I pascoli Bio a rischio

04 Feb 2013
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La coperta si comincia a fare corta e la cosa era nota dal tempo in cui erano entrati nelle EU dieci Paesi a vocazione agricola. Ora la stretta cala sui pascoli bio e sui fertilizzanti. Dopo aver indirizzato tanti su una strada senza uscita ora, nel pieno della crisi, i nodi vengono al pettine e non è difficile immaginare che la taglia media delle aziende agricole italiane è destinata a salire ben oltre i 10 ettari…

Leggi I nuovi criteri UE per i finanziamenti ai pascoli

15 commenti al post: “I pascoli Bio a rischio”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scusate, ma può un giornale pubblicare dei dati senza farne verificare il quadro che ne risulta da qualcuno che ne mastica? Se la redazione l’avesse fatto avrebbe con pochi calcoli verificato le enormi incongruenze che squalificano totalmente l’informazione: solo incompetenza o ammanicamento con qualcuno per non inimicarselo?

    1° Ettari bio 1.113.742 : aziende bio 48.269 = Sup. media bio 23 ettari

    Nota: più di 1 milioni di ettari sono il 8/10% della SAU reale italiana

    Se la superficie media è di 7,9 ettari (dati Istat). Ora con queste cifre si vuol far credere che le aziende biologiche hanno una superficie tripla della media, ma dove siamo? Però una spiegazione ci può essere, a meno che le associazioni bio non falsino le comunicazioni alla stampa in quanto queste sono dati di fonte delle associazioni del biologico addette anche alla certificazione, vale a dire la superficie media dell’azienda Bio derivata dal calcolo ha una superficie che per i 2/3 costituita da superfici a prato e oliveti abbandonati. Il che sarebbe un vero imbroglio ed una turlupinatura divulgare al pubblico notizie così irreali.

    2° Infatti chi ha dato i numeri non poteva svelare la turlupinatura ed ecco che sotto svicola, ma come sempre le bugie hanno le gambe corte, ecco perchè:

    Ettari a pascolo 250.583
    ettari a cereali 184.111
    Oliveti 141.568
    Vigne 52.812
    Totale 629.074

    Signori manca quasi mezzo milione di ettari (1.113.742 - 629.074 = 484.668.

    Mi si potrebbe dire che sono colture minori, ma vi rendete conto cosa significa mezzo milione di ettari di coltivazioni minori, significa il 3/4% della SAU italiana, vale a dire è quanto si semina circa di grano duro in Italia.

    Anche qui una spiegazione vi potrebbe essere si tratta di ettari dichiarati biologici ma su cui non si raccoglie nulla (prati, e oliveti sempre), ma se è vero ciò allora ci dimostriamo ancora una vola di essere italiani.

    Guarda caso chi sono le regioni che fanno più biologico in Italia?
    Tre regioni meridionali ad orografia tra le più accidentate (almeno due)

  2. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Alberto, la discrepanza è dovuta alla supericie delle aziende in bio-conversione la cui produzione non essendo bio ufficialmente viene venduta come ottenuta da gricoltura convenzionale.E’ un dato alto ed abbastanza in equilibrio percentuale da tantissimi anni perchè si sommano le superfici di nuova richiesta -in purga per un paio d’anni almeno- e quelle che perdono la certificazione. L’inganno è quello di considerare statisticamente bio quello che non lo è ancora. Ma l’inganno maggiore sta nel fatto che non si conoscono le produzioni ottenute, che nessuno chiede ufficialmente, cosa molto particolare in Europa mentre altrove si conoscono. In Europa, infatti, il premio va alle superfici anche se differenziato per tipo di coltivazione.In questo modo, il sussidio appare essere secondario nei confronti dei prodotti mentre risulta più importante per la superficie; cioè è più importante non maltrattare il terreno che orìttenre prodotti più salubri (ammesso che fosse ver!). Misteri delle decisioni politiche! E difatti, fateci caso, le lamentele della Mammuccini denotano una preoccupazione per il terreno che per i prodotti!

    Altra riflessione. Pochi giorni fa a Firenze ad un carissimo e bravissimo collega chiedevo che fine avesse fatto la compagna Mammuccini già commissaria/presidente dell’Agenzia Toscana per l’Agricoltura. Donna squisita ed intelligente. Il giorno dopo lessi l’articolo sul Corriere. La Mammuccini non ha mai ascoltato i miei consigli sull’innovazione in agricoltura e sugli OGM nel mio tentativo di influenzare i compagni del PD. Lei era per la valorizzazione della biodiversità e fece spendere bei soldini con pubblicazioni e improbabili orti botanici per la coltivazione in situ delle accessioni. Anche se non sarò ascoltato, le consiglierei di lasciar perdere quel mondo che lei difende e che per me è quasi indifendibile. Lo ripeto, la buona agricoltura non sta nella coltivazione biologica, che non sfamerà neanche l’elite (che verrà presa in giro facilmente!) malgrado le buone intenzioni dei pochi. Ovviamente la Dr.ssa Mammuccini è laureata in Giurisprudenza, come il Ministro Catania, che, per inciso, oggi, come candidato al Parlamento, era dalle mie parti, a Bari, ad un convegno elettorale con la Coldiretti, …che non si è lasciata sfuggire ….l’occasione di “facilitare” il passaggio del Ministro da Via XX Settembre al Parlamento, cone Catania fece con Ambrosio verso la Direzione del CRA! Non si sa mai……

  3. FrancescoPDNo Gravatar scrive:

    Sicilia, Puglia Calabria…. mah l’ombellico del mondo del biologico.
    Se fossi un consumatore del biologico (e non lo sono, perchè cambio supermercato se lo trovo…) qualche domandina me la farei…
    Mi piacerebbe sentire “durodisicilia” che ci dice di tutto sto biologico, ….tutto questo furore biologico nelle regioni estreme. Mahh un dubbio mi corre,..

  4. marco pastiNo Gravatar scrive:

    LA cosa più interessante dell’articolo del corriere è che le prime 6 nazioni per le superfici biologiche sono anche le prime per le superfici biotecnologiche… a smentire quanto sostengono le associazione dell’agricoltura biologica in italia cioè che biologico e ogm non possono coesistere nello stesso paese.

  5. FrancescoPDNo Gravatar scrive:

    @marco Esatto! c’è proprio uno studio UE fatto in Spagna che dimostra in modo impressionante quanto il bio possa beneficiare dalla vicinanza con l’ogm. Mai una volta che citino questi studi ufficiali ed incontestabili, al contrario citano sempre le scemenze di seralini. mahhh

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Vi è un altro dato che non mi convince ed è il confronto con le superfici francesi a biologico. Hanno 260.000 ettari in meno di biologico, eppure ti assicuro che il movimento ecologista in Francia c’è e forse e molto più agguerrito che in Italia, sia i governi di destra che di sinistra non ne possono fare meno d’ingraziarseli e abbiamo visto che hanno imposto ad un governo di destra d’impedire la semina degli OGM quando nel 2007 la Francia era arrivata a seminarne 22.000 ettari e se ne prevedevano 400.000 nel 2008. Con Hollande faranno sfraceli.
    Eppure di terra ne hanno il doppio di noi e si potrebbero permettere molti più prati pascoli biologici, ma il loro dato della superficie a biologico non cresce mai da un quinquennio anzi tende a calare. Infatti “les ecolos” francesi invidiano noi italiani in fatto di biologico

    L’unica spiegazione che mi sono dato è che in Francia i dati statistici sono rilevati con molta più cura, mentre in Italia sono come le bretelle.

    Infatti, mi hanno interpellato per conoscere le ragioni della nostra “fede biologica” ed io mi sono limitato ad un sorrisetto per non dar loro la soddisfazione di potermi dire in faccia ancora una volta “Ah la fiabilité des italiens”.

    Tuttavia detto proprio fuori dai denti credo proprio che i nostri
    dati a biologico siano comunque fasulli.

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Marco o Alberto,
    avete un link affidabile che indichi gli ettari a biologico in altri Paesi e mostri quello che dici (che mi sembra molto interessante, ossia i primi 6 Paesi fanno biologico ed OGM)?.
    Io ero fermo ai soli primi 3 Usa, Argentina Australia, ma voi avete di certo dati più aggiornati,
    grazie

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ecco un aggiornamento del mangiare bio in Francia.

    http://www.lemonde.fr/vous/article/2013/02/06/la-croissance-du-marche-des-produits-bio-ralentit_1827632_3238.html

    . In Italia si vuol far credere che non s’importano derrate bio?

  9. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Alberto, dì ai tuoi amici francesi che “l’erba del vicino è sempre più verde, anzi più biologica!”
    Destra e sinistra pari sono anche in Italia, tutti non vogliono dispiacere i verdi per non perdere voti. Hai notato la lagna di chi in Italia ha lamentato l’assenza dei partiti ambientalisti in queste elezioni? Cosa si aspettavano da un movimento che ha avuto in Pecoraro Scanio -tanto per citare uno a caso- fra i suoi massimi esponenti? Ora c’è Bonelli, che prima voleva fare il sindaco di Taranto contro l’ILVA ora vuole che l’ILVA chiuda perchè non parte il risanamento. L’ha capito anche Vendola che sarebbe un disastro! E ci riuscirà: per molto meno chiusero il polo di Manfredonia (con i suoi ottimi fertilizzanti)! Allora erano i delfini morti spiaggiati a fare da indicatore ambientale contro il caprolattame (credo si chiamamsse così; poi scoperto non essere cancerogeno)sversato in Adriatico!
    Con questo tipo di ambientalismo neanche dei prodotti bio mi fiderei, a parte le altre considerazioni agronomiche, scientifiche e morali.

  10. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Solo che noi che sbugiardiamo i movimenti ecologisti fasulli di oggi diventiamo sic et simpliciter gli amici delle multinazionali.

    E’ inutile che io continui a ripetere che la Monsanto è diventata tale perchè gli azionisti o i proprietari di ditte sementiere hanno preferito vendere alle multinazionali ricavandone a prezzi incredibilili (anche 10 volte il fatturato) delle aziende che detenevano e che avevano esperienze di miglioramento genetico secolari. Era a questo punto che il movimento ecologista doveva intervenire e fare un’azione di sensibilizzazione per impedire che ciò avvenisse (ammesso che ciò fosse stato possibile). Io ho assistito a questa concentrazione e per quanto ho potuto ho sensibilizzato gli ambienti professionali dicendo loro che ne andava di mezzo un impoverimento della diversità genetica e in genetica classica è sempre meglio che siano in due a cercare di migliorare la stessa pianta piuttosto che uno solo e ciò per il solo fatto che il miglioramento vegetale classico ha ancora una buona dose di somiglianza con il gioco del lotto.

    Nessuno si è alzato a quei tempi dicendo che Syngenta, Monsanto, ICI, Dupont ecc. ecc. avrebbero per forza impoverito le risorse genetiche create nel tempo e soprattutto da tanti. Io l’ho fatto. Questo non tanto per volontà di farlo ma perchè era facilmente prevedibile che gestire il tutto era impossibile e si dovevano fare scelte draconiane scegliendo solo certe strade e buttando a macero tutto il resto, cioè solo quelle che prospettavano ritorni economici in minor tempo e con più valore aggiunto. Ti ricordi quando l’America pullulava di ditte sementiere che producevano ibridi di mais, ora tutto questo materiale che era curato da tanti è nelle mani di pochi e che non potranno mai fare il lavoro di tanti.

    Solo che queste cose per i Pecoraro Scanio, i Bonelli, gli Zaia, gli Alemanno e d ora i Catania non davano visibilità politica e accesso a fondi per sostenere le frequenti elezioni.

    Quindi quando mi dicono che sono un amico della Monsanto mi arrabbio per il solo fatto che chi me lo dice non sa di cosa parla e non ha nessuna memoria storica del fare miglioramento vegetale.

    Quando io andavo nel caveau della ditta per cui lavoravo (fondata nel 1830) e mi si spiegava che il tal materiale (Erba medica ad esempio) era il frutto di una raccolta di cespi fatti dopo la prima guerra mondiale in un campo che non era stato coltivato per 10 anni perchè si è dovuto sminarlo, oppure che quella varietà di frumento era il frutto di un paziente lavoro fatto in ginocchio d’inverno per annotare le piante di frumento più resistenti al freddo fatto dal bisnonno degli attuali proprietari è li che ho capito qual è la ricchezza di una ditta sementiera, essa poteva anche non avere varietà performanti da vendere in quel momento, ma conservava le potenzialità e possibilità di poterle ottenere in seguito.

    Il materiale del Prof. Munerati, invidiatoci da tutto il mondo, è stato letteralmente dilapidato dalle tre società saccarifere che nel dopoguerra si sono divise il materiale trovato alla stazione di bieticoltura di Rovigo. Infatti siamo tributari di sementi dall’estero e guarda caso la monogermia, la resistenza alla cercospora ed alla rizomania è stata trovata nel materiale di Munerati andato all’estero.

    Questo si chiama fare ecologia!!!!!!

  11. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto, come ben sai, alcuni bravissimi Ricercatori delle Stazioni Agrarie, prima, e degli Istituti Sperimentali, dopo, del MAF e come si è chiamato dopo i referendum abrogativi, hanno fatto la stessa cosa con la vite, il pesco, gli ortaggi, gli agrumi, le foraggere, ecc, ma hanno avuto quasi la stessa sorte del materiale del Prof. Munerati. Eppure sono state fatte cose egregie proprio sfruttando l’antico patrimonio genetico conservato in modo eroico e con tanti sacrifici personali. Poi sono arrivati gli hobbisti della biodiversità che in nome di una non meglio identificata ecologia hanno scippato fondi alle istituzioni pubbliche ed accusato i Ricercatori pubblici di essere amici delle multinazionali. Per restare nel mio ambito orticolo, queste hanno chiesto di lavorare con noi: e quando ci hanno permesso di farlo abbiamo ottenuto ottimi risultati. Un solo esempio: la collaborazione fra L’Isport di Salerno e la Clause per il programma cavolfiore. Avevamo puntato su un aspetto della coltivazione del cavolfiore (ritardare quando più possibile le raccolte, per esempio) nelle sue diverse tipologie e grazie a quella multinazionale gli ibridi ottenuti con i nostri materiali e le nostre idee vengono coltivati in tutto il mondo. Pensate a come era difficile far mangiare i cavolfiori verdi e di altro colore fuori dall’Italia. Basta aprire un catalogo della Clasuse e vedere le costituzioni ottenuto, come è scritto ora, dalla collaborazione CL-CRA. Aggiungerei il miglioramento fatto per la stessa via delle vecchie varietà di pomodoro (A pera, Rosa di Sorrento, Cuor di bue ligure, ecc). Invece di premairci ed aiutarci ci hanno criminalizzato. E io che ho insistito devo andare in tribunale a difendermi dal nulla! Altri, in nome dell’ecologia, hanno preso e sperperato soldi per non far nulla. Chiedete alla Mammuccini e alla Regione Toscana che fine hanno fatto le loro collezioni e i loro programmi di salvaguardia delle antiche varietà e a che cosa sono serviti tutti i soldi spesi. Lo ha fatto la destra e prima ancora i miei amici cretini (ed è ancora un complimento!!!) della sinistra!
    Aspettiamoci Petrini ministro dell’agricoltura e il quadro sarà completo. Un contadino ci salverà il mondo dalla distruzione come ipotizzano Slow Food e Olmi? Può darsi. Ma chi ci salverà da questi politici che della noostra agricoltura sanno quasi nulla? A sentirli sembra di essere all’anno zero!

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Vitangelo

    Appunto non credi che una ricerca pubblica che produce tratti genetici da trasferire non potrebbe collaborare con ditte sementiere che non siano le multinazionali e quindi permettere a queste di sopravvivere? Altrimenti non vi è futuro per queste perchè non potranno mai continuare ad investire con rendimenti incerti. Non sanno gli ecologisti che tutte le ditte che hanno venduto alle multinazionali lo hanno fatto guardando gli investimenti ingentissimi che avrebbero dovuto fare comparati ai prezzi di acquisto delle loro aziende veramente fuori dall’ordinario che questi offrivano?

  13. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Roberto per le superfici bio mi sono riferito a quelle citate nella figura del Corriere mentre per quelle ogm a quelle dell’ISAA.

  14. marco pastiNo Gravatar scrive:

    L’articolo del corriere cita il bioreport 2012 dell’ifoam. A dire il vero però non è proprio così diretta la graduatoria : l’india non compare per le superfici biologiche mentre la spagnma ha certamente meno biotech. dell’india.

  15. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Il libro di recente edizione di Bernard Le Buanec - Le tout Bio est’il possible” Da queste cifre (2010):

    Francia: le superfici Bio ammontano a 572.000 ha in produzione e 274.000 in conversione. I coltivatori sono 20.604, quindi la superficie media è 27 ha a fronte di 49 ha di superficie media aziendale totale, ecco un’altra dimostrazione che l’Italia bara. Rispetto alla superficie totale coltivata, le coltivazioni bio di cereali sono 1,4%, 1,1% le leguminose, 3,9% le leguminose, 20,3% i legumi secchi, 3,3% i legumi verdi, 9,6 i frutti,6,1% la vigna, 13,1 le piante aromatiche. I prati pascoli sono il 4% ma il dato assoluto ammonta a 518.731 ha. Vale a dire i 2/3 della superficie totale bio + quella in convrsione.

    In Europa: in 44 paesi (comprendenti i 27 dell’UE)ci sono 9,3 milioni di ha gestiti in 260.000 aziende. I 27 vi contribuiscono per il 90% con 8,3 milioni di ettari e 208.676 aziende. I 44 hanno una superficie dedicata a Bio dell’1,9%. l’UE concorre per il 25% alle terre Bio del mondo. Chi ha più del 10% di terre a Bio sono Liechtenstein, Austria, Svezia, Svizzera, Estonia. In Europa i cereali bio occupano 1,8 milioni di ha, 1,4 milioni i prati pascoli e ben 370.000 sono gli olivi.

    Nel Mondo si contano 160 paesi che hanno 37,5 milioni di ha a bio e ciò rappresenta lo 0,9% di tutte le terre agricole del mondo, con 1,8 milioni di aziende. Il mercato stimato e di 55 miliardi di $. Per continenti, abbiamo l’Europa che concorre alle superfici bio mondiali con il 25%, l’Oceania con il 32%, L’America latina con il 23%, l’Asia con il 10% l’America del Nord con il 7% e l’Africa con il 2,7%.

    Ultimo dato che dice in modo netto che il bio anche a livello mondiale è un bluff è che i 2/3 sono prati pascoli (23 milioni di ha) Le altre coltivazioni più importanti sono, se escludiamo cereali, le foraggere annuali: caffè olivi, cacao, noci, uva.

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