Le imprese italiane del biotech: emergenza Metaponto Agrobios

14 Set 2011
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Quando si pensa agli OGM si immaginano sempre e solo gigantesche multinazionali fameliche, non pensando che esisterebbero anche aziende italiane del settore finite nel tritacarne delle falsita’ mediatiche sugli OGM.L’azienda leader in Italia nel settore e’ la Metaponto Agrobios, ma forse dovremmo dire “era”.  Riceviamo dalll’amico e collega Francesco Cellini l’invito a sottoscrivere un testo al sito: http://www.agrobios.it/petizione/index.html,
La Metapontum Agrobios rappresenta la più importante esperienza privata a livello nazionale per la ricerca biotecnologica applicata alle piante ed ha contribuito in modo significativo all’avanzamento delle  tecnologie applicate alla biotecnologie agrarie nei suoi venticinque anni di attività. La Società ha investito in modo rilevante in ricerche aventi un rilevante potenziale di impatto sull’agricoltura nazionale. Si ricordono le esperienze sulla costituzione di linee di S. Marzano resitenti al CMV con approcci di RNA interference, lo sviluppo di genotipi di melanzana e patata resistenti a inseetti mediante l’impiego di geni Bt, lo sviluppo di linee di pomodoro con profili nutrizionali speciali mediante ingegneria metabolica, l’induzione di resistenza a stress abiotici in ponmodoro impiegando fattori di trascrizione di Arabidopsis.Metapontum Agrobios possiede una significativa esperienza nei rilasci deliberati di PGM in pieno campo. I suoi campi sperimentali sono stati oggetto di rilasci deliberati nell’ambiente di piante geneticamente modificate fin dal 1994. In particolare tredici prove derivanti da undici richieste, sono state proposte e gestite dalla Metapontum Agrobios in seguito al rilascio delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti come previsto dal D.M. 92 del 3 marzo 1993 che recepisce la normativa europea 90/220, sostituita il 17 aprile scorso dalla normativa 18/2001/CE.
Tra le varie PGM sono state sperimentate varietà di patata e melanzana resistenti agli insetti tramite espressione di tossine Bt e varietà di pomodoro resistente al virus del mosaico del cetriolo (CMV).L’area può quindi essere indicata come una possibile area di studio per effettuare un monitoraggio “ex post” al fine di valutare l’eventuale impatto ambientale delle PGM.
Metapontum Agrobios è presente nei più importanti progetti nazionali ed Europei di genetica e genomica di colture di interesse agrario .

Per chi volesse sapere quale e’ la situazione aziendale di Metapontum Agrobios ecco il testo di un messaggio del Direttore Scientifico, Francesco Cellini

Caro Roberto
Metapontum Agrobios è arrivata ad un punto di crisi molto critico e delicato, attarverso un processo politico-decisionale che ha avuto una rapida evoluzione nell’estate appena trascorsa.

In sostanza la Regione Basilicata, azionista unico della nostra società che contribuisce in modo determiannte al sostentemento del centro mediante comesse in campo ambientale, per una serie di vincoli normativi e per le note restrizioni finanziarie che gli enti pubblici stanno attraversando, ha deciso, con una legge votata nell’agosto scorso, di supportare temporaneamente Agrobios (fino al 30/06/2012), per sviluppare un nuovo piano che verifichi le condizioni di un rilancio.

Condizioni che sono di tipo economico (risorse disponibili) e mission della società. Il nuovo piano prevede la possibilità di una ristrutturazione societaria ed attività, come ad esempio la ricerca di nuovi partner. In sostanza sembra che la Regione non possa, o non intenda, supportare l’attività di Agrobios con gli analoghi impegni economici assunti nel passato.
Se queste condizioni non ci saranno Agrobios è a rischio chiusura, e la legge regionale  indica già la prospettiva di liquidazione del centro ricerche.

Intanto nelle more di queste nuove decisioni e degli affidamenti, Agrobios ha avviato la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per tre settimane per tutti i dipendenti, dal 12 al 30 settembre 2012.
La situazione è dunque particolarmente critica, anche per i tempi che la regione Basilicata si è imposta.

Diventa dunque necessario il sostegno della comunità scientifica affinchè il nuovo piano della Regione punti ad un rilancio delle attività di R&D, che non disperda il patrimonio di conoscenze, competenze ed infrastrutture costruito nei venticinque anni.
Per questo abbiamo predisposto un appello rivolto al Presidente della Regione Basilicata, aperto alla comunità scientifica ed alla società civile, il cui link è http://www.agrobios.it/petizione/index.html, che spinga convintamente al sostengo delle attività di ricerca in Agrobios.

Mi appello alla tua sensibilità per diffondere tale appello su Salmone.org

Un caro saluto,

Francesco

12 commenti al post: “Le imprese italiane del biotech: emergenza Metaponto Agrobios”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Quando in un Paese (dovrei scriverlo minuscolo!) non esiste la Certezza del Diritto, tutto diventa possibile.

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Dispiace leggere ancora delle difficoltà di Metapontum Agrobios. Il pensiero va subito ai bravissimi colleghi che hanno dato moltissimo al territorio e alla ricerca nazionale. Roberto ha sintetizzato bene l’attività svolta nel settore delle biotecnologie (e qualche ricerca è stata condivisa con l’ex-Istituto Sperimentale per l’Orticoltura sia prime che durante e dopo la mia direzione) conseguendo risultati eccezionali. Va aggiunta anche l’attività svolta sulla valutazione della qualità dei prodotti più significativi della Basilicata e del Metapontino in particolare come -tanto per citare alcuni- la caratterizzazione degli oli, la determinazione dei residui dei pesticidi nell’ambito del monitoraggio ministeriale e dell’accumulo dei nitrati. Il tutto ha portato ad una elevata conoscenza delle metodologie alla quale si accompagnano una buona -se non ottima- dotazione strumentale, una buona struttura ed una grande flessibilità da parte del personale. Purtroppo,anche per Metapontum Agrobios,i tanto ammirati risultati sul fronte delle biotecnologie è stato un boomerang che non ha permesso già precedenti salvataggi per la netta e feroce (e stupida, aggiungo!) opposizione agli OGM. Non abbiamo dimenticato l’interesse di grandi (italiani) delle biotecnologie americane che pensavano di utilizzare le grandi conoscenze acquisite e le buone strutture per creare anche in italia quello che avevano fatto in America. Penso che il caro Cellini potrà fornire i particolari. Una cosa è ormai certa: la Regione Basilicata, malgrado la buona volontà, da sola non ce la fa a mantenenre il Centro anche perchè non gli è permesso di realizzare ricerche veramente innovative e, quindi, utilizzarne i brevetti. Come è successo all’Isport di Pontecagnano.
    Nella riforma degli Istituti del Mipaaf si era ventilato anche l’assorbimento del Metapontum Agrobios nel CRA. Sarebbe ora di realizzarlo definitivamente e acquisirlo al patrimonio della ricerca agricola nazionale, anche in considerazione che nello stesso sito già c’è un piccolo centro ricerca del CRA. Con questa operazione, la Basilicata avvrebbe a disposizione un potentissimo strumento per l’innovazione in agricoltura. A meno che i lungimiranti politici, considerate le ristrettezze del momento, non pensano di chiudere anche il CRA come ente inutile e passivo!

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    aggiungerei salvo finanziare il “Castello” (di sabbia) di Capanna.

  4. Ennio GalanteNo Gravatar scrive:

    Come ex ricercatore del CNR (come Vitangelo sa, ho lavorato vari anni sia nei PF del CNR, sia all’inizio della ristrutturazione del CRA per propugnare una politica di ricerca agricola avanzata e competitiva a livello internazionale) mi associo alle considerazioni di Cellini e di Magnifico. Sono stato a Metapontum Agrobios nel periodo del suo avvio. Ora non posso far altro che testimoniare e auspicare che la Regione, magari in collaborazione con qualche altra regione riesca a tenere aperto quel Centro.

  5. GiulioNo Gravatar scrive:

    Un consiglio per chi ci lavora: proponete di convertire la mission dell’azienda in ricerca sull’agricoltura biologica e biodinamica. Non importa se e quali risultati otterrete, ma sicuramente manterrete il posto di lavoro e la Regione avrà più facilità a trovare parters commerciali. Oggi solo un pazzo investirebbe, in Italia o in EU in un’azienda che fa ricerche su OGM o altro equiparabile. C’è il rischio concreto di non poter vendere il prodotto e di vedersi additati all’opinione pubblica (molto sensibile in questo) come degli aspiranti Frankestein. In bocca al lupo e speriamo che riusciate a trovare uno sbocco occupazionale concreto e affidabile.

  6. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Giulio, scusa il cinismo, ma chiedere a dei bravi ricercatori e tecnici di dedicarsi al biologico e/o al biodinamico significherebbe dedicarsi a nulla o quasi! Se poi pensiamo veramente che sono questi i settori trainanti nel futuro della nostra (e anche degli altri) agricoltura, è meglio chiudere subito non solo il Metapontum Agrobios ma tutti i centri di ricerca agricoli nazionali compresi quelli inclusi nell’Università, nel CNR e l’intero CRA!! C’è chi non vuol proprio capire che gli OGM sono una piccola parte (certamente importante) dell’innovazione anche in agricoltura. Pertanto, pensandola come colui che bruciò la biblioteca di Alessandria, evitiamo l’innovazione perchè chi vuol farla penserà di dedicarsi alle biotecnologie e quindi all’ingegneria genetica producendo OGM.

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Piuttosto che vedere questi ricercatori occuparsi di “bio” o altre simili amenità sono disposto ad ospitarli tutti a casa mia per un anno nell’attesa che trovino un’occupazione preso un’istituzione straniera disposta ad utilizzare le loro competenze! Pane e polenta non mancano…
    Pensiamo gente… Non lasciamoci divorare da un mondo politico/istituzionale che ha come scopo solamente, e non so per quale ragione, quello di distruggere l’agricoltura e le competenze in questo campo di un’Italia ormai agonizzante.
    Uniamo le nostre forze di pensiero e combattiamo con tutti i mezzi di cui possiamo disporre.
    Salmone é uno di questi.

    Franco

  8. Francesco CelliniNo Gravatar scrive:

    Il quadro che fa l’amico Vitangelo arricchisce il profilo delle esperienze più significative di Agrobios e della qualità dei ricercatori, oltre a fare il punto sul livello tecnologico delle infrastrutture. Le crisi hanno ciclicamente accompagnato la nostra vista aziendale, ma questa volta assume caratteristiche delicate per la concomitante crisi del sistema della finanza pubblica. Storicamente il nostro impegno nel settore del breeding molecolare e del trasferimento genico in pianta per indurre resistenze a stress biotici ed abiotici è stato molto importante. Abbiamo ottenuto risultanti rilevanti nella resistenza ad insetti e virus in colture ortive che avrebbero potuto avere importanti impatti sul sistema produttivo nazionale. In alcuni progetti abbiamo, come ricorda Vitangelo, collaborato con l’ISPORT con risultati eccellenti. Purtroppo le note vicende legate al dibattito sugli OGM hanno impedito ad Agrobios di avere le giuste soddisfazioni alla fine degli anni 90.
    Durante la prima importante crisi, avvenuta nel 1999 per l’uscita di ENI dalla compagine societaria, ci fu un importante tentativo di rilancio condotto da Montedison, in cooperazione con i “famosi” italiani. Montedison aveva fatto un accordo con il governo Italiano per il rilancio del biotech. L’acuirsi del dibattito sugli OGM fecero recedere Montedison che lasciò il campo ad una società che annoverava soci con notevoli esperienze imprenditoriali nel campo del farmaco e del biotech verde negli USA. Si scommise sulla possibilità di lavorare sulla sicurezza degli OGM con la previsione di una cauta apertura del mercato nel medio-periodo. Anche questa esperienza fallì per l’avversione totale perfino a condurre ricerche e sperimentazione sulla bosicurezza.
    Dal 2004 la società è in mano alla Regione Basilicata che ha lodevolmente supportato l’attività soprattutto con commesse nel campo del monitoraggio ambientale, generando un nuovo settore aziendale di pari peso rispetto alla ricerca, che intanto reperiva risorse sul “mercato” mediante bandi nazionali ed europei, con discreto successo.
    Oggi la Regione, con la crisi dei bilanci pubblici ed i problemi normativi sugli affidamenti diretti, si trova nell’impossibilità di supportare Agrobios con la stessa intensità, e pensa dunque ad una ristrutturazione.
    Probabilmente ci troveremmo in condizioni molto diverse se i risultati della ricerca, che giacciono inutilizzati nel cassetto, avessero trovato la via del mercato.
    Tuttavia dobbiamo fare i conti con l’oggi. Gli OGM sono un problema ma anche un pretesto. Sullo sfondo c’è una visione della ricerca scientifica come un investimento in un oggetto di lusso. Si discute spesso di strutture di ricerca come “fiore all’occhiello” o come “gioiello della ricerca” ad indicare un oggetto futile di cui se ne può far a meno, soprattutto nei momenti difficili. La ricerca è solo buona per discussioni di salotto, ma alla fine non viene percepita come reale motore dello sviluppo. La verità è ovviamente l’opposto ed il risultato è che questo Paese investe poco, e quel poco male, in ricerca.
    Ricordo con piacere Ennio Galante in Agrobios all’inizio dell’avventura ed i suoi ragionamenti sul sistema di ricerca nazionale e sulla proposta di organizzare la ricerca in campo agrario in un unico ente, in cui trovava spazio anche Agrobios. Le sue parole preveggenti suonano ancora attuali, e la crescita scientifica di Agrobios da ancora di più ragione a quella visione.
    Ben venga dunque l’interesse concreto di un ente nazionale che dia ad Agrobios il posto che oggi merita.
    Un ultimo commento a quanto scrive Giulio. Immagino che sia stata una provocazione, che, come tale, ha già suscitato le giuste risposte.

    Francesco

  9. L scrive:

    [...] opporre alla coltura

  10. Un futuro per le scienze agrarie? | Prometeus - ANBI Magazine scrive:

    [...] sugli OGM per poter salvare il pomodoro San Marzano da un virus che lo stava facendo scomparire ora non c’è più. Chi era interessato a studiare le allergie alimentari per sviluppare prodotti OGM privi di [...]

  11. Sognatore di realtà possibiliNo Gravatar scrive:

    …. SCRITTO DEL 2004, RITENGO ATTUALE E COMPRENSIBILE, ANCHE DAGLI SCIENZIATI …

    La crisi in cui versa il comparto agricolo italiano e meridionale in particolare, ha radici profonde legate a scelte politiche che hanno sempre privilegiato interessi di pochi gruppi privati a discapito degli interessi collettivi.
    Radici e ragioni apparentemente complesse ma che devono coinvolgerci tutti!
    Tutti dovrebbero sapere che è interesse collettivo tenere attivo il settore agricolo! E lo è sia per motivi di approvvigionamenti alimentari che di tutela del territorio e di qualità della vita.
    Uno degli obiettivi da raggiungere subito è quello di avvicinare i consumatori all’agricoltura e l’agricoltura ai consumatori, non solo per ragioni strettamente commerciali o di prezzo dei prodotti, ma per capire meglio le esigenze ed i vantaggi della collaborazione!
    Ancora in questi giorni, ad esempio, con il dibattito in corso sull’apertura agli OGM - tralasciando tutti gli altri motivi per dire NO - i produttori (ed i consumatori) italiani rischiano di continuare a perdere la loro “originalità”, le loro peculiarità (ovvero la loro “capacità competitiva”) per cui i loro prodotti sono ancora oggi ricercati ed apprezzati in tutto il mondo, specie se trasformati nei piatti della rinomata “dieta mediterranea”. Dieta i cui sapori e virtù sono riproducibili solo ricorrendo alle materie prime originarie e coltivate in territori ben identificati.
    Ancora una volta, quindi, con la paventata apertura alla diffusione degli OGM, gli interessi di grandi lobby andranno a discapito sia dei produttori che della collettività.
    Non si tratta di essere neo-oscurantisti se diciamo che il progresso tecnico-scientifico ha permesso di incrementare enormemente le quantità prodotte a discapito, spesso, della qualità sia dei prodotti che dell’ambiente ed ha portato gli agricoltori a dipendere totalmente da altri settori sia per l’acquisto delle materie prime che per la vendita dei prodotti ottenuti, facendo diventare quello che era il fattore principale della produzione agricola – il territorio – una variabile ininfluente!
    La ricerca può e deve fare ancora molto ad es. per produrre in modo pulito, ovvero sostenibile, cioè senza ricorrere all’uso di sostanze che generano scorie che si accumulano nell’ambiente e quindi nei prodotti di cui ci nutriamo, per tutelare la tipicità e la biodiversità, per contrastare i cambiamenti climatici e prevenire la desertificazione, ecc.

    Gli imprenditori agricoli continuano ad essere beffati da chi promette loro facili soluzioni a problemi complessi, com’è appunto quello dell’indebitamento finanziario.
    La produzione agricola è essa stessa un’attività complessa poiché influenzata da numerose variabili! E dei rischi legati ad alcune variabili quali, ad esempio, il clima o la sfavorevole congiuntura economica, se ne deve far realmente carico la collettività!
    Sono assolutamente inconsistenti i provvedimenti governativi sino ad ora intrapresi a sostegno dei redditi di chi si dedica all’attività agricola.
    E’ necessario un intervento straordinario mirato a garantire loro una idonea qualità della vita!
    Inoltre è necessario legare sempre più il consumo ai prodotti locali, tipici e biologici! Questo perché, il tema della qualità dei consumi e della valorizzazione della origine dei prodotti è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, in un contesto in cui la crescita della grande distribuzione e la diffusione del cibo preconfezionato tendono ad allentare i legami fra alimentazione e territorio.
    E’ opinione diffusa che bisogna accorciare “la filiera”; per fare questo occorre incidere su un sistema di intermediazione dei prodotti freschi e trasformati che, nel nostro Paese, è complesso ed arretrato e che erode i margini di guadagno delle aziende agricole e ne condiziona pesantemente i prezzi.
    Diminuire i trasporti, le confezioni inutili, ovvero lo spreco energetico e la produzione di rifiuti e favorire nuove forme di consumo che assolvano a quell’accorciamento prima annunciato!
    E’ necessario incentivare, perciò, con maggiori risorse e servizi un nuovo modello di produzione agricola, realmente sostenibile. Occorre una riconversione dell’agricoltura italiana e dell’arco jonico in particolare, all’agricoltura di qualità ed al “biologico”! Favorire l’adozione di “marchi-ombrello” territoriali che identifichino e certifichino la reale e totale sostenibilità dei cicli produttivi e salubrità delle produzioni e degli ambienti in cui sono prodotti integrando le attività agricole con gli altri settori produttivi presenti sul territorio, in particolare il turismo, l’artigianato e la piccola agro-industria!
    La produzione intensiva, la cosiddetta “agricoltura chimicizzata”, produce un grave impatto ambientale e finisce nel “calderone” anonimo dei mercati imposti dalla grande distribuzione.
    L’agricoltura può e deve continuare a fornire alla collettività beni e servizi primari, sia alimentari che di tutela dell’integrità del territorio!
    Per questo serve una nuova alleanza tra consumatori ed agricoltori, tra la collettività e quella parte di essa che tutela e preserva il territorio nell’interesse delle attuali e future generazioni!
    Matera, 05.11.2004

  12. Un futuro per le scienze agrarie? scrive:

    [...] sugli OGM per poter salvare il pomodoro San Marzano da un virus che lo stava facendo scomparire ora non c’è più. Chi era interessato a studiare le allergie alimentari per sviluppare prodotti OGM privi di [...]

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

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