Otto Accademici non fanno un Giannattasio

25 Nov 2013
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orsi La lettera che pubblica (malvolentieri) il Corriere della Sera è solo una piccola parte del testo che era stato spedito al Corriere da parte dell’ufficio stampa dell’Accademia dei Lincei. La taglia del testo originale era simile a quella pubblicata poco tempo fa sullo stesso giornale a firma del Prof. Giannattasio ( http://www.salmone.org/corriere-della-sera-ogm-expo-2015/ ). In questo caso le opinioni di otto accademici hanno fatto la fine che vedete, con un trafiletto molto tagliato. Gli Accademici non chiedevano pari dignità, ma solo di essere considerati 8 volte meno importanti del Prof. Giannattasio. Invece la stima che possiamo fare a posteriori è che valgono circa 32 o 64 volte di meno. Povera Italia.

Leggi l’intervento degli Accademici dei Lincei sul Corriere.

23 commenti al post: “Otto Accademici non fanno un Giannattasio”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto

    Ti ho preceduto il giorno 23 con questo commento postato su “OGM , non ho l’età per amarti”

    “OGM non informo e parteggio”

    Questo è il motto del CORRIERE DELLA SERA

    Come si fa a dare più spazio e visibilità all’ineffabile Crespi e qualche altro insignificante personaggio che scrive contro gli OGM e relegare a semplice lettera un appello di una schiera di stimatissimi e valentissimi professori che conoscono nell’intimo la biologia cellulare e molecolare e quindi sanno giudicare e informare meglio l’opinione pubblica?

    L’Italia va alla rovescia e allora ben venga il colpo di grazia, almeno non sprofonderà più….ma solo perchè non vi è più spazio!!!

    —–
    Era tale l’indignazione che dovevo per forza sfogarmi, adesso però tu dicendomi che quella pubblicata non era la lettera intera ma solo qualcosa di “sforbiciato” mi fai ritornare la rabbia in corpo.

    Ma allora la censura del MINCULPOP esiste ancora?

    Però ti è sfuggito un’altra chicca pubblicata sempre dall’ineffabile Corriere della sera ma questa volta sul settimanale SETTE

    Si parlava che probabilmente saremo tutti costretti in futuro a nutrirci di proteine vegetali e che si sarebbero create delle vere e proprio bistecche con proteine di ugual valenza nutriva di quelle animali ma con proteine vegetali modificate nella composizione amminoacidica. Premetto che io non ho nulla contro questa alimentazione futurista, in quanto credo che la nostra dieta attuale non sia trasferibile a 10 miliardi di abitanti.

    Di fronte a questa descrizione la giornalista intervistatrice dello scienziato, non trovò di meglio che commentare che a quel punto si poteva escludere la presenza di OGM, vista la cura che avevano nel scegliere le proteine.

    Ma vi rendete conto a quali livelli siamo arrivati? Per delle persone che influenzano l’opinione degli altri, quali sono i giornalisti, fa meno paura un’alimentazione artefatta che non un gene trasferito? Ma come può uno non capire che la consequenzialità è inesistente e che si domanda il rischio zero sugli OGM e non sull’alimentazione artefatta?

  2. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Scusate se scrivo qui ma è una questione piuttosto urgente.

    RIGUARDO LA PRESUNTA CONTAMINAZIONE DEL 10%…

    Stanno girando documenti, anche all’interno di associazioni di una certa rilevanza come la FAI - Federazione Apicoltori Italiani, in cui si continua a fare riferimento alle prime affermazioni rilasciate in merito. In effetti se si digita in rete “OGM”, mentre i primi articoli sono ancora ben visibili e appaiono tra i primi posti in classifica, i secondi (quelli in cui si affermava che la contaminazione era solamente all’interno dello stesso campo e circoscritto alle sole file di mais isogenico appositamente disposte), sono sparite del tutto; solamente facendo una ricerca mirata si possono visualizzare.

    Vi chiedo, se possibile, potete inviarmi la relazione originale del CFS, così da darne massima diffusione?

    roberto.m1979@libero.it

  3. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Ministero delle politiche agricole
    alimentari e forestali
    CORPO FORESTALE DELLO STATO
    ISPETTORATO GENERALE
    Documento predisposto in occasione dell’audizione del Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, alla Camera dei Deputati, del 6 novembre 2013, ore 15.00, sulle attività svolte dal Corpo forestale dello Stato in materia di organismi geneticamente modificati (Ogm)
    Gli organismi geneticamente modificati (Ogm), come è noto, sono esseri viventi che possiedono un patrimonio genetico alterato artificialmente tramite l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici.
    L’agricoltura è uno dei settori ad alto “rischio-OGM”, in particolare per quanto attiene ai pericoli generati dall’induzione di resistenze o tolleranze in organismi nocivi, dalla selezione di organismi infestanti o “superinfestanti”, dall’alterazione del valore nutrizionale e infine dalla riduzione di varietà coltivate e perdita di biodiversità.
    Non trascurabili sono anche i rischi derivanti dall’interazione con altri organismi, che potrebbero originare un pericoloso trasferimento orizzontale dei geni, l’inquinamento della base genetica attraverso la dispersione di semi o polline, il trasferimento di geni a microrganismi ed infine la generazione di nuovi virus per ricombinazione genetica.
    La normativa italiana vigente non consente la coltivazione di alcun organismo geneticamente modificato sul territorio nazionale, se non attraverso una preventiva autorizzazione ai fini dell’iscrizione nel “Registro nazionale delle varietà vegetali geneticamente modificate” e un’attenta separazione delle filiere a garanzia del principio di coesistenza tra colture biologiche, convenzionali e transgeniche. In Italia sono le Regioni che hanno la competenza di adottare le misure di coesistenza tra i diversi tipi di colture e, come noto, tale possibilità non è stata ancora utilizzata da alcuna Regione.
    In particolare il D.Lgs n. 212/2001 stabilisce che la messa in coltura di Ogm debba essere soggetta ad autorizzazione con provvedimento del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministro della Salute, sia allo scopo di “evitare il contatto con le colture derivanti da prodotti sementieri tradizionali”, sia di “non arrecare eventuale danno biologico all’ambiente circostante, tenuto conto delle peculiarità agroecologiche, ambientali e pedoclimatiche”.
    In data 6 dicembre 2012, tuttavia, la Corte di Giustizia europea ha dichiarato che la coltivazione di Ogm non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà siano autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del Regolamento (CE) n. 1829/2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, e le medesime varietà siano state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE, relativa al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, emendata con il regolamento sopra citato.
    Tra le varietà di Ogm iscritte nel catalogo comune europeo è presente la varietà di mais Mon810, capace di produrre una proteina-tossina letale (Cry1Ab) per gli eventuali lepidotteri parassiti e, in particolare, per uno dei principali fitofagi della specie, la piralide, Ostrinia nubilalis, una farfalla molto diffusa nell’Italia centro settentrionale.
    Nel giugno 2013 un imprenditore agricolo ha reiterato la semina di mais, effettuata la prima volta due anni or sono, privo di tracciabilità ma dichiarato geneticamente modificato, in due appezzamenti localizzati nella Regione Friuli Venezia Giulia, rispettivamente nel Comune di Mereto di Tomba (UD) e di Vivaro (PO).
    Il Corpo forestale dello Stato, in ragione della sua missione istituzionale di Forza di polizia specializzata nella tutela delle risorse agro alimentari e ambientali del Paese, di propria iniziativa in agro di Pordenone e su delega della Procura della Repubblica di Udine ha svolto nei mesi scorsi dei campionamenti nei campi presuntivamente seminati a Ogm e di quelli a essi limitrofi, sia per accertare la varietà di mais geneticamente modificato coltivata, sia al fine di verificare una possibile contaminazione ambientale.
    Circa la specificità dell’azione tossica degli Ogm, infatti, sussistono numerosi dubbi a livello comunitario e nazionale. Il Consiglio dell’Unione europea, ha espresso la necessità di rafforzare le procedure di valutazione del rischio ambientale degli Ogm, con particolare riferimento alla possibilità di un impatto sugli insetti non bersaglio; parallelamente, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha raccomandato il rafforzamento delle misure di gestione e sorveglianza, per evitare l’eventuale acquisizione di resistenza da parte dei parassiti e ridurre la mortalità di popolazioni di lepidotteri sensibili.
    Il rischio di un impatto sulle popolazioni di lepidotteri non target è stato ulteriormente evidenziato in un parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) risalente allo scorso 30 aprile; nel medesimo studio, inoltre, non si esclude la possibilità di un impatto negativo sugli organismi acquatici sensibili alle tossine prodotte dal mais Mon810.
    Il dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA) in data 2 aprile 2013, poi, sottolinea “l’impatto sugli imenotteri parassitoidi specialisti di O. nubilalis” e ribadisce ulteriormente il rischio di “modifica delle popolazioni di lepidottero non bersaglio”. Infine, paventa anche la possibilità di una predisposizione allo “sviluppo di parassiti secondari, potenzialmente dannosi per altre colture”, come verificatosi già in Argentina e sta avvenendo in Spagna, su colture di mais OGM.
    Sulla base delle considerazioni sopra esposte, il 12 luglio 2013 è stato sottoscritto, come è noto, un Decreto interministeriale a firma congiunta del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministro della Salute, in cui viene sancito il divieto di coltivazione di mais Mon810 sul territorio italiano per un periodo di 18 mesi.
    Come si legge nella sentenza della Corte di Giustizia UE, interpellata in via Pregiudiziale dal Tribunale di Pordenone, nonché nella causa C-36/11, in data 6 dicembre 2012, la corte di Giustizia Europea ha dichiarato che: “la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais MON 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’art. 20 del regolamento CE n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio del 13 giugno 2002, relativa al catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, emanata con il regolamento n.1829/2003”.
    “L’art. 26 bis della direttiva 2001/18CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2008, NON CONSENTE ad uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura sul territorio di tali organismi geneticamente modificati nelle more dell’adozione di misura coesistenza diretta a evitare la presenza accidentale di organismi geneticamente modificati in altre colture”; ciò non può essere di impedimento in via generale alla messa in coltura di OGM, con la conseguenza che i divieti devono riguardare i singoli casi, previa valutazione degli specifici aspetti relativi alla possibilità e/o probabilità di contaminazione.
    Premesso quanto sopra, sul piano operativo il Corpo forestale dello Stato ha proceduto al campionamento del mais geneticamente modificato seminato nei terreni delle due province friulane; le analisi, affidate all’Istituto Zooprofilattico delle Marche e dell’Umbria, ente di ricerca specializzato nel settore, hanno confermato che la varietà di mais impiegata è il Mon810. La mancanza di tracciabilità delle sementi utilizzate, tuttavia, ha comportato l’irrogazione della sanzione amministrativa di € 16.000 prevista dal D.Lgs. 70/2005 nei confronti dell’imprenditore agricolo. La contestazione è stata effettuata e irrogata con un “codice” generico, come indicato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nelle more di adozione di un apposito capitolo con relativo codice per i pagamenti (modello F23), come previsto dall’artico 13 del medesimo decreto legislativo.
    L’attività di campionamento eseguita dal Corpo forestale dello Stato ha riguardato anche i terreni limitrofi ai campi seminati con mais Mon810, allo scopo di verificare eventuali contaminazioni ambientali a carico dei terreni coltivati con mais tradizionale; i risultati analitici ottenuti dimostrano, in effetti, un “inquinamento genetico” del mais transgenico che arriva anche fino al 10%.
    A fronte di una comprovata diffusione nell’ambiente del mais Ogm e della relativa tossina e sulla scorta delle considerazioni scientifiche sopra enunciate, è stata effettuata alla Procura della Repubblica di Udine una Comunicazione di notizia di reato concernente la violazione dei seguenti articoli del Codice penale:
    Art. n. 650 C.P. - Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, per aver inosservato (coltivando mais Mon810), il provvedimento interministeriale sopra richiamato, in attesa di un’ordinanza da parte di un Ente locale (Regione e/o Provincia e/o Comune) a tutt’oggi non avvenuta;
    Art. n. 635 C.P. – Danneggiamento, poiché coltivando varietà di Mais Mon810 si potrebbe avere un impatto sugli imenotteri parassitoidi specialisti di Ostrinia nubilalis, oltre che modificare le popolazioni di lepidotteri non bersaglio e favorire lo sviluppo di parassiti secondari, potenzialmente dannosi per le altre colture (piante e arbusti fruttiferi, viti e boschi);
    Art. n. 56 e 500 C.P. – Diffusione di una malattia delle piante o degli animali, in quanto la coltivazione di Mais Mon810 può comportare rischi per le popolazioni di lepidotteri non target e, inoltre, non è esclusa la possibilità di impatto negativo sugli organismi acquatici sensibili alle tossine Cry1Ab prodotte dalla coltivazione della varietà di mais in questione.
    Il Corpo forestale dello Stato sta attualmente verificando l’eventuale livello di contaminazione presente a carico dei favi degli alveari adibiti alla produzione di polline e miele situati nelle zone limitrofe ai campi Ogm e in quelli coltivati con mais convenzionale. Detto materiale è stato conferito all’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Marche e dell’Umbria per accertare l’inquinamento ambientale a carico delle popolazioni di imenotteri e dei prodotti agroalimentari connessi alla loro preziosa attività.
    Si constata che, in coincidenza di questi prelievi effettuati dal personale del Corpo forestale dello Stato all’interno degli alveari collocati vicino ai campi coltivati con mais OGM, Mon810, si è registrata un’accelerazione relativa a una nuova e diversa definizione dello stato giuridico del polline da ingrediente, come è definito attualmente (obbligo di menzionarlo in etichetta), a componente come potrebbe essere in futuro. Infatti, la Commissione europea, nella persona del Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, Tonio Borg ha sottolineato la necessità di fare attenzione a non trasformare la proposta della Commissione in un tema OGM. La proposta di modifica della Direttiva 2001/110/CE è volta a chiarire che il polline è un componente naturale e non un ingrediente del miele “altrimenti significherebbe definire il miele come un prodotto trasformato, confondendo i consumatori e non essendo in linea con le definizioni a livello internazionale”.
    Secondo Borg, questo chiarimento proposto dalla Commissione non scavalca le conclusioni della Corte di Giustizia, dal momento che ogni polline geneticamente modificato presente nel miele dovrà essere autorizzato prima di poter commercializzare il prodotto.
    In attesa di questi nuovi ulteriori risultati e sviluppi, si stanno estendendo i controlli su altri terreni localizzati anche in altre Regioni, al fine di verificare la presenza non dichiarata di ulteriore mais geneticamente modificato e di controllare il relativo grado di contaminazione ambientale.
    In tale contesto, la soluzione ottimale alla complessa questione OGM, potrebbe avvenire solo in sede di rivisitazione delle decisioni europee del 2001 e del 2003, tesa a restituire ai singoli Stati un campo di azione autonomo per la coltivazione o il divieto sul proprio territorio di colture OGM, coerenti con le diverse tipologie di agricoltura e dei diversi valori ambientali e territoriali presenti e adottati nei singoli Stati europei.
    Nelle more di tale processo sarebbe possibile l’adozione, da parte di uno degli Enti territoriali interessati da colture OGM, della relativa ordinanza di applicazione del decreto governativo del luglio del 2013 così da potere consentire l’applicazione, di quanto previsto dall’art. 650 del c.p., in caso di perdurante inosservanza dell’obbligo del divieto di colture OGM da parte di chiunque.
    In alternativa, il decreto del luglio 2012 dovrebbe essere potenziato con le necessarie previsioni sanzionatorie di tipo penale da prevedere, in considerazione della lesione dei valori colturali, economici e territoriali di eccellenza dell’agricoltura italiana, con l’adozione di una decretazione di urgenza, al pari, di quanto avvenuto, per altra tipologia di fattispecie illegale, nell’agosto del 2000, per il reato d’incendio boschivo, introdotto con D.L. del 3 agosto 2000 e convertito successivamente in legge.
    Sarebbe utile inoltre nel contempo realizzare una sinergia fra gli Istituti di ricerca impegnati e quindi l’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, l’ISPRA del Ministero dell’Ambiente e il CRA del Ministero delle politiche agricole, da proporre eventualmente anche all’Autorità Giudiziaria, per approfondire in maniera certa l’esistenza o meno dei danni provocati all’ambiente.
    Il ruolo della ricerca scientifica e in particolare di quella pubblica, infatti, non si deve esaurire o limitare alla sperimentazione di nuove e vantaggiose applicazioni delle moderne biotecnologie, ma deve essere anche quello di valutare e prevenire i rischi connessi all’introduzione di tali tecniche nell’ambiente, fornendo, tra l’altro, delle risposte esaurienti e rassicuranti all’opinione pubblica e ai cittadini.
    Il Corpo forestale dello Stato intanto sta continuando nello svolgimento delle indagini tese a evidenziare i danni ambientali emergenti e a verificare l’esistenza sul territorio nazionale di altre piantagioni di mais OGM.
    L’azione del Corpo forestale dello Stato è incentrata sulla convinzione che prevenzione e repressione debbano coesistere sinergicamente, nell’ottica di ottimizzare il valore aggiunto del paesaggio agroalimentare italiano, la cui conservazione risulta prioritaria ai fini del mantenimento sul territorio di produzioni agricole capaci di generare sia alte remunerazioni economiche per gli agricoltori, sia numerosi servizi ambientali per tutti i cittadini, nonché i prodotti di eccellenza del made in Italy, che rappresentano la nostra carta d’identità in ambito internazionale.

  4. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    grazie OGMbb ma non è quello che avevo chiesto…

  5. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    sorry…..

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    per l’altro documento non ho ancora visto un rendiconto stenografico, ma solo dei report usciti sui quotidiani e mai smentiti.

    Comunque prova a digitare su google “Cesare Patrone” e poi guarda quale sia la parola successiva che google ti suggerisce ossia quella associata a lui che viene più spesso cercata, è interessante.

  7. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Grazie Roberto…lo farò. Comunque ho trovato i dati diffusi da FuturAgra con tanto di piantine dei terreni e i punti in cui sono state effettuate le misure e in quali punti è stata riscontrata contaminazione. Tutto torna però avrei preferito la relazione tecnica originale…

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco a cosa il Prof. Giannattasio da credito!

    http://twitdoc.com/view.asp?id=116465&sid=2HV5&ext=PDF&lcl=seralini.pdf&usr=AEGRW&doc=187794270&key=key-etrjess0vawgm093zyt

  9. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Sinceramente parlando, non credo sia vero……..però, nel dubbio……….

    http://www.dionidream.com/mangime-ogm-trasforma-stomaci-di-suini-in-poltiglia/

  10. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Ogm, bb. Tu hai sempre i soliti dubbi. Sei un cacadubbi. Ma è mai possibile che sia così grossolano l’allarme che cercano di creare? Possibile che dai ancora credito a queste puttanate? Dai…. è una notizia di mesi e mesi fa. Ancora queste cazzate? Leggi qua invece:
    http://stradeonline.it/scienza-e-razionalita/228-ritirata-la-ricerca-su-ogm-e-tumori-cosa-fara-il-governo-italiano.
    E sono così tutti gli studi contrari pubblicate sui fogli parocchiali di provincia!!!

  11. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    coesistenza……

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2013/11/coesistenza-mais-ogm-e-mais.html

  12. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Ma come si fa a ritirare un articolo pubblicato? forse la casa editrice chiederà indietro tutte le copie stampate e le rimanderà ristampate senza l’articolo? e manderà un avviso a tutti coloro che hanno ricevuto un copia digitale di cancallarla da tutti i dispositivi in cui è stata memorizzata? francamente la cosa mi pare alcquanto ridicola. Al più avrebbero potuto pubblicare un editoriale in cui si scusino con i lettori per la pubblicazione di un articolo non sufficientemente valutato prima della pubblicazione. Comunque ormai nella gente resterà inculcato che tutti gli ogm fanno venire il cancro al fegato. Quindi Seralini e chi ha pagato il suo studio hanno raggiunto lo scopo.

  13. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Caso Sèralini…

    Caro Giorgio, questa volta devo darti torto (almeno in parte). La rivista su cui pubblicò Sèralini, “Food and Chemical Toxicology”, non è una cattiva rivista. Un Impact Factor di 3.010 per una rivista non generalista, che si occupa di una tematica ben precisa e di sicuro tematica non molto sentita, non è poco.
    Questo fatto, al contrario, pone maggiormente in risalto le colpe e il duplice errore commesso dalla rivista stessa. Ma andiamo per gradi ed analizziamo gli errori commessi in questa vicenda.
    Diciamo che un ricercatore “X” effettua degli esperimenti con modalità simili a quelle adottate da Sèralini ed arriva alle stesse sue conclusioni. Il ricercatore sa per certo che i dati che ha in mano ed il messaggio che vuole dare alla comunità scientifica (o forse al mondo intero), avrà un peso ed una cassa di risonanza enorme. Deve quindi sciegliere la rivista pesandola con l’importanza del messaggio che dal suo manoscritto verrà fuori. Più il messaggio è importante e sensazionale, più la rivista dovrà avere grande visibilità. A questo punto però, il ricercatore deve fare i conti con i suoi dati e decidere se le metodiche adottate, i controlli effettuati, i dati analizzati ed i mezzi usati per analizzarli ecc… sono all’altezza di una rivista importante per trasmettere un messaggio altrettanto importante. Nulla di tutto questo è stato fatto da Sèralini sottolineando una scarsa capacità di analisi ed autocritica.
    A questo punto entra in gioco la rivista. Le riviste con peer review, si affidano (o dovrebbero farlo) ad esperti del settore (scelti tra la comunità scientifica) a cui gli editore del giornale chiedono un parere scientifico dopo un’attenta revisione del manoscritto. In questa fase i revisori possono sollevare critiche o dubbi nei confronti della ricerca e/o dei dati presentati, rigettando il manoscritto o chiedendo delle revisioni o correzioni. Sarebbe interessante conoscere l’iter di quel lavoro; sapere cioè se quel lavoro è stato subito accettato o ha richiesto revisioni da parte dell’autore o se è stato spedito, prima di arrivare a Food and Chemical Toxicology, ad altre riviste. A parte ciò comunque, le numerosi critiche emerse in fase di post pubblicazione, sottolineano come i revisori in questo caso, abbiano fatto un pessimo lavoro di controllo. Lo stesso controllo non è stato effettuato neanche dallo stesso editore del giornale, il quale anch’egli può sollevare dubbi ed impressioni. Arriviamo all’ultimo errore, anche questo commesso dalla rivista: togliere il manoscritto. Non si rimedia ad un errore commettendone un altro. Normalmente, quando non è possibile ravvisare dolo da parte del gruppo di ricerca che ha pubblicato il lavoro, si tiene il lavoro in letteratura permettendo ad altri gruppi indipendenti di confutare quella pubblicazione. Una pubblicazione scientifica non è vera semplicemente perchè pubblicata su una rivista scientifica (magari anche importante); diventa maggiormente attendibile quando altri gruppi indipendenti vedono le stesse identiche cose arrivando alle medesime conclusioni; diventa maggiormente attendibile quando un’intera comunità scientifica non critica la metodica utilizzata o le analisi effettuate.
    Pubblicare un lavoro, è solo la prima parte della storia; è come essere a teatro e finita la rappresentazione aspettare l’applauso del pubblico. In questo caso il pubblico è il resto della comunità scientifica che solamente da quel momento in poi avrà accesso ai dati e potrà valutarli.

  14. Giorgio FidenatoNo Gravatar scrive:

    Mattioli, concordo pienamente con quello che dici. L’errore fondamentale è stato commesso dalla rivista!!!

  15. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    E io ho una domandina in più da sottoporvi.
    Cui prodest?
    Non posso credere che un ricercatore come Sèralini ed una rivista scientifica di quel livello possano contemporaneamente e inconsapevolmente commettere tanti errori come elencato da Roberto Mattioli.
    Forse é serpeggiato dell’intendimento in questa vicenda?
    E se così fosse é tanto difficile, nell’ambito della comunità scientifica ed editoriale/scientifica, risalire alle origini del difetto? In una parola al “mandante”?
    A pensar male… diceva Andreotti.

  16. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Seralini per i soldi presi dal finanziamento, Carrefour e Auchan per la pubblicità che si son dati, ecco il cui prodest.

    Siamo in presenza di pataccari, purtroppo più ascoltati delle persone serie alla Salamini.

  17. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Sentite con quali contorsioni la rivista annuncia il ritiro del lavoro di Seralini

    http://www.elsevier.com/about/press-releases/research-and-journals/elsevier-announces-article-retraction-from-journal-food-and-chemical-toxicology

  18. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    @ Franco…

    Devo ammettere che il pensiero è venuto anche a me. Tuttavia non so dirti se è possibile risalire alle orgini del difetto; forse Roberto Defez che è sicuramente più esperto di me, può risponderti.

    @ Alberto…

    Le giustificazioni della rivista mi sembrano pasticciate anche se il percorso degli eventi mi sembra logico. La rivista ha cercato di tirarsi fuori, chiedendo ed ottenendo i dati originali e sostanzialmente, operando un nuovo processo di revisione. Non è da molto tempo che sono nel mondo scientifico e sinceramente è la prima volta che sento una storia simile. Roberto, forse tu ne sai più di me: è già capitato altre volte?

  19. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Ci sono molti argomenti per pensare male in questa vicenda.
    x Marco Pasti: questa non è la prima volta che nella vicenda OGM una rivista ritira il lavoro che aveva pubblicato: era già successo nel 2002 a Nature, ossia una rivista che vale almeno 10 volte di più di questa. Nature ci aveva messo 4-5 mesi a ritirare il lavoro di Chapela e Quist sulla contaminazione del mais indigeno messicano con mais OGM. Quella vicenda e forse anche questa sono un vantaggio per la rivista perchè l’Auditel delle riviste sono le citazioni e gli accessi agli articoli. Il link postato qui sopra da Alberto Guidorzi io non lo avrei divulgato perchè aumenta la rilevanza della rivista nel rating mondiale, quindi ci guadagnano a pubblicare Seralini e ci guadagnano a bocciare l’articolo.
    Tra l’altro ci hanno messo un anno e ci volevano pochi minuti ad un insesperto come me per dare la valutazione opportuna del valore della pubblicazione:http://scienza.panorama.it/Un-indagine-dell-Universita-di-Caen-Normandia-afferma-che-gli-ogm-fanno-venire-il-cancro

  20. Fidenato GiorgioNo Gravatar scrive:

    Ogm bb. Ho letto il tuo articolo. Vorrei avere lo spazio per dare una risposta. Ma sul sito non trovo alcun riferimento a cui scrivere. Forse puoi intercedere tu. Bisogna dare spazio al dibattito e io avrei qualcosa di importante da dire sulla coesistenza. Mi dai una mano?

  21. Roberto MattioliNo Gravatar scrive:

    Grazie Roberto dei chiarimenti e delle informazioni…

  22. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    giorgio, è il Blog di un amico, che non ha tempo di seguirlo, per cui non ammette commenti. A mio parere puoi aprire su “Salmone” un dibattito sul contenuto, facendoti così aiutare anche dai tuoi “compagni di merende”…….

    a mio parere tutto quello che è scritto in..

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2013/11/coesistenza-mais-ogm-e-mais.html

    è palesemente vero!

  23. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Giorgio,
    salmone è come sempre a tua disposizione ed al contrario di altri siti lascia parlare tutti, anche quelli che ci chiamano compagni di merende. Mandami il pezzo che vuoi e ti apro un post ad hoc, ciao roberto

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