La madre degli stupidi è sempre incinta

30 Set 2010
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di Fernando Antonio Di Chio

Volevo condividere con voi la rabbia che mi ha preso nell’apprendere quanto è accaduto in Friuli. Greenpeace si vanta di essere stata artefice della distruzione del campo di mais transgenico e si bea che il GIP di Pordenone abbia multato l’agricoltore colpevole.
Premesso che ho rispetto per le idee altrui, questo atteggiamento da “Salvatori della Patria” non mi piace assolutamente.

Ho sempre visto Greenpeace come un’ottima cosa, mi piacciono le loro battaglie per salvaguardare specie in via di estinzione, ma vorrei porre una domanda a queste persone: ”Lo sanno che anche gli agricoltori, di questi tempi, sono da ritenersi una specie a rischio? Si rendono conto che ben altre sono le cose di cui dovrebbero occuparsi? Possibile che il settore agricolo debba essere sempre alla mercè di chiunque abbia fiato per parlare?”
Tutto questo crea solo ulteriore confusione nell’opinione pubblica, acuisce questa “caccia alle streghe”e non aiuta di certo un settore già in fortissima crisi.

Non voglio esser noioso tornando su cose già dette ma mi chiedo e passo a voi il quesito “ Se trent’anni fa Greenpeace, o qualunque altra associazione ambientalista, avesse ostacolato una qualsiasi multinazionale che produceva un antiperonosporico per il pomodoro o per la vite, cosa sarebbe oggi la nostra agricoltura?”
La rabbia aumenta vedendo l’aria soddisfatta dei tanti fan di dette associazioni che festeggiano quella che per loro è una grande vittoria, ma che in realtà con il persistere di una simile situazione sarà solo una sconfitta per l’intero comparto agricolo.

Spesso mi trovo a parlare con consumatori spaventati dall’eccessivo uso di antiparassitari e la mia rabbia aumenta nel cercare di far capire che, l’agricoltura non è fatta di gente compiaciuta nell’utilizzare “pesticidi” o quant’altro, ma bensì di gente che cerca di produrre nel miglior modo possibile salvaguardando il raccolto e cercando di produrre qualità.

Attualmente, e questo concetto credo sia noto a chi come me opera in campo, l’uso dei fitofarmaci è limitatissimo, la grande distribuzione richiede prodotti con zero residui.
Spesso, a causa di ciò, per la difesa contro taluni insetti o contro talune malattie non si ha la possibilità di intervenire perché i principi attivi non sono ammessi da chi ritira il prodotto.
Allora mi chiedo “ Perché non si aiuta la gente a comprendere le difficoltà che incontra chi produce?” Perché invece di additare gli agricoltori come i peggiori fuorilegge non si fa maggior informazione per spiegare quanti e quali limiti vengono imposti nella coltivazione delle principali colture?

Certo mi rendo conto che è più facile additare un povero agricoltore come il signor Fidenato o è più facile dire che gli OGM sono una peste preservando i “prodotti biologici” che fanno tanto chic, senza pensare poi che le semole bio possono risultare pericolose per l’alto tenore di micotossine presenti al loro interno.
Ma qualcuno di Greenpeace ha mai pensato quanto sia importante per la sopravvivenza della razza umana l’adozione di tecniche che incrementano le produzioni? No loro sono attenti soltanto ad additare gli OGM come il Frankestein del nuovo millennio.

Del resto è facile parlare di queste cose quando i più illustri letterati e politici vantano conoscenze sulle metodologie di produzione delle piante OGM, neanche produrre OGM fosse facile come cucinare una torta di mele.
Scusatemi per lo sfogo, ma purtroppo vorrei che di agricoltura si occupasse soltanto chi veramente conosce le problematiche, sono stanco di sentire strafalcioni da parte di chiunque, riguardo agli OGM, riguardo l’uso dei fitofarmaci e quant’altro.

In ultimo permettetemi di esprimere piena solidarietà al signor Giorgio Fidenato per quanto accaduto e complimentarmi con lui per il coraggio che ha dimostrato.

8 commenti al post: “La madre degli stupidi è sempre incinta”

  1. franco nulliNo Gravatar scrive:

    MI unisco, come già espresso in altro post, alla solidarietà a Giorgio Fidenato e alla stima per il suo coraggio.
    Aggiungo che, ove il suo mais potesse essere liberamente venduto sul mercato, ne prenoto volentieri una piccola partita per autoprodurmi farina bramata esente da micotossine per le mie polente invernali…

    Franco Nulli

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando
    WWF e Greenpeace non sono sicuramente i paladini della verità. Tu sai che tutto quanto si è costruito sul riscaldameneto globale, Nobel ad Al Gore e all’IPCC, si è rivelato privo di basi scientifiche, cioè non si nega che il riscaldamento ci sia, ma non vi è nessuna prova che sia di sicuro origine antropica. L’IPCC, che è l’organismo ONU che ha dato credibilità alla cosa si è rivelato non serio e degli altri espoerti chiamti a giudicare il lavoro dell’IPCC hanno esperreso giudizi molto critici.
    Chi è andato un po’ a fondo alla vicenda ha stabilito poi che la previsione catastrofica sullo scioglimento dei ghiacciai era di provenienza WWF che riportava il parere (quindi non uno studio scientifico) di un glaciologo. Il Glaciologo, tale Murari Lal, ha poi ammesso candidamente che non erano proprio informazioni scientifiche, però, le hanno messe nel rapporto perchè erano funzionali a esercitare pressioni sull’opinione pubblica mondiale. Anche le previsioni catastrofiche sull’Amazzonia erano il frutto di segnalazioni del WWF e di Greenpeace, quest’ultimo poi aveva anche piazzato suoi esponenti, laddove si preparavano i documenti dell’IPCC.

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    ……rassegnamoci, questi sono i danni che fanno le multinazionali poco serie. WWF e Greenpeace sono multinazionali che hanno rapporti stretti con la politica, poco seria, che le finanzia! Quando migliorerà la politica, anche le multinazionali (tutte) diventeranno più serie!

    Intanto, continuiamo a sgolarci, non si sa mai. Ma la vedo nera (e anche rossa)!

  4. marcoNo Gravatar scrive:

    complimenti per il frasario da osteria del titolo..
    sempre stupidi quelli che non si allineano al vostro pensiero..

  5. Guido FuscoNo Gravatar scrive:

    Suvvia Marco, nelle osterie si sentono ben altri epiteti, soprattutto quelle frequentate da Capanna et al.

  6. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    @ Marco
    carissimo il titolo non era rivolto a Greenpeace e mi spiace se hai frainteso, piuttosto era rivolto a tutti coloro che senza averne i titoli e le conoscenze adeguate parlano di agricoltura.
    Purtroppo il problema vero è che nessuno tutela la nostra figura ed allora troppo spesso i mass media intervistano importanti personaggi (Guido in qualche modo ha capito a chi mi riferivo) che influenzano negativamente il consumatore, facendo passare gli agricoltori per inquinatori. Ti dirò vivo giornalmente a contatto con gli agricoltori e ti assicuro che la maggioranza di loro sono più ambientalisti e rispettosi dell’ambiente di quanto si voglia far credere.

  7. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Lasciamo perdere il titolo che, seppur pittoresco, condivisibile o deplorabile è molto semplicemente un vecchissimo detto popolare che vuole solo stigmatizzare che nel novero dell’umanità gli “stolti” purtroppo sono tanti, tantissimi, ma non è certamente nato dalla penna dell’autore dell’articolo e credo non volesse offendere nessuno.
    Cerchiamo di riportare il dialogo al tema molto serio da lui proposto. Il progresso e il ruolo degli agricoltori in qualità di “inquinatori ambientali”, quasi dei criminali…
    Bene, 30 anni addietro, quando ho iniziato la mia avventura agricola, confesso che non eravamo molto distanti da questa definizione. I “prodotti” costavano poco, i redditi erano molto soddisfacenti e il metodo più seguito per decidere il dosaggio di un fitofarmaco era “se 1 Kg fa bene 2 fanno meglio”.
    E’ passata molta acqua sotto i ponti, i prodotti sono diventati infinitamente meno tossici/inquinanti (gran parte dei prodotti che utilizziamo hanno una DL50 minore di quella dell’Aspirina…), sono diventati molto più costosi e i nostri margini si sono ridotti spesso a valori negativi.
    E’ vero che gli agricoltori sono considerati molto poco, ma assicuro a tutti che nessuno di noi si diverte a perdere soldi…
    Il must di oggi per un imprenditore agricolo è di cercare il miglior compromesso fra quantità di prodotto utilizzato ed effetto desiderato. Se per un fitofarmaco 1 Kg è la dose consigliata si cerca di utilizzarne 0,8 per ridurre il costo e ottenere un effetto dignitoso. E posso estendere questo concetto a diserbanti, insetticidi, fungicidi, fertilizzanti.
    Costano cari i prodotti per l’agricoltura e nessuno di noi si diverte a buttare inutilmente Euro per terra soprattutto in epoca dai margini operativi molto vicini allo zero, quando non negtivi…

    Un’ultima cosa: dovremmo fare una campagna per eliminare dal gergo comune italiano il termine “pesticida”.
    Nel mondo anglosassone “pest” è una qualunque malattia o avversità del mondo vegetale, da noi “pest” evoca la Peste del Manzoni con morte, lazzaretti ed untori.
    Proviamo a fare una campagna per definire i prodotti che utilizziamo con il loro nome: Insetticidi (usiamo, gli stessi, anche per le zanzare in casa), diserbanti (quanti ne vengono utilizzati per tenere a bada le erbe sui cigli di strade e autostrade), fertilizzanti (ci sono in proporzione a solo titolo di esempio più fosfati in una lattina di Coca Cola o in un barattolo di Viakal che in un ettaro del mio mais…)
    Nessuno criminalizza i detersivi domestici o le bevande di uso comune quanto viene criminalizzato un Agricoltore, siamo tutti ben felici di non avere foreste sul ciglio della strada che ci impediscono la vista agli incroci e anche di berci una bibita fresca, dolce, marrone e gassata dopo una passeggiata in montagna.
    E comunque detersivi, bombolette e fornellini antizanzare etc. nessuno li associa alla Peste manzoniana…
    Meditiamo.

    Franco Nulli

  8. antoniaNo Gravatar scrive:

    …e che dire di quelle mamme che per propria vanità lasciano andare a scuola le loro bambine con i lunghi capelli sciolti e poi usano i prodotti a base di paratione per liberare la loro testa dai pidocchi?!?

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Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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