pesticida (mais varietà MON810 trattato con il Poncho 2 un potente antiparassitario prodotto dalla tedesca Bayer). Insetticidi, fungicidi, fitofarmaci, erbicidi nonché fertilizzanti targati Monsanto, anziché difendere l’ambiente lo stanno letteralmente ammazzando ed avvelenando. E’ il caso di un ipertecnologico geodisinfestante a base di Zetacipermetrina, un piretro di ultima generazione con azione neurotossica che provoca l’immediata paralisi e morte di larve e insetti (peccato che ammazzi anche api e insetti indispensabili all’equilibrio dell’ecosistema). A detta di Miguel sta sostanza di sintesi fa anche incazzate di brutto tutte le colture (soia, mais, colza, cotone la patata) con ricadute poco simpatiche nella catena alimentare. E quando la natura si rivolta poi son proprio cazzi (e se non si rivolta la natura ci rivoltiamo noi).
    Che la multinazionale di Saint Louis facesse qualche porcata, per la verità qualcuno l’aveva già sospettato. Più volte la società Monsanto è stata accusata di gravi negligenze, frodi, attentati alla salute e all’integrità di persone e cose, disastri ecologici e sanitari nonché utilizzo di false prove.
    Un caso abbastanza eclatante è stato quello del diserbante Monsanto Roundup (il più venduto al mondo ed il più utilizzato nei giardini delle scuole e nelle aree verdi delle città) che sfortunatamente ha avuto qualche lieve controindicazione (causa soltanto un pochetto di malformazioni e mutazioni genetiche). Comprovati studi, da parte di ricercatori internazionali (tra cui studiosi argentini ed inglesi) hanno accertato inconfutabilmente la responsabilità dell’erbicida nelle malformazioni cranio-facciali degli embrioni di polli, rane e di altri animali. Altri scienziati invece hanno appurato che il Roundop di Monsanto distrugge il Testosterone provocando la sterilità maschile sia nell’uomo che negli animali. Un altro team indipendente invece ha accertato che il Roundop causa anche malformazioni neonatali, cancro, danni genetici, alterazioni al sistema endocrino e altri danni anche se il prodotto Monsanto viene assorbito a bassissime dosi. Figuriamoci l’impiego massivo di questo prodotto, come avviene normalmente in agricoltura. Non c’è proprio da meravigliarsi se è stato riscontrato un preoccupante emergere di malattie cancerogene osservate proprio sulla popolazione del Sudamerica, una delle zone al mondo in cui si usa maggiormente la soia Ogm Roundup, soia modificata geneticamente creata dai proprio dai Frankenstein della genetica biotech Monsanto per tollerare le elevate quantità di Glifosato (la sostanza killer che è contenuta nei prodotti Monsanto). Ma i prodotti killer son tantissimi altri, come ad esempio il micidiale erbicida pesticida Lasso per cui Monsanto recentemente è anche stata condannata per avvelenamento ed intossicazione (vuoi vedere che alla fine ha fatto meno danni l’amianto dell’Eternit ed il benzene dell’ENI?).
    Un interessante documento interno di Monsanto Italia - che grazie a Miguel abbiamo potuto visionare - esplica: “Primo erbicida con la registrazione europea (20-11-2001). Tutti i produttori dovranno dimostrare la sicurezza dei loro prodotti. Noi forniremo i migliori dati fisico-chimici-tossicologici. La maggior parte delle registrazioni saranno: cancellate o classificate (entro 2 anni). Roundup supererà tutti gli esami (forte lobby europea di sostegno a Monsanto)…” (v. documento qui riprodotto ed allegato pdf).
    Un team di ricercatori coscienziosi di recente ha pubblicato un dossier che accusa l’industria agro-chimica americana e la Commissione Europea di sapere da almeno trent’anni della pericolosità del prodotto ma di averlo consapevolmente tenuto segreto all’opinione pubblica. Con Monsanto si stà replicando il triste giochetto delle multinazionali del tabacco? Sta a vedere che si ripete la storia dell’amianto dell’Eternit? Tutti sapevano che era micidiale e oggi facciamo la conta dei morti e feriti. Che Monsanto almeno stavolta si mettesse una mano sulla coscienza e abbia il buon gusto di scrivercelo in caratteri cubitali sui suoi prodotti: “Monsanto nuoce gravemente alla salute”.
    Un’interessante ricerca sponsorizzata dalla Monsanto titola: “Uomo e Biotecnologie, rischi immaginari o rischi reali?” (v. doc. qui allegato e riprodotto pdf). Dicono i pro-OGM pro-Monsanto di casa nostra: “… l’ingegneria genetica può portare a prodotti pericolosi. Vero. Le multinazionali non operano per risolvere i problemi dell’ambiente né la fame nel mondo bensì perseguendo i loro profitti.Vero. La legge che permette di brevettare geni o organismi viventi è alquanto contraddittoria. I suoi fondamenti sono basati su assunzioni arbitrarie che individuano un diritto eticamente molto discutibile. Vero … “. Come recita il motto Monsanto: “ … le società che guardano al futuro fanno molto di più che soddisfare i loro clienti. Li stupiscono”. Stavolta Frankenstein c’ha proprio stupito.
    “Senti Miguel…” (intanto grazie per tutte le info) gli chiediamo “… ste cose di Monsanto ci intrigano un casino ci racconterai qualcos’altro di interessante?”
    “Certo che si … se a voi non dispiace …”.
    .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
    Se avete voglia - e tempo - potete gettare un’occhio su alcuni interessanti documenti Monsanto (per gentile concessione di Miguelito).

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