150 anni di unità

13 Set 2011
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di Antonio Pascale

150 anni dall’Unità. Come è andata? Bene? Male? Così così? Per avere un’idea esaustiva è necessario leggere in Ricchezza e in povertà, di Giovanni Vecchi (e altri), edizione il Mulino. Un libro sorprendente, in quanto l’autore e i suoi collaboratori (economisti e statistici) ragionano, e grazie a una innovativa metodologia (che si premurano di spiegare in appendice), su alcuni parametri: Nutrizione, Statura, Salute, Lavoro Minorile, Istruzione, Reddito, Diseguaglianze, Povertà, Vulnerabilità. Gli autori hanno molta cura di esaminare i suddetti parametri con profondità analitica, e farlo, non solo a partire da fonti certe (là dove ci sono) ma studiando anche possibili fonti alternative e, infine, analizzano questi parametri comparandoli con altri, di modo da creare una rete integrata. Nel capitolo introduttivo, nutrizione, si è cercato non solo di stimare le calorie disponibili in media nella popolazione italiana (dato quantitativo) ma anche la distribuzione regionale delle suddette (interessante la distinzione calorie disponibili, ingerite e assimiliate). E non basta, si sono analizzate le variazioni nella composizione dei macronutrienti nella dieta degli italiani (sostanzialmente bilanciata per tutto il periodo unitario) e i cambiamenti alimentari (proteine animali al posto di quelle vegetali). Alla fine abbiamo la prova definitiva, le stime sottolineano il fatto che nel 1861, e con molta probabilità, per tutto il decennio successivo, un italiano su due, forse (anche sue su tre) non disponeva di un’alimentazione adeguata. Benché gli autori non riescono a misurare con precisione statistica la percentuale dei sottonutriti dal 1861 ad oggi, una cosa è certa, grazie all’innovazioni agricole, la sottonutrizione si è ridotta, dal 1861 ad oggi. Un aspetto è da sottolineare: la tendenza al miglioramento si interrompe drasticamente durante il ventennio fascista. In piena battaglia per il grano, le calorie e i redditi calano. La colpa non è di Strampelli, naturalmente, ma delle politiche autarchiche fasciste -oggi una riproposizione moderna fa tendenza, visto quello che dice Tremonti (nel libro la paura e la speranza) e i tanti adepti a sinistra del chilometro zero. Fatto sta che le politiche autarchiche del ventennio hanno riportato l’Italia che usciva dalla guerra al livello zero: di nuovo, un cittadino su due, ma anche due su tre, non raggiungeva il fabbisogno calorico medio. La povertà è stata sconfitta definitivamente tra il 1950 e il 1970. Eppure, negli ultimi tre decenni le stime mostrano che il problema non è stato del tutto eliminato. E’ un problema, certo per pochi, ma è un problema. Resta la domanda: la migliore nutrizione ha consentito la crescita economica o è stata la crescita del reddito per abitante che la incentivato una buona nutrizione? Sempre in tema di bilanci, se volete leggere un libro empirico che conferma le statistiche di Giovanni Vecchi, potete affidarvi a Vita nei campi, di Alberto Guidorzi. Questo libro ha una caratteristica: è una vera macchina del tempo. Se siete stanchi di viaggi nel tempo fasulli e faciloni, e cercate una visione realista dello scenario agricolo passato, Guidorzi è il tecnico che fa per voi. Vividi ricordi, non annacquati dalla nostalgia, sana competenza. E’ un libro del come e perché: come si viveva, come si produceva, come si pativa, come si sorrideva. E del perché questo mondo è cambiato. Ancora, se desiderate su questi temi, un punto di vista altrettanto valido, ma da sud ,ci sono gli articoli appassionati di Vitangelo Magnifico (spazio rurale). Alla fine la lettura di questi testi dimostra che la frase di Massimo d’Azeglio in fondo è sopravvalutata. Gli italiani che hanno costruito questo paese con dedizione quotidiana ci sono, eccome.

3 commenti al post: “150 anni di unità”

  1. DiegoNo Gravatar scrive:

    A chi favoleggia di Arcadie perdute, di tempi felici ormai persi, di dignità della miseria, raccomando la visione di due quadri:
    “Bestie da soma” di Teofilo Patini e “l’Alzaia” di Telemaco Signorini, penso facciano giustizia di certe tesi più di 1000 parole.
    Saluti Diego Leva

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Antonio, sono d’accordo: l’anniversario ci ha visto molto impegnati nel dibattito (quasi da bar dello sport) se erano migliori i borboni o i savoia, dimenticando che in meno di un secolo, un certo Mazzini li aveva stracciati tutti regalandoci (si fa per dire!) la Repubblica, vista come il fumo negli occhi dai due nobili casati! Sembra che qualche buon testo cerca di mettere a posto le cose; ma passato il clamore delle celebrazioni non sertirà grandi effetti. L’esempio che fai tu dell’agricoltura -e quindi dell’alimetazione- è calzante ma inopportuna per chi è ormai impegnato a guardare molto indietro a quando eravamo poveri ma belli anche se sarebbe più corretto dire poveri, sporchi e cattivi, anche se non mancavano le anime elette. Nei 150 anni, e soprattutto con la benettissima Repubblica, abbiamo fatto cose che con i borboni e i savoia +musssolini neanche ce li sognavamo, in tutti i settori! Purtroppo, in molti non l’hanno capito. Insomma, come sono solito ripetere, ci siamo riempiti la pancia, siamo diventati la quinta potenza industriale e la popolazione l’ha dimenticato; ha dimenticato, o forse non lo ha mai saputo, come è stato possibile raggiungere quei traguardi. Certamente ci sono tantissime cose da sistemate; ma guardando romanticamente ai “bei tempi” passati non aiuta a risolvere i problemi attuali. E un po’ come nascondere la testa nella sabbia, come fa lo struzzo. E penso sia questo il senso dei miei “appassionati articoli” (la definizione è tua ….e ti ringrazio!).
    Speriamo servi l’impegno dei tanti che cercano di dare una mano anche andando contro corrente come SALMONE!

  3. GiulioNo Gravatar scrive:

    Gli agricoltori sono evoluti, e sono scomparsi, quando nelle famiglie è arrivato un reddito certo di qualcuno che andava a lavorare nell’industria (anni ‘50 e ‘60 del novecento). Con l’autonomia economica, non obbligati ad una produzione di sussistenza, gli agricoltori si sono evoluti. In pochissimo tempo gli addetti del settore sono passati dal 45% al 4,5% degli occupati. Il settore però ha continuato ad alimentare la stessa percentuale di italiani, ma grazie al Piano Marshall e all’apertura dei mercati l’Italia ha potuto importare le derrate necessarie dai paesi del nord e sud america. Ricordo una polemica scoppiata alla fine degli anni sessanta quando il Governo non era riuscito a formalizzare accordi con USA e Canada per l’importazione del grano, anche perché sul mercato era arrivato un nuovo acquirente:l’URSS. E’ quindi la crescita economica (a parere mio) che ha consentito un migliore nutrimento della popolazione. Una ultima puntualizzazione: l’autarchia non fu un programma voluto dal fascismo, fu la conseguenza delle sanzioni della Società delle Nazioni contro l’Italia per la guerra d’Etiopia. Le sanzioni colpirono il popolo italiano. L’ostacolo rafforzò l’orgoglio e la volontà di resistere (alle sanzioni) anziché insorgere contro l’oppressore. E’ una cosa che dovrebbe far riflettere quando si impongono sanzioni a stati guidati da un dittatore: non sempre il risultato gli è contrario, anzi a volte …

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