Ogm ed oltre

22 Ott 2014
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Michele Morgante illustra gli avanzamenti tecnologici in corso che possono portare a nuovi tipi di Ogm, sempre che i burocrati non cerchino di spiegarci cosa sia il DNA.

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6 commenti al post: “Ogm ed oltre”

  1. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Articolo interessante di cui si discute già da tempo e che solleva questioni che hanno del paradossale (a mio modo di vedere). Secondo la normativa vigente in Europa infatti (2001/18), tali organismi dovrebbero essere classificati come “OGM” dal momento che:

    ALLEGATO IA (Reg. CE 2001/18)

    Le tecniche di modificazione genetica di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera a), comprendono tra l’altro:

    1) tecniche di ricombinazione dell’acido nucleico che comportano la formazione di nuove combinazioni di materiale genetico mediante inserimento in un virus, un plasmide batterico o qualsiasi altro vettore, di molecole di acido nucleico prodotte con qualsiasi mezzo all’esterno di un organismo, nonché la loro incorporazione in un organismo ospite nel quale non compaiono per natura, ma nel quale possono replicarsi in maniera continua;

    2) tecniche che comportano l’introduzione diretta in un organismo di materiale ereditabile preparato al suo esterno, tra cui la microiniezione, la macroiniezione e il microincapsulamento;

    3) fusione cellulare (inclusa la fusione di protoplasti) o tecniche di ibridazione per la costruzione di cellule vive, che presentano nuove combinazioni di materiale genetico ereditabile, mediante la fusione di due o più cellule, utilizzando metodi non naturali.

    Tuttavia, all’atto pratico, questi organismi (almeno quelli in cui non si aggiunge nulla di esogeno), non sarebbero distinguibili da quelli ottenuti, ad esempio, per irraggiamento.

    Dunque come verrà risolta la questione?

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ma la fusione di protoplasti ha già dato origine a delle varietà commercializzate, come la mettiamo? Quelli fatti prima sono buoni e quelli fatti dopo sono cattivi?

  3. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Ciao Alberto… riferito al tuo commento, al punto 3 la fusione di protoplasti è menzionata in combinazione con le tecniche di cui al punto 1 e 2. Al Parlamento Europeo la sanno lunga… :-)

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scienza_79

    La fusione di protoplasti che conosco io altrochè che hanno usato metodi non naturali. Ti cito il caso che ho avuto modo di seguire io.

    Nell’ambito della Cicoria industriale (usata sia per ricavarne dalle radici un surrogato del caffè, che francesi, belgi e italiani bevono da molto tempo e che continuano a bere), si voleva riuscire a creare sementi ibride, ma per fare ciò si aveva bisogno della maschiosterilità che mancava nella genere chichorium. Si sono presi delle cellule del mesofillo di Cichorium Intybus di tipo industriale fertile e delle cellule di ipocotile di girasole maschiosterili. Faccio notare che qui siamo di fronte a due sottofamiglie diverse: le chichoroidee e le Asteroidee, che dunque in natura non avrebbero mai potuto incrociarsi. Queste cellule sono state trasformate in protoplasti (private cioè della membrana) e fuse. L’analisi molecolare del genoma mitocondriale delle piante maschiosterili di cicoria hanno mostrato una ricombinazione di genomi mitocondraili delle due specie e in particolare sono stati trovati inseriti dei frammenti di DNA mitocobdriale specifici della maschiosterilità del girasole.
    La varietà commerciale ottenuta e dichiarata tale all’atto dell’iscrizione ha dato origine alla varietà di cicoria industriale BERGUES seminata ormai da una decina d’anni.

    Successivamente operando dei retroincroci su piante di Chicorium endivia Witloof la maschiosterilità è stata inserita in questa sottospecie, qesto tipo di maschiosterilità poi è stata ceduta all’INRA che l’ha usata per costituire due varietà cicoria belga come ERMINE e MONTBLANC.

    Queste varietà sono o non sono OGM? A mio avviso si e alla grande. Ebbene ti posso dire che anche gli italiani hanno mangiato di questi OGM in quanto quella che noi conosciamo come cicoria belga e che arriva anche in Italia e derivata anche da queste due varietà, inoltre in tutti i surrogati del caffè o le miscele di caffè e cicoria che si trovano anche alla Coop contengono radici torrefattte della varietà Bergues.

  5. SCIENZA_79No Gravatar scrive:

    Caro Alberto, grazie per la valanga di informazioni. Tuttavia la procedura che hai esposto non rientra, secondo la definizione giuridica, nell’ambito degli organismi geneticamente modificati in quanto non si è operato sul patrimonio genetico all’esterno dell’organismo e con tecniche di DNA ricambiante. Per quanto riguarda la domanda che poni: Queste varietà sono o non sono OGM? ti rispondo che nessun ricercatore (ma neanche nessuno che abbia un minimo di buon senso), risponderà mai affermando che organismi ottenuti con le tecniche che hai menzionato, non sono geneticamente modificati.

    Grazie ancora per le informazioni… :-)

  6. Marco FerrarioNo Gravatar scrive:

    Scienza_79
    sicuramente le leggi “degli uomini” sono più difficili da capire di quelle “di natura”, ma questa frase: “molecole di acido nucleico prodotte con qualsiasi mezzo all’esterno di un organismo, nonché la loro incorporazione in un organismo ospite nel quale non compaiono per natura” (art 2 par2 lett a) punto 1)) non permette di decidere né per il sì, né per il no. Il caso portato da Guidorzi rientra evidentemente: la “nuova combinazione di materiale genetico” che genera la maschiosterilità è stata introdotta “dall’esterno”, se con questa parola ambigua si intende che nel genere non era presente e che la si è ottenuta fondendo due cellule che - come al punto stesso - “per natura” non avrebbero potuto scambiarsi materiale genetico (altra connotazione che mi pare poco scientifica). Insomma ruota tutto attorno a cosa si intenda per “esterno” e per “natura”, termini di cui non si dà definizione se non per un vago accenno alla possibilità di incrocio. Che ne pensi?

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