OGM ed ambiente

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Qualunque tipo di agricoltura è dannosa per l’ambiente e gli OGM non fanno di certo eccezione, ma la loro fama mediatica è ben diversa. A più riprese ambientalisti scientificamente impreparati, leaders di movimenti populisti, politici in cerca di facile consenso hanno tacciato genericamente gli OGM di varie colpe. Si è detto che distruggono insetti non dannosi quali la farfalla monarca, minano la biodiversità invadendo coi loro pollini tutte le altre piante sovrastandole, diffondono geni pericolosi sia per i microrganismi del suolo che per gli esseri umani che se ne cibano. La soluzione proposta a questi flagelli, ed a quelli imputati all’agricoltura tradizionale ossia di usare troppa chimica e troppi pesticidi, è stata quella dell’agricoltura biologica. Contrariamente a quanto viene propagandato l’agricoltura biologica non è la panacea di tutti i mali. Intanto va ricordato come il 99,99% di tutti i pesticidi esistenti al mondo sono “biologicamente” prodotti dalle piante ed a questi vanno aggiunte tante altre molecole cancerogene o tossiche che in alcuni casi sono molto più abbondanti su coltivazioni tradizionali o biologiche che non in piante geneticamente migliorate. L’esempio del mais Bt lo si può analizzare al sito: http://www.salmone.org/archives/category/ogm-mais-e-micotossine, ma non vanno dimenticati gli elevati dosaggi consentiti in agricoltura biologica di metalli pesanti come il solfato di rame o molecole tossiche quali il rotenone (http://it.wikipedia.org/wiki/Rotenone ).

Ma altri aspetti ambientali hanno occupato la scena pubblica in questi anni. Un esempio che sembra essere sempre di moda è quello della tossicità del mais Bt per le farfalle monarca o per altri tipi di insetti e lombrichi. Una ricostruzione di questa lunghissima diatriba si trova in http://www.salmone.org/archives/category/ogm-luoghi-comuni.
La questione è spesso posta in maniera molto poco equilibrata. Come si diceva, tutti i tipi di agricoltura (nessuno escluso) sono dannosi per insetti, invertebrati ed anche per la stessa biodiversità. Se le analisi non vengono condotte secondo una equilibrata valutazione dei costi e dei benefici comparati è impossibile tirare delle conclusioni ragionevoli. Se quindi è vero che ci sono meno lombrichi o meno farfalle in un campo di mais Bt, si dovrebbe anche fornire il dato di quanti vertebrati, invertebrati ed insetti sono presenti in campi coltivati secondo altre pratiche agricole. Per maggiore precisione, la tossina che scoraggia alcuni insetti parassiti dall’infestare i campi di mais Bt deriva da Bacillus turingensis (da qui la sigla Bt). In agricoltura biologica lo stesso batterio contenente esattamente la stessa tossina viene spuzzato come insetticida (biologico) sulle piante. Ora appare originale affermare che la stessa tossina ha effetti drammaticamente differenti nei due casi (anche invocando dosaggi estremamente diversi) dimenticando il fatto che quando si usa un batterio intero si stanno spruzzando sulle piante circa 5000 differenti proteine oltre a quella di interesse, ognuna delle quali potrebbe in qualche modo risultare nociva per una qualche forma vivente.
Ancora più grave è dimenticare che quando non si usano piante del tipo Bt si devono spargere nell’ambiente grandi quantità di pesticidi che non hanno nessuna selettività e che quindi nuociono molto di più a quegli stessi piccoli organismi, oltre che a tutti i mammiferi uomo incluso.
Un altro aspetto ambientale che viene spesso trascurato riguarda l’uso delle varietà geneticamente modificate resistenti all’azione di erbicidi. Queste varietà non hanno contribuito a ridurre in maniera significativa l’uso degli erbicidi, come invece hanno fatto le varietà Bt che hanno ridotto l’uso dei pesticidi in maniera consistente. La causa è da cercare nel fatto che questi OGM sono resistenti ad erbicidi particolarmente poco stabili nei terreni. Un pioggia improvvisa può quindi spazzarli via costringendo l’agricoltore ad aggiungere ulteriori dosi di erbicida. Alcuni agricoltori hanno però impiegato le varietà di OGM resistenti ad erbicidi per evitare si dissodare ed arare i terreni attuando la cosidetta “ semina su sodo”. Questa pratica consente di lasciare inalterata la tessitura del suolo evitando in questo modo sia di favorire frane e dilavamenti dei suoli, sia di liberare le grandi quantità di anidride carbonica contenuta nei suoli. Si calcola che la quantità di anidride carbonica risparmiata dalla semina su sodo di piante da OGM equivalga ad aver eliminato dalla circolazione fino a 4,7 milioni di autoveicoli che percorreva ognuno15.000 km l’anno (GM Crops: The Global Economic and Environmental Impact - The First eleven Years 1996-2005 Graham Brookes and Peter Barfoot. PG Economics Ltd., Dorchester, UK 2007).

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Luca Simonetti

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