OGM: i luoghi comuni

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In un dibattito mediatico come quello sugli OGM valgono le regole dei media, non quelle della scienza. Ossia vale l’affermazione più gridata e spaventosa, molto meno si ricordano dati di normalità o ragionamenti rassicuranti. Ad esempio molti non addetti ai lavori sostengono che da qualche parte si vendano fragole che hanno dentro una lisca di pesce o che i semi da OGM siano sterili. Tutte queste affermazioni non hanno alcun fondamento, ma sono dicerie dure a morire. Una delle più insidiose e malevole falsità diffuse ad arte per avversare la diffusione degli OGM è quella che sostiene che siano così poco produttivi da mandare in fallimento i poveri agricoltori che se sono indiani e coltivano cotone Bt finiscono per suicidarsi bevendo pesticidi. In Italia queste tesi sono state ripetutamente propagandate da Vandana Shiva che ha sostenuto in varie interviste che almeno 100.000 contadini indiani si erano suicidati negli ultimi anni per il tracollo economico derivante dall’uso di semi di OGM. Nell’ottobre del 2008 uno dei più prestigiosi istituti internazionali l’IFRPRI da sempre in prima linea nella lotta all’insicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, ha prodotto un documentatissimo studio sulla vicenda dei suicidi dei contadini indiani (http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2008/10/btcotton.pdf ). I dati dimostrano che in India ci sono ogni anno tra i cento e i centoventimila suicidi. Tra questi, negli ultimi dieci anni, i suicidi dei contadini sono stabilmente tra i quindici e i diciassettemila l’anno. La percentuale relativa di suicidi di contadini varia da un massimo del 16 per cento del totale nel 2002 (anno di introduzione del cotone Bt in India su soli 29 mila ettari) a un minimo del 14 per cento del totale dei suicidi nel 2006, quando gli ettari coltivati a cotone Bt erano arrivati a 3,8 milioni di ettari, con un incremento di circa 100 volte in soli cinque anni. Analizzando le due province dove si coltiva la maggior parte del cotone Bt indiano (Maharashtra e Andhra Pradesh) si vede come in entrambi i casi il numero di suicidi di agricoltori tra il 2005 e il 2006 sia stabile (rispettivamente a 1500 e a 800 suicidi l’anno) malgrado gli ettari coltivati a cotone Bt negli stessi due anni salgano da 504 mila a 1,8 milioni di ettari nel Maharashtra e da 90 mila a 830 mila nell’Andhra Pradesh.
L’India decide di coltivare il cotone Bt perchè era il terzo maggior produttore di cotone al mondo dopo Cina e Stati Uniti, ma la Cina era al sesto posto come redditività per ettaro e gli Stati Uniti al quattordicesimo, mentre l’India occupava solo il settantesimo posto nella classifica mondiale. Grandi estensioni coltivate a cotone, ma poco raccolto. Inoltre il 45 per cento di tutti i pesticidi usati in India venivano usati sul cotone. La redditività indiana per il cotone tra il 1990 e il 2003 era stabile attorno ai 300 kg per ettaro; ora che quasi metà del cotone indiano è da OGM la resa è salita a 600 kg per ettaro e contemporaneamente è sceso sensibilmente l’uso di pesticidi. Riassumendo numerosi studi riconosciuti a livello internazionale, si è ridotto del 32 per cento l’uso di pesticidi sul cotone Bt, si sono avuti aumenti di resa per ettaro del 42 per cento e un vantaggio commerciale per l’agricoltore che coltivava cotone Bt del 52 per cento.

Questo studio ha avuto grande rilevanza nei media tanto da modificare la biografia su Wikipedia dell’attivista Indiana e vice presidente di Slow Food internazionale (http://it.wikipedia.org/wiki/Vandana_Shiva ). L’enciclopedia on line ha accolto integralmente le conclusioni del rapporto dell’IFPRI sostenendo che i “dati sui suicidi in India da cui si evidenzia come, dopo l’introduzione degli OGM, i suicidi tra gli agricoltoi non siano aumentati, ma abbiano piuttosto subito un leggero calo”.

Ma anche questo sarà uno dei luoghi comuni sugli OGM duro a morire.

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Luca Simonetti

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