Ordinanza UE sul caso Fidenato

07 Giu 2013
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di Luca Simonetti

La recente pronuncia della Corte UE nel caso Fidenato (Ordinanza 8.5.2013) è di particolare interesse in quanto giunge, per dir così, a chiudere il cerchio delle possibilità residue, per il MIPAF, di impedire la coltivazione di mais OGM già autorizzato a livello comunitario ed iscritto al Catalogo comune.

Come forse ricorderete, circa un anno fa (con sentenza del 6.9.2012; ne avevamo parlato qui : http://www.salmone.org/la-corte-europea-fa-giustizia-dei-divieti-agli-ogm/) la Corte UE si era pronunciata su un ricorso in via pregiudiziale da parte di Pioneer. In quel caso, il Consiglio di Stato aveva chiesto alla Corte UE, in relazione alla famosa autorizzazione alla messa in coltura di cui all’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001, di chiarire (a) se la messa in coltura di varietà OGM già autorizzate a livello UE e iscritte nel Catalogo comune potesse essere assoggettata a una (nuova) procedura nazionale di autorizzazione e (b) se l’art. 26-bis della Direttiva n. 2001/18 consentisse a uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura di OGM “nelle more dell’adozione di misure di coesistenza”. La Corte aveva risposto di no ad entrambi i quesiti: da una parte, una volta autorizzata a livello comunitario, il governo nazionale (nel nostro caso, l’Italia) non può sottoporre la coltura OGM a una nuova procedura di autorizzazione; dall’altra, l’Italia non può nemmeno vietare in via generalizzata la coltivazione di OGM già autorizzati in attesa dell’emanazione di norme di coesistenza: o le emana, e allora le applica per i loro propri fini (tra i quali non rientra certo un divieto generalizzato di coltivazione), oppure, se ne ricorrono i presupposti, userà gli altri strumenti previsti dal diritto comunitario, vale a dire, fondamentalmente, invocherà una clausola di salvaguardia. Ma non può nascondersi dietro alla mancata adozione dei piani di coesistenza.

Tuttavia, rimaneva inevaso un dubbio: non è che l’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001 possa esso stesso essere considerato come una misura di coesistenza? In altre parole, non sarà che la richiesta di un nuovo procedimento autorizzatorio si possa giustificare in base alla necessità di verificare, di volta in volta, i presupposti per garantire la coesistenza tra coltivazioni OGM e non-OGM? Il dubbio in realtà non avrebbe ragione di esistere, epperò la sostanziale ambiguità del testo normativo (ricordiamo che l’art. 1.2 del D.Lgs. n. 212/2001 prevede che l’autorizzazione alla messa in coltura stabilisca, tra le altre cose, “misure idonee a garantire che le colture derivanti da prodotti sementieri di varietà geneticamente modificate non entrino in contatto con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali”, dunque parla esplicitamente anche di coesistenza) giustifica in qualche modo una richiesta di chiarimento.

Nel nostro caso, il Tribunale penale di Pordenone, che deve giudicare Giorgio Fidenato per il reato di cui al medesimo D. Lgs. n. 212/2001 (art. 1.6), cioè per aver messo a coltura mais OGM senza aver prima richiesto e ottenuto la predetta autorizzazione, si è trovato perplesso tra due pronunzie non proprio concordanti. Da un lato, la sentenza Pioneer (già citata), per cui uno Stato membro non può pretendere nuovamente di autorizzare la coltivazione di varietà OGM già autorizzate a livello comunitario. Dall’altro, la Cassazione penale che (con la sentenza del 15.11.2011, proprio contro Fidenato: ne avevamo parlato qui) ha ritenuto che chi coltiva mais Ogm senza la prescritta autorizzazione del MIPAF commette reato. Il Tribunale di Pordenone ha quindi pensato di tirarsi fuori dal contrasto chiedendo alla Corte UE di chiarire, in via pregiudiziale, 1) se l’art. 1.2 del D. Lgs. n. 212/2001 sia o meno in contrasto con la normativa comunitaria, e 2) se uno Stato membro, nello stabilire che le coltivazioni OGM sono soggette ad una autorizzazione che sia anche “specificamente volta a tutelare il principio di coesistenza”, possa farlo anche nel caso di OGM già autorizzati a livello UE.

La Corte non solo risponde negativamente a entrambe le questioni, ma ritiene per di più che i principi necessari per rispondere ad esse fossero già contenuti nella sentenza Pioneer, sicché pronuncia non una sentenza ma una semplice ordinanza. Essa spiega che il diritto dell’UE consente sì agli Stati membri di disporre misure di coesistenza e in tale modo di limitare o escludere sul proprio territorio la coltivazione di varietà OGM, ma a condizione di emanare effettivamente dette misure: non è invece legittimo opporsi alla coltivazione nelle forme di una autorizzazione alla messa in coltura di OGM, perché una siffatta procedura di autorizzazione non può costituire una misura di coesistenza. La procedura di autorizzazione, in realtà, è per la Corte intrinsecamente e radicalmente in contrasto con la normativa UE, e dunque è puramente e semplicemente illegittima; non c’è modo di “salvarla” interpretandola come una misura volta esclusivamente a determinare le modalità di coesistenza.

Cosa succederà ora? Di certo, a parte gli effetti immediati per la posizione penalistica di Fidenato (che a questo punto davvero non si riesce a capire come possa venir condannato), lo spazio a disposizione per impedire la semina di mais OGM si riduce notevolmente. Sia la sentenza Pioneer sia l’ordinanza Fidenato sono assai chiare: la procedura di autorizzazione ex D. Lgs. n. 212/2001 è illegittima, punto e basta. Da questo momento in poi, chi voglia seminare mais OGM (purché già autorizzato a livello UE, beninteso!) potrà farlo e dovrà chiedere nient’altro che le normali autorizzazioni necessarie a chiunque voglia seminare una varietà ‘tradizionale’. Quindi le tattiche dilatorie e defatiganti adottate negli ultimi anni dal MIPAF parrebbero ormai essere state messe in scacco, grazie al combinato disposto delle pronunzie ottenute da Silvano Dalla Libera e Giorgio Fidenato (e dai rispettivi avvocati). A questo punto, è probabile che l’ultima battaglia – in attesa di eventuali decisioni che potrebbero giungere dalla UE – si combatterà dalle parti della clausola di salvaguardia (come sembra doversi dedurre dalle recentissime vicende parlamentari, che commenteremo prossimamente).

14 commenti al post: “Ordinanza UE sul caso Fidenato”

  1. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Grazie a Giorgio Fidenato che con il suo quasi “martirio” ha costretto la UE a prendere posizione sulla situazione irregolare in cui sguazzavano i governi italiani da ormai un decennio.
    Chi vuole seminare mais ogm ora può farlo senza chiedere permesso, ma deve segnalare gli appezzamenti alla Regione di apparteneza che deve istituire dei registri (pubblici) in cui deve tener traccia delle colture ogm, per il monitoraggio post commercializzazione degli ogm(art. 30 dlgs 224/03)pena una sanzione pecuniaria da 6.000 a 12.000 euro (art. 35 dlgs 224/03).
    C’è da domandarsi però cosa avvenga nel caso qualcuno semini un OGM: ormai è abbastanza diffusa l’infondata opinione che gli ogm siano la peggior disgrazia possa accadere per la salute dei consumatori e l’ambiente, non sarà quindi improbabile che si creino dei gruppi di distruzione dei campi ogm come era accaduto in Francia dove sono arrivati a spingere al suicidio un agricoltore che aveva seminato mais OGM nella regione dei pirenei atlantici.
    In definitiva finchè non si recuperà quel gap informativo-colturale tra scenza ed opinione pubblica sarà difficile aspettarsi una libertà nella diffusione di ogm pur autorizzati e nel rispetto delle buone pratiche di coesistenza.

  2. Bestia BugblattaNo Gravatar scrive:

    Avrei alcune domande riguardo la clausola di salvaguardia.
    Da quello che ho capito dovrebbe funzionare così:
    1) Uno stato membro della UE, alla luce di nuove evidenze scientifiche, si appella alla clausola di salvaguardia sulla base di rischi di ordine sanitario e/o ambientale (non economico).
    2) Lo stato sospende immediatamente l’autorizzazione al commercio e alla semina (se le problematiche sono di ordine sanitario) o alla sola semina ( se le problematiche sono solo di ordine ambientale) per l’ogm in questione.
    3) lo stato invia la nuova documentazione scientifica alla Commissione, la quale ha 60 gg di tempo per dare una risposta sulla validità della documentazione prodotta (di solito si avvale dell’EFSA per avere un parere scientifico).
    Poi non mi è chiaro cosa accada.
    Se la Commissione dà parere negativo lo stato in questione deve automaticamente togliere la sospensione all’autorizzazione? In quali tempi?
    Ci sono delle richieste sulle prove scientifiche (tipo pubblicazione su riviste scientifiche di determinato IF)?
    Sono previste delle sanzioni per lo stato che non abbia prodotto evidenze scientifiche “serie”?
    Qual è il deterrente per evitare che uno stato ricorra alla clausola di salvaguardia senza avere prove concrete?
    Grazie.

  3. Luca SimonettiNo Gravatar scrive:

    @pasti: sicuramente, il problema delle paure insufflate nell’opinione pubblica da decenni di allarmismi senza fondamento sarà difficile da risolvere. Però distruggere dei campi seminati a Ogm rimane pur sempre un reato…
    @bestia bugblatta: cosa accada dopo non è chiaro a nessuno, ahimè. Se l’UE non accoglie le argomentazioni a sostegno della clausola di salvaguardia, questa decade automaticamente (fermi restando ovviamente i mezzi di impugnazione ai Giudici comunitari). E l’iter confermativo/di rigetto a livello UE si fonda proprio sulla valutazione delle prove scientifiche a sostegno della clausola. Ma non sono previste sanzioni (salvo, eventualmente, le spese di giudizio) e di fatto quindi un reale deterrente non c’è, salvo lo sputtanamento che peraltro preoccupa relativamente alcuni Stati - tra cui, sfortunatamente, l’Italia.

  4. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Vero che distruggere i campi é un reato, ma chi mi paga dopo la distruzione con la giustizia che abbiamo in Italia?
    Sto aspettando da anni (la causa é iniziata se non ricordo male 7 anni fa…) il risarcimento per una causa civile vinta contro il bar sotto casa mia, e sto ancora spendendo soldi in avvocati per il pignoramento dell’immobile…

    Franco

  5. Bestia BugblattaNo Gravatar scrive:

    Com’è finita la vertenza della clausola di salvaguardia richiesta dalla Francia? Nel 2011 l’EFSA ha dato parere negativo, la corte di giustizia europea si è pronunciata?
    Se non ci sono deterrenti e i tempi della corte europea sono questi, il governo italiano ricorrerà sicuramente alla clausola , figuracce ne ha fatte, e ne fa ancora, a ripetizione.
    Oltretutto potrebbe contare su una sospensione de facto all’autorizzazione di ogm di 7-8 anni, molto di più della durata di qualsiasi governo.
    Devono stare attenti, però, a battere solo sulle problematiche ambientali, altrimenti dovranno sospendere l’autorizzazione al commercio, non solo alla semina, e allora sì che ci sarebbe da ridere.

  6. Luca SimonettiNo Gravatar scrive:

    @nulli: vero, ma la galera di norma è un deterrente efficace. Poi i matti esistono sempre…

  7. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Vero anche questo.
    Ma sinceramente che vadano in galera dei matti mi interessa poco e mi dispiace anche per loro perché, come diceva un Saggio circa 2000 anni addietro, non sanno quello che fanno.
    Ma ai miei figli, nell’attesa di un improbabile risarcimento, chi da da mangiare?
    E le patrie galere, comunque, sono strapiene; evidentemente il rischio della pena detentiva non “deterre” più di tanto…

    Franco

  8. Luca SimonettiNo Gravatar scrive:

    Ho capito franco, ma per delinquere di norma ci sono motivi seri, qui si tratta solo di ideologia, non lo so quanta gente è disposta ad andare in galera per una cosa del genere. aggiungo poi che dipende ovviamente da quanti campi seminati a mais ogm ci sono da devastare: se a seminare rimane sempre il solito fidenato è un discorso, se ci sono 500 agricoltori in tutta Italia è un altro.

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Bestia Buglatta

    Io sono stato uno dei primi a dire che il decreto 212 ostava con la direttiva comunitaria sulle sementi nel caso del MON 810 e questo perchè ho visto nascere la legislazione europea sulle sementi. Il principio che l’ha ispirata era la libera circolazione delle merci e il pericolo di frapporre ostacoli esisteva anche prima dell’avvento delle sementi OGM. Infatti prima del catalogo comune europeo esistevano i cataloghi nazionali, cioè io costitutore di una varietà in Italia che avevo iscritto nel mio registro nazionale, non la potevo commercializzare in Francia se non l’iscrivevo anche li. Tu comprendi che se la varietà era una novità tale da destabilizzare i mercati di quel paese si poteva dire che la mia varietà provata in Francia aveva dato risultati non validi e quindi se ne rifiutava l’iscrizione. Il legislatore per evitare tutto ciò ha istituito il Registro comune europeo dell varietà per cui una varietà iscritta in un paese membro al 31 dicembre dello stesso anno è inclusa nel registro comune e può essere commercializzata ovunque, sarà il mercato a stabilirne la validità agronomica. Infatti oggi assistiamo a paesi che iscrivono più facilmente e altri sono più severi, pertanto capita che qualcuno eviti il registro più severo per far iscrivere dove vi è meno severità (es i francesi in Italia, dove tra l’altro costa meno.

    La clausola di salvaguardia esisteva anche prima nel senso che si poteva dire che una varietà produceva una derrata velenosa, ma bisognava dimostralo. Trattandosi però di specie tradizionalmente alimentari non è mai stata impugnata perchè indimostrabile e costosa. Non solo ma si trattava di disfide che non interessavano l’opinione pubblica.

    Con l’avvento degli OGM il quadro cambiò, l’uso della clausola venne buono, l’opinione pubblica era in maggioranza a favore dell’applicazione e se ne fregava del rispetto del diritto ed inoltre era un’iniziativa presa dagli esecutivi nazionali in forza di una volontà popolare, il che cambiava molto il contesto. Rimane però il fatto che tutte le iniziative prese sono state pretestuose e il comportamento di di tutti gli Stati è stato improntato al dispregio delle leggi comunitarie per un malcelato convincimento che l’Europa che da ordini ad uno Stato Membro non esiste e quindi non si hanno remore ad usare gli strumenti concessi a tutela in modo pretestuoso e finalizzato a scopi di immagine interna. In Pratica per uno Stato non è reato fregarsene del diritto comunitario. Purtroppo questo è l’Europa che abbiamo.

    La Francia ha cominciato nel 2008 a usare la clausola di salvaguardia in modo pretestuoso e già coltivavano 22.000 di mais OGM, ormai hanno armi spuntate a cui ricorrere per invocare la clausola di salvaguardia, speravano nel lavoro di Seralini per usarlo come fondamento per la richiesta di una ulteriore clausola di salvaguardia, ma la stroncatura ricevuta è stata tale da rendere solo velleitario usare questo studio per chiedere una ulteriore clausola di salvaguardia.

    In conclusione da una parte abbiamo un’opinione pubblica che per non sapere ne leggere ne scrivere è contraria agli OGM e da forza ai poteri costituiti ed ai movimenti d’opinione prezzolati (anche con soldi pubblici e nessuno si scandalizza), dall’altro vi sono agricoltori che ancora non si sono accorti su quale china si sono posti avendo rinunciato ad uno strumento d’innovazione tanto foriero di progresso alimentare (miglioramento della composizione dei cibi) e produttivo. La globalizzazione in questo caso aiuta gli Stati perchè ancora si riforniscono di derrate OGM-free ed i consumatori se li mangiano da tempo ma non credono di mangiarli.

    Gli agricoltori europei sono degli ignavi (quelli italiani peggio che andar di notte) ed i Fidenato non si possono clonare. Al momento in cui sono entrati i devastatori da Fidenato hai tu visto dei suoi colleghi porsi a barriera (hanno detto s’arrangi, perchè evidente lo considerano un rompiballe). Un’associazione come Futuragra dovrebbe avere un’adesione plebiscitaria di agricoltori, invece ci siamo noi che in fin dei conti non campiano con il lavoro del coltivare. Capisco che gli agricoltori temano di non poter vendere il loro prodotto, ma privarsi anche di uno strumento di ricerca genetica e miglioramento vegetale rivoluzionario e come tagliarseli….

    Vista la situazione disastrosa della nostra industria sementiera ridotta a zero la notizia che la BASF se ne andava in USA e che la Monsanto si ritirava dall’Europa (ma non certamente dal mercato perchè d’ora in poi ci possono affibbiare i loro scarti varietali) La stessa cosa dicasi dalla Limagrain francese, non ha fatto riflettere gli agricoltori che campano del loro lavoro (i semplici proprietari di terra se ne fregano, tanto il loro investimento aumenta per l’aumento dei valori fondiari)anzi hanno detto: “e chi se frega”. Io non ci sarò più quando si mangeranno le mani, ma se mi è data la possibilità di vedere giù riderò a crepapelle.

  10. franco NulliNo Gravatar scrive:

    @ Luca

    Mi spieghi Luca che motivi tanto seri hanno quelli che con un gommone vanno in mezzo al Pacifico a speronare le baleniere?
    Verissimo che la caccia alle Balene indiscriminata é un crimine contro la natura, ma da qui a rischiar la pelle con uno Zodiac fra le onde ne passa….
    Anche qui chi li guida é ideologia pura.
    E vuoi che, se ben motivati, gli stessi non si organizzino per contrastare il mais OGM. Non ci credo.
    20 campi al giorno e il gioco é fatto in meno di un mese…
    Questa gente é organizzata e protetta, al contrario nostro che siamo degli emeriti coglioni (Fidenato é escluso dal giudizio… Lui i coglioni li ha!)

    Franco

  11. Bestia BugblattaNo Gravatar scrive:

    Domattina Fidenato seminerà mon810 a Vivaro dalel 11 in poi. Stiamo a vedere.

  12. franco NulliNo Gravatar scrive:

    …Gli Zodiac della Padania stanno già scaldando i motori :-)

    Franco

  13. giuppeNo Gravatar scrive:

    Oggi su Repubblica paginona di Petrini contro gli OGM piena i omissioni e imprecisioni…che tristezza leggere queste cose in un giornale che si definisce progressista.

  14. Bestia BugblattaNo Gravatar scrive:

    Un’altra domanda tecnica a Simonetti.
    Il ministro ha recentemente affermato di voler scrivere un decreto a tre mani per bloccare la semina di Fidenato ed è consapevole che la corte di di giustizia europea lo potrebbe impugnare, con possibile procedura di infrazione da parte della UE. Visto che ha ammesso l’inammissibilità del decreto è possibile, alla fine della vicenda, fare un esposto alla corte dei conti affinché tutte le spese siano a carico dei ministri e del governo e del parlamento (che avrà convertito in legge il decreto) e non vengano pagate con le nostre tasse?

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