OGM nei tribunali

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Tra gli aspetti più trascurati degli OGM vi è la loro tutela in sede legale. I casi che vengono spesso citati sono quello di un coltivatore canadese condannato perché il suo campo è stato trovato pieno di colza transgenica che lui non aveva acquistato, ma spesso ci si dimentica di dire che la Corte Canadese non gli ha comminato alcuna sanzione economica pur ritenendolo colpevole. A mio parere invece ci sono tre casi distinti che meriterebbero maggior pubblicità e che sono: le sentenze della Corte Europea di Lussemburgo sulla vicenda della richiesta dell’Alta Autria di divenire una regione OGM-free, della Corte Costituzionale Italiana sulla legge per la coesistenza delle agricolture e quella del WTO per la moratoria di fatto attuata dall’Europa tra il 1998-2003. I relativi documenti si trovano al sito: http://www.salmone.org/category/ogm-aspetti-legali.
Nella prima serie di sentenze la corte di Lussemburgo ha negato che sia possibile istituire delle intere regioni OGM-free senza violare il trattato costitutivo dell’Unione Europea. Le regioni OGM-free italiane lo sono quindi non legalmente, ma solo sui tavoli mediatici.
La Corte Costituzionale Italiana ha emesso nel marzo 2007 una sentenza che abroga di fatto quasi tutta la legge 5 del 2005, con la quale l’allora Ministro delle Politiche Agricole Alemanno cercava di vietare di fatto la coesistenza tra agricoltura biologica, trasngenica e tradizionale.
Infine l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha stabilito che l’Europa è colpevole di aver vietato di fatto la coltivazione degli OGM ed è quindi perciò punibile. Le relative ritorsioni commerciali consentiranno agli Stati ricorrenti di imporre dazi sulle importazioni da alcuni Paesi Europei.
L’aspetto centrale di queste sentenze è che tutte muovono dalla considerazione che chi voleva vietare gli OGM non poteva portare a sostegno delle sue tesi alcuna prova scientificamente solida. Le differenti Corti hanno tracciato un solco netto tra le paure emotive del pubblico ed i dati scientifici che negano la presenza di consistenti e documentati danni ambientali e sanitari che possano giustificare moratorie, regioni OGM-free o sedicenti principi di precauzione utilizzati per rimpiazzare l’assenza di concreti dati sperimentali.

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Luca Simonetti

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