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OGM e la fame nel mondo

OGM » OGM e la fame nel mondo

I problemi di insicurezza alimentare non possono essere risolti dagli attuali OGM commercializzati da grandi multinazionali e destinati alle agricolture dei Paesi più sviluppati. Appare strano immaginare come varietà resistenti agli erbicidi come la soia RoudupReady possa avere vantaggi di crescita senza acquistare il relativo erbicida o varietà di mais resistenti all’attacco di parassiti possano crescere senza enormi dosi di fertilizzanti azotati ed irrigazione. Tutte queste condizioni non possono essere trovate nei Paese dell’Africa Sub Sahariana dove più frequenti sono le carestie.
Da un altro punto di vista è compito della Ricerca Pubblica dei Paesi sviluppati applicare le più moderne tecnologie alle varietà più coltivate nei luoghi dove si intende intervenire e quindi su varietà di sorgo, miglio, cassava o vigna. Si tratta di piante di principale uso locale, ma su cui si possono innestare le tecnologie dell’agricoltura biotech per renderle ad esempio maggiormente resistenti all’attacco di parassiti che, nel caso ad esempio della leguminosa vigna, arrivano a distruggere fino all’80% del raccolto. Queste politiche sono incoraggiate e sostenute da uno specifico documento dell’ONU che il 9 maggio del 2003 ha scritto “non è in discussione se le moderne biotecnologie manterranno le loro promesse, ma solo come questi vantaggi verranno condivisi”. L’ONU indica il problema della condivisione della proprietà intellettuale e quindi degli eventuali ritorni commerciali derivanti dall’uso delle tecnologie del DNA ricombinante applicate alle piante. Ancora una volta la ricerca pubblica dei Paesi sviluppati deve fungere da palestra per formare le nuove generazioni di scienziati dei Paesi emergenti e le applicazioni sulle varietà locali devono trovare una forma di coinvolgimento dei due tipi di Paesi.

Ma non si può dimenticare che già oggi il cotone da OGM viene usato da milioni di piccoli coltivatori in Cina, India, Pakistan, SudAfrica, etc e che questi utilizzi hanno portato molto bernessere a quei coltivatori sia in termini di produttività sia in termini di riduzione dell’uso di pericolosi pesticidi.
Infine i recenti forti incrementi dei prodotti alimentari (soia, mais, frumento, riso) incidono anche sulla disponibilità per le parti più svantaggiate della popolazione mondiale. L’avvio di quantitativi sempre più elevati di mais alla produzione di biocarburanti è anche un pericolo perché quelle derrate non verranno più usate per l’alimentazione. Questi movimenti delle cosidette commodities sono stati molto forti nell’ultimo anno ed hanno portato ad una drastica riduzione delle scorte alimentari che per la gran parte dei cereali sono oggi dimezzate rispetto ai quantitativi consigliati dalla FAO. Non si può tacere il fatto che quando gli alimenti scarseggiano sono solo i più ricchi che se li possono permettere e quindi gli aumenti di produzione per ettaro garantiti dalle varietà da OGM risultano in allentamenti delle tensioni speculative sui prezzi delle derrate e quindi in una maggiore facilità di accesso per i Paesi meno ricchi.