OGM, multinazionali ed economia

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Per ricostruire i complessi passaggi societari e le strategie di acquisizioni messe in campo dalle company biotech, non c’è testo migliore di quello pubblicato da Anna Meldolesi per Einaudi nel 2001: OGM storia di un dibattito truccato. Si tratta di una severa e documentata requisitoria contro i media, gli scienziati pavidi o disinvolti e stuoli di abientalisti intenti a spargere assurde paure. Sul sito  http://www.salmone.org/archives/347 viene descritta in estrema sintesi la situazione dei fatturati delle principali multinazionali del settore all’inizio del nuovo millennio. Non è difficile capire come l’Europa sia leader indiscussa nel settore degli agrofarmaci e quindi della produzione di pesticidi, mentre le company statunitensi fatturano circa la metà di quelle europee concorrenti. Questa situazione si ribalta per quel che riguarda la vendita di sementi biotech, dove le multinazionali statunitensi fatturano il doppio delle competitrici europee. Per quanto riguarda poi i brevetti, una gran parte sono già nelle mani di Monsanto e molti altri vi finiranno per gli elevati costi di gestione dei brevetti e validazione dei prodotti. Come già detto la sovraregolamentazione ha schiacciato le ambizioni di molte grandi Università e Centri di Ricerca.

In Italia, dove si è intanto diffusa una vera fobia contro gli OGM, la società di studi economici Nomisma http://www.salmone.org/category/ogm-agricoltura-italiana/ elabora nel 2004 un rapporto dove dimostra che la soia geneticamente modificata usata nei mangimi di mucche e maiali, fa parte da anni della produzione italiana di alta qualità esportata in tutto il mondo.  Prodotti DOP ed IGP come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele,etc.,  utilizzano almeno il 36% di soia modificata nei loro mangimi.
Questa situazione riguarda in realtà tutta la produzione europea di latte, formaggi carni, inasaccati visto che l’Europa produce solo l’1% della soia che usa nei mangimi e che qusi il 55% della soia esportata al mondo deriva da OGM.
All’inizio del 2008 è uscito un secondo rapporto da Nomisma riguardante le disponibilità future di soia e mais. Le analisi di Nomisma 2008 sono in accordo con simili rilevamenti effettuati ad inizio 2007 dall’Unione europea e si possono sintetizzare in pochi punti fermi:
l’Italia produceva nel 2001 il 98% del mais di cui aveva bisogno e nel 2006 solo l’86%, intanto il prezzo del mais è raddoppiato e quello del grano duro triplicato (l’Italia è il primo importatore al mondo di grano duro!);
l’Italia non fa più da anni innovazione e ricerca sul mais e mentre le rese produttive di chi usa mais da OGM salgono, questo non avviene per i coltivatori italiani che anzi devono aumentare i dosaggi di pesticidi spruzzati per evitare che le fumonisine rendano non commerciabile il loro mais;
se non smettiamo di perseguire questo sogno dell’OGM-free oltre a perdere la coltivazione del mais (la soia è già persa) non si faranno in Europa nemmeno più gli allevamenti per produrre le carni di manzo e maiale con danni economici stimabili dell’ordine di varie decine di miliardi di euro.

La soia geneticamente modificata per uso nei mangimi zootecnici sta per raggiungere percentuali variabili tra l’80 ed il 90%;
Appare evidente chee la diffusione degli OGM nel mondo è ancora cresciuta e che la politica autarchica Europea ed italiana in particolare si è dimostrata perdente.
In un rapporto del gennaio del 2007 dell’Unione Europea (http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2007/09/economic_impactgmos_en.pdf ) vengono illustrati vari scenari sugli approvigionamentri di soia e mais con OGM o OGM-free. Una politica di vera chiusura agli OGM porterebbe a degli scenari apocalittici con un aumento della spesa per mangimi ed annullamento delle esportazioni. Sarebbe un tracollo finanziario misurabile in vari miliardi di euro.

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Luca Simonetti

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