C’era una volta…

09 Lug 2010
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di Fernando Antonio Di Chio

“C’era una volta” con queste parole desidero cominciare questo mio articolo nato per caso, parlando con mia figlia di otto anni del lavoro di mio padre, lui era quello che si può definire il tipico agricoltore, amante del suo lavoro e dotato di una peculiarità importante, la voglia di sperimentare per crescere e progredire, cosa comune a molti agricoltori di allora.

Perché dico questo? Perché lui come tanti altri ha vissuto in un’epoca (anni sessanta-settanta)in cui vennero adottate nuove tecniche di coltivazione e di difesa, con risultati che ancora oggi sono ben visibili e mi sovviene ad esempio l’entusiasmo che dimostrò nell’usare i nuovi prodotti di sintesi per la difesa della vite, che erano in grado di contrastare la peronospora.
Perciò, partendo da questa riflessione, mi chiedo cosa c’è di tanto diverso tra una varietà OGM che mi permette di ridurre l’uso di fitofarmaci e quello che accadde quando vennero introdotti i primi insetticidi di sintesi, ma ancora penso cosa sarebbe accaduto alla coltivazione del pomodoro se la ricerca non avesse introdotto tutti quei principi attivi, che oggi permettono di ottenere produzioni che sfiorano i 1500 ql ad ettaro.
Se allora qualcuno avesse imposto dei limiti all’adozione di uno soltanto dei tanti principi attivi che controllano la peronospora nella vite, potremmo oggi pensare a produrre uve che sono qualitativamente superiori?.
La popolazione mondiale è in crescita, la richiesta di derrate alimentari è in forte aumento e l’Europa è ancora qui a discutere se sia utile o meno introdurre le colture OGM, che invece rappresentano un grande successo della ricerca.
In fin dei conti si tratta soltanto di piante in cui si è riusciti ad ottenere ciò che si vuole (resistenza a malattie o altro), riducendo di gran lunga i tempi per l’ottenimento del risultato finale.
Ecco quindi che mi soffermo a pensare a cosa sarebbe successo trent’anni fa ( quando la cultura ambientalista non era così forte e radicata), se fosse stato chiesto a mio padre o a qualunque altro agricoltore di coltivare una varietà di mais che poteva resistere all’attacco della piralide.
Probabilmente con lo stesso entusiasmo con cui lui coltivava e provava nuove varietà di frumento, avrebbe accettato di buon grado varietà che permettevano di ottenere migliori risultati con una riduzione dei costi di produzione.
Per tale motivo, raccontando a mia figlia cosa era l’agricoltura trent’anni fa, mi è venuto in mente di scrivere questo articolo, perché in fin dei conti mi pare che a dispetto di ciò che siamo riusciti a costruire in tanti anni di ricerca, ora rischiamo di crollare di fronte ad una scelta simile.
In conclusione ciò che penso è che il momento che stiamo vivendo necessiti di maggiori stimoli per fare in modo che l’agricoltura non muoia completamente e questo continuo accanirsi contro gli OGM, che son visti al pari di una peste, sia la cosa peggiore che si possa fare.

6 commenti al post: “C’era una volta…”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando
    Il fatto più grave è che gli atteggiamenti dei NO-OGM lasciano molto perplessi sulla loro sincerità d’intenti. Ti posto una serie di mie considerazione stilate per una altro post, ma che non hanno dato adito a nessun dibattito. Eccolo:

    “Vorrei rilanciare portando il discorso su polipoidi in agricoltura e mutazioni indotte nel miglioramento genetico. Voi sapete tutti che i prodotti di queste tecniche non sono annoverati tra gli OGM (molto opportunisticamente a mio avviso), ma fino ad un certo punto che vi spiegherò dopo.

    Polipoidi: La poliploidia è stata usata partendo dal concetto che moltiplicando i cromosomi si sarebbero moltiplicati anche i caratteri genetici ad effetto additivo. Si ottiene mediante trattamento dei germinelli con la colchicina che influisce sulla ripartizione dei cromosomi nelle cellule in divisione. Vi posso assicurare che la casistica di malformazioni indotte è enorme, siamo quindi di fronte alla possibilità di immissione nell’ambiente di vere e proprie piante innaturali. Mi sapete dire perché su questo modo di agire non sono sorti i dubbi circa l’impatto ambientale? Mi si potrebbe dire, ma la poliploidizzazione è un fenomeno che avviene anche in natura, al che io rispondo che anche il comportamento dell’agrobacterium usato nella transgenesi è naturale e chissà quanti geni ha trasferito prima che ce ne accorgessimo che lo faceva. L’uomo ne ha solo sfruttato le caratteristiche per ottenere DNA ricombinato per suoi scopi.

    Mutanti: Molta variabilità genetica ed anche la biodiversità ambientale è frutto delle mutazioni. L’uomo quando ha scoperto le radiazioni si è detto che potevano essere uno strumento per aumentare la frequenza delle mutazioni. La tecnica era ed è stata per molto tempo un modo veramente grossolano per indurre delle ricombinazioni del DNA al punto che tutto ciò che sopravviveva doveva essere valutato per lo scombussolamento che vi era stato apportato. Si trattava in molti casi di veri e propri mostri (come lo sono state le malformazioni fetali a Hiroschima e Nagashaki). Perché non si ha paura dell’impatto ambientale di questi esseri innaturali? Tra il frumento Creso ed il frumento futuro che avra un tratto di DNA ricombinato contenente la reistenza alla fusariosi ad esempio che differenza di potenzialità di pericolo iniziali ci sono state e ci sono? Nessuna a mio avviso; solo che nel primo caso l’abbiomo verificato mentre nel secondo bisogna ancora fare le verifiche per stabilirlo.

    Metodo Tilling: E’ un metodo abbastanza moderno che significa Targeting Induced Local Lesions IN Genomes. Si provocano delle mutazioni con sostanze chimiche, ma vi si associa un metodologia moderna di analisi del DNA che permette di verificare dove si sono avute le mutazioni e quali effetti hanno provocato. Sapete qual è stato il parere di coloro che propugnano il tutto naturale ed in altre parole sono anti-progresso? Hanno subito detto che si tratta di OGM clandestini e questo solo perché è una metodologia moderna di cui non si fidano.

    Conclusione: Non vi sembra che l’atteggiamento degli anti-OGM di fronte agli esempi che vi ho portato sia alquanto opportunistico, ideologico e nascondente secondi fini non sempre acclarati e tanto meno dichiarati?”

  2. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Alberto
    le tue considerazioni sono sempre attente e puntuali, ne approfitto per ringraziarti pubblicamente, perché ritengo interessantissimo ciò che ogni volta scrivi.
    In realtà hai capito perfettamente il senso di ciò che intendevo dire, ossia abbiamo con gli OGM la possibilità di creare nuove varietà in tempi brevissimi e stiamo a parlare di pericoli per la salute?
    Ricordo che quando studiavo genetica all’Università la possibilità di utilizzare vettori (virus o quant’altro), per trasportare pezzi di DNA da un organismo ad un altro era un qualcosa di “fantasioso” e quasi irreale, rammento però l’entusiasmo del mio docente nell’immaginare cosa si sarebbe potuto fare se tali metodi avessero trovato applicazione.
    Perciò la morale è sempre la stessa se di agricoltura e di ricerca si occupassero solo ed esclusivamente gli addetti del settore, come era un tempo, probabilmente smetterebbe questa “caccia alle streghe”.

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Fernando, bello il tuo racconto a tua figlia sul nonno agricoltore! Sembra di sentire la storia di mio padre, agricoltore produttore di ciliege, pomodori, olive, carciofi e uva da tavola. Mio padre vive ancora; e a dispetto dei suoi 101 anni è lucido e ricorda quando usò la prima volta l’arsenito di piombo per controllare la mosca delle ciliege; quando usò per la prima volta l’E 605 (parathaion, che si comprava in farmacia!) per combattere la tignola dell’uva e che diventò un insostituibile compagno anche nella coltivazione del carciofo e di altri ortaggi. E di quando usò la prima volta il Rogor contro la mosca dell’ulivo al posto della polvere che si raccoglieva (illegalmente) nelle strade di campagna! Sono stati questi i salti culturali della nostra agricoltura, allora arretrata da noi ma che altrove (Toscana, Emilia Romagna) potevano contare già da oltre un secolo sull’Accademia dei Georgofili, che furono gli artefici delle grandi trasformazioni delle colline toscane e romagnole supportate da studi di impatto economico e ambientale. Se all’epoca avessimo avuto gli attuali ambientalisti non avremmo i vini e gli oli DOC frutto di quelle trasformazione. Noi pugliesi e meridonali abbiamo fatto tardi ed in fretta aiutati anche dalle Cattedre Ambulanti delle gloriose Stazioni Agrarie, istituite da Cavour nello Regno Piemontese e diffuse subito dopo con l’Unità d’Italia. Fu l’innovazione a creare la svolta e la grande agricoltura italiana. A ben annalizzare, balza agli subito che ogni fatto innovativo a portato ad un prodotto ora considerato tipico: dal formaggio nascosto all’invasore diventato di fossa al ciliegino di Pachino con l’uso di moderni ibridi di pomodoro. Purtroppo, c’è chi tutto questo lo ignora e lo mette in discussione vedendo solo i danni e non i grandi, grandissimi benefici. Ovviamente, sono anche in mala fede perchè così facendo, in un sistema politico orrendo, sfruttano una rendita di posizione per sopravvivere. Quindi, all’imbecillità si aggiunge la mala fede e la gestione del potere! E, purtroppo, molti abboccano e il fenomeno diventa trasversale ovvero bipartizan!!

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando e Vitangelo

    Ho partecipato ad un convegno in Francia, del quale do un resoconto sul numero di luglio di Spazio Rurale, avente per titolo: Quali varietà di frumento nel 2020 e 2030″. Tutti relatori sono partiti dal presente per delineare il futuro. Presente significa, uso non alimentare, costrizioni eco-ambientali, nuovo approccio verso la registrazione dei prodotti fitosamitari ecc. Ebbene nessuno ha contestato quanto è imposto dalla società civile all’agricoltura di domani, ma tutti hanno detto semplicemente questo: “Se si vuole quanto si chiede ed entro i termini temporali che si pongono, l’uso delle metodologie degli OGM è indispensabile. Differentemente o non ci si arriva o i tempi saranno molto più lunghi”. In altri termini il progresso non marcerà con i tempi
    che la società impone per migliorare l’ambiente e nutrire la popolazione che cresce. Quest’ultima però è una variavile indipendente.

  5. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Vitangelo
    ti confesso che l’idea è nata appunto per raccontare quello che le generazioni precedenti ci hanno insegnato, ossia amore per un lavoro bellissimo (mia figlia quando le chiedevano che lavoro faceva il papà diceva appunto “dottore delle piante”)e personalmente ho acquisito l’amore per l’agricoltura vedendo l’entusiasmo che mio padre aveva quando si vendemmiava o si trebbiava. Mi permetto di aggiungere una cosa che mi raccontò il mio primo datore di lavoro proprietario di una “farmacia agricola” qui a Foggia, mi disse che quando lui iniziò il lavoro di agronomo e lavorava per una ditta di fitofarmaci i suoi clienti erano proprietari di ferramenta, questo aiuta a pensare quanti passi avanti sono stati fatti negli anni e speriamo che tanti altri se ne faranno.

  6. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Alberto
    si in effetti alla fine della giostra noi che viviamo “con i piedi per terra” siamo gli unici che in qualche modo si rendono conto dell’importanza che ha l’agricoltura. Gli OGM non saranno la panacea di tutti i mali ma sicuramente rappresentano un importante passo avanti per l’agricoltura, del resto come ho già evidenziato in precedenza e tu hai sottolineato ora, la UE è indirizzata verso un uso più “razionale” dei fitofarmaci e questo è un ulteriore motivo per dire che l’uso degli OGM è fondamentale, tenuto conto che il loro utilizzo permetterebbe un minor uso di fitofarmaci appunto.

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